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Lettera all’Italia dall’anno 2050: ecco quello che già sapevamo sarebbe successo

Oltre due metri di acqua alta a Venezia, più malattie ma l'energia da fusione nucleare è a un passo. Siamo più vecchi, gli abitanti dell'Italia continuano a calare mentre la popolazione mondiale corre verso i 10 miliardi. Benvenuti nel futuro dei trent’anni che verranno. Ma ciò che raccontiamo qui e sul numero di Robinson in edicola ha una premessa: siamo ancora in tempo a cambiare. In meglio
12 minuti di lettura
Non ho mai dimenticato Greta Thunberg che tuonava dal palco della conferenza di Madrid del 2019. Proprio ieri, 3 gennaio 2050, sono andato a riprendermi quel video. Fa male risentire oggi quelle parole: “Per favore, ditemi che anche voi leggendo questi numeri provate panico; ditemi che anche voi, sapendo che non stiamo facendo praticamente nulla, provate almeno un po’ di rabbia”. Un atto di accusa che non abbiamo voluto capire o ascoltare. Pochi giorni dopo quel discorso, la conferenza di Madrid sarebbe fallita, una delle ultime chance di fare davvero qualcosa per frenare la crescita dei gas serra nell’atmosfera. Eppure non serviva Nostradamus a dirci quello che sarebbe successo. Sapevamo già tutto. Grazie alla scienza.

> Nota metodologica > Le fonti utilizzate
> L'intervista Sannino (Enea): “Dal 2080 i cambiamenti saranno più veloci”
> L'intervista Rezza (Iss): "Resistenza agli antibiotici sarà la sfida del futuro"


Già sapevamo ad esempio - anche se c’era qualcuno ch…
Non ho mai dimenticato Greta Thunberg che tuonava dal palco della conferenza di Madrid del 2019. Proprio ieri, 3 gennaio 2050, sono andato a riprendermi quel video. Fa male risentire oggi quelle parole: “Per favore, ditemi che anche voi leggendo questi numeri provate panico; ditemi che anche voi, sapendo che non stiamo facendo praticamente nulla, provate almeno un po’ di rabbia”. Un atto di accusa che non abbiamo voluto capire o ascoltare. Pochi giorni dopo quel discorso, la conferenza di Madrid sarebbe fallita, una delle ultime chance di fare davvero qualcosa per frenare la crescita dei gas serra nell’atmosfera. Eppure non serviva Nostradamus a dirci quello che sarebbe successo. Sapevamo già tutto. Grazie alla scienza.

> Nota metodologica > Le fonti utilizzate
> L'intervista Sannino (Enea): “Dal 2080 i cambiamenti saranno più veloci”
> L'intervista Rezza (Iss): "Resistenza agli antibiotici sarà la sfida del futuro"


Già sapevamo ad esempio - anche se c’era qualcuno che ciecamente lo negava - che senza interventi decisi, l’aumento della temperatura globale avrebbe raggiunto gli 1,5° tra il 2030 e il 2052. L’abbiamo raggiunto nel 2040. Ma cosa vuol dire? Significa che è aumentata la mortalità legata al caldo; sono cresciute malattie come malaria e dengue, che si sono diffuse oltre le zone a cui eravamo abituati 30 anni fa; la quantità di bestiame si è ridotta al crescere della temperatura media, per l’aumento delle malattie e la scarsa disponibilità di acqua.

Non abbiamo nemmeno smesso di inquinare con la plastica: ce ne è talmente tanta nelle acque che ogni uccello marino è costretto suo malgrado a mangiarla

La fame nel mondo è un problema devastante: ne soffrono un miliardo di persone, un numero previsto già decenni fa da uno studio della Harvard School of Public Health. Le città sono sovraffollate, anche perché la popolazione mondiale ha toccato i 9 miliardi di persone. Di queste, 150 milioni non possono più vivere nella città dove vivevano nel 2020, perché in una zona ormai sommersa dall’avanzata dei mari.

Benvenuti nel mondo del 2050. Le ondate di calore sono più frequenti e durano più a lungo, uccidendo decine di migliaia di persone ogni anno. Gli eventi meteo estremi sono diventati più intensi e frequenti in molte regioni. Gli oceani continuano a scaldarsi e la loro acidificazione aumenta.
La scorsa estate è stata la prima in cui il ghiaccio artico si è sciolto completamente. Non era mai successo da quando l’uomo cammina sulla terra, e ora succederà una volta ogni secolo. Quando arriveremo a 2 gradi, ben prima del 2100, succederà ogni decennio.

Un cambiamento così non si ferma facilmente, non abbiamo un freno a mano per il clima: il riscaldamento globale causato dalle emissioni umane durerà per secoli o millenni. Gli oceani ad esempio avrebbero continuato a crescere anche se fossimo riusciti a raggiungere l’obiettivo di emissioni zero. Alla vigilia di Natale del 2019 Gianmaria Sannino, ricercatore dell’Enea, spiegava così il motivo: “Gli oceani si espandono anche per il calore, non solo per lo scioglimento dei ghiacci. Hanno assorbito il 93% delle emissioni di CO2 prodotte nei secoli precedenti, ma si sono scaldati meno dell’atmosfera che ne ha assorbito solo il 7%. C’è una certa inerzia nella dilatazione, il livello dei mari risponderà per decine di anni a tutto il calore che ha assorbito”.

I numeri erano già scritti. Il livello dei mari oggi è cresciuto globalmente di oltre 20 centimetri (trent’anni fa l’aumento era di 3,6 millimetri). Quando la temperatura raggiungerà i 2°, altri 10 milioni di persone saranno esposti ai rischi relativi alle inondazioni. Non serve la scienza per prevedere migrazioni di massa, basta la logica.

Vi ricordate quell’alta marea a Venezia nel 2019? La marea toccò il picco di 140 centimetri* di 187 centimetri e circa l’80% della città fu invaso dall’acqua. Lo stesso evento, la stessa intensità di piogge si è registrata la settimana scorsa, Natale 2049. L’acqua alta stavolta ha sfondato quota due metri. Stesso evento, settanta* venti centimetri in più.


Altre zone costiere italiane soffrono di problemi simili. Altre zone costiere italiane soffrono di problemi simili. Le mareggiate ad Alassio coprono metà della città, come il Dicca di Genova aveva già previsto. Stessi problemi anche ad Ischia, in molti altri comuni della Liguria, così come in Romagna, sulla Puglia ionica, la Calabria tirrenica, in Sardegna occidentale. Per non parlare delle spiagge che abbiamo perso per l’erosione.

Cosa avremmo dovuto fare? Sapevamo anche questo. “I percorsi che potranno limitare il riscaldamento globale a 1,5° - si leggeva nel report 2018 dell’Ipcc - richiederebbero veloci e profondi cambiamenti nell’energia, nell’urbanistica, nelle infrastrutture, compresi trasporti e edifici, e i sistemi industriali”. Trasformazioni che avrebbero dovute essere “senza precedenti in termini di grandezza” e avrebbero dovuto “implicare ampie riduzioni di emissioni in tutti i settori, molti interventi di mitigazione e investimenti significativi in questi interventi”.

Per essere chiari, nessuna delle misure previste dagli accordi di Parigi del 2015 sarebbe bastata. E mentre anche a Madrid fallivano i negoziati, tutti sapevano quello che c’era scritto in quello stesso rapporto: “Anche ipotizzando la completa applicazioni di tutte le misure dell’accordo di Parigi, il riscaldamento globale raggiungerà i 3° intorno al 2100 per poi crescere ancora”. Per rimanere sotto il grado e mezzo di aumento di temperatura, le emissioni sarebbero dovute calare del 45% entro il 2030 e raggiungere emissioni zero in questo 2050.
Non ci sono solo notizie negative, anche se quelle positive sono davvero poche. Ad aiutarci da quest’anno in poi, producendo energia pulita e virtualmente senza limiti, sarà l’entrata in funzione di Demo, la prima centrale elettrica a fusione nucleare e molte altre seguiranno in tutto il mondo in poco tempo. Potremo così sostituire le centrali elettriche esistenti, sia quelle a combustibili fossili e quelle nucleari a fissione, archiviando completamente inquinamento, rischi di incidenti nucleari e problema delle scorie. “Già oggi - spiegava alla vigilia del 2020 Alessandro Dodaro, studioso Enea - siamo in grado di generare il processo di fusione, ma l’energia prodotta ancora è pari a quella generata, quindi non è efficiente né utile. Tutta la comunità della fusione è convinta che gli esperimenti in corso potranno risolvere questo problema e che ci vorranno 30 anni. Gli americani pensano che ci vorrà ancora meno tempo”.

Sì, tutto questo lo sapevamo già. E su tutti questi punti la comunità scientifica era d’accordo già dagli anni 10. Anni in cui c’era chi si spingeva oltre. Le basi scientifiche erano le stesse, i modelli leggermente diversi. Se tutto accelerasse ora (o se fosse accaduto solo un po’ più velocemente) il mondo sarebbe ancora diverso.

Il National centre for climate restoration aveva pubblicato nel maggio 2019 uno studio specifico sui rischi legati ai cambiamenti climatici. A differenza di altre ipotesi, relativi a un modello medio, lo scenario descritto da David Spratt e Ian Dunlop è lo scenario peggiore possibile tra quelli descritti dai modelli. “Gli 1,5° saranno raggiunti nel 2030, mentre nel 2050 sarà tra 2,5° e 3°. Il livello del mare sarà salito di mezzo metro. Il 30% delle terre emerse saranno desertificate. Il 55% della popolazione globale sarà soggetto a più di 20 giorni l’anno di condizioni di caldo letali, oltre la soglia di vivibilità”.

Un altro studio, del 2018, firmato da Curt Storlazzi e altri 10 studiosi descrive un’altra conseguenza dell’innalzamento dei mari. Decine di migliaia di persone dovranno lasciare gli atolli del Pacifico in cui vivono perché non saranno più abitabili. “Studi precedenti - scriveva Storlazzi in una mail a Repubblica - ipotizzavano livelli del mare di questo tipo tra 100-150 anni. Noi abbiamo analizzato innalzamento del mare e le inondazioni annuali, e stimiamo che quel tempo si dimezzerà”.

Come è facile immaginare, in questo contesto sono cresciuti del 100% i casi di mortalità legati all’inquinamento dell’aria. Ma si vive di più, perché la medicina ha fatto passi avanti. Questo ha conseguenze importanti sulla salute pubblica. Cresce l’incidenza delle malattie legate all’età: sono triplicati i casi di demenza. Un rischio importante - visto l’aumento dell’ospedalizzazione - viene anche dalla resistenza agli antibiotici, che diventerà un problema sempre più grave. In compenso, abbiamo ridotto il numero di nuove infezioni di Hiv.

Com'è in tutto questo l'Italia di oggi? Sempre più vecchia. Per il secondo anno consecutivo il Paese ha meno di 55 milioni di abitanti, conseguenza della denatalità: abbiamo perso 5 milioni di cittadini in 30 anni. Il sistema pensionistico è in gravissima crisi: ci sono solo 11 lavoratori ogni 10 pensionati. E il Pil è calato anche quest'anno, con un aumento del divario tra Nord e Sud. Ma anche queste cose le sapevamo da 30 anni.

Sì, sapevamo tutto. Ma non abbiamo fatto quasi niente. Dopo aver rivisto il video di Greta, sono andato ancora indietro nel tempo e nella memoria a ripescare una canzone degli anni 90 del secolo scorso. “Venezia affonda”, cantavano gli Articolo 31 in un distopico brano intitolato 2030. Diceva: “Tanta nostalgia degli anni novanta, quando il mondo era l'arca e noi eravamo Noè. Era difficile ma possibile, non si sapeva dove e come, ma si sapeva ancora perché”. Sono passati 60 anni, oggi vediamo il perché.

* In una prima versione di quest'articolo era stata riportata la quota sbagliata dell'acqua alta del 12 novembre 2019. Ci scusiamo con i lettori


Nota metodologica: tutte le ipotesi su come sarà il mondo nel 2050 contenute in questo articolo sono basate su stime di organismi ufficiali e su studi sui quali c’è ampia condivisione nella comunità scientifica. Scenari alternativi che prendono in considerazione situazioni più estreme (ma comunque basate su dati scientifici) sono utilizzati solo come scenari post-2050.


Sannino (Enea): “E dal 2080 i cambiamenti climatici saranno molto più veloci”

Dottor Sannino, molti studi scientifici sul clima fanno previsioni al 2100. Possiamo fare previsioni anche al 2050 o è una forzatura?
Di solito dove c’è disponibilità di modelli al 2100, c’è anche al 2050. C’è da sottolineare una cosa. Le evoluzioni climatiche non sono lineari. Quello che ci si aspetta da qui al 2050 non è esattamente la metà di quello che ci si aspetta rispetto al 2080 e così via. Ad esempio, nei cambiamenti climatici ci sono delle accelerazioni molto forti che si notano proprio dal 2080 in poi. Non significa che al 2050 tutto sarà come oggi: se le cose non cambiano, da qui al 2050 noteremo belle differenze.

Lei ha preparato per Repubblica una simulazione su come crescerà il livello del mare nella varie aree del Mediterraneo al 2050. Come cambierà la vita per chi vive sulle coste?
La mappa descrive l’aumento del livello del mare, non come questo si propaga sulle coste. Chi già adesso sa di vivere in una zona al livello del mare, per intenderci tutto il nord Adriatico, sa che quelle saranno le prime zone ad essere colpite. Quello che possiamo fare noi è indicare i centimetri in più nel livello del mare.

Senta, ma ci spiega come fanno pochi centimetri a descrivere situazioni disastrose come quelle che leggiamo?
Perché questi numeri da soli dicono veramente poco, e questa è una cosa importante da fare capire. Che vuol dire un grado in più della temperatura? Noi siamo abituati ad escursioni termiche nella vita di tutti i giorni molto più forti: tre gradi tra una stanza e l’altra ad esempio, che potrà fare mai un grado... Ma questi numeri sono semplici indicatori, non sono il problema. Il problema sono ad esempio le ondate di calore: già nel 2050 potranno essere molto peggio di quello che abbiamo provato fino ad ora.

Che si intende per molto peggio?
Un’onda di calore è il numero di giorni consecutivi in cui la temperatura non scende sotto i 30 gradi e l’umidità sotto una certa percentuale. La tremenda ondata di calore del 2003 ha causato 30mila morti in tutta Europa, e alcuni dicono anche 70mila. Nel 2080 nel Mediterraneo avremo ondate di calore tutte le estati.

Ma non durerà tutta l’estate.
No, non nel 2050. Ma anche la durata di allungherà sempre di più, fino ad arrivare anche a tre mesi consecutivi di ondata di calore. Sono queste le realtà a cui dobbiamo assolutamente non tendere. Noi siamo pronti a questo genere di cose, a vivere così? Il 2003 ci ha insegnato che assolutamente non lo siamo. Forse lo saremo nel 2080… ma per farlo servirà l’aria condizionata, e per produrla servirà altra energia e questi condizionatori genereranno ulteriore aumento della temperatura e così via.

Questo vale anche per il livello del mare?
Certo, il problema non è che il livello del mare sale molto lentamente e un giorno mi troverò con le caviglie sott’acqua. Il problema ce lo ha fatto vedere a novembre Venezia. Lo stesso evento meteorologico estremo ha creato una acqua alta molto maggiore di quella che lo stesso evento avrebbe generato nel 1860. Avrebbe avuto 35-40 centimetri di acqua in meno. Il livello del mare sale e si andrà a sommare a tutte le altre variabili.

Non si tratta solo del livello del mare quindi.
Esatto, è la cosiddetta storm surge, ovvero acqua che si alza per eventi meteorologici. Il vento spira da sud in maniera intensa, spinge l'acqua verso il nord Adriatico e a un certo punto l’acqua trova la terra. Questo evento ha causato un aumento di 70 centimetri? L’equivalente della crescita del mare da qui a fine secolo. Il che vuol dire che ogni volta che ci sarà un’alta marea astronomica, una volta al mese a prescindere dal meteo, ci sarà l’acqua alta a Venezia. E lo stesso problema ce l’hanno avuto alcune cittadine della Puglia... Noi indichiamo come zone interessate da questi fenomeni Taranto, la zona dell’Oristanese, la parte meridionale del nord Adriatico, come Rimini.

Già oggi ci sono problemi?
Quelle sono zone interessate da una fortissima erosione costiera. Molte città dell’Emilia Romagna affrontano il problema delle spiagge che se ne vanno ogni anno e bisogna aggiungere altra sabbia ogni stagione. Più andiamo avanti più questo intervento dovrà essere massiccio. Fino a quando varrà la pena di salvarle: potrebbe costarci talmente tanto da decidere di abbandonarle. Ma questa sarà una decisione politica, io devo solo fare delle proiezioni e fornire dati.

Sarà un bel problema…
Bisogna però iniziare a pensarci da adesso, perché la storia ci insegna che non siamo bravissimi a trovare soluzioni in tempi rapidi.

Anche se bloccassimo oggi le emissioni di CO2, il livello del mare continuerebbe a salire, giusto?
Nell’innalzamento dei mari, lo scioglimento dei ghiacci terrestri conta per il 60%, ma l’altro 40% dipende dalla temperatura dell’acqua. I liquidi riscaldati aumentano di volume e questo succede anche al mare. C’è una certa inerzia nella dilatazione. Bisogna considerare che fino ad oggi la CO2 assorbita dell’atmosfera è solo il 7% del totale, mentre gli oceani ne hanno assorbito il 93%. La temperatura dell’atmosfera è cresciuta di oltre un grado solo per quel 7% mentre gli oceani si sono riscaldati di circa un grado nonostante il calore assorbito sia molto minore. Quindi il livello del mare continuerebbe comunque a salire per decine di anni per tutto il calore assorbito.

Il mare ci sta salvando quindi….
Noi dovremmo ringraziare gli oceani non una volta, ma 93 volte per esserci. Se tutta la CO2 fosse stata assorbita dall’atmosfera, la temperatura globale sarebbe salita molto più di un grado. Ma il livello del mare è un problema che comunque dovremo affrontare. Quello che possiamo fare è rallentare la velocità a cui cresce, ma in ogni caso dovremo affrontare le conseguenze. Ma certo non possiamo ignorarlo: una cosa sarà affrontare questo problema nel 2100, diverso affrontarlo nel 2200, avremo molto più tempo per l’adattamento.

Ma cosa risponde a chi nega queste previsioni sugli effetti del cambiamento climatico?
Dico semplicemente che i modelli che utilizziamo sono affidabili, sono basate su una matematica nota dalla fine del 1800 (le equazioni di Navier-Stokes) e sono tutti verificati. Se un modello deve essere in grado di prevedere situazioni future, deve essere in grado di ricostruire il passato. Ed è esattamente il modo in cui li testiamo: se un modello sa ricostruire i dati storici, allora è considerato affidabile e utilizzato dalla comunità scientifica.

Il Mediterraneo come sta messo?
Mentre a livello globale la temperatura non ha ancora raggiunto l’aumento di 1,5°, nel Mediterraneo già ci siamo: si tratta di un hotspot climatico. Non deve sorprenderci: la nostra zona è sempre stata più mite di altre zone del mondo che si trovano alla stessa latitudine. Boston e Roma sono a latitudini simili, ma il clima è ben diverso. Perché viviamo immersi in un mare che assomiglia di più a un lago. Solo che fino ad oggi questa particolarità è stata un vantaggio per noi, non è un caso che le grandi civiltà si siano sviluppate nel Mediterraneo; ora si trasformerà in uno svantaggio perché reagisce più velocemente ai cambiamenti climatici, amplificando i problemi.

Rezza (Iss): "La resistenza agli antibiotici sarà la sfida del futuro"

Professor Rezza, uno studio commissionato dal governo inglese stima che nel 2050 ci saranno più vittime da antibiotico resistenza che per il cancro.
E’ uno studio valido, ma bisogna specificare alcune cose. Molte delle persone che moriranno per antibiotico resistenza avranno una mortalità anticipata, ma magari si tratta di malati di cancro. Certamente si tratta di un problema pesantissimo, più grave nell’Europa meridionale e in Italia in particolare.

Come mai?
Abuso di antibiotici, norme di igiene ospedaliera e procedure che non vengono sempre applicate. Ma mi faccia tornare allo studio inglese. Va specificato anche che non riguarda solo l’antibiotico resistenza ma la antimicrobico resistenza in toto, quindi ai farmaci contro tubercolosi, malaria e Hiv. Mette tutto insieme.

Il cancro che futuro avrà?
Se non interverranno cure miracolose o se la prevenzione non darà i suoi effetti, il cancro sarà la prima o la seconda causa di morte, insieme agli incidenti cardiovascolari.

Notizie migliori arrivano dall’Hiv…
Anche se gli obiettivi decisi dall’Oms sono un po’ ambiziosi, è vero che si sono fatti importanti passi avanti. Le terapie disponibili aumentano molto la sopravvivenza e hanno effetto anche sulla prevenzione perché dove la carica virale non è rilevabile il contagio diventa più raro (ma non nullo, ndr) e questo può avere riflesso sulle nuove infezioni. Certo, essendo una malattia cronica con un serbatoio di infezione molto ampio, aumentando la sopravvivenza aumenterà anche il numero di persone infette.

Ma uno studio dell’UN Children Funds stima un crollo delle infezioni nei prossimi 30 anni.
Si, caleranno le nuove infezioni ma aumenterà il numero assoluto di persone infette. Per eradicare la malattia ci vorrà più tempo.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità non è possibile prevedere quando potremo sconfiggere la malaria.
Intanto sulla malaria c’è un vaccino che, anche se non ha un’alta efficacia, è in sperimentazione da tempo. In zone ad alta incidenza anche un vaccino con questa efficacia può avere un importante impatto sulla diffusione della malattia. Poi ci sono i programmi con le reti da letto, che soprattutto nel caso dei bambini, possono funzionare e portare a una riduzione della diffusione della malattia. Sarà una lotta molto dura però…

Possono avere un impatto i cambiamenti climatici?
E’ difficile da misurare. Dipende molto da quanto il riscaldamento climatico nelle zone più temperate sarà in grado di sconfiggere l’inverno. Più si prolunga la stagione calda più le zanzare vivono a lungo. E questo potrà portare malattie come malaria, chikungunya o dengue a latitudini più alte. Stessa questione per l’altitudine, se aumenta temperatura e umidità le zanzare potranno vivere in zone più grandi. Per il momento si tratta solo di effetti potenziali che potranno diventare reali.

Ma è possibile immaginare come sarà la salute nel 2050?
Le stime sono fatte partendo dalla situazione odierna, tenendo però conto dell’invecchiamento della popolazione e quindi rispetto all’aumento dell’ospedalizzazione l’antibiotico resistenza potrà pesare di più. In un orizzonte a 30 anni è difficile fare stime più precise, non sappiamo come impatteranno i cambiamenti climatici o se saranno scoperte cure o vaccini su alcune patologie. Sicuramente le infezioni ospedaliere aumenteranno per l’invecchiamento della popolazione, e quindi ci saranno più procedure invasive e una medicalizzazione sempre maggiore.

Che altro dobbiamo aspettarci?
Non possiamo escludere la possibilità che si verifichi un grande evento, quello che l’Oms definisce malattia X che potrebbe portare a un’epidemia di dimensioni catastrofiche. Un virus influenzale.

Una nuova spagnola?
Nello scorso secolo, di pandemie influenzali ne abbiamo avute tre: la spagnola (1918-1920) che fu devastante, l’asiatica (negli anni ‘50) e l’Hong Kong (1968), che non sono state passeggiate di salute, un po’ perché i virus erano diversi un po’ perché i tempi erano cambiati. Nel nuovo millennio abbiamo avuto solo una pandemia mite, l’H1N1. E’ un evento che non possiamo prevedere, potrebbe verificarsi o meno, potrebbe essere estremamente grave o meno.


Il mondo nel 2050: le fonti utilizzate

Oltre alle fonti espressamente citate nell’articolo, il mondo nel 2050 è immaginato sulla base di proiezioni delle Nazioni Unite (World Population Prospect), dell'Oms e dello United Nations Children's Fund; del rapporto Ipcc Global Warming of 1,5° del 2018 e il Fifth Assessment Report del 2014 (il sesto è atteso per il 2022).

Alcuni dati sono stati raccolti e inseriti sulla base delle interviste a Gianmaria Sannino e di Alessandro Dadone dell’Enea e di Giovanni Rezza, capo del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.

Per l'impatto sui livelli del mare, le analisi del Dicca di Genova e gli studi di Kulp e Strauss e di Curt Storlazzi e altri. Per la plastica nei mari le stime sono di uno studio del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization pubblicato su Science.

Gli scenari più estremi sono descritti in 'Existential climate-related security risk: A scenario approach' di David Spratt e Ian Dunlop.

Per la salute: lo studio The Review on Antimicrobial Resistance
(pdf). Qui i dati sulla demenza, mentre quelli sulla mortalità per l'inquinamento dell'aria sono tratti da uno studio del Max Planck Institute pubblicato su Nature.

Per le infezioni da Hiv, parte dei dati sono tratti dallo studio Demographic change and HIV epidemic projections to 2050 for adolescents and young people aged 15-24. Per gli aspetti socio-economici, le stime sono del Centro Studi Unipol e della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile.
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