Maddalena ultimo atto: il Caravaggio ritrovato
Dario Pappalardo , di DARIO PAPPALARDODopo l’attribuzione del dipinto al grande artista nel 2014, ora anche i test scientifici sul documento che l’accompagnava ne svelano l’autenticità. Intanto il dipinto è in mostra a Osaka
Prima l'attribuzione, ma ora anche i documenti dicono che la Maddalena in estasi è di Caravaggio. Il quadro che la decana degli storici dell'arte Mina Gregori scoprì e assegnò al pittore maledetto in un'intervista uscita su Repubblica il 24 ottobre 2014 adesso ha una storia certa. Che risale fino al Seicento: il secolo di Caravaggio. E che tocca Porto Ercole, Napoli e Perugia. I proprietari dell'opera continuano a mantenere l'anonimato, ma hanno aperto agli studiosi l'archivio con i fogli che fanno riferimento al dipinto.
I risultati della ricerca, rimasti segreti finora, saranno presentati al Museo di Capodimonte di Napoli, durante il convegno promosso da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore Sylvain Bellenger il 13 e 14 gennaio. Ci saranno esperti da tutto il mondo e si promettono novità su Michelangelo Merisi. Anticipiamo quella fondamentale: la carta che fa riferimento alla Maddalena è autentica.
Il documento autentico…
I risultati della ricerca, rimasti segreti finora, saranno presentati al Museo di Capodimonte di Napoli, durante il convegno promosso da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore Sylvain Bellenger il 13 e 14 gennaio. Ci saranno esperti da tutto il mondo e si promettono novità su Michelangelo Merisi. Anticipiamo quella fondamentale: la carta che fa riferimento alla Maddalena è autentica.
Il documento autentico…
Prima l'attribuzione, ma ora anche i documenti dicono che la Maddalena in estasi è di Caravaggio. Il quadro che la decana degli storici dell'arte Mina Gregori scoprì e assegnò al pittore maledetto in un'intervista uscita su Repubblica il 24 ottobre 2014 adesso ha una storia certa. Che risale fino al Seicento: il secolo di Caravaggio. E che tocca Porto Ercole, Napoli e Perugia. I proprietari dell'opera continuano a mantenere l'anonimato, ma hanno aperto agli studiosi l'archivio con i fogli che fanno riferimento al dipinto.
I risultati della ricerca, rimasti segreti finora, saranno presentati al Museo di Capodimonte di Napoli, durante il convegno promosso da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore Sylvain Bellenger il 13 e 14 gennaio. Ci saranno esperti da tutto il mondo e si promettono novità su Michelangelo Merisi. Anticipiamo quella fondamentale: la carta che fa riferimento alla Maddalena è autentica.
Il documento autentico
Era stata la stessa Mina Gregori ad annunciare a Repubblica che la tela trovata in una collezione privata era citata in un documento, pubblicato in esclusiva con la prima foto del dipinto sul nostro giornale. Questo foglio - che misura 10 centimetri per 20 - recita su quattro righe: "Madalena roversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare per beneficio del Cardinale Borghese di Roma".
Nei mesi scorsi, carta e inchiostro sono stati esaminati dai laboratori di analisi non distruttive di Tor Vergata e della Sapienza di Roma. "La carta è antica, ma questo non è dirimente. La grafia è seicentesca. Non ci sono prove che si tratti di un falso. Per deontologia professionale devo esprimermi così", dice Orietta Verdi, ex direttrice dell'Archivio di Stato di Roma, che ha indagato anche sulla scrittura e la lingua del testo. L'autenticità del documento non è un particolare da poco. Perché conferma in modo definitivo l'identificazione e l'attribuzione del quadro. Bisogna riavvolgere ancora una volta il filo della storia per capire meglio.
Tre dipinti su una barca
Caravaggio, partito da Napoli alla volta di Roma in attesa della grazia pontificia - era stato condannato per omicidio - approda a Palo Laziale, ma muore improvvisamente di febbre malarica a Porto Ercole il 18 luglio 1610. In una lettera di appena undici giorni dopo - il 29 luglio - ritrovata da Vincenzo Pacelli negli anni Settanta nell'Archivio Segreto Vaticano, Diodato Gentile, vescovo di Caserta e Nunzio Apostolico del Regno di Napoli, scrive al cardinale Scipione Borghese, collezionista e protettore di Caravaggio. Gentile informa Borghese della morte del pittore e della "feluca", la barca su cui viaggiava, che trasportava tre quadri: "doi S. Giovanni e la Maddalena". Morto Merisi, l'imbarcazione fa rotta di nuovo verso Napoli e i tre quadri sono portati "in casa della s.ra Marchesa di Caravaggio, che abita a Chiaja".
La "Marchesa" è Costanza Colonna, benefattrice di Caravaggio, che risiede proprio nel quartiere di "Chiaia" citato anche nel foglio della Maddalena. Foglio che ormai possiamo dire autentico e che collima perfettamente con i documenti scoperti da Pacelli decenni fa. La Colonna deve fare arrivare al cardinale Borghese le tele del genio scomparso. Una sola, però, giungerà a destinazione: è lo stesso San Giovanni oggi esposto alla Galleria Borghese, che prima viene fatto copiare dal viceré Pedro Fernández de Castro. Dell'altro San Giovanni si perdono le tracce.
La Maddalena, invece, è quella scoperta da Mina Gregori. Il dipinto, con ogni probabilità, resta a Napoli per alcuni anni. È qui che, nel 1613, un artista fiammingo, Louis Finson (1580-1617), ne realizza la copia diretta che si trova al Musée des Beaux Arts di Marsiglia. Tante ne seguiranno: non ultima quella Maddalena Klain di collezione privata italiana che, fino alla scoperta di Gregori, era considerata un originale caravaggesco e che non presenta, però, gli attributi del teschio e del crocifisso ben visibili nel quadro Gregori e nella copia di Finson.
Da Napoli a Perugia
Le indagini non finiscono qui. Visionando altri due documenti conservati insieme al foglio della Maddalena, la ricercatrice Francesca Curti è risalita agli antichi proprietari del quadro. Si tratta di una facoltosa famiglia perugina - la studiosa ne rivelerà il nome durante il convegno di Capodimonte - attiva nel mercato della seta, ma che ricopriva anche incarichi di prestigio nell'amministrazione pontificia. "Chiusa in un palazzo di Perugia, la Maddalena si era fatta notare - spiega Curti - La tela viene descritta nelle guide locali del Settecento e Ottocento, anche se era attribuita a un altro pittore perché del foglio che citava Caravaggio, intanto, si era persa la memoria". Il documento si è conservato nei secoli anche perché dimenticato da tutti.
La via della seta
Ma come succede che il quadro di Caravaggio passi da Palazzo Cellamare, la casa napoletana della marchesa Colonna, al capoluogo umbro? "Secondo quanto risulta dalla mia ricostruzione, la famiglia di mercanti di seta compare a Perugia soltanto alla fine del Seicento. Stando ad alcuni indizi, potrebbero essersi trasferiti proprio da Napoli". Il collegamento tra i mercanti di seta e i Colonna è una certezza. "Almeno 300 lettere testimoniano di rapporti costanti tra i due clan. I Colonna di Paliano, anch'essi coinvolti nel commercio della seta sin dalla fine del Cinquecento, si servivano di quella famiglia per molti aspetti. I mercanti favorivano lo spostamento delle opere d'arte e tenevano a collezionare quadri per mettersi allo stesso livello della nobiltà".
È facile ipotizzare che, per uno scambio economico, i Colonna abbiano ceduto la Maddalena ai mercanti poi trasferitisi a Perugia. "Le ricerche sono ancora in corso: c'è tanto da fare - puntualizza Curti - Non ci interessa attribuire il dipinto. È stato già fatto da Mina Gregori. Vogliamo restituire una storia a questo quadro che finora non l'aveva. Ed è una storia tutta italiana".
Viaggio in Giappone
Porto Ercole, Napoli, Perugia. E adesso? "Non so dove sia la Maddalena - risponde la studiosa - durante le mie ricerche non l'ho mai vista e non conosco il nome degli attuali proprietari che, va detto, hanno accettato che i documenti relativi all'opera venissero analizzati da persone terze che non hanno alcun interesse nell'attribuzione. Non credo, comunque, che il quadro si trovi in Italia".
La Maddalena in estasi, infatti, è di nuovo in Giappone, precisamente all'Abeno Harukas Museum of Art di Osaka per una mostra itinerante (dopo Sapporo e Nagoya) che si concluderà il 16 febbraio. Aveva già fatto tappa a Tokyo nel 2016 per poi raggiungere Parigi, tra il settembre 2018 e il gennaio 2019, in occasione dell'esposizione Caravage à Rome al museo Jacquemart-André. I proprietari del 2020 potrebbero essere ancora italiani, ma la tela non è notificata e quindi non vincolata dallo Stato.
Non ci sono prove che sia conservata all'interno dei confini nazionali. Oltre che nelle mostre giapponesi e francese, è stata vista privatamente solo in Svizzera. Fonti vicine ai possessori fanno sapere che il dipinto è sul mercato e qualcuno prima o poi potrebbe riuscire a comprarlo con tutta la storia che si porta dietro: Caravaggio, la barca, l'estasi della santa peccatrice, l'ultimo viaggio.
I risultati della ricerca, rimasti segreti finora, saranno presentati al Museo di Capodimonte di Napoli, durante il convegno promosso da Maria Cristina Terzaghi e dal direttore Sylvain Bellenger il 13 e 14 gennaio. Ci saranno esperti da tutto il mondo e si promettono novità su Michelangelo Merisi. Anticipiamo quella fondamentale: la carta che fa riferimento alla Maddalena è autentica.
Il documento autentico
Era stata la stessa Mina Gregori ad annunciare a Repubblica che la tela trovata in una collezione privata era citata in un documento, pubblicato in esclusiva con la prima foto del dipinto sul nostro giornale. Questo foglio - che misura 10 centimetri per 20 - recita su quattro righe: "Madalena roversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare per beneficio del Cardinale Borghese di Roma".
Nei mesi scorsi, carta e inchiostro sono stati esaminati dai laboratori di analisi non distruttive di Tor Vergata e della Sapienza di Roma. "La carta è antica, ma questo non è dirimente. La grafia è seicentesca. Non ci sono prove che si tratti di un falso. Per deontologia professionale devo esprimermi così", dice Orietta Verdi, ex direttrice dell'Archivio di Stato di Roma, che ha indagato anche sulla scrittura e la lingua del testo. L'autenticità del documento non è un particolare da poco. Perché conferma in modo definitivo l'identificazione e l'attribuzione del quadro. Bisogna riavvolgere ancora una volta il filo della storia per capire meglio.
Tre dipinti su una barca
Caravaggio, partito da Napoli alla volta di Roma in attesa della grazia pontificia - era stato condannato per omicidio - approda a Palo Laziale, ma muore improvvisamente di febbre malarica a Porto Ercole il 18 luglio 1610. In una lettera di appena undici giorni dopo - il 29 luglio - ritrovata da Vincenzo Pacelli negli anni Settanta nell'Archivio Segreto Vaticano, Diodato Gentile, vescovo di Caserta e Nunzio Apostolico del Regno di Napoli, scrive al cardinale Scipione Borghese, collezionista e protettore di Caravaggio. Gentile informa Borghese della morte del pittore e della "feluca", la barca su cui viaggiava, che trasportava tre quadri: "doi S. Giovanni e la Maddalena". Morto Merisi, l'imbarcazione fa rotta di nuovo verso Napoli e i tre quadri sono portati "in casa della s.ra Marchesa di Caravaggio, che abita a Chiaja".
La "Marchesa" è Costanza Colonna, benefattrice di Caravaggio, che risiede proprio nel quartiere di "Chiaia" citato anche nel foglio della Maddalena. Foglio che ormai possiamo dire autentico e che collima perfettamente con i documenti scoperti da Pacelli decenni fa. La Colonna deve fare arrivare al cardinale Borghese le tele del genio scomparso. Una sola, però, giungerà a destinazione: è lo stesso San Giovanni oggi esposto alla Galleria Borghese, che prima viene fatto copiare dal viceré Pedro Fernández de Castro. Dell'altro San Giovanni si perdono le tracce.
La Maddalena, invece, è quella scoperta da Mina Gregori. Il dipinto, con ogni probabilità, resta a Napoli per alcuni anni. È qui che, nel 1613, un artista fiammingo, Louis Finson (1580-1617), ne realizza la copia diretta che si trova al Musée des Beaux Arts di Marsiglia. Tante ne seguiranno: non ultima quella Maddalena Klain di collezione privata italiana che, fino alla scoperta di Gregori, era considerata un originale caravaggesco e che non presenta, però, gli attributi del teschio e del crocifisso ben visibili nel quadro Gregori e nella copia di Finson.
Da Napoli a Perugia
Le indagini non finiscono qui. Visionando altri due documenti conservati insieme al foglio della Maddalena, la ricercatrice Francesca Curti è risalita agli antichi proprietari del quadro. Si tratta di una facoltosa famiglia perugina - la studiosa ne rivelerà il nome durante il convegno di Capodimonte - attiva nel mercato della seta, ma che ricopriva anche incarichi di prestigio nell'amministrazione pontificia. "Chiusa in un palazzo di Perugia, la Maddalena si era fatta notare - spiega Curti - La tela viene descritta nelle guide locali del Settecento e Ottocento, anche se era attribuita a un altro pittore perché del foglio che citava Caravaggio, intanto, si era persa la memoria". Il documento si è conservato nei secoli anche perché dimenticato da tutti.
La via della seta
Ma come succede che il quadro di Caravaggio passi da Palazzo Cellamare, la casa napoletana della marchesa Colonna, al capoluogo umbro? "Secondo quanto risulta dalla mia ricostruzione, la famiglia di mercanti di seta compare a Perugia soltanto alla fine del Seicento. Stando ad alcuni indizi, potrebbero essersi trasferiti proprio da Napoli". Il collegamento tra i mercanti di seta e i Colonna è una certezza. "Almeno 300 lettere testimoniano di rapporti costanti tra i due clan. I Colonna di Paliano, anch'essi coinvolti nel commercio della seta sin dalla fine del Cinquecento, si servivano di quella famiglia per molti aspetti. I mercanti favorivano lo spostamento delle opere d'arte e tenevano a collezionare quadri per mettersi allo stesso livello della nobiltà".
È facile ipotizzare che, per uno scambio economico, i Colonna abbiano ceduto la Maddalena ai mercanti poi trasferitisi a Perugia. "Le ricerche sono ancora in corso: c'è tanto da fare - puntualizza Curti - Non ci interessa attribuire il dipinto. È stato già fatto da Mina Gregori. Vogliamo restituire una storia a questo quadro che finora non l'aveva. Ed è una storia tutta italiana".
Viaggio in Giappone
Porto Ercole, Napoli, Perugia. E adesso? "Non so dove sia la Maddalena - risponde la studiosa - durante le mie ricerche non l'ho mai vista e non conosco il nome degli attuali proprietari che, va detto, hanno accettato che i documenti relativi all'opera venissero analizzati da persone terze che non hanno alcun interesse nell'attribuzione. Non credo, comunque, che il quadro si trovi in Italia".
La Maddalena in estasi, infatti, è di nuovo in Giappone, precisamente all'Abeno Harukas Museum of Art di Osaka per una mostra itinerante (dopo Sapporo e Nagoya) che si concluderà il 16 febbraio. Aveva già fatto tappa a Tokyo nel 2016 per poi raggiungere Parigi, tra il settembre 2018 e il gennaio 2019, in occasione dell'esposizione Caravage à Rome al museo Jacquemart-André. I proprietari del 2020 potrebbero essere ancora italiani, ma la tela non è notificata e quindi non vincolata dallo Stato.
Non ci sono prove che sia conservata all'interno dei confini nazionali. Oltre che nelle mostre giapponesi e francese, è stata vista privatamente solo in Svizzera. Fonti vicine ai possessori fanno sapere che il dipinto è sul mercato e qualcuno prima o poi potrebbe riuscire a comprarlo con tutta la storia che si porta dietro: Caravaggio, la barca, l'estasi della santa peccatrice, l'ultimo viaggio.