Jean Daniel, Scalfari: “La nostra amicizia fatta di giornalismo”
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARIL’ipotesi di lanciare una testata europea sotto la direzione del grande intellettuale francese. Ma anche le estati a Fregene e l’ultima telefonata. Il ricordo di Jean Daniel nel racconto del fondatore di Repubblica
È morto mercoledì sera Jean Daniel. Avrebbe compiuto 100 anni tra pochi mesi: è una perdita grave per la letteratura ed anche per la politica europea. Ne parla in queste pagine anche Bernardo Valli che aveva con lui una fraterna amicizia da molti e molti anni. Anch'io desidero e debbo ricordarlo. Perché oltre ad essere amico da molti anni del grande giornalista e letterato che eccelleva anche quando sconfinava nella filosofia, avevo offerto a Jean Daniel (e lui aveva accettato con molto calore) la direzione d'un giornale da realizzarsi a Parigi la cui testata doveva essere La Repubblica della libera Europa.
Non ci sarebbe potuta essere personalità più adatta ad un giornale di quel genere, al quale avrebbero partecipato come azionisti El País di Madrid e un quotidiano inglese le cui azioni erano in buona parte detenute dal País e da un gruppo bancario europeo del qualche anche noi eravamo azionisti.
Jean Daniel ebbe una …
Non ci sarebbe potuta essere personalità più adatta ad un giornale di quel genere, al quale avrebbero partecipato come azionisti El País di Madrid e un quotidiano inglese le cui azioni erano in buona parte detenute dal País e da un gruppo bancario europeo del qualche anche noi eravamo azionisti.
Jean Daniel ebbe una …
È morto mercoledì sera Jean Daniel. Avrebbe compiuto 100 anni tra pochi mesi: è una perdita grave per la letteratura ed anche per la politica europea. Ne parla in queste pagine anche Bernardo Valli che aveva con lui una fraterna amicizia da molti e molti anni. Anch'io desidero e debbo ricordarlo. Perché oltre ad essere amico da molti anni del grande giornalista e letterato che eccelleva anche quando sconfinava nella filosofia, avevo offerto a Jean Daniel (e lui aveva accettato con molto calore) la direzione d'un giornale da realizzarsi a Parigi la cui testata doveva essere La Repubblica della libera Europa.
Non ci sarebbe potuta essere personalità più adatta ad un giornale di quel genere, al quale avrebbero partecipato come azionisti El País di Madrid e un quotidiano inglese le cui azioni erano in buona parte detenute dal País e da un gruppo bancario europeo del qualche anche noi eravamo azionisti.
Jean Daniel ebbe una vita che a ricordarla oggi può sembrare addirittura una favola: era l'undicesimo figlio d'una famiglia ebraico-algerina. Eppure la sua infanzia, la sua giovinezza, la sua formazione culturale rappresentavano l'esatto contrario dei suoi dati anagrafici: l'ebraismo non faceva parte delle sue convinzioni religiose, non ne aveva nessuna e non desiderava di averne. Quanto all'Algeria Jean Daniel la considerava una provincia francese; magari la più importante della Francia repubblicana ma comunque la sua capitale nazionale non erano né Algeri, né Tunisi ma Parigi. In Francia, nel 1964, aveva fondato il settimanale Nouvel Observateur insieme all'editore Claude Perdriel e lo diresse fino al 2008. Poi continuò a scriverci quando si sentiva e voleva.
Ricordo ancora che una decina d'anni fa Jean ed io con le rispettive famiglie ci trovammo sulla costa dello stesso mare nei pressi di Fregene. Le nostre abitazioni erano a pochi metri di distanza l'una dall'altra e Jean aveva aperto quell'incontro a molti comuni amici della zona per festeggiare il suo matrimonio con Michelle. Dopo aver cenato all'aperto con un tramonto nello splendido azzurro, Jean aveva preparato un disco per ballare con Michelle e aprire le danze per tutti gli altri. Si alzò, invitò la moglie come fosse una grande amica del cuore e mise - lo ricordo ancora - un valzer lento, quanto di meglio sotto le stelle. Lo ballarono per qualche minuto dopo di che tutti applaudirono ma nessuno voleva ballare: Michelle era una bravissima cantante di vecchie canzoni e noi volevamo sentirla e così avvenne. Credo che quella sia stata una delle ultime serate mondane del nostro amico e della sua simpaticissima moglie.
Purtroppo l'ipotesi d'un giornale europeo che faceva parte dei progetti coltivati da me e da Carlo Caracciolo andò a monte, del resto Jean non sarebbe più stato in grado d'accettare la mia offerta direzionale: la vecchiaia incalzava su tutti e su lui in particolare. Ricordo ancora che un anno fa, ricorrendo il suo compleanno, gli telefonai per fargli gli auguri. Al telefono rispose Michelle e mi disse che Jean voleva parlarmi ma non aveva più la voce pur essendo ancora lucido di mente. Michelle mi disse che lui voleva assolutamente esprimersi e lo fece manifestando gesti che Michelle tradusse in parole. Così avvenne che lui abbracciò la moglie e la moglie mi tradusse che lui mi abbracciava, le diede un bacio sulle guance e lei mi disse che lui sulle guance mi baciava. Fu molto commovente e lo ricordo con grande affetto.
Non ci sarebbe potuta essere personalità più adatta ad un giornale di quel genere, al quale avrebbero partecipato come azionisti El País di Madrid e un quotidiano inglese le cui azioni erano in buona parte detenute dal País e da un gruppo bancario europeo del qualche anche noi eravamo azionisti.
Jean Daniel ebbe una vita che a ricordarla oggi può sembrare addirittura una favola: era l'undicesimo figlio d'una famiglia ebraico-algerina. Eppure la sua infanzia, la sua giovinezza, la sua formazione culturale rappresentavano l'esatto contrario dei suoi dati anagrafici: l'ebraismo non faceva parte delle sue convinzioni religiose, non ne aveva nessuna e non desiderava di averne. Quanto all'Algeria Jean Daniel la considerava una provincia francese; magari la più importante della Francia repubblicana ma comunque la sua capitale nazionale non erano né Algeri, né Tunisi ma Parigi. In Francia, nel 1964, aveva fondato il settimanale Nouvel Observateur insieme all'editore Claude Perdriel e lo diresse fino al 2008. Poi continuò a scriverci quando si sentiva e voleva.
Ricordo ancora che una decina d'anni fa Jean ed io con le rispettive famiglie ci trovammo sulla costa dello stesso mare nei pressi di Fregene. Le nostre abitazioni erano a pochi metri di distanza l'una dall'altra e Jean aveva aperto quell'incontro a molti comuni amici della zona per festeggiare il suo matrimonio con Michelle. Dopo aver cenato all'aperto con un tramonto nello splendido azzurro, Jean aveva preparato un disco per ballare con Michelle e aprire le danze per tutti gli altri. Si alzò, invitò la moglie come fosse una grande amica del cuore e mise - lo ricordo ancora - un valzer lento, quanto di meglio sotto le stelle. Lo ballarono per qualche minuto dopo di che tutti applaudirono ma nessuno voleva ballare: Michelle era una bravissima cantante di vecchie canzoni e noi volevamo sentirla e così avvenne. Credo che quella sia stata una delle ultime serate mondane del nostro amico e della sua simpaticissima moglie.
Purtroppo l'ipotesi d'un giornale europeo che faceva parte dei progetti coltivati da me e da Carlo Caracciolo andò a monte, del resto Jean non sarebbe più stato in grado d'accettare la mia offerta direzionale: la vecchiaia incalzava su tutti e su lui in particolare. Ricordo ancora che un anno fa, ricorrendo il suo compleanno, gli telefonai per fargli gli auguri. Al telefono rispose Michelle e mi disse che Jean voleva parlarmi ma non aveva più la voce pur essendo ancora lucido di mente. Michelle mi disse che lui voleva assolutamente esprimersi e lo fece manifestando gesti che Michelle tradusse in parole. Così avvenne che lui abbracciò la moglie e la moglie mi tradusse che lui mi abbracciava, le diede un bacio sulle guance e lei mi disse che lui sulle guance mi baciava. Fu molto commovente e lo ricordo con grande affetto.