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  Credit: Kathryn Osler/The Denver Post 

L’ultimo viaggio di Clive Cussler

È morto a 88 anni lo scrittore bestseller che viveva come nei suoi romanzi di avventura. Recuperando anche antichi relitti navali
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Fino a non troppo tempo fa si diceva, con una certa spocchia, che il Novecento è stato il secolo degli scrittori egomaniaci. Mailer, Hemingway, Fitzgerald, Roth. Scrittori che nutrivano il talento con la vita vissuta e che, di riflesso, non facevano che girare in tondo attorno al proprio ombelico. Clive Cussler, che ci ha lasciati lunedì (ma la notizia è stata data solo ieri) era l'esatto opposto. Cussler trasformava la realtà in fantasia mescolando invenzione, mito e realtà costruendo così una carriera nata, dice la leggenda, per caso. Classe 1931, meccanico durante la guerra di Corea, diventa scrittore nel 1965 perché sua moglie, Barbara Knight, aveva accettato un lavoro notturno e lui, preparata la cena, lavati i piatti e messi a letto i figli, non avendo con chi chiacchierare si annoiava. 

Da quel momento, mito o leggenda che sia, Cussler di noia ne deve aver sofferta ben poca. Ottanta romanzi pubblicati in ogni angolo del…
Fino a non troppo tempo fa si diceva, con una certa spocchia, che il Novecento è stato il secolo degli scrittori egomaniaci. Mailer, Hemingway, Fitzgerald, Roth. Scrittori che nutrivano il talento con la vita vissuta e che, di riflesso, non facevano che girare in tondo attorno al proprio ombelico. Clive Cussler, che ci ha lasciati lunedì (ma la notizia è stata data solo ieri) era l'esatto opposto. Cussler trasformava la realtà in fantasia mescolando invenzione, mito e realtà costruendo così una carriera nata, dice la leggenda, per caso. Classe 1931, meccanico durante la guerra di Corea, diventa scrittore nel 1965 perché sua moglie, Barbara Knight, aveva accettato un lavoro notturno e lui, preparata la cena, lavati i piatti e messi a letto i figli, non avendo con chi chiacchierare si annoiava. 

Da quel momento, mito o leggenda che sia, Cussler di noia ne deve aver sofferta ben poca. Ottanta romanzi pubblicati in ogni angolo del globo, cento milioni di copie vendute e una fondazione non governativa che da parto della sua fantasia diventa (appunto) realtà: la Numa (National Underwater and Marine Agency) il cui scopo è quello di recuperare relitti navali proprio come la "National Underwater and Marine Agency" per cui lavora il suo eroe più popolare, Dirk Pitt che i lettori hanno amato a partire da Vortice passando per l'indimenticabile Recuperate il Titanic! fino all'ultima apparizione ne Il destino del faraone scritto a quattro mani con il figlio che, guarda caso, si chiama Dirk Cussler. Proprio così: Dirk. 

Dirk Pitt era l'ultimo degli eroi pulp, quelli delle riviste a cavallo fra noir, fantasy, horror e fantascienza che riempivano gli scaffali dei ragazzini della generazione di Cussler, venduti per pochi centesimi, stampati su carta di pessima qualità, che hanno avuto l'effetto di un propulsore atomico per decine se non centinaia di scrittori altrettanto famosi (Stephen King non ha mai fatto mistero del suo amore per quei libri zeppi di astronauti, eroi della giungla, gangster con il cappello a tesa larga e femme fatale che più fatali non si può), una specie di Indiana Jones che si gettava a capofitto fra i flutti degli oceani impegnandosi in avventure che del cosiddetto realismo non sanno proprio cosa farsene. Per capirci: Cussler è sempre stato legato alla figura di un altro grande autore di best seller, Michael Crichton, ma se Crichton era un maniaco del controllo, uno che produceva migliaia di pagine di appunti scrupolosi prima ancora di scrivere "Capitolo 1" a inizio pagina (e infatti molti dei suoi romanzi hanno avuto il merito di divulgare al grande pubblico ricerche ultra specialistiche in fatto di Dna o nanotecnologie), Cussler preferiva un approccio più bizzarro alla materia. Era questo il segreto del suo successo e, probabilmente, di tutta la sua vita. 

Cussler era capace di mettere insieme la scomparsa (reale) delle navi Erebus e Terror del 1848 (evento che ha scatenato la penna di un altro autore "pulp", meno conosciuto ma altrettanto capace di stupire il lettore, Dan Simmons) e il climate change così come, con uguale scioltezza lanciare il suo alter ego Dirk Pitt alla ricerca del misterioso tesoro che Francis Drake (sì, quel Francis Drake, il famoso pirata) aveva (ma davvero lo aveva fatto?) sottratto agli Inca. Insomma, la verosimiglianza sì, il realismo e l'ego come strumento di ricerca del proprio ombelico decisamente no. Un po' come il nostro Emilio Salgari, con la differenza che lo scrittore veronese mise piede su una barca solo una volta in tutta la sua vita ricavandone una gran nausea, mentre Cussler ha passato metà della vita in mezzo all'oceano. È stato lui o Dirk Pitt ad annunciare al mondo il ritrovamento della mitica Mary Celeste nell'agosto del 2001? Non ha importanza. Come non ha importanza che, meno di un anno dopo l'annuncio una squadra di esperti scoprì che il legno dell'imbarcazione ritrovata dalla Numa era databile dieci anni successivi l'affondamento della famosa nave. Notizia che, con ogni probabilità, non tolse il sonno allo scrittore. Dopotutto è l'emozione che conta. 

Perché quando si parla di Cussler è la fantasia a comandare e lo scopo della fantasia è quello di emozionarci, stupirci. Così non deve stupirci che come Dirk Pitt è entrato a far parte della vita di Cussler, così Cussler è entrato a far parte della vita di Dirk Pitt: in Walhalla il navigatore solitario che salva la vita a Dirk e alla sua combriccola si chiama proprio Clive Cussler. Come in un racconto di Borges tutto è vero e niente è vero allo stesso tempo, purché - questa è l'unica regola - tutto ci spinga a voltare pagina, a fremere in attesa del prossimo colpo di scena. Che poi, a ben vedere, significa semplicemente celebrare la vita. Quella di tutti i giorni e quella che sogniamo.