Historyland, il parco tematico sognato da Eco
Simonetta Fiori , di SIMONETTA FIORINascerà a Genova per fare viaggiare i visitatori nel tempo e nello spazio
Ha già un nome, Historyland. E c'è già un progetto, che nasce da un'idea di Umberto Eco. La location è prevista a Forte Begato, a Genova, dove arriverà la nuova funicolare che si muove dal porto. Il comune ha incaricato Danco Singer, antico collaboratore di Eco, di realizzare questo parco storico per il quale occorreranno investimenti per dodici milioni di euro. Il direttore scientifico sarà Alessandro Barbero, famoso medievista e star di YouTube con record di visualizzazioni.
La storia diventa un grande teatro dove ogni visitatore potrà viaggiare nel tempo, sperimentando ogni epoca nella sua concretezza e fisicità. Schermi a terra ricostruiranno il pavimento su cui camminavano gli antichi romani o gli uomini del Medioevo, un audio diffuso richiamerà i suoni caratteristici di ciascun periodo, i video touch alle pareti daranno la possibilità di conversare con l'ologramma di Leonardo o di Napoleone o di c…
La storia diventa un grande teatro dove ogni visitatore potrà viaggiare nel tempo, sperimentando ogni epoca nella sua concretezza e fisicità. Schermi a terra ricostruiranno il pavimento su cui camminavano gli antichi romani o gli uomini del Medioevo, un audio diffuso richiamerà i suoni caratteristici di ciascun periodo, i video touch alle pareti daranno la possibilità di conversare con l'ologramma di Leonardo o di Napoleone o di c…
Ha già un nome, Historyland. E c'è già un progetto, che nasce da un'idea di Umberto Eco. La location è prevista a Forte Begato, a Genova, dove arriverà la nuova funicolare che si muove dal porto. Il comune ha incaricato Danco Singer, antico collaboratore di Eco, di realizzare questo parco storico per il quale occorreranno investimenti per dodici milioni di euro. Il direttore scientifico sarà Alessandro Barbero, famoso medievista e star di YouTube con record di visualizzazioni.
La storia diventa un grande teatro dove ogni visitatore potrà viaggiare nel tempo, sperimentando ogni epoca nella sua concretezza e fisicità. Schermi a terra ricostruiranno il pavimento su cui camminavano gli antichi romani o gli uomini del Medioevo, un audio diffuso richiamerà i suoni caratteristici di ciascun periodo, i video touch alle pareti daranno la possibilità di conversare con l'ologramma di Leonardo o di Napoleone o di chiunque altro compaia in un manuale di storia. Fin qui niente di diverso da una suggestiva Disneyland, dove al posto di Pluto e Paperino ci si imbatte in Nerone o in Giulio Cesare a cui chiedere cosa pensi di Bruto. Ma l'aspetto più interessante - ed è forse questa la grande novità - è che ci si potrà muovere anche nello spazio, gettando un occhio alle civiltà che i nostri testi scolastici toccano distrattamente solo quando è necessario, ad esempio all'Australia prima che ci arrivasse James Cook o alla Cina non ancora scoperta da Marco Polo. "L'idea è quella di allargare la visuale, mostrando non una sola storia ma le tante storie svolte sincronicamente su scala globale", racconta Singer. "Era questa la prospettiva incoraggiata da Eco".
A rendere unica Historyland è l'antica paternità di Umberto Eco, che cominciò a pensarci oltre vent'anni fa a Valencia mentre con Singer lavorava a Encyclomedia, la storia multimediale della civiltà europea. Lo studioso lamentava il modo univoco, sostanzialmente eurocentrico, "con il quale siamo stati educati a concepire la storia, ovvero lungo un asse continuo sul quale ogni tanto si aprono delle diramazioni, come corridoi verso le altre civiltà, sulle quali non sapevano nulla prima d'averle incontrate e continuiamo a saperne poco anche dopo". Perché, anche dopo averle incrociate, continuiamo per la nostra strada disinteressandocene completamente, fin quando poi siamo costretti a occuparcene di nuovo. "E se ci fosse un modo diverso per rappresentare la storia del mondo?", domandava Eco. Quando ancora in Italia si parlava poco di world history, Eco immaginava "un palazzo-storia non eurocentrico", strutturato non per percorsi perpendicolari, ma attraverso un labirinto dove le linee maestre talvolta si incrociano, altre volte procedono accostate. "In un palazzo simile chi percorre il corridoio europeo potrebbe accedere fisicamente al corridoio cinese nel momento in cui Marco Polo o il gesuita Matteo Ricci arrivano a Pechino, e continuare lungo quel corridoio senza trovare la strada bloccata. E in ogni momento, da qualsiasi corridoio, dovrebbe essere possibile vedere anche senza accedervi che cosa stava succedendo in un altro corridoio, anche quando noi europei non ne sapevamo nulla". Dal concetto di "ipertesto", spiega Singer, Umberto Eco immaginava di poter passare a quello di "iperspazio", con la possibilità di viaggiare non solo nel tempo ma anche nello spazio, scoprendo insospettabili contemporaneità.
Historyland dovrebbe essere la traduzione multisensoriale di questo "palazzo-storia", grazie alle nuove tecnologie che vent'anni fa non erano state ancora messe a punto come quelle che consentono l'interazione tridimensionale. "Sarà un'esperienza immersiva", racconta Singer, "ma non vogliamo che tutto si riduca solo a divertimento. L'intento è offrire un modo diverso di vivere la storia, in un passaggio d'epoca segnato da perdita della memoria e di coscienza storica". Il curatore Barbero si avvarrà della consulenza scientifica di almeno quindici esperti nazionali e internazionali, nella collaborazione con i principali musei del mondo. E naturalmente è prevista una mescolanza tra discipline diverse. Si ascolterà Debussy davanti alle tele degli Impressionisti. E il Nabucco farà da sottofondo a un passo dei Promessi Sposi, mentre l'occhio cade sulle opere di Hayez. Sopra tutto vigerà il monito di Eco, espresso nella lettera al nipotino: "Coloro che non avranno coltivato la memoria avranno vissuto una sola vita, la loro, probabilmente assai malinconica e povera di grandi emozioni".
La storia diventa un grande teatro dove ogni visitatore potrà viaggiare nel tempo, sperimentando ogni epoca nella sua concretezza e fisicità. Schermi a terra ricostruiranno il pavimento su cui camminavano gli antichi romani o gli uomini del Medioevo, un audio diffuso richiamerà i suoni caratteristici di ciascun periodo, i video touch alle pareti daranno la possibilità di conversare con l'ologramma di Leonardo o di Napoleone o di chiunque altro compaia in un manuale di storia. Fin qui niente di diverso da una suggestiva Disneyland, dove al posto di Pluto e Paperino ci si imbatte in Nerone o in Giulio Cesare a cui chiedere cosa pensi di Bruto. Ma l'aspetto più interessante - ed è forse questa la grande novità - è che ci si potrà muovere anche nello spazio, gettando un occhio alle civiltà che i nostri testi scolastici toccano distrattamente solo quando è necessario, ad esempio all'Australia prima che ci arrivasse James Cook o alla Cina non ancora scoperta da Marco Polo. "L'idea è quella di allargare la visuale, mostrando non una sola storia ma le tante storie svolte sincronicamente su scala globale", racconta Singer. "Era questa la prospettiva incoraggiata da Eco".
A rendere unica Historyland è l'antica paternità di Umberto Eco, che cominciò a pensarci oltre vent'anni fa a Valencia mentre con Singer lavorava a Encyclomedia, la storia multimediale della civiltà europea. Lo studioso lamentava il modo univoco, sostanzialmente eurocentrico, "con il quale siamo stati educati a concepire la storia, ovvero lungo un asse continuo sul quale ogni tanto si aprono delle diramazioni, come corridoi verso le altre civiltà, sulle quali non sapevano nulla prima d'averle incontrate e continuiamo a saperne poco anche dopo". Perché, anche dopo averle incrociate, continuiamo per la nostra strada disinteressandocene completamente, fin quando poi siamo costretti a occuparcene di nuovo. "E se ci fosse un modo diverso per rappresentare la storia del mondo?", domandava Eco. Quando ancora in Italia si parlava poco di world history, Eco immaginava "un palazzo-storia non eurocentrico", strutturato non per percorsi perpendicolari, ma attraverso un labirinto dove le linee maestre talvolta si incrociano, altre volte procedono accostate. "In un palazzo simile chi percorre il corridoio europeo potrebbe accedere fisicamente al corridoio cinese nel momento in cui Marco Polo o il gesuita Matteo Ricci arrivano a Pechino, e continuare lungo quel corridoio senza trovare la strada bloccata. E in ogni momento, da qualsiasi corridoio, dovrebbe essere possibile vedere anche senza accedervi che cosa stava succedendo in un altro corridoio, anche quando noi europei non ne sapevamo nulla". Dal concetto di "ipertesto", spiega Singer, Umberto Eco immaginava di poter passare a quello di "iperspazio", con la possibilità di viaggiare non solo nel tempo ma anche nello spazio, scoprendo insospettabili contemporaneità.
Historyland dovrebbe essere la traduzione multisensoriale di questo "palazzo-storia", grazie alle nuove tecnologie che vent'anni fa non erano state ancora messe a punto come quelle che consentono l'interazione tridimensionale. "Sarà un'esperienza immersiva", racconta Singer, "ma non vogliamo che tutto si riduca solo a divertimento. L'intento è offrire un modo diverso di vivere la storia, in un passaggio d'epoca segnato da perdita della memoria e di coscienza storica". Il curatore Barbero si avvarrà della consulenza scientifica di almeno quindici esperti nazionali e internazionali, nella collaborazione con i principali musei del mondo. E naturalmente è prevista una mescolanza tra discipline diverse. Si ascolterà Debussy davanti alle tele degli Impressionisti. E il Nabucco farà da sottofondo a un passo dei Promessi Sposi, mentre l'occhio cade sulle opere di Hayez. Sopra tutto vigerà il monito di Eco, espresso nella lettera al nipotino: "Coloro che non avranno coltivato la memoria avranno vissuto una sola vita, la loro, probabilmente assai malinconica e povera di grandi emozioni".