Turiste non per caso
Viola Ardone , di VIOLA ARDONEAristocratiche, sognatrici, intellettuali, esploratrici. Tra Settecento e Ottocento, il Grand Tour era anche attraversato da donne coraggiose che sfidano pregiudizi, sarcasmi e ironie. Le racconta il saggio di Attilio Brilli
Il 3 settembre 1784 Hester Thrale, benestante signora di quarantatré anni e vedova da uno, lascia le sue quattro figlie e parte da Londra insieme al nuovo marito, il cantante italiano Gabriele Piozzi, maestro di musica delle sue fanciulle. Ha inizio così un lungo viaggio attraverso le principali capitali del continente europeo e in particolare quelle dell’Italia, patria del novello sposo.
Il classico Grand Tour, insomma, anche se per i benpensanti si tratta di una fuga dovuta allo scandalo che le nozze della Thrale hanno destato nella buona società britannica. Ritornerà, si mormora nei salotti, quando il cantantino avrà scialacquato tutte le sue sostanze e a lei sarà tornato il senno. C’è da dire che Hester Thrale Piozzi non è la sola ad essere accompagnata da pregiudizi di tal genere. Perché una donna viaggia? Che cosa cerca? Da che cosa fugge? Che cos’è questa follia?
Se il tour attraverso l&rs…
Il classico Grand Tour, insomma, anche se per i benpensanti si tratta di una fuga dovuta allo scandalo che le nozze della Thrale hanno destato nella buona società britannica. Ritornerà, si mormora nei salotti, quando il cantantino avrà scialacquato tutte le sue sostanze e a lei sarà tornato il senno. C’è da dire che Hester Thrale Piozzi non è la sola ad essere accompagnata da pregiudizi di tal genere. Perché una donna viaggia? Che cosa cerca? Da che cosa fugge? Che cos’è questa follia?
Se il tour attraverso l&rs…
Il 3 settembre 1784 Hester Thrale, benestante signora di quarantatré anni e vedova da uno, lascia le sue quattro figlie e parte da Londra insieme al nuovo marito, il cantante italiano Gabriele Piozzi, maestro di musica delle sue fanciulle. Ha inizio così un lungo viaggio attraverso le principali capitali del continente europeo e in particolare quelle dell’Italia, patria del novello sposo.
Il classico Grand Tour, insomma, anche se per i benpensanti si tratta di una fuga dovuta allo scandalo che le nozze della Thrale hanno destato nella buona società britannica. Ritornerà, si mormora nei salotti, quando il cantantino avrà scialacquato tutte le sue sostanze e a lei sarà tornato il senno. C’è da dire che Hester Thrale Piozzi non è la sola ad essere accompagnata da pregiudizi di tal genere. Perché una donna viaggia? Che cosa cerca? Da che cosa fugge? Che cos’è questa follia?
Se il tour attraverso l’Europa per tutto il Settecento era considerato una tappa fondamentale per la formazione culturale dei giovani benestanti, la presenza femminile nella consuetudine dei viaggi (e nella narrazione odeporica che ne scaturiva) era abbastanza infrequente, tanto da necessitare di una approfondita e brillante trattazione da parte di Attilio Brilli, professore di letteratura inglese e americana e uno dei massimi esperti di letteratura di viaggio.
Le viaggiatrici del Grand Tour sono donne appartenenti al ceto nobiliare o altoborghese che sfidano consapevolmente pregiudizi, sarcasmi e ironie, suscitando spesso velenose maldicenze perché vanno a infrangere, con il loro desiderio di conoscenza, l’implicito comandamento che per secoli ha vincolato la condizione femminile all’immobilismo. Già nel mondo latino, per altro, la mulier integerrima era depositaria di tre fondamentali virtù: doveva essere lanifica, univira e domiseda. Doveva cioè dedicarsi a lavori muliebri come la tessitura, legarsi a un solo uomo per tutta la vita e, letteralmente, “restare a casa”.
Non così le eroine del Grand Tour, impegnate in faticosi ma esaltanti viaggi alla scoperta delle bellezze e dei monumenti notevoli ma soprattutto attente a studiare le abitudini, i modi di vivere e le tipicità delle popolazioni visitate per lasciarne precise testimonianze sotto forma di diari, lettere, vere e proprie guide di viaggio.
Anna Miller, intrepida viaggiatrice britannica, affida ai tre volumi delle Letters from Italy (1776) le sue acute e personalissime impressioni su «usi, costumi, antichità e pitture», compreso il racconto di una sua rovinosa caduta in una camera che era appena tornata alla luce nel corso degli scavi archeologici di Ercolano e di cui rimarca, con legittima fierezza, di essere stata in assoluto la prima visitatrice.
Sydney Owenson Morgan, illuminista e giacobina, finisce nelle maglie della censura, che proibisce la diffusione del suo volume Italy (1821) nel Regno di Sardegna, nel Lombardo-Veneto e nello Stato Pontificio a causa delle esplicite accuse alla politica asburgica e all’influenza negativa che la Chiesa cattolica aveva avuto secondo l’autrice sullo scenario politico italiano durante la Restaurazione.
Mariana Starke, dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza tra Londra e Madras, fa del viaggio la sua ragione di vita ed è la creatrice delle prime guide di viaggio moderne, antesignane delle famose guide “rosse” – dal colore della copertina – edite a metà Ottocento dal barone Baedeker. Le sue Letters from Italy (1792-1798) abbondano di indicazioni e suggerimenti relativi al viaggio materiale (la valigeria, gli abiti, le armi, il denaro da portare con sé) e di consigli utilissimi per il viaggiatore alle prime armi, compresi lucchetti universali per sigillare i bagagli e farmacie portatili con medicinali preconfezionati.
Queste e altre viaggiatrici del Grand Tour ci vengono incontro dalle pagine del libro di Brilli, vivide e carismatiche. Ciascuna di loro, in modo diverso, scopre nel viaggio una forma di emancipazione oltre che di arricchimento culturale, un modo per disancorarsi all’immobilità e ai limitati orizzonti che la vita domestica dell’epoca imponeva.
Le penelopi in viaggio diventano così protagoniste della propria personale Odissea, anzi della propria “Penelopea”, descrivendo dal loro particolare punto di vista l’ambiguo piacere del viaggiare. Perché, ricordando le parole con cui Madame de Staël apre il romanzo Corinne ou l’Italie (1807), ambientato nel nostro Paese: «Viaggiare è uno dei piaceri più tristi della vita, perché quella premura, quella fretta d’arrivare là dove nessuno ci attende, quell’agitazione causata soltanto dalla curiosità ci ispirano scarsa cura per noi stessi».
E, in tempi in cui muoversi è sconsigliato, quale miglior modo per andar lontano che sedersi in poltrona a leggere i resoconti di viaggi che qualcun altro ha avuto la bontà di voler affrontare al posto nostro?
Il libro
Le viaggiatrici del Grand Tour di Attilio Brilli con Simonetta Neri è pubblicato dal Mulino (pagg. 243, euro 16)
Il classico Grand Tour, insomma, anche se per i benpensanti si tratta di una fuga dovuta allo scandalo che le nozze della Thrale hanno destato nella buona società britannica. Ritornerà, si mormora nei salotti, quando il cantantino avrà scialacquato tutte le sue sostanze e a lei sarà tornato il senno. C’è da dire che Hester Thrale Piozzi non è la sola ad essere accompagnata da pregiudizi di tal genere. Perché una donna viaggia? Che cosa cerca? Da che cosa fugge? Che cos’è questa follia?
Se il tour attraverso l’Europa per tutto il Settecento era considerato una tappa fondamentale per la formazione culturale dei giovani benestanti, la presenza femminile nella consuetudine dei viaggi (e nella narrazione odeporica che ne scaturiva) era abbastanza infrequente, tanto da necessitare di una approfondita e brillante trattazione da parte di Attilio Brilli, professore di letteratura inglese e americana e uno dei massimi esperti di letteratura di viaggio.
Le viaggiatrici del Grand Tour sono donne appartenenti al ceto nobiliare o altoborghese che sfidano consapevolmente pregiudizi, sarcasmi e ironie, suscitando spesso velenose maldicenze perché vanno a infrangere, con il loro desiderio di conoscenza, l’implicito comandamento che per secoli ha vincolato la condizione femminile all’immobilismo. Già nel mondo latino, per altro, la mulier integerrima era depositaria di tre fondamentali virtù: doveva essere lanifica, univira e domiseda. Doveva cioè dedicarsi a lavori muliebri come la tessitura, legarsi a un solo uomo per tutta la vita e, letteralmente, “restare a casa”.
Non così le eroine del Grand Tour, impegnate in faticosi ma esaltanti viaggi alla scoperta delle bellezze e dei monumenti notevoli ma soprattutto attente a studiare le abitudini, i modi di vivere e le tipicità delle popolazioni visitate per lasciarne precise testimonianze sotto forma di diari, lettere, vere e proprie guide di viaggio.
Anna Miller, intrepida viaggiatrice britannica, affida ai tre volumi delle Letters from Italy (1776) le sue acute e personalissime impressioni su «usi, costumi, antichità e pitture», compreso il racconto di una sua rovinosa caduta in una camera che era appena tornata alla luce nel corso degli scavi archeologici di Ercolano e di cui rimarca, con legittima fierezza, di essere stata in assoluto la prima visitatrice.
Sydney Owenson Morgan, illuminista e giacobina, finisce nelle maglie della censura, che proibisce la diffusione del suo volume Italy (1821) nel Regno di Sardegna, nel Lombardo-Veneto e nello Stato Pontificio a causa delle esplicite accuse alla politica asburgica e all’influenza negativa che la Chiesa cattolica aveva avuto secondo l’autrice sullo scenario politico italiano durante la Restaurazione.
Mariana Starke, dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza tra Londra e Madras, fa del viaggio la sua ragione di vita ed è la creatrice delle prime guide di viaggio moderne, antesignane delle famose guide “rosse” – dal colore della copertina – edite a metà Ottocento dal barone Baedeker. Le sue Letters from Italy (1792-1798) abbondano di indicazioni e suggerimenti relativi al viaggio materiale (la valigeria, gli abiti, le armi, il denaro da portare con sé) e di consigli utilissimi per il viaggiatore alle prime armi, compresi lucchetti universali per sigillare i bagagli e farmacie portatili con medicinali preconfezionati.
Queste e altre viaggiatrici del Grand Tour ci vengono incontro dalle pagine del libro di Brilli, vivide e carismatiche. Ciascuna di loro, in modo diverso, scopre nel viaggio una forma di emancipazione oltre che di arricchimento culturale, un modo per disancorarsi all’immobilità e ai limitati orizzonti che la vita domestica dell’epoca imponeva.
Le penelopi in viaggio diventano così protagoniste della propria personale Odissea, anzi della propria “Penelopea”, descrivendo dal loro particolare punto di vista l’ambiguo piacere del viaggiare. Perché, ricordando le parole con cui Madame de Staël apre il romanzo Corinne ou l’Italie (1807), ambientato nel nostro Paese: «Viaggiare è uno dei piaceri più tristi della vita, perché quella premura, quella fretta d’arrivare là dove nessuno ci attende, quell’agitazione causata soltanto dalla curiosità ci ispirano scarsa cura per noi stessi».
E, in tempi in cui muoversi è sconsigliato, quale miglior modo per andar lontano che sedersi in poltrona a leggere i resoconti di viaggi che qualcun altro ha avuto la bontà di voler affrontare al posto nostro?
Il libro
Le viaggiatrici del Grand Tour di Attilio Brilli con Simonetta Neri è pubblicato dal Mulino (pagg. 243, euro 16)