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Addio Sepúlveda: la Rete abbraccia lo scrittore sognatore

(fotogramma)
Da Massimo Carlotto a Nicola Lagioia, da Valeria Parrella e Fiorello, così il mondo dei social saluta l'autore della "Gabbianella e il gatto"
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Non appena la notizia della morte di Luis Sepúlveda si è diffusa, il mondo della Rete non ha parlato d'altro: una valanga di affetto per salutare lo scrittore sognatore, morto proprio nei giorni delle distanze, degli abbracci negati, delle paure. Sepúlveda parlava a tutti, ai bambini, alle donne innamorate, agli uomini avventurosi, ai nuovi ecologisti, che se ne sia andato a causa del maledetto coronavirus a soli 70 anni non fa che accrescere la portata simbolica della sua morte e di una vita che aveva conosciuto gli alti e bassi di chi non si sottrae al proprio tempo. Ha ragione Massimo Carlotto a salutarlo così: "La sua vita un romanzo, di quelli duri e belli, tra il Cile di Pinochet e il successo come scrittore".
 

Coronavirus, "Addio sognatore": il cordoglio social per la morte di Luis Sepúlveda


Sepúlveda era elegantemente pop, per questo ora lo abbracciano in tanti: chi aveva avuto la fortuna di incontrarlo e i moltissimi lettori che lo hanno amato per le sue parole immaginifiche, scrittori e personaggi dello spettacolo. Fiorello posta su Twitter una foto della Gabbianella e il gatto, presa dal film ispirato al romanzo. Un cuore accanto al nome dello scrittore. E Nicola Lagioia un'immagine di Sepúlveda con Alessandro Leogrande, scomparso nel 2017: "Questo è stato uno degli ultimi momenti di vera felicità del nostro lavoro. Fu bellissimo, alla fine eravamo tutti allegri e combattivi. Oggi piangiamo i morti".  Poi Lagioia si sofferma sulla sua scrittura, impastata di emozioni che conquistavano il cuore della gente: "Sepúlveda è stato un grande scrittore popolare, nel senso più nobile del termine. Uno scrittore anche molto versatile, dalla narrativa tradizionale è passato alle favole. Alla sua attività di scrittore si univa la forza dell'intellettuale. La sua parte di combattente che era forte ancora oggi. E non vedeva un miglioramento nel mondo, sia per quello che stava succedendo in America Latina, sia in Europa, viveva in Spagna. Non gli sembrava che a livello di giustizia sociale e civile ci fossero passi avanti, anzi passi da gambero. È importante che un autore così popolare si schierasse in maniera così decisiva".
 
Era amato da tutti, perché l'umanità arriva  e travalica le scelte letterarie. Il ricordo di Rosella Postorino su Facebook restituisce quel calore umano che conquistava tutti: "Quando me lo presentarono, anziché darmi la mano, lui mi abbracciò stretta, forte, perché probabilmente amava gli abbracci, come me. Oggi che non ci si può abbracciare, e che lui è morto, penso a quel giorno con una gratitudine ancora più profonda". Sepúlveda era un uomo generoso, non si risparmiava, era coinvolto in ogni aspetto della vita a cominciare dall'impegno politico. Valeria Parrella twitta: "Sepúlveda si era ammalato in carcere sotto la dittatura di Pinochet. Incarcerato perché difese Allende. E certo noi oggi piangiamo lo scrittore e lo diciamo ucciso dal virus. Ma io voglio ricordare il compagno, e ricordarlo vivo". Anche Alessandro Gassmann allude su Twitter alle sue battaglie civili: "Luis Sepúlveda muore, e con lui una voce forte, sempre sul campo per la democrazia".
 
Sepúlveda sapeva di che pasta sono fatti i sogni, come diceva in Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Guanda): "Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo ad essere migliori e, se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo". Lo scrittore Fabio Geda la riprende in un tweet: "Una delle frasi famose della Gabbianella è che vola solo chi osa farlo. Io a volte mi accontenterei di cadere con stile. E di stile, coraggio, empatia Sepúlveda ne aveva a pacchi. È stato un grande amico del salone del Libro. Resterà un pensiero felice per molti".
 
Naturalmente non manca il saluto della sua casa editrice italiana Guanda: "È mancato a Oviedo, nelle Asturie, lo scrittore cileno Luis Sepúlveda. Guanda, i suoi collaboratori, i suoi amici esprimono il loro immenso cordoglio e sono vicini alla moglie Carmen Yanez, ai figli e alla famiglia". Il presidente della casa editrice Luigi Brioschi ricorda il legame speciale con l'autore sul sito de Il Libraio: "La relazione che per quasi trent'anni ha avuto con noi ha portato a condividere così tanti interessi e propositi e avventure da configurarsi come un vero e proprio sodalizio. Un sodalizio che si è sostanziato anzitutto in libri felicemente originali e insieme molto amati, ma anche in una collana di narrativa ispanica, in un premio letterario, nella fondazione di un Salone del libro iberoamericano, e in frequentazioni culturali e umane che ci hanno condotti a collaborazioni fruttuose, spesso memorabili". Addolorata la sua traduttrice italiana Ilide Carmignani che ricorda il loro primo incontro 26 anni fa in un hotel a Milano e il suo abbraccio: "Ti ho chiesto di venire per ringraziarti. Sei la mia compagna di strada, di cammino". Si erano visti l'ultima volta lo scorso ottobre ad una festa organizzata da Guanda per i 70 dello scrittore: "Stava benissimo e in quell'occasione mi ha parlato del nuovo libro che stavamo aspettando... È davvero un peccato che non ci sia in questo momento terribile. Avrebbe avuto le parole giuste per indicare delle direzioni: il rispetto della natura, la solidarietà, la lentezza come nel libro sulla lumaca, il cibo come aspetto economico, sociale. Era un grande uomo, un maestro".  

 
Intanto in tantissimi continuano a postare sui social foto della Gabbianella e il gatto, il libro diventato cult che ha conquistato genitori e bambini. Insieme a frasi prese dai suoi libri. Simona Vinci: "Non esistono i coraggiosi, solo persone che accettano di andare a braccetto con la loro paura" (da L'ombra di quel che eravamo, Guanda). E c'è chi rilancia con una citazione ancora più struggente riletta ora: "Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori". È tratta da Le rose di Atacama, (Guanda), libro in cui Sepúlveda descrive un evento magico, le piante che spuntano miracolosamente dalla sabbia e vivono nei loro bellissimi colori solo per alcune ore per poi scomparire di nuovo bruciate dal sole del deserto di Atacama. Potesse accadere vorremmo che Sepúlveda tornasse dal deserto anche solo per un momento.