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Marcel Duchamp 

L'ultimo segreto di Marcel Duchamp

L'orinatoio di porcellana? In realtà era una vagina. L'ossessione per la Gioconda e la misoginia. Il critico Waldemar Januszczak svela il lato nascosto dell'artista
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LONDRA. L'ossessione per la vagina, la misoginia, i giochi di parole eccentrici e volgari, l'assillo per L'origine del mondo di Gustave Courbet. L'orinatoio della "Fontana" di Marcel Duchamp, una delle opere più famose del leggendario artista francese-americano, anzi per qualcuno "l'opera più importante del XX secolo", sarebbe tutto questo. Ossia una candida e alternativa rappresentazione della vagina, firmata con uno suoi classici o oltraggiosi giochi di parole nella firma, l'altrettanto famosa "R. Mutt".
 
È l'"eureka", come lo definisce lui in un suo articolo su The Art Newspaper ripreso dal Sunday Times, di Waldemar Januszczak, rinomato critico d'arte nel Regno Unito, che lavora da molti anni per Bbc e Times. In realtà, la teoria vaginale della "Fountain" non è nuova nel mondo dell'arte (in passato si è pensato a un utero), ma Januszczak dice di esse…
LONDRA. L'ossessione per la vagina, la misoginia, i giochi di parole eccentrici e volgari, l'assillo per L'origine del mondo di Gustave Courbet. L'orinatoio della "Fontana" di Marcel Duchamp, una delle opere più famose del leggendario artista francese-americano, anzi per qualcuno "l'opera più importante del XX secolo", sarebbe tutto questo. Ossia una candida e alternativa rappresentazione della vagina, firmata con uno suoi classici o oltraggiosi giochi di parole nella firma, l'altrettanto famosa "R. Mutt".
 
È l'"eureka", come lo definisce lui in un suo articolo su The Art Newspaper ripreso dal Sunday Times, di Waldemar Januszczak, rinomato critico d'arte nel Regno Unito, che lavora da molti anni per Bbc e Times. In realtà, la teoria vaginale della "Fountain" non è nuova nel mondo dell'arte (in passato si è pensato a un utero), ma Januszczak dice di esserne oramai convinto: "Duchamp voleva creare una vagina gigante di porcellana", dando così una risposta secondo lui definitiva a uno dei tanti enigmi lasciati dall'artista (1887-1968) e dalle sue opere "ready-made".
 
Il 66enne critico d'arte inglese avrebbe avuto la prima conferma leggendo uno dei tanti appunti che il maestro concettuale e surrealista disseminava nei suoi scritti e che oggi è conservato nel tomo "The Writings of Marcel Duchamp" curato da Elmer Peterson. "Ne ha solo uno", si legge in un passaggio dell'artista, "un orinatoio pubblico per la donna, che vive di quello". Secondo Januszczak, tali scritti dell'artista sono stati spesso sottovalutati ma sarebbe proprio in queste pagine la chiave del mistero che negli anni ha ispirato, tra gli altri, Andy Warhol e Tracey Emin.
 
Duchamp era un terribile misogino, un po' come la Francia di quel periodo e il suo sodale Salvador Dalí. Diverse opere di Duchamp lo confermano, come per esempio alcune vignette satiriche che schizzava agli inizi, vedi "Femminismo: il curato donna", nel quale una donna emancipata è vestita con una tonaca monacale e ha una lavanda vaginale alle spalle. Oppure, un'altra ragazza indipendente, una tassista di Parigi, in cui però dal disegno se ne evince il secondo lavoro da prostituta, con numero del suo taxi l'evocativo "6969".
 
Non solo: Duchamp era ossessionato dalla vagina ritratta dettagliatamente nell'Origine del mondo di Coubert. Non a caso, l'ultima opera di Duchamp prima di morire sarà proprio l'Étant donnés, una rivisitazione di quel quadro scandaloso e oggi esposta al meraviglioso Museo d'Arte di Filadelfia, negli Stati Uniti, dove in una piccola crepa nella porta si scorge una donna nuda su un prato, con le gambe aperte, più o meno nella stessa posizione del dipinto di Courbet. La "Fontana", che venne rifiutata da un'esposizione a New York dalla femminista Katherine Dreier (poi convertitasi in sostenitrice dell'artista) e che Apollinaire definì un "Buddha del bagno", rientrerebbe proprio in questa categoria artistica e allusiva di Duchamp.
 
Un altro indizio per cui Januszczak è ormai certo della "Fontana" come vagina è proprio la firma fasulla "R. Mutt" lasciata da Duchamp. Come già ipotizzato negli anni scorsi da altri colleghi, secondo il critico inglese quella firma, pronunciata in tedesco, sarebbe il corrispettivo fonetico di "Urmutter", ossia la "madre primordiale", o meglio "madre natura". A conferma della lettura vaginesca di una "sfida intellettuale" con Courbet, anche se ufficialmente Duchamp identificò "R. Mutt" con un presunto tizio di Filadelfia di nome Robert Mutt, citando poi anche un fittizio riferimento a "Mutt & Jeff", due personaggi dei fumetti americani a inizio XX secolo.
 
Non sarebbe una novità per Duchamp, amante dei giochi di parole affilatissimi. Per esempio, come ricorda il Sunday Times, uno dei suoi nomi alter ego era Rrose Selavy, che letto in francese era "Eros, c'est la vie.". Oppure, quando tracciò dei baffi su una cartolina della Gioconda, la chiamò LHOOQ. Ossia, se letto ancora in francese, "Elle a chaud au cul", di cui vi lasciamo l'onere della traduzione, senza "spoiler".