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(agf)

Nicola Caracciolo, l’irriducibile

Il cronista, storico e ambientalista è morto a 88 anni. Fino alla fine si è battuto per il paesaggio come presidente onorario di Italia Nostra
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Nicola Caracciolo se n'è andato quando stava per compiere 89 anni. Apparteneva alla stirpe degli irriducibili. Aveva idee impossibili da scalfire e non ha rinunciato a battersi per quelle fino alla fine. Il 17 febbraio scorso l'ultima stoccata contro l'autostrada tirrenica, una lotta che portava avanti da sempre. Nell'occasione ci tenne, il presidente onorario di Italia nostra, a mettere in guardia sull'eventualità che una norma infilata nel decreto Milleproroghe potesse riaprire una partita che tutti consideravano ormai chiusa. La sua estrema promessa fatta quel giorno: "Vigileremo e continueremo a presidiare il territorio".

Era un ambientalista tutto d'un pezzo, refrattario a qualsiasi mediazione su quel terreno. Le persone a lui più vicine nella lotta senza quartiere alla cementificazione della Maremma, come il presidente della sezione maremmana di Italia Nostra Michele Scola, lo ricordano per l'inflessibilità delle…
Nicola Caracciolo se n'è andato quando stava per compiere 89 anni. Apparteneva alla stirpe degli irriducibili. Aveva idee impossibili da scalfire e non ha rinunciato a battersi per quelle fino alla fine. Il 17 febbraio scorso l'ultima stoccata contro l'autostrada tirrenica, una lotta che portava avanti da sempre. Nell'occasione ci tenne, il presidente onorario di Italia nostra, a mettere in guardia sull'eventualità che una norma infilata nel decreto Milleproroghe potesse riaprire una partita che tutti consideravano ormai chiusa. La sua estrema promessa fatta quel giorno: "Vigileremo e continueremo a presidiare il territorio".

Era un ambientalista tutto d'un pezzo, refrattario a qualsiasi mediazione su quel terreno. Le persone a lui più vicine nella lotta senza quartiere alla cementificazione della Maremma, come il presidente della sezione maremmana di Italia Nostra Michele Scola, lo ricordano per l'inflessibilità delle posizioni e l'ostinazione con cui le sosteneva. Mettendoci sempre la faccia. Un giorno al termine di una protesta contro la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro si sdraiò sui binari della stazione per bloccare il traffico ferroviario insieme ad altri manifestanti che vennero prontamente denunciati. Allora lui si autodenunciò per solidarietà e al processo fece il portavoce di tutti quanti gli inquisiti. La sorte gli aveva destinato una vita fortunata per nascita ed estrazione sociale. Figlio del principe Filippo Caracciolo, Nicola era il fratello minore di Carlo, che fin dall'inizio accompagnò Eugenio Scalfari nell'avventura di Repubblica, e di Marella, la futura moglie di Gianni Agnelli. E la sua vita è stata piena all'inverosimile di vittorie, sconfitte e dolori.

A trent'anni era redattore al Giorno. "Il direttore Italo Pietra lo spedì nell'Algeria in rivolta e Nicola fu rapito. Farlo liberare non fu certamente impresa facile", rammenta oggi Vittorio Emiliani, allora suo collega più giovane al giornale dell'Eni fondato da Enrico Mattei. Amava il giornalismo: lavorò anche alla Stampa, di cui diventò corrispondente dagli Stati Uniti. Ma la sua passione autentica era la storia. Fu autore di saggi importanti, come Gli ebrei e l'Italia durante la guerra 1940-45, pubblicato da Bonacci nel 1986 in una collana diretta da Renzo De Felice. All'inizio degli anni Ottanta la seconda rete mandò in onda Tutti gli uomini del Duce, un suo programma in cinque puntate sul fascismo che non mancò di far discutere. Come pure al festival di Venezia del 1997 il lungometraggio Galeazzo Ciano, una tragedia fascista, che partendo dalle ricostruzioni di Jonathan Steinberg e da un saggio di De Felice documentava i tentativi del genero di Mussolini per salvare gli ebrei.
A quell'epoca le velleità politiche di Caracciolo erano tramontate. Perché c'erano state anche quelle, a cavallo della sua tumultuosa mezza età. Nel 1981 si era candidato nelle liste socialiste al consiglio provinciale di Roma, senza fortuna. E nel 1987 finì in lista per il Psi al Senato, ma con un esito analogo. Poco male. L'impegno civile non gli mancava di certo. Quell'anno, poi, a novembre, era prevista per gli ambientalisti la madre di tutte le battaglie: il referendum contro l'energia atomica.

Già da dieci anni Caracciolo conduceva una campagna contro la centrale nucleare di Montalto di Castro insieme a personaggi quali Gianni Mattioli, Massimo Scalia e Chicco Testa. Racconta ne I pionieri della Maremma uno dei suoi compagni di battaglia, Loreto Gigli: "Nel 1977 costituimmo un comitato chiamato "Gli amici della Maremma" e cominciammo a fare delle riunioni a casa di Caracciolo (...). Lì conobbi la giovane e bellissima padrona di casa, Rossella Sleiter che, in stato interessante, sferruzzava della lana celeste per confezionare un golfino per il nascituro Filippo". Un fermo immagine tenero e al tempo stesso straziante. Perché il più grande dolore per Caracciolo è stata la perdita del figlio Filippo, all'età di soli 36 anni, nel 2013. Arrivata, per giunta, appena dopo la peggiore delle sue sconfitte. Alla non più tenera età di 82 anni e con la sua storia alle spalle sembrava il candidato naturale per subentrare ad Alessandra Mottola Molfino alla presidenza di Italia Nostra. Non aveva però fatto i conti con lo scontro di potere che la prospettiva del ricambio al vertice dell'associazione aveva scatenato, e a sorpresa prevalse l'ex assessore alla cultura del Comune di Milano Marco Parini. A Caracciolo non sarebbe rimasta che la presidenza onoraria dell'organizzazione ambientalista fondata nel 1955.

Dopo l'assurda scomparsa del figlio e quella cocente delusione, per un attimo pensò di gettare la spugna. Ma arrendersi non era da lui. Si fece forza e continuò, indifferente all'età, senza mollare neppure un giorno, e aprendo anzi nuovi fronti. Con Nicola Caracciolo si poteva essere assolutamente in disaccordo, certo. Ma senza mai mettere in dubbio la sua onestà intellettuale: i suoi avversari non hanno potuto che rispettarlo sempre. Ce ne fossero tanti altri, come lui.