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(agf)

Ecco perché leggere non basta

Nella solitudine forzata del lockdown i libri possono diventare un alibi per non pensare. Come diceva Pascal, sfruttiamo il vuoto per starcene quieti nella nostra stanza. E per imparare a dialogare con noi stessi
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Dopo le librerie a metà maggio riapriranno anche le biblioteche (con le necessarie misure di distanza). Giusto. La cultura è un bene comune primario. Ma a proposito della lettura vorrei sollevare un interrogativo. Ho notato che nelle settimane dell'isolamento i social pullulavano di consigli di lettura! Generose, interminabili liste di libri da leggere, che perlopiù alimentano i nostri sensi di colpa. Ci invitano perlopiù a leggere romanzi fluviali, sterminate opere-mondo: "Guerra e pace", "La montagna incantata", l'intera "Recherche"... (ammettiamolo: in modo vagamente iettatorio, come previsioni sui tempi del lockdown). Ora, non è tanto che questi consigli sono quasi sempre narcisistici -  ci informano anzitutto su chi li formula, sui suoi gusti e la sua finezza letteraria (personalmente sono a favore di consigli anonimi!) - ma proviamo a chiederci: davvero la lettura può essere il principale rimedi…
Dopo le librerie a metà maggio riapriranno anche le biblioteche (con le necessarie misure di distanza). Giusto. La cultura è un bene comune primario. Ma a proposito della lettura vorrei sollevare un interrogativo. Ho notato che nelle settimane dell'isolamento i social pullulavano di consigli di lettura! Generose, interminabili liste di libri da leggere, che perlopiù alimentano i nostri sensi di colpa. Ci invitano perlopiù a leggere romanzi fluviali, sterminate opere-mondo: "Guerra e pace", "La montagna incantata", l'intera "Recherche"... (ammettiamolo: in modo vagamente iettatorio, come previsioni sui tempi del lockdown). Ora, non è tanto che questi consigli sono quasi sempre narcisistici -  ci informano anzitutto su chi li formula, sui suoi gusti e la sua finezza letteraria (personalmente sono a favore di consigli anonimi!) - ma proviamo a chiederci: davvero la lettura può essere il principale rimedio contro il vuoto sconfinato  in cui sembrano smarrirsi le nostre giornate tutte uguali, contro la noia sottilmente angosciata del lockdown? Probabilmente sì, ma almeno con una raccomandazione.

Partiamo da un celebre passo dei "Pensieri" di Pascal: "Ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non sapere starsene in pace, in una camera". E continua: "se uno sapesse starsene a casa sua con piacere, non la lascerebbe per andare per mare o  ad assediare una piazzaforte". Ecco: Pascal non dice che dobbiamo rinchiuderci in una  lettura bulimica  ma solo di starcene quieti nella nostra camera, con piacere. Sappiamo invece che l'essere umano tende a  uscirne di continuo, a darsi da fare, a lasciare segni territoriali, ad agire operosamente, a trovare nuovi e più eccitanti piaceri, a incidere sulla realtà, a dimostrare di esistere a tutti i costi. Un attivismo febbrile, che di solito complica i problemi quando crede di risolverli, che infesta della sua presenza l'orbe terracqueo. A tutto ciò Pascal contrappone una solitudine pensosa e contemplativa, ancora prima della lettura:  nell'attivismo frenetico "quel che si cerca... è il trambusto che ci distoglie dal pensare, e ci diverte". Il punto è proprio questo: pensare. Credo che per noi italiani, refrattari a pratiche che giudichiamo noiosissime come l'esame di coscienza, etc. -  proprie di popoli iperborei, immalinconiti da climi nordici -  questa immobilità forzata può essere una preziosa occasione per pensare: pensare a noi e agli altri, alla società e al pianeta, al destino e alla finitezza. E leggere troppo può essere un modo per non pensare. Lichtenberg -  autore settecentesco di aforismi acuminati -  di un tale disse: "Sarebbe intelligente se non avesse letto tutti quei libri". Certo, nel Belpaese dei non lettori potrebbe apparire irresponsabile screditare la lettura. Non ho intenzione di farlo. Già sarebbe una conquista civile invertire la tendenza nazionale, e aumentare la quota degli sparuti, quasi perseguitati "lettori forti". Ma si tratta solo di intendersi. Ad esempio, se volessimo giocare un po' e mettere una qualche regola (anche per la fase 2), suggerisco di leggere, anche tanto, tantissimo, ma solo nei giorni pari. Nei giorni dispari invece non apriamo libri e limitiamoci a rimuginare.

Quando Hannah Arendt tentò di spiegare il nazismo inventò l'espressione "banalità del male": il gerarca nazista Adolf Eichmann era stato solo uno zelante esecutore di compiti, un obbediente funzionario, un individuo non tanto "malvagio" ma soprattutto alieno dal pensare. Per la Arendt è solo dal dialogo con me stesso, con il due-in-uno entro di me, che vengo in contatto con tutti gli altri, con la pluralità del genere umano, e che affiora un barlume di senso critico, capace di farmi maturare. Il pensiero è esercizio del dialogo tra sé e sé, nel quale posso giudicarmi e contraddirmi. Ed è possibile solo per chi sa starsene in pace in camera sua.