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Copyright, arriva la legge

L’annuncio del sottosegretario all’editoria Andrea Martella: “Recepiamo la norma europea come la Francia. I colossi della Rete pagheranno gli autori”
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L'Italia avrà la sua legge sul copyright. Presto. Ragionevolmente entro l'anno. Quella che recepirà una delle ultime e più sofferte direttive assunte nella scorsa legislazione europea. Quella che ha già la Francia e che promette di ridisegnare e capovolgere il rapporto, sin qui impari, con i giganti della Rete nella gestione e sfruttamento del diritto di autore, disegnando così un futuro diverso e sostenibile per l'editoria italiana, per beni immateriali e decisivi nella vita di un Paese come sono quelli dell'informazione, della proprietà intellettuale.
Non è una promessa, né, a ben vedere, un impegno generico. È l'approdo indicato da Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, di un percorso che oggi illustrerà in commissione cultura della Camera. "Che non ha a che vedere con il sostegno a un'industria, ma ha a che fare con la qualit&…
L'Italia avrà la sua legge sul copyright. Presto. Ragionevolmente entro l'anno. Quella che recepirà una delle ultime e più sofferte direttive assunte nella scorsa legislazione europea. Quella che ha già la Francia e che promette di ridisegnare e capovolgere il rapporto, sin qui impari, con i giganti della Rete nella gestione e sfruttamento del diritto di autore, disegnando così un futuro diverso e sostenibile per l'editoria italiana, per beni immateriali e decisivi nella vita di un Paese come sono quelli dell'informazione, della proprietà intellettuale.
Non è una promessa, né, a ben vedere, un impegno generico. È l'approdo indicato da Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, di un percorso che oggi illustrerà in commissione cultura della Camera. "Che non ha a che vedere con il sostegno a un'industria, ma ha a che fare con la qualità della nostra democrazia", dice. E che arriverà alla fine di un'iniziativa di governo e parlamento in tre mosse. L'approvazione di una nuova norma capace di contrastare l'aggressione della pirateria editoriale, l'avvio di sostegni pubblici indiretti all'editoria destinati ad alleggerirne la struttura dei costi e, appunto, la nuova legge sullo sfruttamento del copyright da parte dei colossi di Internet. Da Google a Facebook, gli "over the top", gli oligarchi sin qui incontrastati del mercato dei contenuti digitali.

Dunque, succederà? La direttiva europea sul copyright diventerà legge?
"Succederà. Il governo, il 14 febbraio scorso, ha presentato al Senato la legge di delegazione che recepisce la direttiva europea sul copyright e l'impegno del relatore e della maggioranza è che la discussione e il voto arrivino entro l'estate. E dico anche una cosa in più. Che l'impegno è di fare presto. Perché sono d'accordo con quanto recentemente ha detto proprio a Repubblica il presidente dell'Associazione degli editori europei, Carlo Perrone. Che ogni giorno di ritardo sono risorse in meno per una filiera, quella dell'editoria - e penso non solo agli editori, ma ai giornalisti, agli scrittori, agli edicolanti, alle cartiere, alle tipografie - da cui dipende la qualità di una democrazia. E su questo, a nome del governo, voglio essere chiaro. La battaglia per un futuro sostenibile dell'editoria italiana è una battaglia per la libertà di ciascuno di noi, per il pluralismo, per una società aperta. Perché quando un'edicola o una libreria tirano giù la saracinesca se ne va con loro un pezzo della nostra democrazia".

Parla di voto entro l'estate. Poi?
"Poi si tratterà di scrivere insieme ai ministri competenti, Franceschini e Amendola, i decreti delegati che fissino i criteri per la determinazione del giusto compenso dovuto dai colossi della Rete, che da soli raccolgono l'80 per cento del mercato pubblicitario, a quanti quei contenuti producono e che i colossi della Rete veicolano. E dunque agli editori, agli scrittori, a chiunque detenga la proprietà intellettuale di ciò che viene condiviso online. Insomma, ragionevolmente, potremmo avere i decreti legislativi pronti entro la fine di quest'anno, sei mesi prima della scadenza fissata dall'Europa per il recepimento della direttiva".

Nella maggioranza, i Cinque stelle, anche in sede Europea, hanno parlato spesso di legge "liberticida".
"Io sono convinto - e ho buone ragioni per esserlo - che arriveremo a una condivisione. Anche perché il principio sotteso alla legge sul copyright, è lo stesso che ha spinto un paese come la Francia a recepire rapidamente la direttiva europea ed è lo stesso che governa le prossime iniziative che governo e Parlamento assumeranno. Pirateria e sostegno pubblico all'editoria".

Cominciamo dalla pirateria.
"Ho ricevuto insieme al presidente Conte una lettera dall'Agcom con cui l'autorità ipotizza di introdurre una norma che modifichi la legge istitutiva dell'Autorità garante per le comunicazioni, attribuendole il potere selettivo di spegnere quei canali di messaggistica, anche fuori dallo spazio dell'Unione, che violano il copyright".

Anche qui, nei Cinque stelle qualcuno ha già detto "no al Grande Fratello sulla messaggistica online".
"Mi sembra si tratti di considerazioni isolate che lasciano il tempo che trovano e che preferisco non raccogliere. Penso al contrario che la soluzione proposta dall'Agcom vada nella direzione giusta e incroci la questione sollevata proprio in queste ultime ore dall'iniziativa assunta nei confronti di Telegram dalla procura di Bari. Iniziativa che, nel dovuto rispetto della separazione dei poteri, mi permetto di giudicare molto significativa per le questioni che illumina. E che non mi sembrano quelle della sorveglianza di massa, ma, appunto dell'attentato a una libertà costituzionalmente garantita dall'articolo 21".

Dunque?
"Dunque mi prenderò qualche giorno per verificare con gli uffici tecnici di Palazzo Chigi questo tipo di intervento normativo e quindi il governo coinvolgerà il Parlamento nella discussione e approvazione della norma. Il come lo vedremo. So che il Pd si prepara a presentare un disegno di legge, primo firmatario il senatore Luigi Zanda, che va in questa direzione. Questo renderà il percorso di coinvolgimento dell'aula ancora più rapido".

In queste ore qualcuno obietta: anziché accusare la pirateria per l'emorragia di copie, gli editori si interroghino sulla vera ragione del crollo della diffusione nelle edicole e abbiano il coraggio, piuttosto, di chiedere il sostegno pubblico.
"La legge già prevede il contributo pubblico. A prescindere dalla pirateria. E gli interventi cui pensiamo e che saranno inseriti nelle misure a sostegno della ripartenza del Paese per poi diventare strutturali sono interventi indiretti. Si tratterà di un credito di imposta per la pubblicità, il digitale e la carta. Del resto, l'articolo 21 della Costituzione e la giurisprudenza costante indicano proprio negli aiuti diretti e indiretti all'editoria il presupposto della libertà di stampa. È un dovere costituzionale sostenere l'informazione. Perché ne va del suo pluralismo. Dunque, della sua libertà e della libertà del Paese".


LA LUNGA LOTTA DEGLI EDITORI

La revisione della direttiva europea sul copyright è stata approvata definitivamente il 15 aprile 2019, con il voto contrario del governo italiano ai tempi composto da 5Stelle e Lega. Un iter travagliato: i lobbisti dei giganti della Rete hanno condotto una accesa campagna contraria. La riforma introduce la possibilità per gli editori di negoziare accordi economici con piattaforme come Google o Facebook, mettendo fine alla pratica dei colossi web di lucrare sui contenuti prodotti dai media senza pagare nulla. Gli utenti non rischiano sanzioni per la pubblicazione online di materiale protetto da copyright non autorizzato, ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme (con minori obblighi per le piccole e le start up). Non rientrano nella direttiva le biblioteche online, Wikipedia, meme, gif, parodie, citazioni, critiche, pastiche, recensioni, cloud e software in open source. Due giorni fa Enpa, l’Associazione europea degli editori presieduta da Carlo Perrone, azionista del gruppo Gedi, aveva spronato così i governi a trasporre la direttiva: «Oggi più che mai la stampa europea ha bisogno di una rapida applicazione del diritto degli editori alla creazione di un ecosistema digitale più equo e florido. La pandemia ha ulteriormente dimostrato che i giornali e le riviste sono i media più affidabili».
(Alberto D’Argenio)