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 Un pangolino 

La vendetta del pangolino

L'inizio dell'epidemia potrebbe essere dovuta a un piccolo animale che in Cina è cacciato e venduto per la sua carne prelibata. E, paradosslamente, per le sue virtù medicinali. Il racconto dell'autrice dell'"Atlante delle isole remote"
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Quattro settimane fa ad Amsterdam mi sono soffermata a lungo davanti alla vetrina di un negozio di antiquariato sulla Nieuwe Spiegelstraat che tratta rarità di ogni parte del mondo, dall'estremo oriente all'America, ma, soprattutto, animali imbalsamati.  C'erano esposte madrepore bianco osso, un falco col cappuccio porpora e oro che mi ha ricordato le vetrine dei negozi fetish di Mozartstasse a Berlino, un esemplare femmina di tamarino edipo, detto scimmia di Litzt per via della chioma scapigliata, con cucciolo sulla schiena, nonché una teca di vetro vittoriana con dentro 100 colibrì impagliati, piccoli come farfalle, in tutti i colori dell'iride, radunati sui rami per un muto concerto di primavera. Facevo fatica a guardare perché alla curiosità si mescolava la sconfortante sensazione che, pur di conservare quella bellezza, l'uomo sia anche capace di dare la morte.
 
Proprio mentre staccavo gli occhi ho scoperto un po…
Quattro settimane fa ad Amsterdam mi sono soffermata a lungo davanti alla vetrina di un negozio di antiquariato sulla Nieuwe Spiegelstraat che tratta rarità di ogni parte del mondo, dall'estremo oriente all'America, ma, soprattutto, animali imbalsamati.  C'erano esposte madrepore bianco osso, un falco col cappuccio porpora e oro che mi ha ricordato le vetrine dei negozi fetish di Mozartstasse a Berlino, un esemplare femmina di tamarino edipo, detto scimmia di Litzt per via della chioma scapigliata, con cucciolo sulla schiena, nonché una teca di vetro vittoriana con dentro 100 colibrì impagliati, piccoli come farfalle, in tutti i colori dell'iride, radunati sui rami per un muto concerto di primavera. Facevo fatica a guardare perché alla curiosità si mescolava la sconfortante sensazione che, pur di conservare quella bellezza, l'uomo sia anche capace di dare la morte.
 
Proprio mentre staccavo gli occhi ho scoperto un po' in disparte, in penombra, un pangolino, delle dimensioni di un bassotto, arrampicato su un tronco d'albero tornito ad arte.  Le scaglie della corazza, dure e lucide come quelle delle pigne, erano annerite come un mobile antico, le unghie affondavano nel legno, la bocca a proboscide era spalancata in sbalordimento e gli occhietti a spillo fissavano un punto imprecisato in lontananza.
 
Ero reduce da varie interviste sul mio libro Inventario di alcune cose perdute, invariabilmente virate sul tema della morte, l'estinzione delle specie e il senso della vita.
Prima di rispondere alla giornalista che mi aveva chiesto se, a mio avviso, l'uomo è in grado di imparare dagli errori, ho guardato oltre la vetrata della elegante Grachtensaal del Goethe-Institut e ho visto in acqua un grosso  stercorario maggiore, intento a becchettare un pezzo di polistirolo. Mi sono posta quella stessa domanda, è possibile che l'uomo impari la lezione, mentre leggevo il cartello sotto il pangolino in vetrina. Diceva che l'animale era originario delle foreste pluviali africane, e l'oggetto che era diventato a seguito della morte violenta e di una attenta imbalsamazione, proveniva da una collezione privata belga.

Ho pensato al tour di presentazioni che in primavera doveva portarmi per la prima volta a Torino, Bologna e Tokio. I viaggi a Pechino e Shangai erano stati annullati qualche giorno prima. "È più sicuro restare a casa" mi aveva scritto l'organizzatrice. Quattro settimane dopo il consiglio valeva per tutto il mondo occidentale.
"In Cina si è rovesciato un sacco di riso" è un'espressione che si usa in tedesco per indicare l'irrilevanza di un evento. Nel nostro mondo strettamente connesso la metafora non regge più. È rilevante eccome,  e per l'umanità intera, se nelle stalle britanniche i vitelli vengono alimentati con farine animali che provocano la Bse o se in un mercato dell'estremo oriente viene macellato un cobra o un pipistrello. Serpenti e pipistrelli sono stati indicati come i principali sospetti per la genesi di questo virus proveniente dal regno animale, soprattutto i pipistrelli, che  ospitano una serie di Coronavirus senza alcuna conseguenza per la loro salute. Nel frattempo si ipotizza che proprio un pangolino malese sia stato l'ospite intermedio che deve aver trasmesso all'uomo il coronavirus mutato in SARS-CoV-2. Non proviene, come quello che ho visto in vetrina, dall'Africa centrale, bensì dalle foreste pluviali del Sudest asiatico, dove non avrebbe mai dovuto essere catturato, come mai avrebbe dovuto essere venduto in nessun mercato del mondo, perché il commercio di questi animali o delle loro membra è proibito.

I pangolini, solitari animali notturni divoratori di insetti, sono stati infatti vittime di una caccia così intensiva che molte popolazioni hanno subito un tracollo e non si sa quanti esemplari esistano ancora delle otto sottospecie minacciate di estinzione. I pangolini sono i mammiferi più frequentemente oggetto di commercio illegale a livello internazionale. Solo nel 2018 sono state contrabbandate 62 tonnellate di scaglie. Altrettanto elevati sono i prezzi sul mercato nero, perché le carni dell'animale sono considerate una prelibatezza e nella medicina tradizionale cinese un rimedio miracoloso.

Non serve una particolare propensione all'umorismo nero per cogliere la crudele ironia del fatto che sia proprio un mammifero timido e indifeso, prossimo all'estinzione per colpa della caccia, il portatore di un morbo che ha causato finora decine di migliaia di morti costringendo circa un quarto dell'umanità tra le mura domestiche.

Ci ricorda che anche noi siamo vulnerabili, otto miliardi di esemplari di un mammifero che per un virus non è altro che un ulteriore ospite ideale. In situazioni di pericolo il pangolino si raggomitola, non diversamente da noi ora. In queste settimane ci rendiamo conto che   l'impresa più ardua non è conquistare il mondo ma, dannazione, restare a casa, ammesso ovviamente di averne una.

Senza dubbio dipende dal fatto che sono nata nella Ddr se gli scaffali vuoti dei supermercati, i generi alimentari razionati, le lunghe code e i confini chiusi mi sono familiari proprio come la realtà di oggi, ora che tutto può cambiare dalla sera alla mattina,  è possibile chiudere negozi, scuole e giardini zoologici, rimandare le olimpiadi a un imprecisato futuro, come il corso settimanale di ceramica di mia madre,  e può succedere che i giornali all'improvviso titolino: "L'Africa si chiude all'Europa".
 
Da bambina sognavo sempre di rimanere bloccata dalla neve a casa dei miei nonni, così, isolati dal mondo, avremmo potuto finalmente mangiare le tante provviste accumulate. L'esperienza della guerra li aveva spinti a fare scorte di tutto l'acquistabile finché c'era spazio in frigo, in cantina e nei contenitori sotto i divani del patio. Lì erano impilate le marmellate di pesche e albicocche che si aprivano solo alle festività. Purtroppo non siamo mai stati bloccati dalla neve e le provviste sono rimaste intonse.

Quest'inverno a Berlino non è nevicato affatto. L'inverno, a quanto pare ormai esiste solo in montagna, nei libri per l'infanzia e nei dipinti fiamminghi. Forse tornerà se vivremo questo periodo di crisi non solo come rinuncia e perdita. L'aria pulita sopra Wuhan e l'acqua limpida di Venezia sono immagini forti, che si sovrappongono al gabbiano che becca il polistirolo. L'uomo sa imparare dagli errori?
Un virus che può colpire tutta l'umanità ci insegna per l'ennesima volta che è indispensabile, anzi, di importanza vitale, concepire il mondo come un organismo.

© Judith Schalansky
Traduzione di Emilia Benghi
L'ultimo libro di 
Judith Schalansky è Inventario di alcune cose perdute (tr. F. Pantanella, Nottetempo, 258 pp, 19 euro)