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La lezione del Gattopardo al tempo del virus

Secondo L'Economist distilla "verità senza tempo sull'ascesa e la caduta delle élite". PerJavier Cercas andrebbe letto liberandosi dal filtro di Visconti. Ecco perché in questi giorni difficili dovremmo riscoprire il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
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Intramontabile Gattopardo. Tra i romanzi riscoperti in quarantena, l'Economist propone il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: il settimanale economico inglese lo propone in un articolo recente come piacevole evasione e insieme educazione politica. Sembra una nostalgica immersione nella Sicilia del diciannovesimo secolo, e si rivela essere - grazie a una scrittura "straordinariamente evocativa" - un libro che distilla "verità senza tempo sull'ascesa e la caduta delle élite". Dietro il torpore voluttuoso, oltre lo scintillio sensuale, le "delizie carnali" di un mondo decadente, c'è una nettissima lezione politica: le trasformazioni esteriori, le rivoluzioni a metà. L'Economist non può non citare il passaggio più proverbiale - "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" - e punzecchiare, dall'isola, il mondo latino, mediterraneo che spesso cambia l…
Intramontabile Gattopardo. Tra i romanzi riscoperti in quarantena, l'Economist propone il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: il settimanale economico inglese lo propone in un articolo recente come piacevole evasione e insieme educazione politica. Sembra una nostalgica immersione nella Sicilia del diciannovesimo secolo, e si rivela essere - grazie a una scrittura "straordinariamente evocativa" - un libro che distilla "verità senza tempo sull'ascesa e la caduta delle élite". Dietro il torpore voluttuoso, oltre lo scintillio sensuale, le "delizie carnali" di un mondo decadente, c'è una nettissima lezione politica: le trasformazioni esteriori, le rivoluzioni a metà. L'Economist non può non citare il passaggio più proverbiale - "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" - e punzecchiare, dall'isola, il mondo latino, mediterraneo che spesso cambia le scenografie ma raramente la sostanza.

Bocciato da Vittorini e "salvato" da Bassani, il romanzo storico dello schivo, solitario don Giuseppe Tomasi arrivò in libreria dopo la morte dell'autore, nel 1958. Non piacque a tutti: a sinistra, come ricorda proprio l'Economist, non furono in pochi a storcere il naso di fronte a quell'aria di (apparente) fatalismo. Giudicato reazionario in patria, fu esaltato oltralpe - e il film di Visconti, "comunista ma aristocratico", fece il resto. Il ballo Lancaster/Cardinale rischia di rendere quasi impossibile una lettura neutra del romanzo (tanto che quel fotogramma ha ingombrato a lungo le copertine). E invece, come ha spiegato lo scrittore spagnolo Javier Cercas, occorre rileggere "Il Gattopardo" senza il filtro, per quanto straordinario, di Visconti: liberandosi di qualche fraintendimento. Bisogna interrogare gli spazi bianchi, gli impliciti, non fidarsi solo di ciò che è scritto. Bisogna dimenticare anche la frase più celebre, forse: giusto il tempo per cancellare l'ombra che quelle poche parole gettano sull'intero libro. Salvatore Silvano Nigro, uno degli studiosi più importanti dell'opera di Lampedusa, nelle pagine del suo saggio "Il principe fulvo" (Sellerio) l'ha praticamente bandita. Per invitarci a leggere "Il Gattopardo" non come romanzo storico, ma come romanzo fantastico e allegorico: e forse proprio per questo ancora più misterioso, in qualche modo cifrato, e enigmaticamente attuale.