Piccoli editori, uno su dieci rischia di chiudere
Raffaella De Santis , di RAFFAELLA DE SANTISDopo la stagnazione del lockdown la pandemia minaccia di travolgere i marchi indipendenti. I dati raccolti dall’osservatorio dell’Associazione italiana editori dicono che il 9% teme di non farcela. Analisi della crisi e strategia di resistenza
Le librerie hanno in gran parte riaperto i battenti ma le case editrici potrebbero chiuderli. Dopo la stagnazione del lockdown non è facile tirare fuori la testa dalla sabbia e nella selezione darwiniana innescata dalla crisi gli editori più piccoli rischiano di rimanere soffocati. Gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio dell’Associazione italiana editori (dal 19 al 23 aprile) fotografano una situazione preoccupante. Un numero fra tutti dà la misura del danno economico che si sta abbattendo sulle realtà editoriali piccole o medie che non hanno le spalle abbastanza larghe per far fronte all’emergenza: leggiamo che quasi una casa editrice su dieci sta valutando di chiudere entro l’anno (precisamente il 9%). Il dato, che è stato raccolto attraverso un questionario anonimo, è ancora più grave se si considera che il 21% degli editori interpellati ritiene la chiusura probabile e solo il 23% la esclude. Abbiamo prova…
Le librerie hanno in gran parte riaperto i battenti ma le case editrici potrebbero chiuderli. Dopo la stagnazione del lockdown non è facile tirare fuori la testa dalla sabbia e nella selezione darwiniana innescata dalla crisi gli editori più piccoli rischiano di rimanere soffocati. Gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio dell’Associazione italiana editori (dal 19 al 23 aprile) fotografano una situazione preoccupante. Un numero fra tutti dà la misura del danno economico che si sta abbattendo sulle realtà editoriali piccole o medie che non hanno le spalle abbastanza larghe per far fronte all’emergenza: leggiamo che quasi una casa editrice su dieci sta valutando di chiudere entro l’anno (precisamente il 9%). Il dato, che è stato raccolto attraverso un questionario anonimo, è ancora più grave se si considera che il 21% degli editori interpellati ritiene la chiusura probabile e solo il 23% la esclude. Abbiamo provato a contattare qualche editore e più di uno, tra cui Voland, NN e 66thAndSecond, guarda con preoccupazione al futuro. Per Riccardo Cavallero, publisher di Sem, la pandemia ha semplicemente scoperchiato problemi strutturali che affliggevano l’editoria da tempo: “Quando è arrivato il Covid, l’editoria aveva già la polmonite”.
Una falciata sulle pubblicazioni
Come ha potuto il Covid trasformarsi in uno tsunami di tali dimensioni? Il calo delle pubblicazioni è naturalmente l’indicatore principale della crisi. Tra marzo e aprile si è registrato un taglio del 35 % dei titoli pubblicati dai piccoli e medi editori. Una percentuale che si stima rimarrà costante fino alla fine dell’anno, con piccole oscillazioni. L’editore Diego Guida, vicepresidente dell’Aie e presidente del Gruppo Piccoli Editori, spiega che questo significa 21 mila opere in meno. Più della metà dei piccoli e medi editori prevede una perdita a fine anno superiore al 50% del fatturato. Solo il 2% ha dichiarato che manterrà i guadagni dello scorso anno. “La verità – spiega Guida - è che insieme alle librerie hanno chiuso i distributori, dunque siamo stati costretti a rimandare le novità”. È Cavallero però a intravedere in questa impasse un contraccolpo virtuoso: “In genere si pubblicano troppi libri, abbassare i livelli di produzione, sia pure spinti dalla necessità, mi sembra una cosa buona. In questo momento lo facciamo per necessità, perché non ci sono i soldi e perché le prenotazioni dei libri sono diminuite ma da tempo avremmo dovuto limitare le nuove uscite e snellire il mercato”.
Il problema delle rese
Da febbraio gli incassi degli editori sono pochissimi e le dilazioni dei pagamenti concesse giustamente ai librai stanno facendo entrare ancora meno soldi in cassa. A questo si deve aggiungere che con la riapertura dei negozi sono riprese le rese, cioè la restituzione delle copie invendute, che è un diritto dei librai ma può creare problemi agli editori, soprattutto ai piccoli: “Le rese sono state addebitate in un momento in cui i librai non potevano vendere. Noi siamo a sostegno dei librai, senza loro noi non esisteremmo, ma non avendo incassato in questi mesi, riusciremo a farcela?”. A parlare è Isabella Ferretti, publisher di 66thand2nd: “Il nostro settore risente di una fragilità endemica, una politica sbagliata basata soprattutto sugli sconti”.
Puntare su titoli forti
Nei momenti difficili meglio affidarsi a nomi che non tradiscono. Daniela Di Sora, del marchio indipendente Voland, sorride: “Non mi sorprende che una casa editrice su dieci rischi la chiusura. Mi sembrano addirittura dati ottimistici. Per quanto ci riguarda riusciamo a difenderci grazie all’uscita a febbraio del bestseller Sete di Amélie Nothomb. Grazie a lei abbiamo resistito nel mese di marzo, ma ora? Intanto ripartiamo con i racconti superbrevi di Georgi Gospodinov, Tutti i nostri corpi”. Sulla stessa linea Eugenia Dubini, edizione NN: “Ho temuto per la mia sopravvivenza certo, ora sto riacquistando fiducia. A fine giugno uscirà l’ultimo titolo di Kent Haruf, La strada di casa, che spero ci dia un sostegno”. Daniele di Gennaro, fondatore di minimum fax, ribalta la prospettiva. “I piccoli hanno unghie più forti, sono più allenati ad affrontare le difficoltà. Per quanto ci riguarda manterremo la nostra media di circa 50 titoli l’anno e punteremo come titolo della ripresa sull’autobiografia di Gianni Minà Storia di un boxeur latino” (in libreria dal 14 maggio). 66thand2nd sarà invece in libreria con La squadra che sogna di Giuseppe Pastore, narrazione dei successi della squadra di pallavolo più forte di sempre, la generazione di fenomeni allenati da Julio Velasco. Un editore come e/o - un catalogo di 40 novità l'anno - soffre meno: "Siamo fortunati - dice Sandra Ozzola - ma ci stiamo accorgendo che le librerie prenotano solo i grandi bestseller. Per noi che curiamo anche autori sconosciuti è scoraggiante. Per il resto punteremo sul nuovo di Muriel Barbery, Uno strano paese e sul giallo di Michel Bussi Usciti di Senna". Ozzola racconta inoltre che cosa sta succedendo all'estero, visto che ha fondato con il marito Sandro Ferri l'internazionale Europa Editions: "In Inghilterra le librerie sono tutte chiuse, anche la grande distribuzione. Negli Usa invece esiste un grande distributore, si chiama Ingram, che sta raccogliendo prenotazioni e organizzando le consegne, quindi le cose tutto sommato stanno andando abbastanza bene. Un pò come è successo in Italia con Libri da asporto per le consegne dei libri a domicilio".
E domani?
Per capire le dimensioni del problema bisogna allargare però la cornice del quadro: secondo le rilevazioni Gfk in Italia ci sono circa 7700 editori, di questi solo una minima parte ha un fatturato che negli anni supera la soglia dei 10 milioni di euro. Sono naturalmente le grandi scuderie Mondadori, Gems, Giunti, Feltrinelli e De Agostini, a cui si aggiungono editori medi virtuosi, tra cui Adelphi, e/o, Sellerio, Hoepli, Laterza, il Mulino. Poi c'è un drappello di editori intorno ai 4-5 milioni e la gran parte sotto il milione di euro. Ma l’importanza dell’editoria indipendente è enorme: “Questa emergenza avrà impatti rilevanti sull’occupazione, ma anche sul pluralismo nel nostro paese”, commenta il presidente dell’Aie Ricardo Franco Levi. Anche Marco Zapparoli, presidente dell’Associazione italiana editori indipendenti, sottolinea il valore strategico del settore: “L’editoria indipendente vale il 46 % del mercato del libro e ha una funzione fondamentale nella scoperta di nuovi talenti”. Basta un esempio: “Valeria Parrella e Gianrico Carofiglio, oggi in gara per Einaudi al Premio Strega, sono stati lanciati da minimum fax e Sellerio”. Per non parlare del caso Elena Ferrante (scoperta da e/o), che da anni è il miraggio di ogni editore: la donna che da sola riuscirebbe a sconfiggere qualsiasi lockdown.
Una falciata sulle pubblicazioni
Come ha potuto il Covid trasformarsi in uno tsunami di tali dimensioni? Il calo delle pubblicazioni è naturalmente l’indicatore principale della crisi. Tra marzo e aprile si è registrato un taglio del 35 % dei titoli pubblicati dai piccoli e medi editori. Una percentuale che si stima rimarrà costante fino alla fine dell’anno, con piccole oscillazioni. L’editore Diego Guida, vicepresidente dell’Aie e presidente del Gruppo Piccoli Editori, spiega che questo significa 21 mila opere in meno. Più della metà dei piccoli e medi editori prevede una perdita a fine anno superiore al 50% del fatturato. Solo il 2% ha dichiarato che manterrà i guadagni dello scorso anno. “La verità – spiega Guida - è che insieme alle librerie hanno chiuso i distributori, dunque siamo stati costretti a rimandare le novità”. È Cavallero però a intravedere in questa impasse un contraccolpo virtuoso: “In genere si pubblicano troppi libri, abbassare i livelli di produzione, sia pure spinti dalla necessità, mi sembra una cosa buona. In questo momento lo facciamo per necessità, perché non ci sono i soldi e perché le prenotazioni dei libri sono diminuite ma da tempo avremmo dovuto limitare le nuove uscite e snellire il mercato”.
Il problema delle rese
Da febbraio gli incassi degli editori sono pochissimi e le dilazioni dei pagamenti concesse giustamente ai librai stanno facendo entrare ancora meno soldi in cassa. A questo si deve aggiungere che con la riapertura dei negozi sono riprese le rese, cioè la restituzione delle copie invendute, che è un diritto dei librai ma può creare problemi agli editori, soprattutto ai piccoli: “Le rese sono state addebitate in un momento in cui i librai non potevano vendere. Noi siamo a sostegno dei librai, senza loro noi non esisteremmo, ma non avendo incassato in questi mesi, riusciremo a farcela?”. A parlare è Isabella Ferretti, publisher di 66thand2nd: “Il nostro settore risente di una fragilità endemica, una politica sbagliata basata soprattutto sugli sconti”.
Puntare su titoli forti
Nei momenti difficili meglio affidarsi a nomi che non tradiscono. Daniela Di Sora, del marchio indipendente Voland, sorride: “Non mi sorprende che una casa editrice su dieci rischi la chiusura. Mi sembrano addirittura dati ottimistici. Per quanto ci riguarda riusciamo a difenderci grazie all’uscita a febbraio del bestseller Sete di Amélie Nothomb. Grazie a lei abbiamo resistito nel mese di marzo, ma ora? Intanto ripartiamo con i racconti superbrevi di Georgi Gospodinov, Tutti i nostri corpi”. Sulla stessa linea Eugenia Dubini, edizione NN: “Ho temuto per la mia sopravvivenza certo, ora sto riacquistando fiducia. A fine giugno uscirà l’ultimo titolo di Kent Haruf, La strada di casa, che spero ci dia un sostegno”. Daniele di Gennaro, fondatore di minimum fax, ribalta la prospettiva. “I piccoli hanno unghie più forti, sono più allenati ad affrontare le difficoltà. Per quanto ci riguarda manterremo la nostra media di circa 50 titoli l’anno e punteremo come titolo della ripresa sull’autobiografia di Gianni Minà Storia di un boxeur latino” (in libreria dal 14 maggio). 66thand2nd sarà invece in libreria con La squadra che sogna di Giuseppe Pastore, narrazione dei successi della squadra di pallavolo più forte di sempre, la generazione di fenomeni allenati da Julio Velasco. Un editore come e/o - un catalogo di 40 novità l'anno - soffre meno: "Siamo fortunati - dice Sandra Ozzola - ma ci stiamo accorgendo che le librerie prenotano solo i grandi bestseller. Per noi che curiamo anche autori sconosciuti è scoraggiante. Per il resto punteremo sul nuovo di Muriel Barbery, Uno strano paese e sul giallo di Michel Bussi Usciti di Senna". Ozzola racconta inoltre che cosa sta succedendo all'estero, visto che ha fondato con il marito Sandro Ferri l'internazionale Europa Editions: "In Inghilterra le librerie sono tutte chiuse, anche la grande distribuzione. Negli Usa invece esiste un grande distributore, si chiama Ingram, che sta raccogliendo prenotazioni e organizzando le consegne, quindi le cose tutto sommato stanno andando abbastanza bene. Un pò come è successo in Italia con Libri da asporto per le consegne dei libri a domicilio".
E domani?
Per capire le dimensioni del problema bisogna allargare però la cornice del quadro: secondo le rilevazioni Gfk in Italia ci sono circa 7700 editori, di questi solo una minima parte ha un fatturato che negli anni supera la soglia dei 10 milioni di euro. Sono naturalmente le grandi scuderie Mondadori, Gems, Giunti, Feltrinelli e De Agostini, a cui si aggiungono editori medi virtuosi, tra cui Adelphi, e/o, Sellerio, Hoepli, Laterza, il Mulino. Poi c'è un drappello di editori intorno ai 4-5 milioni e la gran parte sotto il milione di euro. Ma l’importanza dell’editoria indipendente è enorme: “Questa emergenza avrà impatti rilevanti sull’occupazione, ma anche sul pluralismo nel nostro paese”, commenta il presidente dell’Aie Ricardo Franco Levi. Anche Marco Zapparoli, presidente dell’Associazione italiana editori indipendenti, sottolinea il valore strategico del settore: “L’editoria indipendente vale il 46 % del mercato del libro e ha una funzione fondamentale nella scoperta di nuovi talenti”. Basta un esempio: “Valeria Parrella e Gianrico Carofiglio, oggi in gara per Einaudi al Premio Strega, sono stati lanciati da minimum fax e Sellerio”. Per non parlare del caso Elena Ferrante (scoperta da e/o), che da anni è il miraggio di ogni editore: la donna che da sola riuscirebbe a sconfiggere qualsiasi lockdown.