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(ansa)

La geografia italiana del premio Strega

Nei romanzi entrati nella dozzina il paesaggio si fa protagonista. Da Nord a Sud
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I sintomi sono evidenti: attraversando gran parte dei dodici romanzi candidati quest'anno allo Strega, si scopre che l'immaginario dei nostri scrittori è legato a miti e realtà della nostra penisola e che riattraversa volentieri i luoghi cardine della nostra storia, anche letteraria. L'anno scorso vinse M  di Antonio Scurati, cioè una riscrittura dell'avventura mussoliniana.

Il reale fa dunque da guida all'immaginario. Per dire: Milano, che Boccioni esaltò come "la città che sale" in un dipinto bellissimo, è al centro di almeno due romanzi: quello di Gian Arturo Ferrari (Ragazzo italiano, Feltrinelli) e quello di Giuseppe Lupo, (Breve storia del mio silenzio, Marsilio). Ferrari racconta la storia di Ninni, il ragazzo del titolo, e della sua famiglia che ad un certo punto lascia un paese della cintura e va a vivere a Milano in un nuovo quartiere.

Siamo più o meno negli anni Cinquanta. Arriva il beness…
I sintomi sono evidenti: attraversando gran parte dei dodici romanzi candidati quest'anno allo Strega, si scopre che l'immaginario dei nostri scrittori è legato a miti e realtà della nostra penisola e che riattraversa volentieri i luoghi cardine della nostra storia, anche letteraria. L'anno scorso vinse M  di Antonio Scurati, cioè una riscrittura dell'avventura mussoliniana.

Il reale fa dunque da guida all'immaginario. Per dire: Milano, che Boccioni esaltò come "la città che sale" in un dipinto bellissimo, è al centro di almeno due romanzi: quello di Gian Arturo Ferrari (Ragazzo italiano, Feltrinelli) e quello di Giuseppe Lupo, (Breve storia del mio silenzio, Marsilio). Ferrari racconta la storia di Ninni, il ragazzo del titolo, e della sua famiglia che ad un certo punto lascia un paese della cintura e va a vivere a Milano in un nuovo quartiere.

Siamo più o meno negli anni Cinquanta. Arriva il benessere, il piccolo concreto benessere di una famiglia che, come tante, ha dovuto misurarsi con i soldi che scarseggiano e ora sta finalmente meglio: la grande città si rivela benigna. Dalla nuova casa col tram si arriva in centro: la breve gita, una mezz'ora o poco più, è la celebrazione del successo.

Il romanzo di Ferrari contiene praticamente anche un saggio, un'analisi sociologica: a farcela sono in tanti e la città, il mito di quella città, cresce sulla base di questi consensi.  Milano è anche al centro del romanzo di Lupo, ma con una angolazione diversa. Lupo racconta la propria infanzia in Lucania. Da piccolo non parlava. Ma aveva per genitori due maestri all'avanguardia, capaci persino di anticipare in proprio gli esperimenti didattici alla Mario Lodi. Il padre, poi, gestiva un circolo culturale e invitava intellettuali da ogni parte d'Italia e naturalmente anche dal Sud.

Erano venuti, per esempio, Tommaso Fiore e Vito Riviello.   In realtà il vero protagonista, il vero "motore" del romanzo di Lupo è il padre che dalla Lucania sogna e frequenta culturalmente la Milano degli illuministi e chiederà al figlio di realizzare, appunto, i suoi sogni andando a studiare in quella città. Alla Cattolica, perché la formazione è quella, da cristiani illuminati e aperti alle conquiste della società civile. Così avverrà la conquista di Milano, con una tesi su Sinisgalli, altro cardine del rapporto tra intellettuali del Sud e Milano, tra società contadina e "civiltà delle macchine".

C'è un po' di Milano anche nel romanzo di Remo Rapino (Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, minimum fax) perché il protagonista, che narra la sua vita in una sorta di italiano dialettale (abruzzese?) finisce a lavorare in fabbrica a Milano e si ribella di fronte allo sfruttamento e all'alienazione pestando il controllore dei tempi di produzione.

C'è un po' di Milano anche nel romanzo di Marta Barone (Città sommersa, Bompiani) , ma la città del titolo, però,  è Torino, teatro delle lotte operaie e delle azioni di alcuni extraparlamentari con particolare riguardo alla formazione Servire il popolo di Aldo Brandirali. E c'è Milano, ma soprattutto Rozzano o Rozzangeles, nel romanzo di Jonathan Bazzi (Febbre, Fandango libri) che però ha come centro, oltre alla vita in una cittadina dell'hinterland milanese, soprattutto la storia di un ragazzo gay che racconta la propria esperienza.

Con Gian Mario Villalta (L'apprendista, Sem) ci spostiamo nel Nord.Est, all'interno di una chiesa con un quadro di Tiziano molto visitato dai turisti, dove due anziani sacrestani amministrano Sacro e Profano, mettendo in luce il lento decadere della religiosità e della società ad essa legata.  Ma qui l'ambientazione geografica, che si avverte nelle sfumature del parlato, e in qualche allusione, conta fino ad un certo punto.  Un'altra zona italiana, poco frequentata dalla letteratura, la illumina Silvia Ballestra (La nuova stagione, Bompiani) tornando ai luoghi dei suoi esordi, le terre intorno ad Ascoli Piceno. E qui proprio di terre da vendere e di scaltri contadini si tratta.

Troviamo un cenno a Roma (ma anche a Firenze e a Bolgheri) nel Colibrì (La Nave di Teseo) di Sandro Veronesi. Ma i luoghi in questo caso non sono protagonisti, non si impongono alla storia narrata, ma la accompagnano senza mai diventare centrali.  E anche nel romanzo di Daniele Mencarelli, (Tutto chiede salvezza, Mondadori) conta soprattutto il tema prescelto: l'esperienza di un giovane paziente di un ospedale psichiatrico nei Castelli Romani che scopre solidarietà e amicizia con altri malati nella degenza obbligata di una settimana. Il famoso TSO.  

Tutti, malati e infermieri, parlano romanesco e questo rinvia al sostrato locale, ma nulla più. Invece Napoli è, culturalmente parlando, al centro ideale del romanzo breve di Valeria Parrella, Almarina (Einaudi). E' la storia di un'insegnante che lavora nel carcere minorile di Nisida dove incontra una ragazza detenuta, Almarina. E'rimasta, l'insegnante, vedova da poco. E subito nelle prime pagine annota: "Napoli è una città che ci sa fare con la morte, le dà il giusto peso, che è quello della vita: cioè, preso individualmente, poco più di nulla".

Napoli, in letteratura, è un enorme capitolo già scritto e naturalmente non solo dalla Ferrante. A volte basta un accenno, uno sguardo e ci si intende. Eduardo era celebre per i suoi silenzi allusivi. Oltre alla Parrella, che ha sempre privilegiato Napoli nei suoi romanzi e racconti, c'è anche un giovane scrittore, Alessio Forgione, che firma per NN un romanzo intitolato Giovanissimi. Storia di un ragazzino soprannominato Marocco che vive a Soccavo, un quartiere popolare di Napoli. E in tutto il romanzo, che racconta le gesta di alcuni adolescenti che amano il pallone e trascurano la scuola, ma la usano per spacciare droga, la città la senti respirare. Ti incanta e insieme non ti dà scampo.  

Nel campione un po' casuale, ma non per questo meno indicativo offerto dai concorrenti allo Strega, le Italie formano dunque un caleidoscopio e la mitologia del passato si riflette nell'immaginario di oggi. Segno che le Italie durano, anche se litigano meno tra di loro, grazie anche ai flussi migratori e al turismo. Non si vede l'Europa, da questi romanzi, non si vede il mondo: è una constatazione.

Allargando nel tempo l'analisi si vedrà che peso potrà avere per un giudizio critico. E del resto ragionando di letteratura a proposito dell'Italia, siamo abituati ad usare anche la geografia , tenendo conto che le situazioni cambiano  e in questo gli scrittori possono intuire e raccontare per primi come cambiano.  Nel caso di Milano, si cita e illustra la città per quello che era e che non è più, anche se, perdendo le fabbriche, dimenticando il dialetto e cambiando di fatto popolazione, ha saputo trasformarsi e continuare a salire, come nel quadro di Boccioni.