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La versione degli animali

Un manoscritto arrivato via mail da un autore misterioso, Filelfo. È una fiaba moderna: il coronavirus raccontato con occhi non umani. Su Robinson da domani in edicola

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"Naturalmente, un manoscritto": così Umberto Eco nell'incipit de Il nome della rosa sintetizzava in un solo avverbio la tradizione secolare di uno degli espedienti narrativi più adottati nella storia della letteratura. Il trucco, il topos letterario per dirla in modo accademico, consiste in questo: l'autore dichiara all'inizio dell'opera di aver rinvenuto un manoscritto - sulla cui autenticità o falsità lascia di solito il giudizio a filologi e storici - e di limitarsi a renderlo pubblico per amore della verità, per il suo innegabile valore letterario, per dovere di cronista.


In questo modo, la storia diventa il racconto di un altro racconto, così come l'autore si sdoppia tra un quasi sempre misterioso messaggero e un distaccato testimone, con il risultato che l'intrecciarsi dei piani di lettura come dei due narratori crea uno degli infiniti giochi di specchi e di rimandi che gli appassionati di Borges ben conoscono e che sono l'infosfera psicologica e spirituale dell'arte del narrare.

Qualche esempio rende l'idea. Dietro la storia di Don Chisciotte si nasconde - ma seguendo Borges vale forse il contrario - il manoscritto di Cide Hamete Benengeli, così come I promessi sposi sarebbero la versione risciacquata in Arno di un "dilavato e graffiato autografo" di due secoli prima. Sia Boiardo sia Ariosto, per i loro due complementari Orlando, si affidarono alla stessa fantomatica fonte, il Turpino. E che dire di Leopardi e del suo Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco, che sostiene rinvenuto addirittura nella biblioteca di un monastero del Monte Athos?

I romantici con la storia del manoscritto ritrovato andarono a nozze: Macpherson, Horace Walpole e il grande bestsellerista ottocentesco Walter Scott, il quale finse - se di finzione in letteratura si può parlare - che Ivanhoe non fosse opera sua ma di un oscuro autore normanno. Per non parlare degli ancora più espliciti e dichiarati fin dal titolo Il manoscritto ritrovato in una bottiglia di Poe, il Manoscritto trovato a Saragozza di Potocki, fino al Manoscritto ritrovato ad Accra di Coelho.

Nonostante tanti autorevoli precedenti, non è un espediente letterario il ritrovamento del manoscritto che pubblichiamo domani su Robinson. Non finge di provenire da scaffali di biblioteche inesplorate, ma è giunto a noi, forse tra non meno difficoltà e peripezie di certe antiche pergamene, attraverso i labirinti della rete, trafficata già prima dell'arrivo della pandemia e divenuta, durante la quarantena, l'unica, indispensabile e sovraffollata via di comunicazione tra le nostre vite isolate. Un file, arrivato sotto forma di allegato di posta elettronica, dal titolo Ultimo venne il corvo, evidente citazione da Italo Calvino, grande collezionista e narratore di fiabe. Era firmato Filelfo, forse voluta assonanza con il mondo fatato degli elfi. E infatti il testo è una fiaba. Ma una fiaba di questi tempi.

Racconta, inserendosi in una tradizione che va da Esopo a La Fontaine, il punto di vista degli animali su quanto è avvenuto negli ultimi mesi. È la storia della pandemia come la racconterebbero loro. Ci sono leoni, aquile, orsi, api, topi, balene, delfini, mucche, scimmie, cervi, gatti. Animali selvatici e domestici, mammiferi e uccelli, pesci e insetti. Riuniti per affrontare quanto sta avvenendo al pianeta per mano dell'uomo: cambiamento climatico, inquinamento, deforestazione, distruzione di habitat, specie a rischio di estinzione. Gli animali ne parlano tra di loro e decidono di... Il resto sarebbe spoiler.

Perché abbiamo deciso di pubblicare questa fiaba su Robinson? Perché raccoglie quello che tutti abbiamo sentito fino a poche settimane fa, prima delle preoccupazioni, degli affanni e della depressione che ora ci accompagnano in questa difficile ripartenza: il mondo è in pericolo nella sua essenza fisica quanto nella sua anima, la natura è minacciata e noi ne siamo in gran parte responsabili.

Così come la ripartenza economica non dovrà ritardare l'urgenza di una svolta verde e sostenibile per la quale fino a pochi mesi fa milioni di giovani affollavano le città con i loro Fridays for Future in difesa del pianeta, l'esperienza della pandemia non dovrà far dimenticare la sensazione di meraviglia di fronte alla natura che, con il mondo fermo, riprendeva i suoi spazi: l'erba che ricresceva nelle città, gli animali selvatici in giro per le strade e i delfini nel Canal Grande.

E le parole del Papa, a onore del nome che si è scelto, quello del santo del Cantico delle creature, che risuonavano all'udienza generale del 23 aprile: "Abbiamo peccato contro la Terra, contro il nostro prossimo e, in definitiva, contro il Creatore. C'è un detto spagnolo molto chiaro che dice: Dio perdona sempre, noi uomini perdoniamo a volte sì e altre no, la Terra non perdona mai. La Terra non perdona: se noi abbiamo deteriorato la Terra, la risposta sarà molto brutta". Questa fiaba racconta una parte della nostra storia recente e come tutte le fiabe ha una morale: ci esorta a ripartire senza che tutto vada perduto.

Resta un ultimo elemento: chi è Filelfo? A parte il richiamo alla bellezza onirica degli elfi, che dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare al fantasy contemporaneo passando naturalmente dall'universo di Tolkien sono i custodi ormai in esilio dell'armonia della natura, il nome rimanda anche a un umanista quattrocentesco bene inserito in ambienti accademici e diplomatici tra le corti italiane e l'ultima aristocrazia intellettuale bizantina.

Anche per questo, oltre che per farci orientare in una fiaba intessuta di citazioni e rimandi non sempre immediati, abbiamo fatto leggere il "manoscritto trovato nella rete" a Silvia Ronchey, che accompagnerà la prima puntata della fiaba (saranno quattro in tutto sui prossimi numeri di Robinson) con un suo commento al testo. Le illustrazioni che lo accompagnano, invece, sono firmate da Riccardo Mannelli.

Quindi da domani su Robinson: "Naturalmente, c'era una volta".