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Ma quanto è emozionante commentare il divino Dante

La nuova edizione delle opere del poeta, a cura di Enrico Malato, è arrivata finalmente alla “Commedia”. Si concluderà nel 2021  
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La Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante è finalmente giunta alla Commedia. Straordinaria impresa, che ho avuto già modo di presentare in occasione dell’edizione del Monarchia, e che si concluderà nel 2021, per i 700 anni dalla morte del “miglior fabbro” della poesia dell’Europa o Cristianità.

Il Commento alla Commedia pone evidentemente problemi di una complessità quasi insolubile. Confluiscono nella sua architettura elementi di ogni genere, competenze eccezionali in tutti i campi della scienza, della filosofia, della teologia del tempo, e il tutto brucia di uno spirito profetico che renderebbe vuota accademia il limitarsi all’illustrazione del senso letterale. Cimentarsi con la Commedia significa perciò anzitutto chiarire la propria idea di commento, i suoi fini e i suoi limiti. E Malato con i suoi collaboratori “osano” esplicitare il problema – quasi sempre sottaciuto o ridotto ad ar…
La Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante è finalmente giunta alla Commedia. Straordinaria impresa, che ho avuto già modo di presentare in occasione dell’edizione del Monarchia, e che si concluderà nel 2021, per i 700 anni dalla morte del “miglior fabbro” della poesia dell’Europa o Cristianità.

Il Commento alla Commedia pone evidentemente problemi di una complessità quasi insolubile. Confluiscono nella sua architettura elementi di ogni genere, competenze eccezionali in tutti i campi della scienza, della filosofia, della teologia del tempo, e il tutto brucia di uno spirito profetico che renderebbe vuota accademia il limitarsi all’illustrazione del senso letterale. Cimentarsi con la Commedia significa perciò anzitutto chiarire la propria idea di commento, i suoi fini e i suoi limiti. E Malato con i suoi collaboratori “osano” esplicitare il problema – quasi sempre sottaciuto o ridotto ad arida questione metodologica.

La forma del commento presenta pieghe o onde che si espandono a partire da un punto, ogni cerchio contiene in sé il precedente, nasce da esso e insieme deve condurlo a una dimensione successiva e più ampia. Non deve esserci stacco tra piega e piega; ciascuna dimensione riflette l’altra e prepara la seguente, ricorda e indica. Dunque, non si comprende la formidabile costruzione della Commedia commentando semplicemente brano a brano, chiarendo il significato e i rimandi di questo o quell’episodio. Ogni parola è eco e fa eco. Anche perciò risulta essenziale il Dizionario dantesco che questa edizione ha pensato di approntare.

Il punto da cui occorre partire è naturalmente, come Madonna Filologia esige, il testo, dando conto delle sue lezioni, per quanto possibile, e delle sue interpretazioni (come scindere la tradizione del testo da quella delle interpretazioni che esso ha “subito”?). Ma il testo comunica; quanto più è ricco stilisticamente, tanto più significa, e quanto più significa, tanto più intende essere ascoltato, interpretato, tanto più vuole penetrare nella coscienza del suo lettore, agitarla, scuoterla, costringerla a pensare.

Nessun testo più della Commedia si è mai prefisso così esplicitamente e drammaticamente una simile missione. Dunque, i valori allegorico, simbolico e anagogico vi sono co-essenziali. Ma rintracciarli tutti, spiegarli, collegarli è davvero un’immensa fatica. Che mai potrà dirsi compiuta. I commenti a Dante sono innumerevoli e continueranno fino a quando vi sarà chi ha memoria del nostro parlare. Malato lo sa bene. Per la grande poesia ogni commento deve essere consapevole di valere sempre anche come un comment-taire, un “come tacere”.

Ad esempio e anticipazione di questo nuovo Commento, per cui ogni parte, direi ogni parola, è vista alla luce del tutto dell’opera, il suo Editore, la Salerno, ci offre quello di Malato al Canto X dell’Inferno. La bellezza, la potenza plastica, l’assoluta necessità di ogni sillaba sono tali in questo Canto da far apparire la voce del commentatore quasi fastidiosa – eppure è inevitabile correre il rischio, poiché della parola di Dante si gode solo intendendone appunto la necessità, ovvero la integra corrispondenza all’idea. Malato è capace di congiungere i due momenti: far apprezzare in pieno la straordinaria emozione che ci cattura partecipando all’episodio, e insieme illustrarne meticolosamente l’estrema complessità.

È qui in gioco il senso dell’itinerario di Dante; un grande simbolo della sua formazione e giovinezza gli si erge di fronte quasi a sbarrarne il cammino. Virgilio lo spinge ad affrontarlo ("Volgiti! Che fai?”). Questo ostacolo ha volto duplice: è la volontà di potenza di Farinata, volontà di potenza tutta politica, tutta “terranea” (come lo sarà la “canoscenza” di Ulisse nel XXVI Canto), e la filosofia del Cavalcanti, che ebbe forse a”disdegno” la guida di Dante (Virgilio? Beatrice? Virgilio, dice Malato, e io credo abbia ragione – ma perché non avvertire anche qualcosa che già allude a Beatrice? Certo Cavalcanti non poteva condividere né l’interpretazione di Virgilio, né quella dell’Amore che Dante elabora a partire dalla Vita nuova). Un grande dibattito teologico-filosofico si incarna in queste figure, visioni del mondo in lotta tra loro. Dante è costretto ad affrontarle e venirne a capo, mente e corpo, per poter proseguire il cammino. Il nostro commento deve saperlo accompagnare con reverenza e timore.