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Quest'opera non esiste, o forse sì... Archivio dell'arte immaginaria

Su Instagram Confórmi di Davide Trabucco: una galleria di distici che accostano opere di architettura o quadri di epoche diverse. Un successo da oltre 50 mila follower. Così Stonehenge è a fianco del progetto architettonico di Moshe Safdie a Singapore
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Cosa ci fanno insieme la colombaia di Palazzo Marescotti a Crespellano, nel bolognese, e il Palazzo dell’Arengario, oggi Museo del Novecento, a Milano? Qual è il rapporto tra il Palazzo della civiltà italiana all’Eur di Roma con la scultura Modular cube di Sol LeWitt? E cosa c’entra Stonehenge con l’avveniristico progetto architettonico di Moshe Safdie a Singapore?

«Apparentemente nulla», precisa Davide Trabucco, artista bolognese classe 1987, che da cinque anni cura un archivio in progress battezzato Confórmi con una pagina Instagram da 51 mila follower e, ad oggi, un totale di circa 1000 immagini. Costantemente Trabucco affianca due fotografie distinte, divise da una diagonale; compare così un unico collage quadrato, «perfetto per Instagram e anche per WhatsApp». Un archivio, dunque, che fa emergere il principio sistematico di un ricercatore ossessionato dalle immagini, estrapolate dal web e, soprattutto, d…
Cosa ci fanno insieme la colombaia di Palazzo Marescotti a Crespellano, nel bolognese, e il Palazzo dell’Arengario, oggi Museo del Novecento, a Milano? Qual è il rapporto tra il Palazzo della civiltà italiana all’Eur di Roma con la scultura Modular cube di Sol LeWitt? E cosa c’entra Stonehenge con l’avveniristico progetto architettonico di Moshe Safdie a Singapore?

«Apparentemente nulla», precisa Davide Trabucco, artista bolognese classe 1987, che da cinque anni cura un archivio in progress battezzato Confórmi con una pagina Instagram da 51 mila follower e, ad oggi, un totale di circa 1000 immagini. Costantemente Trabucco affianca due fotografie distinte, divise da una diagonale; compare così un unico collage quadrato, «perfetto per Instagram e anche per WhatsApp». Un archivio, dunque, che fa emergere il principio sistematico di un ricercatore ossessionato dalle immagini, estrapolate dal web e, soprattutto, da un repertorio denso e colto, capace di spaziare dall’architettura antica alla moda, dal cartoon al design – in uno dei suoi dittici si vede, per esempio, il protagonista di South Park che completa la sua fisionomia con un dettaglio di Eclisse, la storica lampada di Vico Magistretti –, e dalla pubblicità mainstream a un sofisticato dettaglio di un’opera d’arte. Questo perché «le forme sono forme, vivono sempre una loro vita ed è interessante che molto spesso in contesti completamente diversi emergano con profili simili, anche se il punto di partenza è differente», racconta l’artista, sostenendo che «quelle forme non appartengono assolutamente a nessuno».

Ci sono due finalità nel progetto d’archivio di Trabucco, avviato sulle orme di alcuni suoi riferimenti imprescindibili, da Aby Warburg a Blob di Enrico Ghezzi, alla rivista Permanent food di Maurizio Cattelan: da un lato l’allenamento dello sguardo personale, dall’altro «l’idea di coinvolgere in questo processo chi non ha una cultura visiva, consentendo di rintracciare le immagini originali attraverso le didascalie che preciso ogni volta». Si innesca così una memoria visiva attiva, che attraverso il dialogo persistente tra due sole immagini si trasforma in un «lavoro sulla riemersione delle forme», come egli stesso afferma.

La dimensione giusta per visionare questo archivio? «Lo schermo dello smartphone, per poter zoomare e verificare ogni dettaglio, mi piace infatti che ogni utente di Confórmi possa ingrandire le immagini, così come mi stimola anche l’idea che poi i collage possano viaggiare in autonomia, perché non so mai che fine faranno», aggiunge Trabucco.

Tra le ultime immagini caricate sulla pagina Instagram, il dittico dedicato a un grande muro di Villa Adriana a Tivoli (II secolo d.C.), affiancato al profilo del Flatiron building, storico edificio del 1902 di New York, «ovvero la persistenza di un muro a un’architettura che si è persa, e un grattacielo che cerca di imitare le forme di un muro». Due architetture che nascono con intenzioni completamente differenti, «ma che idealmente combaciano, consentendoci una riflessione sulle rovine, che per Walter Benjamin vanno lette come metafora della letteratura, quindi come una possibilità per far ripartire il pensiero».