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Jonathan Bazzi, un outsider allo Strega

Con il romanzo autobiografico "Febbre" è tra i finalisti del premio. Alle polemiche sui social risponde con i travestimenti alla Achille Lauro: "Non sono né donna né uomo"
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Si diverte a indossare gonne e tacchi, ha scritto un romanzo per raccontare la sua storia di ragazzo di periferia balbuziente e sieropositivo (Febbre, Fandango), voleva fare il cantante e poi è diventato scrittore. Lui è Jonathan Bazzi, età 35 anni, un passato tra i palazzoni grigi di Rozzano, hinterland milanese, l’amore per la musica trap e  un’identità sessuale fluida che lui non nasconde, anzi mostra con allegria. Ora inaspettatamente è finalista al premio Strega, sesto in una rosa di candidati in cui c’è una sola donna, Valeria Parrella. Bazzi però anche su questo la vede diversamente e al telefono, due giorni dopo il verdetto, ci dice: “Non sono d’accordo a mettermi tra gli uomini. Questo significa considerarmi a partire dal mio apparato sessuale, io invece mi rappresento liberamente. Non mi considero né una donna né un uomo. Forse un mezzo uomo (ride)”. In effetti basta andar…
Si diverte a indossare gonne e tacchi, ha scritto un romanzo per raccontare la sua storia di ragazzo di periferia balbuziente e sieropositivo (Febbre, Fandango), voleva fare il cantante e poi è diventato scrittore. Lui è Jonathan Bazzi, età 35 anni, un passato tra i palazzoni grigi di Rozzano, hinterland milanese, l’amore per la musica trap e  un’identità sessuale fluida che lui non nasconde, anzi mostra con allegria. Ora inaspettatamente è finalista al premio Strega, sesto in una rosa di candidati in cui c’è una sola donna, Valeria Parrella. Bazzi però anche su questo la vede diversamente e al telefono, due giorni dopo il verdetto, ci dice: “Non sono d’accordo a mettermi tra gli uomini. Questo significa considerarmi a partire dal mio apparato sessuale, io invece mi rappresento liberamente. Non mi considero né una donna né un uomo. Forse un mezzo uomo (ride)”. In effetti basta andare a sbirciare nei suoi profili social per trovare foto dei suoi travestimenti: in una sembra Frida Kahlo, ha una coroncina di fiori in testa e un ciondolo etnico al collo, in un’altra è seduto a un tavolo e indossa un vestitino candido, raccolto da un fiocco stile bambolina sotto il petto.  “Mi piace giocare con le identità, spostarmi tra confini, sfondare recinti”, dice. “Durante la mia infanzia a Rozzano non potevo dare sfogo alle mie passioni, ora voglio farlo liberamente”.
 
É lui l’outsider di questo premio Strega. Nella fotografia  ufficiale del dopo gara spicca tra gli altri candidati con la sua camicia sgargiante e una collana di pietre turchesi. Si capisce che riaccenderà, non solo cromaticamente, uno Strega fin qui anche troppo composto. Gli altri candidati con i quali il 2 luglio approderà al Ninfeo di Villa Giulia per la finale sono: Sandro Veronesi (Il colibrì, La nave di Teseo); Gianrico Carofiglio (La misura del tempo, Einaudi); Valeria Parrella (Almarina, Einaudi), Gian Arturo Ferrari (Ragazzo italiano, Feltrinelli), Daniele Mencarelli (Tutto chiede salvezza, Mondadori).
 
C'è però chi non ha gradito e ha polemizzato sui social. A qualcuno non va giù che per la prima volta il comitato del premio abbia fatto valere un articolo del regolamento che prevede il ripescaggio di un piccolo editore nel caso di una cinquina dominata dalle grandi scuderie editoriali. C’è anche chi accusa Bazzi di voler sfruttare la propria storia per ottenere successo. C’è però chi lo difende (sono moltissimi), chi lo paragona ad Achille Lauro, lui ricambia con un cuore. La voce al telefono sembra dispiaciuta: “Queste persone che mi contestano cercano attraverso me la visibilità. Il loro è un gioco semplice, io sono una persona facilmente attaccabile. Mi dispiace però quando la buttano sul personale, quando usano un registro sarcastico. Frequento i social da molto tempo, conosco le fiammate della gogna e so che è inutile infilarcisi”. Su Instagram si presenta come "Trickster & Queer". 
 
Proprio sui social Bazzi anni fa ha iniziato a raccontare la sua vita a Rozzano. È arrivato a scrivere un romanzo dopo aver curiosato tra tanti interessi. Da giovane aveva  abbandonato la scuola per fare il parrucchiere: “Soffrivo per la mia balbuzie, in classe venivo preso in giro”.  La fuga scolastica è durata poco, quattro mesi. In realtà Bazzi aveva imparato fin da piccolo a frequentare la biblioteca di Rozzano, dove trovava gratis i libri che a casa non aveva. La lettura era la sua isola felice: “Adoravo i romanzi femminili”. All’università si laurea in filosofia, allievo prima di Roberta De Monticelli e poi di Laura Boella.
 
Su Facebook si definisce un trap boy. “C’è stata una fase della mia vita in cui volevo fare il cantautore. Ho studiato per anni musica. La filosofia e la trap possono benissimo convivere (ride), non sono un cultore della purezza”. La musica trap ha influenzato certo la scrittura. Il romanzo è composto di capitoli molto brevi, le frasi sono sincopate, sembrano versi di canzoni: “Volevo portare sulla pagina una lingua contemporanea”.  La storia ha un forte potenziale cinematografico e infatti Febbre diventerà un film, i diritti sono stati acquistati dalla Cross Productions. 
 
Chissà cosa indosserà il giorno della finale, che per lui a questo punto, non mirando certo al podio, è anche e soprattutto una questione di look. “Mi sono detto: perché devi rispettare questa regola del grigiore destinato ai maschi?”.  Nel tempo ha continuato a fare quello che ha sempre fatto: “Da adolescente mi piaceva indossare le scarpe Buffalo, quelle con la zeppa delle Spice Girl. Era il periodo della trasmissione Non è la Rai, ero andato anche in fissa con le maglie corte che lasciavano scoperto l’ombelico. Naturalmente sui rozzanesi generavo reazioni accese (ride). Ma faccio fatica a rinunciare alle cose che mi piacciono, alle mie pulsioni ludiche”. Staremo a vedere se con il suo look oserà portare al Ninfeo un po' di Sanremo.