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Giù le mani da Sherlock Holmes: gli eredi di Conan Doyle fanno causa a Netflix

Sotto accusa la nuova serie tv nella quale l'investigatore è troppo affabile. Eppure nessuno come lui ha subito trasformazioni, al cinema e nei romanzi
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LONDRA - Viene descritto come "l'uomo che non ha mai vissuto ma che non morirà mai" e adesso Sherlock Holmes dà un'ennesima prova della sua straordinaria capacità di reinventarsi. Gli eredi di Arthur Conan Doyle, lo scrittore scozzese autore della fortunata serie di romanzi e racconti, hanno fatto causa a Netflix per il modo in cui un nuovo film ritrae il celebre investigatore privato con il cappellino da cacciatore, la mantellina di tweed e l'immancabile pipa.

La pellicola, intitolata Enola Holmes e con l'attrice inglese Millie Bobby Brown nel ruolo di protagonista, è centrata sulle avventure della sorella minore del detective, un'adolescente ribelle che ha a sua volta nelle vene il talento per le indagini poliziesche basate sull'arte della deduzione.

Naturalmente vi appare anche Sherlock e qui sta il punto della disputa legale: secondo quanto riporta stamane il Times di Londra, Holmes viene presentato come compassionevo…
LONDRA - Viene descritto come "l'uomo che non ha mai vissuto ma che non morirà mai" e adesso Sherlock Holmes dà un'ennesima prova della sua straordinaria capacità di reinventarsi. Gli eredi di Arthur Conan Doyle, lo scrittore scozzese autore della fortunata serie di romanzi e racconti, hanno fatto causa a Netflix per il modo in cui un nuovo film ritrae il celebre investigatore privato con il cappellino da cacciatore, la mantellina di tweed e l'immancabile pipa.

La pellicola, intitolata Enola Holmes e con l'attrice inglese Millie Bobby Brown nel ruolo di protagonista, è centrata sulle avventure della sorella minore del detective, un'adolescente ribelle che ha a sua volta nelle vene il talento per le indagini poliziesche basate sull'arte della deduzione.

Naturalmente vi appare anche Sherlock e qui sta il punto della disputa legale: secondo quanto riporta stamane il Times di Londra, Holmes viene presentato come compassionevole e affettuoso, in altre parole troppo buono rispetto all'immagine classica del personaggio. Il quale, pur essendo un eroe, ha non poche ombre, a cominciare da un carattere decisamente difficile: e anche in questo risiede parte del suo fascino.

Il film è basato su una serie di romanzi per giovani adulti, The Enola Holmes mysteries, opera della scrittrice americana Nancy Springer. Quando furono pubblicati per la prima volta, nel 2006, non suscitarono proteste da parte dei detentori del copyright su Sherlock Holmes. Ma adesso che la stessa storia arriva su Netflix, potenzialmente con un pubblico molto più grande, gli eredi si sono accorti che nella parte di Sherlock Holmes c'è qualcosa che non va.

È un ricorso in tribunale che potrebbe aprire contenziosi analoghi anche per altri personaggi famosi della letteratura e del cinema: fino a che punto è lecito trasformare una figura universalmente nota rispetto alla sua identità già conosciuta? Sarebbe ammissibile, per fare qualche esempio, un James Bond timido con le donne ed astemio, un Harry Potter smargiasso e cattivo, una Biancaneve infida e arrivista?

Il paradosso è che, se esiste un personaggio che è stato fatto rivivere in tutte le salse rispetto al modello originale, è proprio Sherlock Holmes.

I quattro romanzi e i sessanta racconti su di lui firmati da Conan Doyle costituiscono ormai una piccola parte della sterminata bibliografia che lo riguarda: nel cartone animato disneyiano Basil l'investigatopo era per l'appunto un simpatico ratto, nel cartone italo-giapponese Il fiuto di Sherlock Holmes era un cane, in Sherlock, la serie televisiva della Bbc interpretata da Benedict Cumberbatch è un uomo dei nostri giorni, nell'analoga serie tivù americana Elementary ha accanto, nei panni di Watson, una donna (l'attrice Lucy Liu), per non parlare della narrativa, campo in cui la sua saga è stata proseguita fra gli altri da Anthony Burgess, Stephen King, P.G.  Wodehouse, Anthony Horowitz e Mitch Cullin, quest'ultimo ritraendolo 93enne, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale. 

Vale per tutti un aforisma di T.S. Eliot: "Ogni scrittore deve qualcosa a Sherlock Holmes". E non bisognerebbe meravigliarsi se qualche scrittore o sceneggiatore si prende un po' di libertà nel tratteggiarlo.

Al giudice cui toccherà la sentenza sul caso andrebbe forse ricordato che si distacca dall'originale perfino la frase che tutti attribuiscono a Sherlock Holmes, "elementare, Watson", ma che nei romanzi e racconti di Arthur Conan Doyle non compare nemmeno una volta.