Glaser, il designer che inventò gli emoticon
Marco Belpoliti , di MARCO BELPOLITI
Il nome di Milton Glaser, morto all’età di 91 anni nella sua città natale, resterà probabilmente legato alla singolare invenzione del logo di New York, quel gesto minimalista e insieme complesso che inaugurava anzitempo l’epoca degli emoticon: la parola Love trasformato in bel cuore rosso accompagnato dalle lettere scritte in Typewriter, ovvero col carattere da macchina da scrivere.
Glaser è stato un geniale designer, un grafico; di più: il creatore di uno stile allegro, leggero, veloce e insieme profondamente pittorico. Il suo merito è di essere stato uno dei primi graphic designer a trasformare la cultura in un brand.
Quello che in Italia sarebbe stato uno straordinario cartellonista, nella New York della crisi fiscale e delle mille luci che si spegnevano, all’inizio degli anni Settanta, grazie alla sua capacità creativa, alla cultura, alla lezione della Pop Art, è invece diventato uno dei giganti della comu…
Glaser è stato un geniale designer, un grafico; di più: il creatore di uno stile allegro, leggero, veloce e insieme profondamente pittorico. Il suo merito è di essere stato uno dei primi graphic designer a trasformare la cultura in un brand.
Quello che in Italia sarebbe stato uno straordinario cartellonista, nella New York della crisi fiscale e delle mille luci che si spegnevano, all’inizio degli anni Settanta, grazie alla sua capacità creativa, alla cultura, alla lezione della Pop Art, è invece diventato uno dei giganti della comu…
Il nome di Milton Glaser, morto all’età di 91 anni nella sua città natale, resterà probabilmente legato alla singolare invenzione del logo di New York, quel gesto minimalista e insieme complesso che inaugurava anzitempo l’epoca degli emoticon: la parola Love trasformato in bel cuore rosso accompagnato dalle lettere scritte in Typewriter, ovvero col carattere da macchina da scrivere.
Glaser è stato un geniale designer, un grafico; di più: il creatore di uno stile allegro, leggero, veloce e insieme profondamente pittorico. Il suo merito è di essere stato uno dei primi graphic designer a trasformare la cultura in un brand.
Quello che in Italia sarebbe stato uno straordinario cartellonista, nella New York della crisi fiscale e delle mille luci che si spegnevano, all’inizio degli anni Settanta, grazie alla sua capacità creativa, alla cultura, alla lezione della Pop Art, è invece diventato uno dei giganti della comunicazione visiva della seconda metà del Novecento.
Figlio di ebrei ungheresi, ha respirato la cultura orale della tradizione yiddish, l’ironia e l’allegria, la voglia di vivere, tanto da diventare una sorta di Chagall della comunicazione grafica e pubblicitaria.
Conosciuto in tutto il mondo, ha lavorato anche in Italia, dove ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna con una borsa di studio seguendo le lezioni di Giorgio Morandi: suoi lavori per la Campari, l’Olivetti, la città di Rimini.
Un paese, il nostro, che Glaser ha amato molto e da cui ha imparato tanto, a partire dalla pittura rinascimentale che conosceva e restituiva nei dettagli dei suoi disegni.
Lo stile stilizzato della sua grafica probabilmente viene da lì, oltre che dalla cultura psichedelica degli anni Sessanta, come mostra la capigliatura colorata di Bob Dylan sulla memorabile copertina di un suo celebre disco, Bob Dylan’s Greatest Hits del 1967. Un maestro per le generazioni seguenti di grafici e illustratori.
Glaser è stato un geniale designer, un grafico; di più: il creatore di uno stile allegro, leggero, veloce e insieme profondamente pittorico. Il suo merito è di essere stato uno dei primi graphic designer a trasformare la cultura in un brand.
Quello che in Italia sarebbe stato uno straordinario cartellonista, nella New York della crisi fiscale e delle mille luci che si spegnevano, all’inizio degli anni Settanta, grazie alla sua capacità creativa, alla cultura, alla lezione della Pop Art, è invece diventato uno dei giganti della comunicazione visiva della seconda metà del Novecento.
Figlio di ebrei ungheresi, ha respirato la cultura orale della tradizione yiddish, l’ironia e l’allegria, la voglia di vivere, tanto da diventare una sorta di Chagall della comunicazione grafica e pubblicitaria.
Conosciuto in tutto il mondo, ha lavorato anche in Italia, dove ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna con una borsa di studio seguendo le lezioni di Giorgio Morandi: suoi lavori per la Campari, l’Olivetti, la città di Rimini.
Un paese, il nostro, che Glaser ha amato molto e da cui ha imparato tanto, a partire dalla pittura rinascimentale che conosceva e restituiva nei dettagli dei suoi disegni.
Lo stile stilizzato della sua grafica probabilmente viene da lì, oltre che dalla cultura psichedelica degli anni Sessanta, come mostra la capigliatura colorata di Bob Dylan sulla memorabile copertina di un suo celebre disco, Bob Dylan’s Greatest Hits del 1967. Un maestro per le generazioni seguenti di grafici e illustratori.