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Antoine de Saint-Exupéry accanto all'aereo con il quale precipitò nel 1944 

Come è grande il Piccolo Principe

La Francia si prepara a festeggiare domani i 120 anni dalla nascita dello scrittore Antoine Saint-Exupéry. Il cui racconto è ancora oggi il bestseller dei record con 400 traduzioni e 200 milioni di copie vendute
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La Francia si prepara a celebrare il 120esimo anniversario dalla nascita di Antoine de Saint-Exupéry, lo scrittore-aviatore autore de Il Piccolo Principe, il long seller per eccellenza, il sogno di ogni editore: pubblicato per la prima volta nel 1943 conta oltre 200 milioni di copie vendute e quasi 400 traduzioni. La Fondazione intitolata allo scrittore lancia ora il “Piccolo Principe Day”, una giornata per celebrare i “valori umanistici” del libro che coincide con il giorno della nascita dell’autore, a Lione il 29 giugno 1900.
 
Il Piccolo Principe è la favola passepartout per eccellenza, l'apologo aperto a ogni interpretazione, un mito senza età, un fenomeno letterario e pop che ha conquistato critici raffinati e lettori comuni: le sue frasi sono stampate sulle t-shirt, sui biglietti di auguri, nelle tazze della prima colazione e nei calendari. Citata da tutti: adulti e bambini, maschi e femmine, cattolici, buddisti e miscr…
La Francia si prepara a celebrare il 120esimo anniversario dalla nascita di Antoine de Saint-Exupéry, lo scrittore-aviatore autore de Il Piccolo Principe, il long seller per eccellenza, il sogno di ogni editore: pubblicato per la prima volta nel 1943 conta oltre 200 milioni di copie vendute e quasi 400 traduzioni. La Fondazione intitolata allo scrittore lancia ora il “Piccolo Principe Day”, una giornata per celebrare i “valori umanistici” del libro che coincide con il giorno della nascita dell’autore, a Lione il 29 giugno 1900.
 
Il Piccolo Principe è la favola passepartout per eccellenza, l'apologo aperto a ogni interpretazione, un mito senza età, un fenomeno letterario e pop che ha conquistato critici raffinati e lettori comuni: le sue frasi sono stampate sulle t-shirt, sui biglietti di auguri, nelle tazze della prima colazione e nei calendari. Citata da tutti: adulti e bambini, maschi e femmine, cattolici, buddisti e miscredenti. A cominciare dalla frase più misteriosa, un condensato di filosofia tascabile: “L’essenziale è invisibile agli occhi”.
 
Un caso editoriale
Dagli anni Quaranta il mito del Piccolo Principe non ha smesso di alimentarsi. E’ uno di quei fenomeni editoriali che a tavolino nessuno, neanche il più bravo degli editor, riuscirebbe a fabbricare. Uno dei libri più letti in assoluto, tradotto perfino in svariati dialetti in tutto il mondo. Nel nuovo millennio ne è stata realizzata una versione in lingua abcasa, a consumo delle popolazioni caucasiche che abitano lo Stato a nord della Georgia.  Sul finire degli anni Novanta una versione in afrikaans, lingua ufficiale del Sudafrica. Cinque anni fa invece la favola è stata tradotta in dialetto algherese, una variante del catalano arcaico che si parla nella zona di Alghero. Ne esistono anche versioni in latino e greco antico (per esplorare le varie traduzioni andate a guardarvi il sito http://www.petit-prince.at/). 
Un capitolo a parte meriterebbero le canzoni, i film, le opere  teatrali. Riccardo Cocciante ha trasformato la favola in un musical. Dopo Notre Dame de Paris e Hugo ha scelto Saint-Exupéry per allestire il suo spettacolto, il che dà la misura del mito pop incarnato dal Piccolo Principe, che da decenni  ispira registi di tutto il mondo (l'ultima versione sul grande schermo è un film d'animazione, un cartone animato 3D che ne ha rinverdito i fasti presso le nuove generazioni). 
 
La storia
Come ha fatto la storia di un fanciullo biondo che dice di venire dallo spazio a conquistare tanti lettori? Il segreto è nella sua plasticità, in una semplicità ambigua adatta a infinite letture. In fondo parla in modo semplice di temi assoluti: la vita, la morte, l’amicizia, l’amore.
 
Per i pochi che non l’avessero ancora letta, la favola racconta di un pilota che precipita nel deserto del Sahara. L’uomo è svegliato dalla vocina di un bambino che gli dice: “Per favore… disegnami una pecora”. E qui c’è il primo colpo di genio di Saint-Exupéry, che tra l’altro è l’autore degli acquerelli sognanti che accompagnano la storia.
L’aviatore disegna tre pecore ma al bambino non piacciono: una è troppo malconcia, l’altra troppo simile a un ariete, l’ultima troppo vecchia. Allora l’uomo senza perdere la pazienza disegna una scatola e gli dice: “Dentro c’è la pecora che vuoi tu”. Al piccolo piace. Il messaggio è chiaro: i bambini sono capaci di vedere attraverso le casse, oltre le barriere fisiche, gli adulti no. E’ da qui che si parte.
 
Il principino, con la sua inconfondibile sciarpa al vento, racconta poi all’aviatore la sua storia. Gli dice di venire dall’asteroide B612, un pianeta minuscolo, infestato da terribili baobab che spera possano piacere alla pecora, così da liberarsene. Gli racconta poi il suo viaggio nello spazio e l’incontro con vari personaggi: il monarca senza sudditi che vuole comunque comandare, il vanitoso che ha bisogno di adulatori, l’ubriaco che beve per dimenticare di bere, l’uomo d’affari che compra le stelle per dimostrare di essere ricco, il lampionaio che spegne e accende continuamente lo stesso lampione o il geografo che studia tanto ma non ha mai esplorato il mondo.
 
Le frasi cult
E' nello stile però il segreto, nelle frasi pure e dritte come saette: perfette per essere trascritte sui diari scolastici, nei bigliettini dei Baci Perugina, ma anche incastonate in studi seri di psicologia infantile, perfino in qualche saggio a tema religioso, tra le note di qualche biblista. Eccone allora un assaggio: “gli adulti sono davvero stravaganti”; “ma gli occhi sono ciechi bisogna cercare con il cuore”; “ciò che fa bello il deserto… è che da qualche parte nasconde un pozzo”.
Ma l’insegnamento fondamentale è quello che la volpe dà al Piccolo Principe: “Per favore… addomesticami”. E poi spiega: “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano le cose già fatte nei negozi. Ma siccome non esistono negozi che vendono amici, gli uomini non hanno più amici. Se vuoi un amico, addomesticami”. Insomma, non serve altro per spiegare l'importanza dei legami. Gli amici hanno bisogno di cura, di tempo, di sentirsi a casa.  
 
Il simbolo della Rosa
Al centro di tutta la favola c’è una rosa che il principe ha lasciato sul suo asteroide, dalla quale è fuggito: "Ero troppo giovane per saperla amare". Solo dopo aver incontrato la volpe, il principino realizza che quella rosa è per lui l’“unica al mondo”, l'unica dalla quale vuole tornare. Per schiere di critici e lettori dietro la rosa si nasconderebbe Consuelo Saint-Exupéry, la moglie dello scrittore. Si erano conosciuti nel 1930 a Buenos Aires. Lei salvadoregna, vedova e con due matrimoni alle spalle, lui aviatore, sognatore e scrittore. Sarà un amore intenso e burrascoso: si lasceranno diverse volte ma non riusciranno a rinunciare mai completamente l’uno all’altra. 

La vita
Qualche annotazione infine sulla vita di Antoine de Saint-Exupéry. Nato a Lione in una famiglia aristocratica e cattolica, all’età di quattro anni rimane orfano di padre. Non ha passione per lo studio, ama l’arte e gli aerei. Nel 1917 subisce un altro colpo, la perdita dell’amato fratello François, di due anni più giovane.  Nella figura del Piccolo Principe diversi studiosi hanno visto un ricordo del fratello. Diventato adulto, Antoine sceglie il volo come mestiere, dopo essere stato rifiutato dalla scuola di Belle Arti, svolge il militare nell’aviazione e a 26 anni viene assunto come pilota nella compagnia Aéropostale, trasportava la posta tra Tolosa e Dakar. L’anno dopo gli viene affidato lo scalo di Cap Juby in Marocco, con il compito di recuperare i piloti caduti in volo e negoziare con i capi berberi la loro liberazione. Sempre nel 1926 pubblica il suo primo racconto, L’aviatore.  Nel 1929 uscirà il romanzo Corriere del sud, pubblicato da Gallimard, in cui di nuovo narra la sua esperienza di pilota. Viene poi mandato in missione in Argentina, dove incontra Consuelo.  Un colpo di fulmine scoppiato a un ricevimento dell’Alliance Française. Si sposeranno in Francia, lei avvolta in un abito di pizzo nero. Nel 1931 esce Volo di notte, la prefazione è niente meno che di André Gide. Il successo è enorme, vince anche il Prix Fémina, ma Saint-Exupéry sarà destinato ad essere ricordato come l’autore-aviatore, eroico e sfortunato, che ha inventato la favola più letta di tutti i tempi.
Nel 1937 parte come inviato per “L’intransigeant” e poi “Paris-Soir” a seguire la guerra civile spagnola.
Nel 1935 mentre tenta di battere il record di volo Parigi-Saigon, Saint-Exupéry precipita nel deserto libico. Marcia per tre giorni, fino a quando non arriva a soccorrerlo una carovana di beduini. Da questo episodio trarrà ispirazione per la trama del Piccolo Principe, scritto durante un periodo trascorso a New York e pubblicato negli Stati Uniti nel 1943, in americano e francese. L'anno prima era uscito Pilota di volo, in cui raccontava le prime missioni di ricognizione aerea durante la seconda guerra mondiale. 
 
Le mostre
In autunno, fa sapere la Fondazione, si terrà una doppia mostra tra Lione e Tolosa ricca di inediti sulla vita dello scrittore: Un Petit Prince parmi les Hommes (Un piccolo principe tra gli uomini). A Lione saranno esposti oggetti personali, foto e manoscritti. A Tolosa, la città in cui Saint-Exupéry divenne pilota, l’esposizione ripercorrerà l’amore dello scrittore per gli aerei, dalla una bicicletta alata che aveva da bambino all’ultimo volo a bordo di un Lightning P38 al largo del Mediterraneo, il 31 luglio 1944, aveva 44 anni. Lo scrittore  muore abbattuto da una contraerea tedesca. Per decenni la sua sparizione rimane un mistero, si fanno ipotesi di ogni tipo. Fino a quando nel 2000 viene ritrovato il relitto del suo aereo nelle acque davanti a Marsiglia. E solo due anni dopo un pilota della Luftwaffe dichiara di aver abbattuto il Lightining P38 su cui viaggiava lo scrittore innamorato del cielo.