Gabriele Finaldi: "Una Gallery più National"
Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente ANTONELLO GUERRERAMostre rimandate, distanziamento e valorizzazione della collezione. Il direttore spiega come riaprirà il celebre museo di Londra
LONDRA - La grande arte global che diventa local. Il rapporto ancora più stretto con i cittadini. Il vantaggio dei musei istituzionali nell'emergenza. Il destino delle grandi mostre. E il mistero del Salvator Mundi. Il futuro dell'arte e dei musei ai tempi del Covid 19 lo racconta a Repubblica Gabriele Finaldi, 55 anni, direttore italo-inglese della National Gallery, tra i massimi e più amati musei del mondo e di Londra, che dopo il via libera del governo Johnson riaprirà, dopo 111 giorni, mercoledì 8 luglio. Sarà la prima istituzione del genere a farlo nel Regno Unito. Novità: prenotazioni online, distanziamento di 2 metri, percorsi prestabiliti ma anche nuovi dipinti (Turner, Gainsborough) e restauri (tutto su www.nationalgallery.org.uk).
Dottor Finaldi, come cambieranno l'arte e la cultura a causa della pandemia?
"Cambierà soprattutto il pubblico. Alla National, prima dell'emergenza, avevamo quasi sei milioni di…
Dottor Finaldi, come cambieranno l'arte e la cultura a causa della pandemia?
"Cambierà soprattutto il pubblico. Alla National, prima dell'emergenza, avevamo quasi sei milioni di…
LONDRA - La grande arte global che diventa local. Il rapporto ancora più stretto con i cittadini. Il vantaggio dei musei istituzionali nell'emergenza. Il destino delle grandi mostre. E il mistero del Salvator Mundi. Il futuro dell'arte e dei musei ai tempi del Covid 19 lo racconta a Repubblica Gabriele Finaldi, 55 anni, direttore italo-inglese della National Gallery, tra i massimi e più amati musei del mondo e di Londra, che dopo il via libera del governo Johnson riaprirà, dopo 111 giorni, mercoledì 8 luglio. Sarà la prima istituzione del genere a farlo nel Regno Unito. Novità: prenotazioni online, distanziamento di 2 metri, percorsi prestabiliti ma anche nuovi dipinti (Turner, Gainsborough) e restauri (tutto su www.nationalgallery.org.uk).
Dottor Finaldi, come cambieranno l'arte e la cultura a causa della pandemia?
"Cambierà soprattutto il pubblico. Alla National, prima dell'emergenza, avevamo quasi sei milioni di visitatori all'anno, circa 15 mila, 16 mila al giorno. Ci vorrà tempo per tornare a quei livelli. Ma soprattutto cambierà il tipo di visitatori. Il 60 per cento erano stranieri. Ora dovremo puntare di più sugli autoctoni".
E ciò cosa comporterà?
"Ricollegarsi con i cittadini, lavorare di più sulle collezioni permanenti e sull'istruzione. È una sfida nuova, ma mi piace".
Già, l'arte è sempre più "local": sui social proliferano foto di persone che riscoprono musei e attrazioni dei propri Paesi.
"Esatto. Sarà interessante trovare un rapporto costante e più frequente con il pubblico. In passato, molti visitatori venivano per un weekend e non li rivedevi mai più. Ma avremo anche un'altra sfida: coinvolgere ancor più le nuove generazioni. Mediamente abbiamo un pubblico più anziano".
Nonostante la crisi scatenata dal Covid 19, i musei londinesi resteranno gratis nelle collezioni permanenti?
"Spero proprio di sì. Altrimenti sarebbe un problema. L'idea del museo come luogo pubblico è radicato nella società britannica. Queste collezioni appartengono alla nazione e alla gente, come stabilisce la National Gallery dalla fondazione nel 1824".
Le grandi mostre continueranno?
"Senza dubbio. Rimarranno uno strumento molto utile e attrattivo per i musei. Ma ci saranno meno istituzioni capaci di farlo. Perché, a causa del virus, diventeranno manifestazioni ancora più costose. I musei con un'eccellente collezione permanente, come la National, avranno un notevole vantaggio, perché in genere le grandi mostre si basano su collezioni preesistenti, come capitato a noi e alla Gemäldegalerie di Berlino per Mantegna e Bellini".
A differenza di entità come la National sostenute dallo Stato, i musei più piccoli e periferici subiranno le conseguenze più pesanti causa Covid 19?
"Purtroppo penso di sì. Come anche le "Kunsthalle", che non hanno collezioni ma organizzano mostre. Oppure pensiamo ad "art center" come il Barbican e il Southbank a Londra, che riescono a funzionare solo quando c'è grande pubblico e richiesta. Inoltre, benefattori e fondazioni faranno una revisione delle loro priorità: l'impegno della filantropia potrebbe cambiare. Ci saranno vittime".
Voi come National Gallery qualche settimana fa avete fatto un esperimento interessante: comprare spazi pubblicitari video in giro per Londra dove proiettare le opere.
"Sì, e può essere una soluzione per il futuro. Perché, in parallelo, dovremo portare sempre più l'arte alle persone, come quando abbiamo esposto Santa Caterina d'Alessandria di Artemisia Gentileschi in una scuola del Nord dell'Inghilterra e poi in un carcere del Surrey".
Causa coronavirus, cambierà anche la fruizione dell'arte da parte del visitatore, costretto a tempi, osservazione e modalità limitate.
"Purtroppo sì. E sarà impossibile condividere le emozioni di un'opera d'arte in gruppo, cosa per me fondamentale. Ma ora conta riaprire, speriamo di tornare presto alla normalità".
La tecnologia può aiutare? Google sta diffondendo i "Gigapixel" per cui si ammirano particolari straordinari di un'opera, spesso impossibili da vedere a occhio nudo in un museo.
"Se un quadro è molto più alto di te, come gli Ambasciatori di Holbein, tutto fa gioco. Ma è fondamentale osservare un'opera da vicino. Anzi, dopo il lockdown, credo che questo desiderio sia più vivo che mai".
A proposito, quale sarà il destino di attesissime mostre italiane nel 2020 alla National Gallery come Tiziano, Artemisia e Raffaello?
"Tiziano: Amore, Desiderio, Morte era stata inaugurata a metà marzo, poi abbiamo dovuto chiudere, ma sarà estesa fino al 17 gennaio 2021. Artemisia l'abbiamo prevista per il prossimo autunno, non sappiamo ancora la data precisa per alcuni prestiti in via di definizione. La rassegna di Raffaello per il cinquecentenario dalla sua morte, invece, saremo costretti a spostarla alla primavera del 2022, proprio per lo stesso motivo".
Fa ancora discutere il mistero del quadro "Salvator Mundi" attribuito a Leonardo proprio da una mostra della National Gallery nel 2011. Le tracce di quel dipinto, scomparso dopo la vendita record di Christie's, ora portano in Arabia Saudita. Lei rifarebbe quell'operazione del suo predecessore Nicholas Penny?
"Sì. Fu una scelta logica nel contesto di una rassegna su Leonardo. Le mostre possono essere anche spazi di esperimento, e per presentare ipotesi di attribuzione. Altrimenti ci occuperemmo solo di cose già fatte. Nel contesto delle due Vergini delle rocce di Leonardo (National Gallery e Louvre), ci fu opportunità di mostrare anche il Salvator Mundi e sottoporlo agli esperti, alla comunità artistica, al pubblico. Poi quel quadro ha preso una strada particolare. Ma questo scalpore si è creato dopo".
Oggi si abbattono statue, si dice che le più controverse debbano stare nei musei.
"Sono certo che i musei debbano rispondere alle ansie della società e ospitare dibattito. Ma credo che la distruzione di arte e statue non sia mai stata una cosa buona. Noi siamo sempre per dibattito e conoscenza. Mentre in alcune circostanze si agisce con ignoranza".
Dottor Finaldi, come cambieranno l'arte e la cultura a causa della pandemia?
"Cambierà soprattutto il pubblico. Alla National, prima dell'emergenza, avevamo quasi sei milioni di visitatori all'anno, circa 15 mila, 16 mila al giorno. Ci vorrà tempo per tornare a quei livelli. Ma soprattutto cambierà il tipo di visitatori. Il 60 per cento erano stranieri. Ora dovremo puntare di più sugli autoctoni".
E ciò cosa comporterà?
"Ricollegarsi con i cittadini, lavorare di più sulle collezioni permanenti e sull'istruzione. È una sfida nuova, ma mi piace".
Già, l'arte è sempre più "local": sui social proliferano foto di persone che riscoprono musei e attrazioni dei propri Paesi.
"Esatto. Sarà interessante trovare un rapporto costante e più frequente con il pubblico. In passato, molti visitatori venivano per un weekend e non li rivedevi mai più. Ma avremo anche un'altra sfida: coinvolgere ancor più le nuove generazioni. Mediamente abbiamo un pubblico più anziano".
Nonostante la crisi scatenata dal Covid 19, i musei londinesi resteranno gratis nelle collezioni permanenti?
"Spero proprio di sì. Altrimenti sarebbe un problema. L'idea del museo come luogo pubblico è radicato nella società britannica. Queste collezioni appartengono alla nazione e alla gente, come stabilisce la National Gallery dalla fondazione nel 1824".
Le grandi mostre continueranno?
"Senza dubbio. Rimarranno uno strumento molto utile e attrattivo per i musei. Ma ci saranno meno istituzioni capaci di farlo. Perché, a causa del virus, diventeranno manifestazioni ancora più costose. I musei con un'eccellente collezione permanente, come la National, avranno un notevole vantaggio, perché in genere le grandi mostre si basano su collezioni preesistenti, come capitato a noi e alla Gemäldegalerie di Berlino per Mantegna e Bellini".
A differenza di entità come la National sostenute dallo Stato, i musei più piccoli e periferici subiranno le conseguenze più pesanti causa Covid 19?
"Purtroppo penso di sì. Come anche le "Kunsthalle", che non hanno collezioni ma organizzano mostre. Oppure pensiamo ad "art center" come il Barbican e il Southbank a Londra, che riescono a funzionare solo quando c'è grande pubblico e richiesta. Inoltre, benefattori e fondazioni faranno una revisione delle loro priorità: l'impegno della filantropia potrebbe cambiare. Ci saranno vittime".
Voi come National Gallery qualche settimana fa avete fatto un esperimento interessante: comprare spazi pubblicitari video in giro per Londra dove proiettare le opere.
"Sì, e può essere una soluzione per il futuro. Perché, in parallelo, dovremo portare sempre più l'arte alle persone, come quando abbiamo esposto Santa Caterina d'Alessandria di Artemisia Gentileschi in una scuola del Nord dell'Inghilterra e poi in un carcere del Surrey".
Causa coronavirus, cambierà anche la fruizione dell'arte da parte del visitatore, costretto a tempi, osservazione e modalità limitate.
"Purtroppo sì. E sarà impossibile condividere le emozioni di un'opera d'arte in gruppo, cosa per me fondamentale. Ma ora conta riaprire, speriamo di tornare presto alla normalità".
La tecnologia può aiutare? Google sta diffondendo i "Gigapixel" per cui si ammirano particolari straordinari di un'opera, spesso impossibili da vedere a occhio nudo in un museo.
"Se un quadro è molto più alto di te, come gli Ambasciatori di Holbein, tutto fa gioco. Ma è fondamentale osservare un'opera da vicino. Anzi, dopo il lockdown, credo che questo desiderio sia più vivo che mai".
A proposito, quale sarà il destino di attesissime mostre italiane nel 2020 alla National Gallery come Tiziano, Artemisia e Raffaello?
"Tiziano: Amore, Desiderio, Morte era stata inaugurata a metà marzo, poi abbiamo dovuto chiudere, ma sarà estesa fino al 17 gennaio 2021. Artemisia l'abbiamo prevista per il prossimo autunno, non sappiamo ancora la data precisa per alcuni prestiti in via di definizione. La rassegna di Raffaello per il cinquecentenario dalla sua morte, invece, saremo costretti a spostarla alla primavera del 2022, proprio per lo stesso motivo".
Fa ancora discutere il mistero del quadro "Salvator Mundi" attribuito a Leonardo proprio da una mostra della National Gallery nel 2011. Le tracce di quel dipinto, scomparso dopo la vendita record di Christie's, ora portano in Arabia Saudita. Lei rifarebbe quell'operazione del suo predecessore Nicholas Penny?
"Sì. Fu una scelta logica nel contesto di una rassegna su Leonardo. Le mostre possono essere anche spazi di esperimento, e per presentare ipotesi di attribuzione. Altrimenti ci occuperemmo solo di cose già fatte. Nel contesto delle due Vergini delle rocce di Leonardo (National Gallery e Louvre), ci fu opportunità di mostrare anche il Salvator Mundi e sottoporlo agli esperti, alla comunità artistica, al pubblico. Poi quel quadro ha preso una strada particolare. Ma questo scalpore si è creato dopo".
Oggi si abbattono statue, si dice che le più controverse debbano stare nei musei.
"Sono certo che i musei debbano rispondere alle ansie della società e ospitare dibattito. Ma credo che la distruzione di arte e statue non sia mai stata una cosa buona. Noi siamo sempre per dibattito e conoscenza. Mentre in alcune circostanze si agisce con ignoranza".