Le ore che precedono la serata finale del premio Strega, quella che decreta il vincitore, sono le più ingannevoli. Apparentemente cala il silenzio dell’attesa, in realtà si lavora febbrilmente per racimolare gli ultimi voti, quest’anno tutti elettronici a causa della pandemia. Gianrico Carofiglio (La misura del tempo, Einaudi) e Sandro Veronesi (Il colibrì, La nave di Teseo) sono i due favoriti nella corsa al podio, un duello tra habitué, visto che entrambi hanno precedentemente vissuto esperienze stregate: Veronesi è alla sua terza partecipazione, ed ha già vinto il premio nel 2006 con Caos calmo, Carofiglio invece si è avvicinato al traguardo con Il silenzio dell’onda nel 2012.
Verso la finale
Domani (giovedì 2 luglio) sapremo chi vincerà l’edizione n.74, che verrà ricordata come l’annata del virus: uno Strega compresso dalle norme di sicurezza, giocato prevalentemente online, senza cocktail né svaghi mondani e solo in questa ultima fase con qualche incontro dal vivo: un tour concentrato e veloce tra Paestum, Benevento, San Benedetto del Tronto, Cervo, Parma. I 400 Amici della Domenica che formano la tradizionale giuria del premio in queste ore stanno continuando a votare, inviando alla Fondazione Bellonci che organizza la competizione la loro scelta: a differenza della Cinquina, dove si possono esprimere tre preferenze, stavolta bisogna puntare su un solo nome. A quelli degli Amici vanno poi aggiunti i 200 voti dei 20 Istituti italiani di cultura all’estero, i 40 lettori forti selezionati da 20 librerie indipendenti e 20 voti collettivi di biblioteche, università e circoli di lettura (un totale di 660 voti). La votazione Strega non è mai stata facile, dietro s’intreccia un labirinto di interessi e favori a buon rendere: non si vince per portarsi a casa 5 mila euro, ma per il prestigio e per le copie vendute che possono lievitare fino a cinque volte. Lo sapeva anche Maria Bellonci, che insieme al marito Goffredo inventò nell’Italia del dopoguerra questa macchina infernale. Il premio in denaro, spiegava l’acuta Bellonci, “è quasi soltanto simbolico” perché la potenza dello Strega è la “sua forza di propulsione” che moltiplica la vendita dei libri tra il pubblico, permettendo alle opere di “andare tra la gente”.
Il Toto-Strega
Cosa succederà? Ce la farà Carofiglio a portare a casa il suo primo Strega o Veronesi, come sembra probabile, conquisterà il suo secondo podio? Una riconsacrazione di Veronesi sarebbe un evento eccezionale. Nella storia dello Strega solo Paolo Volponi ha bissato, vincitore nel 1965 con La macchina mondiale e poi nel 1991 con La strada per Roma. Al momento le incognite sono molte, soprattutto dopo che la semifinale si è chiusa con un ex aequo tra lo scrittore bestsellerista Carofiglio e Valeria Parrella (Almarina, Einaudi): entrambi hanno avuto 199 voti, conquistando un secondo posto a 11 punti da Veronesi. Al primo turno Carofiglio ha potuto contare soprattutto sugli Amici, mentre Parrella è andata bene con i voti dall’estero. Per Einaudi si ripete un film già visto con due candidati in gara e il rischio di disperdere i voti. Conteranno come sempre le strategie: il gruppo Mondadori, di cui lo Struzzo fa parte, dovrà cercare di fare squadra ma potrebbe non bastare, bisognerà cercare voti altrove, andare a bussare in casa d’altri. Si svuoterà il bacino di voti di Daniele Mencarelli (Tutto chiede salvezza, Mondadori), già vincitore dello Strega Giovani? A favore di Parrella gioca inoltre la stima di cui gode tra molti scrittori votanti, che difficilmente la abbandoneranno per seguire ordini di scuderia.
C’è infine l’incognita Gian Arturo Ferrari (Ragazzo italiano), con cui Feltrinelli torna a gareggiare dopo quattro anni di letargo volontario in polemica con le regole del premio. In passato Ferrari, figura dirigenziale di spicco a Segrate e anche in Rizzoli, è stato il grande marionettista del premio. Ne conosce i segreti e le bassezze, ha qualche nemico e molti amici su cui contare ma soprattutto sembra determinato a dimostrare agli ex colleghi mondadoriani che la sua stella non ha smesso di brillare. Mordace a conquistare voto su voto ha messo a frutto il suo “capitale umano” ma non è detto che nel round finale riesca a conservare tutte le preferenze. Tra i sei finalisti, l’unico a divertirsi davvero sarà forse l’outsider Jonathan Bazzi, autore per Fandango di Febbre, rientrato in gara grazie al ripescaggio di un piccolo editore previsto dal regolamento. Bazzi potrà godersi il Ninfeo di Villa Giulia, senza l’ansia da prestazione, per gli altri non sarà altrettanto rilassante.
Appuntamento domani 2 luglio al Ninfeo di Villa Giulia, la fastosa villa romana costruita da papa Giulio III che dal 1953 ospita il premio letterario più contestato e più amato che ci sia. Lo spoglio inizierà alle 23, trasmesso in diretta su Rai 3 con la conduzione di Giorgio Zanchini, ospite speciale Corrado Augias. Solo in nottata sapremo dunque chi sarà incoronato.
I libri e gli incipit
Strana finale, dominata da storie intime e venate di malinconia, cadute dentro un mondo reale di colpo trasformato dal Covid in uno scenario fantascientifico.
Ecco le schede dei libri finalisti e degli autori (rigorosamente in ordine alfabetico):
Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango)
Storia di Jonathan, un ragazzo di periferia, colto, ironico, omosessuale che un giorno si scopre sieropositivo.
Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via.
11 gennaio 2016.
Trentun anni non ancora compiuti.
Torno dall’università: è ora di pranzo ma non ho fame.
Cos’hai?
Non mi sento tanto bene forse mi sta venendo la febbre.
Mi metto sul divano, non riesco a leggere.
La febbre mi viene.
Non va più via.
Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi)
L’avvocato Guido Guerrieri incontra una sua vecchia fiamma che lo convince a difendere in tribunale il figlio accusato di omicidio volontario. Due libri in uno: la storia di un processo e un romanzo di formazione.
- Che abbiamo oggi, Pasquale? – chiesi entrando in studio e pensando, nello stesso momento e per l’ennesima volta, che si trattava di un rituale di cui ero stanco.
-Vediamo… la Colella dovrebbe venire finalmente a pagare. Poi c’è il consulente tecnico del processo Moretti, la questione della lottizzazione; passa a prendersi le carte, ma dice che vuole parlare con lei cinque minuti. E alle sette una cliente nuova.
Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli)
La storia di un ragazzo che dall’Emilia rurale si ritrova a vivere nella Milano in fermento del dopoguerra. Un percorso a ostacoli per ritagliarsi un proprio posto nel mondo.
Andavano sgangheratamente nella notte, il bambino e la nonna, sembravano due ubriachi. La nonna che oscillava di qua e di là a ogni passo per il peso della valigia, il bambino tenuto per mano che si spenzolava dall’altra parte. Fingeva di essere prigioniero e di voler scappare, era un gioco. “Dai su,” ripeteva la nonna, “dai Ninni su, andiamo, andòm”.
Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)
Un viaggio negli abissi delle mente, attraverso l’esperienza di un giovane che viene ricoverato in un reparto psichiatrico, dove viene sottoposto a un Tso. Il romanzo ha già vinto lo Strega Giovani.
“Maria ho perso l’anima!
Aiutami Madonnina mia!
Nero e ancora nero. Questa deve essere la morte.
Maria ho perso l’anima!
Aiutami Madonnina mia!”
Odore di bruciato, sempre più forte, il calore che diventa fuoco, arde.
Spalanco gli occhi sul mondo come fosse la prima volta, a fatica riesco a tenerli aperti, ma soltanto per poco.
Valeria Parrella, Almarina (Einaudi)
Ambientato nel carcere minorile di Nisida, narra di una professoressa che insegna matematica e di un’allieva, Almarina, che le cambierà la vita.
Non saprò mai dire se è Napoli o se sono io. Se mi grava addosso tutta assieme perché sono stati giorni plumbei, pieni di paura e dubbi, e sospetto. Oppure se è davvero la vista del palazzaccio dall’altra parte del cancello, l’onda gialla che gonfia, le cupole sotto le nubi, architravi troppo pesanti, perché una donna sola possa reggerli.
Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo)
Storia di un uomo qualunque, Matteo Carrera, messo alla prova dagli eventi, che cerca di non lasciarsi travolgere e resistere a quello che la vita gli offre, dai grandi dolori a un impossibile amore assoluto.
Il quartiere Trieste di Roma è, si può ben dire, un centro di questa storia dai molti altri centri. E’ un quartiere che ha sempre oscillato tra l’eleganza e la decadenza, tra il lusso e la mediocrità, tra il privilegio e l’ordinarietà, e per adesso tanto basti: inutile descriverlo oltre, perché una sua descrizione potrebbe risultare noiosa, all’inizio della storia, addirittura controproducente.
Verso la finale
Domani (giovedì 2 luglio) sapremo chi vincerà l’edizione n.74, che verrà ricordata come l’annata del virus: uno Strega compresso dalle norme di sicurezza, giocato prevalentemente online, senza cocktail né svaghi mondani e solo in questa ultima fase con qualche incontro dal vivo: un tour concentrato e veloce tra Paestum, Benevento, San Benedetto del Tronto, Cervo, Parma. I 400 Amici della Domenica che formano la tradizionale giuria del premio in queste ore stanno continuando a votare, inviando alla Fondazione Bellonci che organizza la competizione la loro scelta: a differenza della Cinquina, dove si possono esprimere tre preferenze, stavolta bisogna puntare su un solo nome. A quelli degli Amici vanno poi aggiunti i 200 voti dei 20 Istituti italiani di cultura all’estero, i 40 lettori forti selezionati da 20 librerie indipendenti e 20 voti collettivi di biblioteche, università e circoli di lettura (un totale di 660 voti). La votazione Strega non è mai stata facile, dietro s’intreccia un labirinto di interessi e favori a buon rendere: non si vince per portarsi a casa 5 mila euro, ma per il prestigio e per le copie vendute che possono lievitare fino a cinque volte. Lo sapeva anche Maria Bellonci, che insieme al marito Goffredo inventò nell’Italia del dopoguerra questa macchina infernale. Il premio in denaro, spiegava l’acuta Bellonci, “è quasi soltanto simbolico” perché la potenza dello Strega è la “sua forza di propulsione” che moltiplica la vendita dei libri tra il pubblico, permettendo alle opere di “andare tra la gente”.
Il Toto-Strega
Cosa succederà? Ce la farà Carofiglio a portare a casa il suo primo Strega o Veronesi, come sembra probabile, conquisterà il suo secondo podio? Una riconsacrazione di Veronesi sarebbe un evento eccezionale. Nella storia dello Strega solo Paolo Volponi ha bissato, vincitore nel 1965 con La macchina mondiale e poi nel 1991 con La strada per Roma. Al momento le incognite sono molte, soprattutto dopo che la semifinale si è chiusa con un ex aequo tra lo scrittore bestsellerista Carofiglio e Valeria Parrella (Almarina, Einaudi): entrambi hanno avuto 199 voti, conquistando un secondo posto a 11 punti da Veronesi. Al primo turno Carofiglio ha potuto contare soprattutto sugli Amici, mentre Parrella è andata bene con i voti dall’estero. Per Einaudi si ripete un film già visto con due candidati in gara e il rischio di disperdere i voti. Conteranno come sempre le strategie: il gruppo Mondadori, di cui lo Struzzo fa parte, dovrà cercare di fare squadra ma potrebbe non bastare, bisognerà cercare voti altrove, andare a bussare in casa d’altri. Si svuoterà il bacino di voti di Daniele Mencarelli (Tutto chiede salvezza, Mondadori), già vincitore dello Strega Giovani? A favore di Parrella gioca inoltre la stima di cui gode tra molti scrittori votanti, che difficilmente la abbandoneranno per seguire ordini di scuderia.
C’è infine l’incognita Gian Arturo Ferrari (Ragazzo italiano), con cui Feltrinelli torna a gareggiare dopo quattro anni di letargo volontario in polemica con le regole del premio. In passato Ferrari, figura dirigenziale di spicco a Segrate e anche in Rizzoli, è stato il grande marionettista del premio. Ne conosce i segreti e le bassezze, ha qualche nemico e molti amici su cui contare ma soprattutto sembra determinato a dimostrare agli ex colleghi mondadoriani che la sua stella non ha smesso di brillare. Mordace a conquistare voto su voto ha messo a frutto il suo “capitale umano” ma non è detto che nel round finale riesca a conservare tutte le preferenze. Tra i sei finalisti, l’unico a divertirsi davvero sarà forse l’outsider Jonathan Bazzi, autore per Fandango di Febbre, rientrato in gara grazie al ripescaggio di un piccolo editore previsto dal regolamento. Bazzi potrà godersi il Ninfeo di Villa Giulia, senza l’ansia da prestazione, per gli altri non sarà altrettanto rilassante.
Appuntamento domani 2 luglio al Ninfeo di Villa Giulia, la fastosa villa romana costruita da papa Giulio III che dal 1953 ospita il premio letterario più contestato e più amato che ci sia. Lo spoglio inizierà alle 23, trasmesso in diretta su Rai 3 con la conduzione di Giorgio Zanchini, ospite speciale Corrado Augias. Solo in nottata sapremo dunque chi sarà incoronato.
I libri e gli incipit
Strana finale, dominata da storie intime e venate di malinconia, cadute dentro un mondo reale di colpo trasformato dal Covid in uno scenario fantascientifico.
Ecco le schede dei libri finalisti e degli autori (rigorosamente in ordine alfabetico):
Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango)
Storia di Jonathan, un ragazzo di periferia, colto, ironico, omosessuale che un giorno si scopre sieropositivo.
Tre anni fa mi è venuta la febbre e non è più andata via.
11 gennaio 2016.
Trentun anni non ancora compiuti.
Torno dall’università: è ora di pranzo ma non ho fame.
Cos’hai?
Non mi sento tanto bene forse mi sta venendo la febbre.
Mi metto sul divano, non riesco a leggere.
La febbre mi viene.
Non va più via.
Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi)
L’avvocato Guido Guerrieri incontra una sua vecchia fiamma che lo convince a difendere in tribunale il figlio accusato di omicidio volontario. Due libri in uno: la storia di un processo e un romanzo di formazione.
- Che abbiamo oggi, Pasquale? – chiesi entrando in studio e pensando, nello stesso momento e per l’ennesima volta, che si trattava di un rituale di cui ero stanco.
-Vediamo… la Colella dovrebbe venire finalmente a pagare. Poi c’è il consulente tecnico del processo Moretti, la questione della lottizzazione; passa a prendersi le carte, ma dice che vuole parlare con lei cinque minuti. E alle sette una cliente nuova.
Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli)
La storia di un ragazzo che dall’Emilia rurale si ritrova a vivere nella Milano in fermento del dopoguerra. Un percorso a ostacoli per ritagliarsi un proprio posto nel mondo.
Andavano sgangheratamente nella notte, il bambino e la nonna, sembravano due ubriachi. La nonna che oscillava di qua e di là a ogni passo per il peso della valigia, il bambino tenuto per mano che si spenzolava dall’altra parte. Fingeva di essere prigioniero e di voler scappare, era un gioco. “Dai su,” ripeteva la nonna, “dai Ninni su, andiamo, andòm”.
Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori)
Un viaggio negli abissi delle mente, attraverso l’esperienza di un giovane che viene ricoverato in un reparto psichiatrico, dove viene sottoposto a un Tso. Il romanzo ha già vinto lo Strega Giovani.
“Maria ho perso l’anima!
Aiutami Madonnina mia!
Nero e ancora nero. Questa deve essere la morte.
Maria ho perso l’anima!
Aiutami Madonnina mia!”
Odore di bruciato, sempre più forte, il calore che diventa fuoco, arde.
Spalanco gli occhi sul mondo come fosse la prima volta, a fatica riesco a tenerli aperti, ma soltanto per poco.
Valeria Parrella, Almarina (Einaudi)
Ambientato nel carcere minorile di Nisida, narra di una professoressa che insegna matematica e di un’allieva, Almarina, che le cambierà la vita.
Non saprò mai dire se è Napoli o se sono io. Se mi grava addosso tutta assieme perché sono stati giorni plumbei, pieni di paura e dubbi, e sospetto. Oppure se è davvero la vista del palazzaccio dall’altra parte del cancello, l’onda gialla che gonfia, le cupole sotto le nubi, architravi troppo pesanti, perché una donna sola possa reggerli.
Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo)
Storia di un uomo qualunque, Matteo Carrera, messo alla prova dagli eventi, che cerca di non lasciarsi travolgere e resistere a quello che la vita gli offre, dai grandi dolori a un impossibile amore assoluto.
Il quartiere Trieste di Roma è, si può ben dire, un centro di questa storia dai molti altri centri. E’ un quartiere che ha sempre oscillato tra l’eleganza e la decadenza, tra il lusso e la mediocrità, tra il privilegio e l’ordinarietà, e per adesso tanto basti: inutile descriverlo oltre, perché una sua descrizione potrebbe risultare noiosa, all’inizio della storia, addirittura controproducente.