Massimo Osanna: "Così cambieremo i luoghi d'arte"
di ANTONIO FERRARAGià responsabile di Pompei, è il nuovo direttore generale dei musei italiani, appena nominato da Franceschini. "Per ripartire dopo la chiusura serve più aiuto dai privati"
Dal primo settembre Massimo Osanna è il nuovo direttore generale degli istituti museali, dei monumenti e dei parchi archeologici statali. È lui il manager culturale sul quale ha deciso di puntare Dario Franceschini per la gestione della fase post-Covid. Una nomina operativa tra due mesi, ma l'uomo "che ha cambiato il volto di Pompei" (lo ha detto Franceschini) ha già in programma il suo Grand Tour, visite mirate a tutti i musei autonomi del Paese "per rivedere ciò che mi è già noto e per conoscere quanto ancora non so, con un unico obiettivo: visitare le direzioni regionali, ascoltare tutti, entrare nelle criticità e nei pregi del nostro sistema. E poi presentare un report al ministro Franceschini: il 'Piano dei Musei 4.0', che punti su risorse umane e infrastrutture materiali e immateriali". Il ministro dei Beni culturali, a conclusione della procedura avviata a giugno, ha nominato Osanna alla guida dell…
Dal primo settembre Massimo Osanna è il nuovo direttore generale degli istituti museali, dei monumenti e dei parchi archeologici statali. È lui il manager culturale sul quale ha deciso di puntare Dario Franceschini per la gestione della fase post-Covid. Una nomina operativa tra due mesi, ma l'uomo "che ha cambiato il volto di Pompei" (lo ha detto Franceschini) ha già in programma il suo Grand Tour, visite mirate a tutti i musei autonomi del Paese "per rivedere ciò che mi è già noto e per conoscere quanto ancora non so, con un unico obiettivo: visitare le direzioni regionali, ascoltare tutti, entrare nelle criticità e nei pregi del nostro sistema. E poi presentare un report al ministro Franceschini: il 'Piano dei Musei 4.0', che punti su risorse umane e infrastrutture materiali e immateriali". Il ministro dei Beni culturali, a conclusione della procedura avviata a giugno, ha nominato Osanna alla guida della direzione che coordina politiche di gestione, fruizione e comunicazione dei musei statali e ne garantisce lo sviluppo.
Il Covid ha ridotto gli incassi dei musei, la situazione non è semplice, il neo direttore punta sul privato per far fronte ai nuovi bisogni. Osanna, 57 anni, archeologo classico, professore all'Università Federico II di Napoli, nativo di Venosa, la città di Orazio e di Gesualdo, dal 2014 dirige il Parco archeologico di Pompei, incarico che potrebbe mantenere ad interim fino alla nomina entro fine anno del suo successore.
Direttore Osanna, il suo primo pensiero dopo la nomina?
"Una grande emozione, che mi ha riportato alla mente il momento nel quale, nel 2014, mi accinsi all'avventura pompeiana".
Il ministro Franceschini ha parlato di "modello Pompei". Si può estendere al sistema museale nazionale?
"Dal punto di vista gestionale, certamente. Vorrei estendere la manutenzione programmata che abbiamo sviluppato a Pompei. Ma anche mettere al centro dell'azione di tutela la ricerca sul patrimonio culturale, sulle tecniche di restauro, sulla valorizzazione e la comunicazione. E diffondere quella contaminazione tra antico e contemporaneo che ha portato in musei e siti archeologici espressioni di arte contemporanea".
Il suo incarico coincide con la fine della fase più acuta dell'emergenza Covid. Come cambierà il mondo dei musei?
"Gli scenari sono mutati, ma non solo per il virus. Si tratta di riequilibrare il sistema, c'è un calo delle entrate dei musei. Dobbiamo sempre più fare ricorso a forme di collaborazione pubblico-privato. Servono finanziamenti privati perché lo Stato non può reggere da solo, soprattutto ora, un patrimonio così esteso. E sempre più bisogna riorganizzare l'offerta attraverso la digitalizzazione".
Come si muoverà?
"Dopo un triennio di elaborazione del sistema museale nazionale fatto dal mio predecessore Antonio Lampis, i musei sono pronti per entrare nel futuro. Penso a un'attenzione alla tutela, declinata in senso contemporaneo. Come insegna l'emergenza Covid, è fondamentale la digitalizzazione del patrimonio, ma anche la inventariazione dei beni nei depositi. Quindi, due linee: efficienza amministrativa e apertura al pubblico e al territorio, coinvolgendo i cittadini. E poi, valorizzazione dei direttori e del personale di tutti i musei. Si deve andare avanti sull'autonomia indicata dalla riforma Franceschini, ma servono linee guida dal centro che armonizzino il tutto e ci rendano riconoscibili come sistema anche all'estero".
Sta pensando ai prestiti?
"I rapporti internazionali vanno coordinati dal centro: ci possiamo rapportare con i grandi musei tipo Louvre come sistema italiano invece che come singoli istituti, soprattutto nei casi di quelli più piccoli".
Il che pone il problema dei depositi di tanti musei, spesso negati al pubblico.
"Vanno aperti, considerati come archivi e biblioteche di oggetti. Basta locali polverosi dove si rischia di perdere dati preziosi. Penso a politiche di fruizione dei depositi. E a favorire la ricontestualizzazione delle opere d'arte là dove è possibile e se ci sono le condizioni di tutela e sicurezza".
Resta il tema del personale: come intende procedere?
"Il ministero ha già fatto un lavoro sulle assunzioni. Si deve proseguire. Va valorizzato il personale interno, ma serve assumere dirigenti in questa fase. E servono nuove figure professionali: penso al tema dei parchi e giardini storici, da Boboli alle Ville medicee fino a Capodimonte. Si tratta di "musei viventi" e dobbiamo adeguare la nostra organizzazione".
E i giovani, come coinvolgerli?
"Su due piani. Tramite le assunzioni, che restano sempre un obiettivo prioritario. E coinvolgendo università e centri di ricerca, ampliando gli stage in musei e parchi archeologici. Giovani creativi potrebbero essere impiegati con contratti nei vari musei".
Lei si occuperà di cinquecento musei, ma l'Italia è piena di tanti piccole collezioni negate o poco fruibili.
"Penso a una gestione dal basso, innovativa. Meglio tenere aperto un piccolo antiquarium, anche solo una volta a settimana, affidandolo ad associazioni locali o cooperative, che tenerlo chiuso destinandolo alla scomparsa. Su questo c'è molto da fare: aprirsi al territorio è decisivo".
Aprire i musei di sera in maniera stabile sarà possibile?
"Servono formule di gestione mista pubblico-privata per trovare le risorse. Ma questo è affidato alle decisioni dei direttori autonomi".
Prima di andare via da Pompei, cosa vorrebbe fare?
"Aprire il Museo archeologico di Stabia "Libero D'Orsi" nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia e il Museo diffuso di Pompei, con la sistemazione dell'Antiquarium di Amedeo Maiuri e dei Granai del Foro. E domani apre il cantiere da tre milioni di euro per il restauro completo della Casa dei Vettii: tra un anno la fine dei lavori. Vado a Roma, ma Pompei la porterò nel cuore per sempre".
Il Covid ha ridotto gli incassi dei musei, la situazione non è semplice, il neo direttore punta sul privato per far fronte ai nuovi bisogni. Osanna, 57 anni, archeologo classico, professore all'Università Federico II di Napoli, nativo di Venosa, la città di Orazio e di Gesualdo, dal 2014 dirige il Parco archeologico di Pompei, incarico che potrebbe mantenere ad interim fino alla nomina entro fine anno del suo successore.
Direttore Osanna, il suo primo pensiero dopo la nomina?
"Una grande emozione, che mi ha riportato alla mente il momento nel quale, nel 2014, mi accinsi all'avventura pompeiana".
Il ministro Franceschini ha parlato di "modello Pompei". Si può estendere al sistema museale nazionale?
"Dal punto di vista gestionale, certamente. Vorrei estendere la manutenzione programmata che abbiamo sviluppato a Pompei. Ma anche mettere al centro dell'azione di tutela la ricerca sul patrimonio culturale, sulle tecniche di restauro, sulla valorizzazione e la comunicazione. E diffondere quella contaminazione tra antico e contemporaneo che ha portato in musei e siti archeologici espressioni di arte contemporanea".
Il suo incarico coincide con la fine della fase più acuta dell'emergenza Covid. Come cambierà il mondo dei musei?
"Gli scenari sono mutati, ma non solo per il virus. Si tratta di riequilibrare il sistema, c'è un calo delle entrate dei musei. Dobbiamo sempre più fare ricorso a forme di collaborazione pubblico-privato. Servono finanziamenti privati perché lo Stato non può reggere da solo, soprattutto ora, un patrimonio così esteso. E sempre più bisogna riorganizzare l'offerta attraverso la digitalizzazione".
Come si muoverà?
"Dopo un triennio di elaborazione del sistema museale nazionale fatto dal mio predecessore Antonio Lampis, i musei sono pronti per entrare nel futuro. Penso a un'attenzione alla tutela, declinata in senso contemporaneo. Come insegna l'emergenza Covid, è fondamentale la digitalizzazione del patrimonio, ma anche la inventariazione dei beni nei depositi. Quindi, due linee: efficienza amministrativa e apertura al pubblico e al territorio, coinvolgendo i cittadini. E poi, valorizzazione dei direttori e del personale di tutti i musei. Si deve andare avanti sull'autonomia indicata dalla riforma Franceschini, ma servono linee guida dal centro che armonizzino il tutto e ci rendano riconoscibili come sistema anche all'estero".
Sta pensando ai prestiti?
"I rapporti internazionali vanno coordinati dal centro: ci possiamo rapportare con i grandi musei tipo Louvre come sistema italiano invece che come singoli istituti, soprattutto nei casi di quelli più piccoli".
Il che pone il problema dei depositi di tanti musei, spesso negati al pubblico.
"Vanno aperti, considerati come archivi e biblioteche di oggetti. Basta locali polverosi dove si rischia di perdere dati preziosi. Penso a politiche di fruizione dei depositi. E a favorire la ricontestualizzazione delle opere d'arte là dove è possibile e se ci sono le condizioni di tutela e sicurezza".
Resta il tema del personale: come intende procedere?
"Il ministero ha già fatto un lavoro sulle assunzioni. Si deve proseguire. Va valorizzato il personale interno, ma serve assumere dirigenti in questa fase. E servono nuove figure professionali: penso al tema dei parchi e giardini storici, da Boboli alle Ville medicee fino a Capodimonte. Si tratta di "musei viventi" e dobbiamo adeguare la nostra organizzazione".
E i giovani, come coinvolgerli?
"Su due piani. Tramite le assunzioni, che restano sempre un obiettivo prioritario. E coinvolgendo università e centri di ricerca, ampliando gli stage in musei e parchi archeologici. Giovani creativi potrebbero essere impiegati con contratti nei vari musei".
Lei si occuperà di cinquecento musei, ma l'Italia è piena di tanti piccole collezioni negate o poco fruibili.
"Penso a una gestione dal basso, innovativa. Meglio tenere aperto un piccolo antiquarium, anche solo una volta a settimana, affidandolo ad associazioni locali o cooperative, che tenerlo chiuso destinandolo alla scomparsa. Su questo c'è molto da fare: aprirsi al territorio è decisivo".
Aprire i musei di sera in maniera stabile sarà possibile?
"Servono formule di gestione mista pubblico-privata per trovare le risorse. Ma questo è affidato alle decisioni dei direttori autonomi".
Prima di andare via da Pompei, cosa vorrebbe fare?
"Aprire il Museo archeologico di Stabia "Libero D'Orsi" nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia e il Museo diffuso di Pompei, con la sistemazione dell'Antiquarium di Amedeo Maiuri e dei Granai del Foro. E domani apre il cantiere da tre milioni di euro per il restauro completo della Casa dei Vettii: tra un anno la fine dei lavori. Vado a Roma, ma Pompei la porterò nel cuore per sempre".