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Henri Cartier-Bresson 

Una certa idea dell'Italia

Un manifesto a più voci ispirato dall’editore Carmine Donzelli per ripensare il nostro futuro dopo la crisi del coronavirus
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Quando il Washington Post ha messo in prima pagina una fotografia del borgo di San Fele, mai toccato dal Covid 19 — nemmeno tremila abitanti, provincia di Potenza — si è ricaricato l’eterno stupore per le risorse dell’Italia lontana dai centri. La bellezza del paesaggio, le cascate, la rete sociale salda. Molti novantenni, qualche centenario, pochissimi giovani: potrebbe sembrare un luogo immobile, non lo è. E soprattutto, c’è spazio per immaginare, per inventare. Geografia commossa dell’Italia interna, come la chiama il paesologo Franco Arminio: un cuore acceso, un margine tutto fuorché marginale, la dimensione stratificata in cui è possibile cogliere un rapporto diverso fra presente e passato, rielaborare i nessi fra spazio pubblico e funzioni democratiche.

La posta in gioco del Maniesto per riabitare l’Italia (Donzelli) è impegnativa. Un volume fitto di voci e di domande: nel 2020 ha senso parlare …
Quando il Washington Post ha messo in prima pagina una fotografia del borgo di San Fele, mai toccato dal Covid 19 — nemmeno tremila abitanti, provincia di Potenza — si è ricaricato l’eterno stupore per le risorse dell’Italia lontana dai centri. La bellezza del paesaggio, le cascate, la rete sociale salda. Molti novantenni, qualche centenario, pochissimi giovani: potrebbe sembrare un luogo immobile, non lo è. E soprattutto, c’è spazio per immaginare, per inventare. Geografia commossa dell’Italia interna, come la chiama il paesologo Franco Arminio: un cuore acceso, un margine tutto fuorché marginale, la dimensione stratificata in cui è possibile cogliere un rapporto diverso fra presente e passato, rielaborare i nessi fra spazio pubblico e funzioni democratiche.

La posta in gioco del Maniesto per riabitare l’Italia (Donzelli) è impegnativa. Un volume fitto di voci e di domande: nel 2020 ha senso parlare di tre Italie — nord, centro e sud? Ha ancora senso polarizzare città e campagna? E se proprio la crisi sanitaria fosse un’occasione per liberarsi di schemi che, nei fatti, già non funzionano più? L’epidemia da Covid 19 ha assegnato una nuova rilevanza alla dimensione locale: «Non è solo la rivincita delle aree marginali rispetto a quelle centrali, è anche — spiega il sociologo Rocco Sciarrone — quella delle città rispetto alle regioni. E, come osservato da molti, è anche la rivincita dello Stato».

Si parte, come il titolo del libro indica, da un manifesto: quello elaborato da Domenico Cersosimo e Carmine Donzelli come approdo di un ampio e articolato confronto con istituzioni, dipartimenti universitari, centri di ricerca, associazioni territoriali. Una battaglia intellettuale e civile «per una nuova e più consapevole autorappresentazione dell’Italia contemporanea, che metta nel giusto valore il significato e il peso di quelle parti del paese che soffrono di particolari difficoltà, e che al tempo stesso costituiscono inesplorate opportunità di coesione, di eguaglianza, di benessere».

Si tratta di «invertire lo sguardo» per cogliere un’immagine diversa e aggregata dell’Italia, in cui saltano le indiscusse funzioni direzionali dei centri e la subalternità delle aree interne, dei margini, delle periferie. Tanto più alla luce della debolezza che le “eccellenze metropolitane” hanno manifestato nel corso dell’epidemia da coronavirus, e della difficoltà sempre più marcata che fanno i centri urbani nel produrre aggregazione sistemica e integrazione sociale. Un’autentica “crisi di egemonia”: lo specchio di una più generale criticità del modello di sviluppo lineare e progressivo novecentesco, mentre «cresce la forbice delle diseguaglianze, che si presentano sempre di più come asimmetrie di opportunità, e sempre più si legano alle disarticolazioni dei territori» e il modello urbano misura le proprie crescenti difficoltà.

Gli autori del manifesto sgombrano il campo dal possibile equivoco su istanze localiste («C’è bisogno di grandi politiche nazionali, non solo per i territori marginalizzati, ma a partire da quelli») e individuano responsabilità politiche e amministrative: troppo a lungo, partiti, istituzioni pubbliche, soggetti collettivi della rappresentanza «hanno progressivamente rinunciato a leggere e promuovere il cambiamento, affidandosi piuttosto ai miti di una società non organizzabile, perché “liquida”, di una superiorità delle politiche avulse dai contesti, “cieche ai luoghi”». E invece quei luoghi vanno osservati, e osservati il più possibile da vicino, vanno esplorati. Ne va recuperata, fuori dai cliché, la ricchezza territoriale, antropologica, sociale e culturale.

Così un Paese si rigenera: non basta riqualificare, occorre ricostruire le economie locali, lavorare sull’innovazione a base culturale, favorire i processi di riuso del patrimonio, l’agricoltura sociale, le pratiche di gestione condivisa dei beni, le nuove forme di partnership pubblico-privato.

Manifesto per riabitare l’Italia è arricchito da una serie di parole-chiave — da “abbandoni” a “confini”, da “diseguaglianze” a “scuola” — e dagli interventi di Sciarrone, già citato, cui si aggiungono quelli di Tomaso Montanari, Gabriele Pasqui, Gianfranco Viesti e Nadia Urbinati. Che mette l’accento sulla locuzione “vita locale”: non l’equivalente di isolamento o degrado, ma «centro pulsante da cui si sprigionava sia il rapporto con il mondo largo che il tessuto di relazioni di riconoscimento etico e politico».
Spezzando il legame tra locale e nazionale, insistendo sulla parola “territorio” come luogo di intervento manageriale o operativo, a metà strada tra federalismo campanilistico e centralizzazione localistica, si è smarrita la dimensione della vita locale come “vita civile partecipata”.

Casuale ma significativo che la parola “persona”, nei capitoli finali del libro, sia posta fra “patrimonio” e “politiche”, creando quindi una sequenza (e una connessione) di tre lemmi decisivi: «Nelle zone interne da riabitare — scrive l’antropologo Pietro Clemente — si manifestano dei confini nuovi, dei nuovi possibili “gruppi in fusione”. Luoghi dove si può sperimentare un’idea equilibrata, dinamica, relazionale di persona e qualche nucleo di una forma culturale nuova ma legata alla dimensione più antica della terra».


Il libro
Manifesto per riabitare l’Italia di autori vari (Donzelli, a cura di Domenico Cersosimo e Carmine Donzelli, pagg. 594, euro 32)