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Il dilemma del Salone

Una fiera a novembre, fondi da sbloccare, incognite sulle regole, editori prudenti. Sono le ore decisive per decidere se il libro può ripartire da Torino
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Ttorino
Il “popolo” del Salone del Libro è diviso fra chi, orfano dell’edizione di maggio, vorrebbe recuperare con un appuntamento autunnale, dalla formula incerta, e chi invece è titubante, in particolare gli editori. «Sarebbe bellissimo poterlo fare - sottolinea l’ad di Mondadori Libri Trade, Enrico Selva Coddè - per noi Torino è importante, ma in questa fase è molto complesso».

Il presidente della Regione, Alberto Cirio, spinge per non saltare l’anno, nonostante l’emergenza sanitaria per il Covid. Questione a cui si sono aggiunti problemi economici: da mesi sono stati sospesi i pagamenti dello staff del Salone, a partire dal direttore Nicola Lagioia, e sono stati bloccati i contratti con collaboratori e fornitori. E sarà questo il primo punto all’ordine del giorno del vertice di oggi tra Regione Piemonte, Città di Torino, Circolo dei Lettori e Associazione “Torino, Citt&agr…
Ttorino
Il “popolo” del Salone del Libro è diviso fra chi, orfano dell’edizione di maggio, vorrebbe recuperare con un appuntamento autunnale, dalla formula incerta, e chi invece è titubante, in particolare gli editori. «Sarebbe bellissimo poterlo fare - sottolinea l’ad di Mondadori Libri Trade, Enrico Selva Coddè - per noi Torino è importante, ma in questa fase è molto complesso».

Il presidente della Regione, Alberto Cirio, spinge per non saltare l’anno, nonostante l’emergenza sanitaria per il Covid. Questione a cui si sono aggiunti problemi economici: da mesi sono stati sospesi i pagamenti dello staff del Salone, a partire dal direttore Nicola Lagioia, e sono stati bloccati i contratti con collaboratori e fornitori. E sarà questo il primo punto all’ordine del giorno del vertice di oggi tra Regione Piemonte, Città di Torino, Circolo dei Lettori e Associazione “Torino, Città del Libro”, gli organizzatori privati che detengono il marchio Salone del Libro di Torino con la società Salone Libro.

Se si scioglierà il nodo economico - la Regione assicura che entro 15 giorni verranno trasferiti i soldi al Circolo dei Lettori - si passerà al tema evento. Cosa fare? Quando? Con che formula? «So che ci sono sensibilità diverse - dice il governatore Alberto Cirio - ma il Salone del Libro va fatto. È fondamentale per la promozione: così si tiene un faro acceso sul Piemonte». L’assessore alla Cultura della giunta Appendino, Francesca Leon, per evitare di essere iscritta nel partito dei titubanti, fa sapere «che anche il Comune è pronto a farlo, nessuno frena». 

Le sfumature però non mancano. L’uomo della macchina organizzativa, il presidente dell’associazione Torino, Città del Libro, Silvio Viale sottolinea che «è necessario capire quali saranno le regole: ad oggi siamo ancora con un limite di 200 persone al chiuso e di mille all’aperto. Cosa succederà con il rinnovo dello stato d’emergenza?». Poi c’è il nodo fondi: «Siamo pronti a raccogliere qualsiasi sfida - dice - abbiamo però la necessità che vengano siglati i contratti e risolti i problemi dei mancati pagamenti che bloccano la squadra organizzativa». Punto su cui non mostra ansie il presidente del Circolo dei Lettori, Giulio Biino, che sembra più preoccupato da un altro aspetto: «Che cosa faranno gli editori? Quale sarà la formula migliore?».
L’associazione degli editori, l’Aie, ha deciso di cancellare a dicembre a Roma “Più libri più liberi”, anche se aderirà a “Insieme”, evento pensato all’aperto dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio a ottobre. Parteciperà con uno stand collettivo al Salone di Francoforte, anche per compensare l’assenza quasi totale dei singoli editori. Su Torino, però, il presidente Ricardo Franco Levi, non vuole esprimersi: «Vediamo cosa decideranno, non voglio prendere posizione per non condizionare nessuno. Si tratta di decisioni delicate che devono essere prese senza interferenze».

Tra i singoli editori prevale la prudenza. In casa Mondadori, editrice che non parteciperà a Francoforte con un suo stand, considerano la situazione difficile. «Torino è un Salone di grandissima importanza per noi - sottolinea ancora Selva (Mondadori), - sarebbe bellissimo poterlo fare, sarebbe il modo migliore per prendere gli autori e i libri e riportarli al grande pubblico. Sarebbe auspicabile, ma lo vedo ragionevolmente complesso in questa fase. Si possono fare eventi diversi, all’aperto o in luoghi particolari, che non sono però il Salone storico che conosciamo da anni». Una posizione condivisa da altri gruppi. «Partecipare al Salone di Torino? Ci rifletterei attentamente, non lo darei per scontato, così come ho fatto per Francoforte», dice Stefano Mauri, che guida il gruppo Gems. «Bisogna vedere come evolverà la crisi sanitaria. Se il Covid si dovesse trasformare in una sorta di varicella la situazione potrebbe cambiare. Bisogna poi ragionare sulle risorse: meglio risparmiare per investire di più nel 2021?». Si punta il dito sulle regole, soprattutto al chiuso: «Non è una scelta che dipende dal singolo editore, ma dalle norme», rimarca Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli. «Con i paletti attuali non ci sono le condizioni per fare il Salone che conosciamo, ma se la situazione dovesse cambiare nulla vieta di individuare una formula. Feltrinelli è disposta a fare tutto ciò che si può fare per sostenere il libro e il Salone, rispettando però i limiti».

Più possibilista Elisabetta Sgarbi, direttore generale La nave di Teseo e direttore artistico Milanesiana. «Confido che si faccia», dice. E aggiunge: «Sosterremo l’iniziativa, non possiamo sottrarci alla responsabilità di ridare slancio a iniziative culturali in presenza fisica. Ci saranno difficoltà, ma deve essere ferma la volontà di ripartire. Il Salone è parte della vita delle case editrici». Gli editori indipendenti dell’Adei con il presidente Marco Zapparoli confidano nella «creatività del Salone:  siamo favorevoli, se ci saranno le condizioni, a un’edizione ponte, una formula all’aperto in stile Portici di carta».