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La Tate Modern riparte con Warhol

Il museo di Londra finalmente riapre, ma sarà accessibile solo su prenotazione e con una nuova segnaletica. E ritorna il re della Pop Art
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LONDRA - Lunedì riapre la Tate Modern ed è una boccata d'aria per tutti. Il museo più popolare di Gran Bretagna, che l'anno scorso ha superato per la prima volta il British Museum come numero di visitatori, spalanca di nuovo le porte dopo i mesi di chiusura imposti dal coronavirus. L'accesso rimane gratuito, tranne che per le mostre ad hoc, ma sono cambiate le regole d'ingresso: chiunque deve prenotare online un orario nell'arco del quale effettuare la visita, a terra ci sono percorsi guidati per non mescolarsi fra chi entra e chi esce, ogni sala conduce a un caffè, un negozio e una toilette.

"Non abbiamo mai avuto tanto bisogno di visioni artistiche di questo genere", afferma il critico d'arte del Guardian introducendo la riapertura del museo sulla riva meridionale del Tamigi, che fa seguito a quella già avvenuta della National Gallery. Gran parte della migliore arte moderna, scrive Jonathan Jones, è stata c…
LONDRA - Lunedì riapre la Tate Modern ed è una boccata d'aria per tutti. Il museo più popolare di Gran Bretagna, che l'anno scorso ha superato per la prima volta il British Museum come numero di visitatori, spalanca di nuovo le porte dopo i mesi di chiusura imposti dal coronavirus. L'accesso rimane gratuito, tranne che per le mostre ad hoc, ma sono cambiate le regole d'ingresso: chiunque deve prenotare online un orario nell'arco del quale effettuare la visita, a terra ci sono percorsi guidati per non mescolarsi fra chi entra e chi esce, ogni sala conduce a un caffè, un negozio e una toilette.

"Non abbiamo mai avuto tanto bisogno di visioni artistiche di questo genere", afferma il critico d'arte del Guardian introducendo la riapertura del museo sulla riva meridionale del Tamigi, che fa seguito a quella già avvenuta della National Gallery. Gran parte della migliore arte moderna, scrive Jonathan Jones, è stata concepita in tempi di crisi e di paura, fra guerre, dittature e disoccupazione di massa. E dunque la Tate Modern è forse più adatta di altre istituzioni culturali ad offrire ispirazione e sollievo in tempi incerti e difficili come questi della pandemia da Covid-19.

Per l'occasione, la riapertura lancia due esibizioni di straordinario interesse: una rassegna personale su Andy Warhol, "per riesaminare la straordinaria vita e l'opera della superstar della pop art", che resterà aperta fino al 15 novembre prossimo; e una nuova installazione di Kara Walker, "Fons Americanus", parodia gigante di una fontana dell'era vittoriana, la cui satira sembra particolarmente appropriata all'indomani del grande dibattito sulle statue abbattute di schiavisti e razzisti. Poi ci sono naturalmente le collezioni permanenti. Il Guardian suggerisce due tappe per cominciare: "Three Dancers", danza macabra di Picasso, un capolavoro del 1925, e il "Cannibalismo autunnale" di Salvador Dalí, riflesso della guerra civile spagnola del 1936. Ma la scelta, alla Tate, è ovviamente molto più ampia. Dal ragno gigante di Louise Bourgeois in poi, sono vent'anni che il museo istituzionale britannico dell'arte moderna non finisce di provocare e stupire. E quando scompare la normalità, come succede nel mondo d.C. (dopo Coronavirus), l'arte moderna può offrire conforto e soccorso.