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Eva Kant e Diabolik 

Eva Kant. L’origine del mondo

La compagna di Diabolik e il suo oscuro passato sono al centro di un albo speciale e di un film già candidato a diventare cult. Parlano l’editore Mario Gomboli e il regista Marco Manetti
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Eva Kant, bellissima, esce dall’acqua della piscina sospirando di soddisfazione. Intorno a lei un paesaggio naturale rigoglioso ma impossibile da localizzare. Eva si avvicina a Diabolik che sta esaminando una mappa. Il prossimo colpo si fa in Sudafrica e lui, questa volta, dovrà partire da solo. Lei ha deciso di non seguirlo: troppi ricordi la inseguirebbero tra Città del Capo e dintorni. Ma non ci sono problemi. Perché, spiega Eva con i suoi pensieri: «lui rispetta i miei segreti… come io rispetto i suoi!».

È questo l’inizio di Io sono Eva, l’albo ora in edicola che, scritto da Mario Gomboli e Tito Faraci e disegnato da Giuseppe Palumbo con Matteo Buffagni, racconta cosa le accadde dopo la terribile esperienza nel collegio di Morben. Allora arrivò in Sudafrica senza documenti, senza soldi, senza un futuro. È ancora una Eva senza Diabolik e per avere informazioni inedite sul loro incontro (raccontato per l…
Eva Kant, bellissima, esce dall’acqua della piscina sospirando di soddisfazione. Intorno a lei un paesaggio naturale rigoglioso ma impossibile da localizzare. Eva si avvicina a Diabolik che sta esaminando una mappa. Il prossimo colpo si fa in Sudafrica e lui, questa volta, dovrà partire da solo. Lei ha deciso di non seguirlo: troppi ricordi la inseguirebbero tra Città del Capo e dintorni. Ma non ci sono problemi. Perché, spiega Eva con i suoi pensieri: «lui rispetta i miei segreti… come io rispetto i suoi!».

È questo l’inizio di Io sono Eva, l’albo ora in edicola che, scritto da Mario Gomboli e Tito Faraci e disegnato da Giuseppe Palumbo con Matteo Buffagni, racconta cosa le accadde dopo la terribile esperienza nel collegio di Morben. Allora arrivò in Sudafrica senza documenti, senza soldi, senza un futuro. È ancora una Eva senza Diabolik e per avere informazioni inedite sul loro incontro (raccontato per la prima volta nel celebre terzo albo del 1963) dovremo attendere il film di Marco e Antonio Manetti, scritto con Michelangelo La Neve e, ancora, Mario Gomboli. Del film si sa ancora poco: ambientato negli anni Sessanta, vedrà la città di Clerville in subbuglio per le imprese del re del terrore e anche per l’arrivo in città di Lady Kant, un’affascinante ereditiera che porta con sé un famoso diamante rosa. Eva sarà interpretata da Miriam Leone, Luca Marinelli è Diabolik e Valerio Mastandrea l’ispettore Ginko.

Mario Gomboli è da sempre collaboratore delle sorelle Giussani, ed ora editore delle storie del re del terrore: come nasce il progetto di “Io sono Eva”?
«Da un’idea di Andrea Artusi e Mirko Zilio, intenzionati a scrivere un romanzo che riempisse un “buco” nella sua biografia. Un bel progetto che, però, non ha trovato sbocco e allora con Tito Faraci l’abbiamo rimaneggiato per trasformarlo in un’avventura a fumetti».

Perché è così intrigante scoprire il passato dei personaggi?
«I personaggi della diabolika saga hanno personalità complesse, evidentemente frutto di esperienze drammatiche anche lontane nel tempo. Episodi cui, saltuariamente e concisamente, già le sorelle Giussani accennarono nelle loro storie senza mai approfondire. Così “mi intriga”, questo lavoro di indagine (perché non si possono contraddire gli accenni di cui sopra) e di fantasia, perché altrimenti non ci sarebbe divertimento. Né per me né per i lettori».

Quali rischi si corrono?
«Ciò che si ignora ha comunque un’affascinante aura di mistero. Per questo non tutto viene detto (ignoriamo ancora, infatti, le origini familiari di Diabolik, ad esempio): un briciolo di curiosità insoddisfatta deve assolutamente sopravvivere alle rivelazioni».

In che maniera Eva rappresentava l’alter ego delle Giussani?
«In maniera bipolare. Perché era proiezione del carattere di Angela, forte e determinata, ma anche di Luciana, più timida e introversa. Ma questo non fa del personaggio una figura contraddittoria quanto più ”umana”, più simile a una persona vera, nella quale sia possibile immedesimarsi».

Marco Manetti, qual è il fascino di Eva?
«Sono un lettore di Diabolik dalle scuole elementari, da sempre affascinato e innamorato di Eva Kant, perché Eva rappresenta l’unicità di Diabolik. Mentre lui è un personaggio nato sotto l’ispirazione di altri eroi come Fantomas, la grande originalità sta proprio nella presenza di lei, sua complice, sua pari. Con lui la fidanzata dell’eroe smette di essere una subordinata, una sottomessa. E sicuramente in tutto questo c’entra il fatto che quelle di Diabolik sono le prime storie del genere raccontate da scrittrici, da donne».

Leggeva Diabolik alle elementari, ma per molti ragazzi era una lettura proibita!
«Siamo nati in una famiglia molto libera. I nostri genitori ci facevano leggere tutto quello che volevamo. Anche i fumetti per adulti. E abbiamo sempre amato i disegnatori di fumetti vietati come Zora la vampira (cui abbiamo dedicato il titolo di un nostro film) e Biancaneve. In pochi conosciamo i loro nomi: Birago Balzano e Leone Frollo».

Sulle pagine di Diabolik le sorelle Giussani fecero una campagna a favore del divorzio, anche se Eva e Diabolik sono fedelissimi.
«È una coppia di veri innamorati, monogami e fedeli. Ma la loro non è una fedeltà fatta di rinunce e sacrifici: Diabolik ha occhi solo per Eva ed Eva solo per Diabolik. Quello di
Angela Giussani con Gino Sansoni fu il primo divorzio italiano in cui la moglie era più ricca del marito: era lei a pagargli gli alimenti. Le Giussani anche nella vita erano delle super donne».

Perché con Gomboli avete scelto per il film di concentrare la vostra attenzione sul primo incontro tra Eva e Diabolik?
«Noi da sempre abbiamo sognato di fare un film su Diabolik e sempre abbiamo dato per scontato il fatto che il famoso albo numero 3, con quel magico incontro, fosse la storia giusta».

Nel film del 1968, Mario Bava la buttava sul comico, come hanno fatto molti registi del passato portando i fumetti sul grande schermo. Voi ripeterete questo errore?
«No. Non so se è un errore, probabilmente lo è anche per me, però posso dirle che noi Diabolik lo prendiamo molto sul serio».