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Pier Paolo Pasolini con la madre Susanna (1971) 

Pasolini, gli occhi del figlio

In mostra a Casarsa gli scatti con i quali il fotografo Sandro Becchetti immortalò nel 1971 lo scrittore insieme alla madre Susanna: il suo volto serio e a tratti cupo muta solo quando incontra lo sguardo di lei, lasciandosi andare a teneri sorrisi
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Il fotografo Sandro Becchetti parlava con tutti, ma il giorno in cui incontrò Pierpaolo Pasolini e la madre Susanna Colussi un silenzio carico di emozioni ebbe il sopravvento.

Oggi di quel tempo trascorso insieme nell’appartamento all’Eur di Roma rimangono alcune immagini in bianco e nero che esprimono la complessità di una figura centrale del Novecento. Quegli scatti che hanno immortalato la complicità viscerale tra madre e figlio e lo sguardo penetrante del poeta, scrittore e regista seduto nel salotto di casa, sono esposti fino all’11 ottobre nel Centro Studi Pasolini di Casarsa, in provincia di Pordenone, nella mostra “Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo di Sandro Becchetti: frammenti di una narrazione”, a cura di Valentina Gregori. Le immagini di Pasolini sono accompagnate da quelle degli amici più cari, da Federico Fellini a Dacia Maraini, passando per Giuseppe Ungaretti.
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Il fotografo Sandro Becchetti parlava con tutti, ma il giorno in cui incontrò Pierpaolo Pasolini e la madre Susanna Colussi un silenzio carico di emozioni ebbe il sopravvento.

Oggi di quel tempo trascorso insieme nell’appartamento all’Eur di Roma rimangono alcune immagini in bianco e nero che esprimono la complessità di una figura centrale del Novecento. Quegli scatti che hanno immortalato la complicità viscerale tra madre e figlio e lo sguardo penetrante del poeta, scrittore e regista seduto nel salotto di casa, sono esposti fino all’11 ottobre nel Centro Studi Pasolini di Casarsa, in provincia di Pordenone, nella mostra “Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo di Sandro Becchetti: frammenti di una narrazione”, a cura di Valentina Gregori. Le immagini di Pasolini sono accompagnate da quelle degli amici più cari, da Federico Fellini a Dacia Maraini, passando per Giuseppe Ungaretti.


Nel 1971 il fotografo, già famoso per i suoi servizi, lavora per Il Messaggero diretto da Alessandro Perrone che ha istituito nel 1968 il primo ufficio grafico con Piergiorgio Maoloni e Pasquale Prunas. La redazione gli commissiona un servizio su Pasolini che, in quel momento, abita in via Eufrate 9 all’Eur, ha 49 anni e si è già distinto per le sue raccolte poetiche come Le ceneri di Gramsci o Poesia in forma di rosa; i suoi romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta e i suoi film che puntualmente scandalizzano l’Italia di quegli anni.

«Mio marito stimava senza riserve Pasolini, oggetto di tantissime discussioni tra noi per la sua celebre poesia Il Pci ai giovani! che lui difendeva a spada a tratta» racconta Gianna Bellavia, compagna dal 1962 del fotografo mancato nel 2013 a 78 anni. «Sandro era un uomo colto e preparato che parlava con tutti e non si faceva remore nel dire quello che pensava, ma quel pomeriggio quando tornò mi disse che in pratica non avevano scambiato una parola. Quel servizio gli confermò un’idea che aveva di Pasolini, quella di un uomo con una forte timidezza umana nei rapporti pubblici che si traduceva in una sorta di freddezza e distanza».


Tuttavia, quello sguardo in apparenza gelido si scioglie quando è con Susanna, la madre che diventa Maria nel film Il Vangelo secondo Matteo, quella che gli rimane sempre accanto, fino all’omicidio avvenuto a Ostia, il 2 novembre 1975. Il volto serio e a tratti cupo del Pasolini ritratto da solo, muta quando incontra lo sguardo della madre, lasciandosi andare a teneri sorrisi che restituiscono quell’umanità che nei suoi ritratti sembra inaccessibile. Becchetti non si fermava alla forma, ma scattava solo quando coglieva la sostanza: «Le sue foto fanno sempre riferimento all’attività culturale del personaggio che ritrae» prosegue Bellavia. «Chiese lui a Pasolini di tenere in mano il libro Le ceneri di Gramsci perché, chi conosceva le sue opere, sapeva che era un testo fondamentale».


La mostra, come ha detto la neo presidente Flavia Leonarduzzi, testimonia l’impegno del Centro di Casarsa - la casa della famiglia Colussi dove Pasolini visse stabilmente dal 1942 al 1949 - di approfondire la sua figura. Le foto diventano così l’occasione per vederlo con la madre Susanna e la cugina Graziella Chiarcossi, seduto sulla scrivania di legno in mezzo ai suoi libri o davanti al camino con le mani intrecciate. Il silenzio in cui la testimonianza prende forma non è vuoto. Il Pasolini ritratto è una persona elegante e controllata, ma nei primi piani quegli occhi neri scintillano, lasciando intravedere quel fuoco che sprigiona nelle sue opere e che brilla vicino a Susanna alla quale dedicò la celebre Supplica a mia madre: «Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore».