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Manuela, Francesca, Nicoletta e Paola della libreria Assaggi di Roma
  

Che fenomeno queste piccole librerie

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Viaggio tra i librai che dopo il lockdown hanno registrato i risultati migliori: fino al 60 per cento. “Ha pagato il rapporto diretto con i lettori e la loro gratitudine. È la riscoperta della gentilezza”
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Ci hanno creduto, non hanno mollato, sono saliti sulle biciclette trasformandosi in corrieri ambulanti, hanno usato i social come mai avevano fatto prima e ora raccolgono il frutto della loro tenacia. Sono i librai resilienti che fino a due mesi fa sembravano persi, serrande abbassate, previsioni funeste e oggi festeggiano vendite sopra a ogni aspettativa. E c’è chi ci dice: «È un nuovo Natale». Questa è la storia di Davide che va in soccorso di Golia, è la riscossa delle librerie di quartiere, dei punti vendita di provincia, degli indipendenti abituati a destreggiarsi tra mille difficoltà.

Sono loro stavolta a dare energia al mercato librario, mentre continuano a soffrire le grandi librerie dei centri storici svuotati, quelle negli empori commerciali o nelle stazioni ferroviarie povere di turisti. Edoardo Scioscia, amministratore delegato della catena Libraccio conferma: «A Roma perdiamo il 20% mentre vanno in controtendenza…
Ci hanno creduto, non hanno mollato, sono saliti sulle biciclette trasformandosi in corrieri ambulanti, hanno usato i social come mai avevano fatto prima e ora raccolgono il frutto della loro tenacia. Sono i librai resilienti che fino a due mesi fa sembravano persi, serrande abbassate, previsioni funeste e oggi festeggiano vendite sopra a ogni aspettativa. E c’è chi ci dice: «È un nuovo Natale». Questa è la storia di Davide che va in soccorso di Golia, è la riscossa delle librerie di quartiere, dei punti vendita di provincia, degli indipendenti abituati a destreggiarsi tra mille difficoltà.

Sono loro stavolta a dare energia al mercato librario, mentre continuano a soffrire le grandi librerie dei centri storici svuotati, quelle negli empori commerciali o nelle stazioni ferroviarie povere di turisti. Edoardo Scioscia, amministratore delegato della catena Libraccio conferma: «A Roma perdiamo il 20% mentre vanno in controtendenza Lecco e Rovigo». Abbiamo voluto raccogliere le storie di alcuni librai, farci raccontare che cosa è successo dopo il lockdown. Questo è il loro diario della ripartenza.

I dati dell’Aie
Il mercato inizia a respirare, lo dicono i dati diffusi dall’Associazione italiana editori: dopo aver perso nei mesi di chiusura il 70 per cento, ora le librerie respirano, registrando dall’inizio di giugno punte del +2,5 nelle vendite. L’altra buona notizia è che si è dimezzata la perdita del fatturato: dal -20 per cento (363 milioni di euro da gennaio al 18 aprile) si è passati al -11 (533 milioni di euro). «Ci sono luci e ombre e le luci sono a favore dei librai di paese», dice Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione librai italiani (Ali), proprietario di una libreria a San Bonifacio, in provincia di Verona. La sua storia conferma le statistiche: «Anche la mia libreria ha registrato a giugno un più 20 per cento. È una piccola fiammella di speranza, certo, ma bisogna crederci. Aiuta i librai indipendenti anche la nuova legge del libro». Entrata in vigore il 25 marzo in piena emergenza virus, la legge limita il tetto degli sconti alla soglia del 5 per cento.

L’euforia della ripartenza
Non che gli strascichi della chiusura non siano pesanti, ma si può ricominciare a progettare. Aldo Addis, figlio d’arte che gestisce a Sassari la libreria Koinè-Ubik, sente che il seme coltivato nei giorni della paura ora sta fiorendo: «Durante il lockdown abbiamo portato i libri nelle case della gente e quelle stesse persone ora stanno ricambiando la visita. In maniera festosa, è il loro modo di ringraziarci. In poco più di un mese abbiamo aumentato i ricavi del 30 per cento». La stessa allegria è nelle parole di Veronica Manfrotto, proprietaria con le sorelle della libreria Palazzo Roberti a Bassano del Grappa, un edificio nobiliare settecentesco che meriterebbe da solo il viaggio: «Abbiamo l’impressione che ci sia una sorta di euforia, come se la ritrovata libertà ci avesse fatto riscoprire i piaceri, tra cui la lettura. Non ho mai visto i clienti andare via come in questi giorni con pile di libri in mano. Le vendite sono incrementate del 22 per cento».

Ricorre nei racconti dei librai la descrizione di una gioia liberatoria quasi postbellica. Fabio Masi, che gestisce più librerie tra Camogli, Genova, Milano e Ventotene, descrive scene simili: «Qui alla libreria Ultima spiaggia di Ventotene arrivano e fanno scorta di romanzi. È come se temessero una nuova ondata di contagio». Vittorio Graziani della Centofiori di Milano, zona Porta Venezia, ricorda la fila alla riapertura come il momento più emozionante della fase due: «Erano fuori sul marciapiede e aspettavano per entrare. Il virus ci ha fatto riscoprire la vita di quartiere».

Dai social agli scaffali
Una delle storie più belle la racconta Serena Casini, energica quarantenne della Libreria Volante di Lecco infaticabile durante il lockdown: «Organizzavo incontri su Google Meet per non perdere terreno e leggevo favole in diretta. Mi ha commosso Alice, una bambina di tre anni che mi seguiva in video, quando alla riapertura si è presentata con un mio ritratto. Mi aveva disegnata: ero io con i miei capelli a zazzera. Ho appeso quel foglietto tra gli scaffali». La Libreria Volante, ci dice Serena, sta guadagnando un 50 per cento sulle vendite dello scorso anno. Lo stesso incremento, anche con punte del 60, lo ha registrato Assaggi, una delle librerie cult di Roma, quartiere popolare di San Lorenzo, dove in genere vanno a studiare gli studenti e dove le presentazioni dei libri non sono mai deserte. Ora anche Assaggi sta ripartendo e lo fa, come racconta Anna Parisi, non dimenticando chi ha dato una mano: «Siamo stati supportati da tutti. Durante il lockdown preparavamo i pacchetti di libri e li lasciavamo all’edicolante di zona, Alessandro, che si era offerto di aiutarci».

Una rete di generosità che ha premiato i quartieri e i piccoli centri. Incredibile il racconto di Rimedia Deffenu, proprietaria della Ghibellina di Pisa, libreria storica nel cuore della città con affaccio sui portici: «Una cliente ha insistito per lasciarci un buono da 70 euro che aveva ricevuto in regalo». Non sono storie isolate, tutt’altro. Paola Di Stefano della libreria Carta Bianca di Bazzano (Bologna) non dimentica il sostegno dei vicini: «L’enoteca a fianco al nostro negozio si è inventata una serata con hamburger + libro per sostenerci. L’abbiamo chiamata Book & Burger (sorride). E i contadini biologici mettevano i nostri libri nelle cassette della verdura che portavano nelle case». È la riscoperta della gentilezza, così la chiama Nicoletta Maldini, libraia di Trame a Bologna: «Un tassista si è offerto di consegnare i libri in giro per noi. Gli ho detto: voglio pagarti. E lui: è il mio karma, non mi devi niente».

La strategia vincente
Infine due parole sugli editori che hanno indovinato la strategia puntando su titoli forti. I libri che stanno dando ossigeno alla ripresa sono per tutti gli stessi. Primo fra tutti Riccardino. Pubblicato da Sellerio il 16 luglio, l’ultimo Montalbano ha venduto più di 68 mila copie con il primo volume e oltre 23 mila con l’altro (dati Gfk della settimana tra il 13 luglio e il 19 luglio). Gli altri titoli sono quelli da top ten: Il colibrì di Sandro Veronesi, L’enigma della camera 622 di Joël Dicker, La misura del tempo di Gianrico Carofiglio, Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin. Secondo Maria Laterza della storica libreria barese è l’estate il periodo migliore per un libraio, quando i lettori arrivano con la loro lista dei desideri: «L’empatia che si crea non ha prezzo».