Bergman-Rossellini, scandalosa Stromboli
Emilano Morreale , di EMILIANO MORREALENel 1949 l'attrice svedese sbarca nell'isola per girare il film del regista italiano. Scoppia un amore intenso e burrascoso testimoniato dalle immagini del grande fotoreporter Federico Patellani, ora raccolte in un volume
Il set di Stromboli, terra di Dio è una delle più famose e avventurose della storia del cinema italiano. Il regista più importante del neorealismo italiano, Roberto Rossellini, è corteggiato da Hollywood, e riesce a farsi finanziare un film da girare in una selvaggia isola delle Eolie dal proprietario della RKO, il miliardario aviatore Howard Hughes (proprio quello che Leonardo DiCaprio interpreterà in The Aviator). Soprattutto, viene contattato dalla diva più famosa del momento, Ingrid Bergman, che lavora con lui al progetto e accetta di seguirlo sull'isola per girare il film da protagonista.
Ma questo è solo l'inizio. Rossellini e la Bergman sbarcano a Stromboli il 10 aprile del 1949, accolti dai fotografi. Sull'isola non ci sono luce né telefoni né servizi, Bergman alloggia nell'unica casa con i servizi interni. E ben presto si spargono le voci su una crescente simpatia tra regista e attrice: prima un g…
Ma questo è solo l'inizio. Rossellini e la Bergman sbarcano a Stromboli il 10 aprile del 1949, accolti dai fotografi. Sull'isola non ci sono luce né telefoni né servizi, Bergman alloggia nell'unica casa con i servizi interni. E ben presto si spargono le voci su una crescente simpatia tra regista e attrice: prima un g…
Il set di Stromboli, terra di Dio è una delle più famose e avventurose della storia del cinema italiano. Il regista più importante del neorealismo italiano, Roberto Rossellini, è corteggiato da Hollywood, e riesce a farsi finanziare un film da girare in una selvaggia isola delle Eolie dal proprietario della RKO, il miliardario aviatore Howard Hughes (proprio quello che Leonardo DiCaprio interpreterà in The Aviator). Soprattutto, viene contattato dalla diva più famosa del momento, Ingrid Bergman, che lavora con lui al progetto e accetta di seguirlo sull'isola per girare il film da protagonista.
Ma questo è solo l'inizio. Rossellini e la Bergman sbarcano a Stromboli il 10 aprile del 1949, accolti dai fotografi. Sull'isola non ci sono luce né telefoni né servizi, Bergman alloggia nell'unica casa con i servizi interni. E ben presto si spargono le voci su una crescente simpatia tra regista e attrice: prima un giornale americano, poi Tempo con un servizio di Lamberti Sorrentino. E infine, il settimanale romano manda a Stromboli il fotoreporter più grande di tutti, Federico Patellani, il grande narratore dell'Italia del dopoguerra.
I suoi scatti sono ora raccolti in un elegante libretto, Stromboli 1949, pubblicato da Humboldt Books (18 euro). E a guardare queste foto si rimane ammirati. Perché Patellani, coraggiosamente, decide di scavalcare la cronaca e il gossip.
Guarda la fotogallery
Da subito, infatti, era chiaro che Rossellini e la Bergman, entrambi sposati (e lui, per giunta, anche in piena relazione con Anna Magnani) stavano insieme. Un gruppo di giovani aristocratici siciliani, scottati dalle promesse mancate di Rossellini, che aveva progettato un film con loro, decide di girare nell'isola vicina di Vulcano un titolo rivale, che sarà interpretato da Anna Magnani (anche lei desiderosa di vendetta nei confronti del compagno che l'ha appena lasciata per la Bergman).
I produttori americani bombardano la Bergman di lettere, mandano emissari e addirittura sull'isola arriva il marito di Ingrid. Un'estate di fuoco (le riprese di Stromboli e di Vulcano terminano quasi insieme, ai primi di agosto), una storia raccontata più volte, tra l'altro in un appassionante libro di Antonio Anile intitolato La guerra dei vulcani.
In tutto questo, Patellani fa del suo reportage un grande racconto di un luogo e di un tempo (come farà, qualche anno dopo, per la Matera set della Lupa di Lattuada). "A Stromboli nascono un film e un idillio", titolava la copertina di Tempo il servizio del suo precessore Sorrentino: Patellani invece scosta l'obiettivo, allarga il quadro, mette attrice, regista e troupe a confronto con il materiale umano e paesaggistico. In questo prosegue idealmente l'idea di Rossellini stesso, che si era lasciato conquistare dalla forza dei luoghi, e attua una propria personale versione di quella pratica neorealista che il critico André Bazin definiva l'"amalgama", ossia l'incontro magico tra un attore professionista e altri presi dalla strada.
Le immagini risultano così illuminanti per cogliere il metodo di Rossellini, la sua ispirazione, in una magica consonanza: anche il regista romano, infatti, andava in cerca di attimi perfetti, stava in agguato di una realtà che (con più di una sfumatura religiosa, in lui) si manifestasse come un premio alla libertà e all'ostinazione dello sguardo.
Ma questo è solo l'inizio. Rossellini e la Bergman sbarcano a Stromboli il 10 aprile del 1949, accolti dai fotografi. Sull'isola non ci sono luce né telefoni né servizi, Bergman alloggia nell'unica casa con i servizi interni. E ben presto si spargono le voci su una crescente simpatia tra regista e attrice: prima un giornale americano, poi Tempo con un servizio di Lamberti Sorrentino. E infine, il settimanale romano manda a Stromboli il fotoreporter più grande di tutti, Federico Patellani, il grande narratore dell'Italia del dopoguerra.
I suoi scatti sono ora raccolti in un elegante libretto, Stromboli 1949, pubblicato da Humboldt Books (18 euro). E a guardare queste foto si rimane ammirati. Perché Patellani, coraggiosamente, decide di scavalcare la cronaca e il gossip.
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Da subito, infatti, era chiaro che Rossellini e la Bergman, entrambi sposati (e lui, per giunta, anche in piena relazione con Anna Magnani) stavano insieme. Un gruppo di giovani aristocratici siciliani, scottati dalle promesse mancate di Rossellini, che aveva progettato un film con loro, decide di girare nell'isola vicina di Vulcano un titolo rivale, che sarà interpretato da Anna Magnani (anche lei desiderosa di vendetta nei confronti del compagno che l'ha appena lasciata per la Bergman).
I produttori americani bombardano la Bergman di lettere, mandano emissari e addirittura sull'isola arriva il marito di Ingrid. Un'estate di fuoco (le riprese di Stromboli e di Vulcano terminano quasi insieme, ai primi di agosto), una storia raccontata più volte, tra l'altro in un appassionante libro di Antonio Anile intitolato La guerra dei vulcani.
In tutto questo, Patellani fa del suo reportage un grande racconto di un luogo e di un tempo (come farà, qualche anno dopo, per la Matera set della Lupa di Lattuada). "A Stromboli nascono un film e un idillio", titolava la copertina di Tempo il servizio del suo precessore Sorrentino: Patellani invece scosta l'obiettivo, allarga il quadro, mette attrice, regista e troupe a confronto con il materiale umano e paesaggistico. In questo prosegue idealmente l'idea di Rossellini stesso, che si era lasciato conquistare dalla forza dei luoghi, e attua una propria personale versione di quella pratica neorealista che il critico André Bazin definiva l'"amalgama", ossia l'incontro magico tra un attore professionista e altri presi dalla strada.
Le immagini risultano così illuminanti per cogliere il metodo di Rossellini, la sua ispirazione, in una magica consonanza: anche il regista romano, infatti, andava in cerca di attimi perfetti, stava in agguato di una realtà che (con più di una sfumatura religiosa, in lui) si manifestasse come un premio alla libertà e all'ostinazione dello sguardo.