Professor thriller
di ALESSANDRA DE TOMMASIÁlvaro Morte mette da parte “La casa di carta” che gli ha dato la fama per dedicarsi alla storia misteriosa di una spedizione che al Polo Sud si trasforma in giallo: dove sono finiti tutti? In arrivo la serie tv "The head"
Álvaro Morte ci vede rosso. Di nuovo. Stavolta niente tuta con maschera di Dalì, però. L’ha indossata ne La casa di carta (di cui ha appena ricominciato le riprese della stagione 5 a Madrid), ma solo una volta: il Professore lascia, d’altronde, il “lavoro sporco” al resto della banda.
Si avvolge della stessa gradazione scarlatta – una coincidenza? – anche in The Head, la nuova serie tv nata dalla creatività dell’israeliano Ran Telem (Homeland), un survival thriller in sei episodi con dialoghi in inglese e danese, girato in Islanda e dal 5 agosto su Amazon Prime Video. La divisa d’ordinanza stavolta è un giaccone da sci imbottito per far fronte alle temperature del Polo Sud. Fa parte della stazione internazionale Polaris VI, una struttura circondata da neve e ghiacci, dove un manipolo di scienziati cerca di combattere i cambiamenti climatici. No, non è lui a guidare la spedizione, ma il bio…
Si avvolge della stessa gradazione scarlatta – una coincidenza? – anche in The Head, la nuova serie tv nata dalla creatività dell’israeliano Ran Telem (Homeland), un survival thriller in sei episodi con dialoghi in inglese e danese, girato in Islanda e dal 5 agosto su Amazon Prime Video. La divisa d’ordinanza stavolta è un giaccone da sci imbottito per far fronte alle temperature del Polo Sud. Fa parte della stazione internazionale Polaris VI, una struttura circondata da neve e ghiacci, dove un manipolo di scienziati cerca di combattere i cambiamenti climatici. No, non è lui a guidare la spedizione, ma il bio…
Álvaro Morte ci vede rosso. Di nuovo. Stavolta niente tuta con maschera di Dalì, però. L’ha indossata ne La casa di carta (di cui ha appena ricominciato le riprese della stagione 5 a Madrid), ma solo una volta: il Professore lascia, d’altronde, il “lavoro sporco” al resto della banda.
Si avvolge della stessa gradazione scarlatta – una coincidenza? – anche in The Head, la nuova serie tv nata dalla creatività dell’israeliano Ran Telem (Homeland), un survival thriller in sei episodi con dialoghi in inglese e danese, girato in Islanda e dal 5 agosto su Amazon Prime Video. La divisa d’ordinanza stavolta è un giaccone da sci imbottito per far fronte alle temperature del Polo Sud. Fa parte della stazione internazionale Polaris VI, una struttura circondata da neve e ghiacci, dove un manipolo di scienziati cerca di combattere i cambiamenti climatici. No, non è lui a guidare la spedizione, ma il biologo Arthur Wilde (John Lynch) benché anche in questo caso il suo Ramón Lazaro sia asociale, al limite dello spettro. Lavora come cuoco, cita Thomas Jefferson, legge Stephen King e adora i filosofi greci, anche se dai pettorali a vista e dalle camice sgargianti non si direbbe. Se ne sta spesso sulle sue, ma reagisce subito alle provocazioni perché ha un segreto da nascondere e qualche scheletro nell’armadio (come s’intuisce dal cellulare criptato che non perde mai di vista). «Il giallo – spiega il 45enne attore spagnolo – è uno dei generi che preferisco, se poi ci si mescola qualche pizzico di puro terrore e qualche giochino psicologico allora, con la sceneggiatura giusta, si può davvero raccontare una storia di spessore. E questa mi è parsa fin da subito un’avventura da non lasciarsi scappare, anche perché con il regista Jorge Dorado ho già lavorato ne Il molo rosso e fin dal primo ciak tra di noi è scattata una forte sintonia, poi rafforzata da una grande rispetto».
La routine del gruppo di cervelloni si trasforma presto in una scena del delitto tra i ghiacci quando il comandante estivo Johan Berg (Alexandre Willaume) scopre - durante il cambio di stagione che qui arriva ogni sei mesi – tutti i membri della squadra morti o dispersi, compresa la moglie Annika (Laura Bach), di cui non si trova traccia. «Io lo vedo come un classico di Agatha Christie ma in salsa moderna – continua il protagonista – e in mio favore ha girato il fatto di essere arrivato sul set per ultimo, quattro settimane dopo gli altri, per via degli incastri con le riprese de La casa di carta. Quindi nessuno aveva idea di chi fosse Ramón, un autentico puzzle vivente. Basta guardarlo: ha un passo pesante, si presenta come un duro e sembra persino più piazzato di me, che in effetti sono piuttosto magrolino».
La caccia all’uomo o alla donna colpevole è ufficialmente aperta e si svolge su vari piani temporali, per riscostruire i giorni precedenti all’arrivo di Berg e le dinamiche – spesso piuttosto ambigue – all’interno della base, tra litigi, tradimenti e segreti. Sotto la superficie bianca e immacolata dell’Antartide si celano oscuri misteri, che lasciano scie e tracce di sangue ovunque, e si dipanano con studiata lentezza, lasciando crescere la suspence con un ritmo sempre misurato (eppure incalzante) puntata dopo puntata.
Una vicenda in continua evoluzione, quindi, ma incastonata in una cornice ieratica, il Polo, che porta in primo piano il tema del surriscaldamento globale, caro anche all’attore: «Mi spaventa molto – aggiunge – il pianeta che stiamo lasciando alle nuove generazioni. Basti pensare alla quantità di plastica che produciamo, eppure sembra che ciascuno si preoccupi solo del proprio orticello e non di chi abbia di fronte. Ci giriamo dall’altra parte, ecco perché parlarne in progetti come questi può fare la differenza. Guardarci attorno ci permette di capire i nostri errori e al tempo stesso ci permette di considerarci per quello che siamo, tutti umani e con gli stessi diritti».
Si avvolge della stessa gradazione scarlatta – una coincidenza? – anche in The Head, la nuova serie tv nata dalla creatività dell’israeliano Ran Telem (Homeland), un survival thriller in sei episodi con dialoghi in inglese e danese, girato in Islanda e dal 5 agosto su Amazon Prime Video. La divisa d’ordinanza stavolta è un giaccone da sci imbottito per far fronte alle temperature del Polo Sud. Fa parte della stazione internazionale Polaris VI, una struttura circondata da neve e ghiacci, dove un manipolo di scienziati cerca di combattere i cambiamenti climatici. No, non è lui a guidare la spedizione, ma il biologo Arthur Wilde (John Lynch) benché anche in questo caso il suo Ramón Lazaro sia asociale, al limite dello spettro. Lavora come cuoco, cita Thomas Jefferson, legge Stephen King e adora i filosofi greci, anche se dai pettorali a vista e dalle camice sgargianti non si direbbe. Se ne sta spesso sulle sue, ma reagisce subito alle provocazioni perché ha un segreto da nascondere e qualche scheletro nell’armadio (come s’intuisce dal cellulare criptato che non perde mai di vista). «Il giallo – spiega il 45enne attore spagnolo – è uno dei generi che preferisco, se poi ci si mescola qualche pizzico di puro terrore e qualche giochino psicologico allora, con la sceneggiatura giusta, si può davvero raccontare una storia di spessore. E questa mi è parsa fin da subito un’avventura da non lasciarsi scappare, anche perché con il regista Jorge Dorado ho già lavorato ne Il molo rosso e fin dal primo ciak tra di noi è scattata una forte sintonia, poi rafforzata da una grande rispetto».
La routine del gruppo di cervelloni si trasforma presto in una scena del delitto tra i ghiacci quando il comandante estivo Johan Berg (Alexandre Willaume) scopre - durante il cambio di stagione che qui arriva ogni sei mesi – tutti i membri della squadra morti o dispersi, compresa la moglie Annika (Laura Bach), di cui non si trova traccia. «Io lo vedo come un classico di Agatha Christie ma in salsa moderna – continua il protagonista – e in mio favore ha girato il fatto di essere arrivato sul set per ultimo, quattro settimane dopo gli altri, per via degli incastri con le riprese de La casa di carta. Quindi nessuno aveva idea di chi fosse Ramón, un autentico puzzle vivente. Basta guardarlo: ha un passo pesante, si presenta come un duro e sembra persino più piazzato di me, che in effetti sono piuttosto magrolino».
La caccia all’uomo o alla donna colpevole è ufficialmente aperta e si svolge su vari piani temporali, per riscostruire i giorni precedenti all’arrivo di Berg e le dinamiche – spesso piuttosto ambigue – all’interno della base, tra litigi, tradimenti e segreti. Sotto la superficie bianca e immacolata dell’Antartide si celano oscuri misteri, che lasciano scie e tracce di sangue ovunque, e si dipanano con studiata lentezza, lasciando crescere la suspence con un ritmo sempre misurato (eppure incalzante) puntata dopo puntata.
Una vicenda in continua evoluzione, quindi, ma incastonata in una cornice ieratica, il Polo, che porta in primo piano il tema del surriscaldamento globale, caro anche all’attore: «Mi spaventa molto – aggiunge – il pianeta che stiamo lasciando alle nuove generazioni. Basti pensare alla quantità di plastica che produciamo, eppure sembra che ciascuno si preoccupi solo del proprio orticello e non di chi abbia di fronte. Ci giriamo dall’altra parte, ecco perché parlarne in progetti come questi può fare la differenza. Guardarci attorno ci permette di capire i nostri errori e al tempo stesso ci permette di considerarci per quello che siamo, tutti umani e con gli stessi diritti».