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Salman Rushdie 

Rushdie contro Twitter: "Via i messaggi falsi col mio nome"

Lo scrittore si rivolge direttamente al fondatore Jack Dorsey. Motivo del contendere: i messaggi islamofobi a sua (falsa) firma che circolano indisturbati
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Stanco di veder circolare frasi islamofobe a lui attribuite e con tanto di suo ritratto annesso, lo scrittore angloindiano Salman Rushdie, 73 anni, ormai da tempo residente negli Stati Uniti, si è rivolto direttamente al fondatore di Twitter, Jack Dorsey: "Non ho scritto da nessuna parte che obiettivo dell'Islam è 'distruggere intere nazioni con azioni terroristiche, le esplosioni di bombe, la crescita demografica, le rivolte e la jihad'. Si tratta di una fake news. @Twitter, @jack per favore prendete nota e rimuovete i tweet dov'è contenuta".  

E pazienza se per ora non ha avuto risposta: c'è da star certi che non si arrenderà. D'altronde, è dal settembre 2011 che il celebre autore, vincitore del Booker Prize con un libro complesso come I figli della Mezzanotte, ha scelto di comunicare con i suoi fan pure attraverso gli striminziti 140 caratteri del social dell'uccellino. Ne conosce, insomma, beniss…
Stanco di veder circolare frasi islamofobe a lui attribuite e con tanto di suo ritratto annesso, lo scrittore angloindiano Salman Rushdie, 73 anni, ormai da tempo residente negli Stati Uniti, si è rivolto direttamente al fondatore di Twitter, Jack Dorsey: "Non ho scritto da nessuna parte che obiettivo dell'Islam è 'distruggere intere nazioni con azioni terroristiche, le esplosioni di bombe, la crescita demografica, le rivolte e la jihad'. Si tratta di una fake news. @Twitter, @jack per favore prendete nota e rimuovete i tweet dov'è contenuta".  

E pazienza se per ora non ha avuto risposta: c'è da star certi che non si arrenderà. D'altronde, è dal settembre 2011 che il celebre autore, vincitore del Booker Prize con un libro complesso come I figli della Mezzanotte, ha scelto di comunicare con i suoi fan pure attraverso gli striminziti 140 caratteri del social dell'uccellino. Ne conosce, insomma, benissimo i meccanismi. E sebbene abbia più volte ribadito che è giusto criticare l'Islam, di sicuro non ha nessuna voglia, oggi, di rinvigorire l'astio dei fanatici nei suoi confronti per qualcosa che non a detto. Tanto meno a trent'anni dalla fatwa emessa nel 1989 dell'ayatollah Khomeini dopo la pubblicazione di quei Versi satanici che gli valsero l'attenzione mondiale: e la conseguente accusa di blasfemia per il modo in cui rivisitava l'islamismo in chiave satirica, che portò a mettere sulla sua testa una taglia da 3 milioni di dollari. 

Da tempo, dunque, è polemicamente critico verso il modo in cui i social media fanno transitare le informazioni, senza alcuna verifica delle fonti: e allo stesso tempo pronte a bastonare chiunque si permetta di esprimere un  giudizio non conforme al pensiero generale. E proprio per questo, un mese fa, ha firmato insieme ad altri 150 intellettuali, la lettera pubblicata su Harper's Bazar  dove si denunciava chiaramente "il clima d'intolleranza per le opinioni diverse, l'abitudine alla gogna pubblica e l'ostracismo" che in America ormai restringe sempre di più la possibilità di dibattere. Chiedendo di "preservare la condizioni di essere in disaccordo in buona fede". Discutere e criticare sì. Mentire mai. Tanto più che purein passato si è espresso spesso contro le "fake news", attaccando perfino la Casa Bianca, accusandola di usare l'informazione digitale come un'arma contro la verità.