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foto di Manuel Palmieri 

Seducimi con l'Extraliscio

A sorpresa, Elisabetta Sgarbi spiazza tutti e porta a Venezia un film da lei diretto con un titolo che è già un programma: "Si ballerà finché entra la luce dell'alba - Extraliscio punk da balera". È un atto d'amore dedicato alla musica ma non solo, è il racconto di un mondo. Che parte dagli Sgarbi 'Ballarin' e arriva a un'orchestra incredibile
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È già musica il canto dei grilli. Arriva dall’ombra del cortile della casa-museo di Ro Ferrarese dove si trova Elisabetta Sgarbi. Che, non si sa come, nel tempo libero inesistente lasciato dall’organizzazione del festival La Milanesiana e dalla casa editrice La nave di Teseo, da lei fondata con Umberto Eco e altri amici uniti da una precisa visione, ha fatto anche un film. Un film che parla di musica. Ma non solo. È più un quadro, nel modo in cui sapeva 'dipingere' Edmondo Berselli però con la poesia affogata nella nebbia di Luigi Ghirri (a cui, non a caso, aveva dedicato un altro lavoro: Deserto rosa).

La musica di "si ballerà finché entra la luce dell'alba" ha ritmo di ballo liscio che si stende in spazi onirici tra la Via Emilia e il West di Francesco Guccini e le voci della luna di Ermanno Cavazzoni. Che, non a caso, di questo film è il Virgilio, che porta alla scoperta di qualcosa che abbia…
È già musica il canto dei grilli. Arriva dall’ombra del cortile della casa-museo di Ro Ferrarese dove si trova Elisabetta Sgarbi. Che, non si sa come, nel tempo libero inesistente lasciato dall’organizzazione del festival La Milanesiana e dalla casa editrice La nave di Teseo, da lei fondata con Umberto Eco e altri amici uniti da una precisa visione, ha fatto anche un film. Un film che parla di musica. Ma non solo. È più un quadro, nel modo in cui sapeva 'dipingere' Edmondo Berselli però con la poesia affogata nella nebbia di Luigi Ghirri (a cui, non a caso, aveva dedicato un altro lavoro: Deserto rosa).

La musica di "si ballerà finché entra la luce dell'alba" ha ritmo di ballo liscio che si stende in spazi onirici tra la Via Emilia e il West di Francesco Guccini e le voci della luna di Ermanno Cavazzoni. Che, non a caso, di questo film è il Virgilio, che porta alla scoperta di qualcosa che abbiamo tutti nella memoria, un ballo popolare e gioioso ma qui anche avvolto da un mistero alla David Lynch a dargli una tinta più oscura e un cuore selvaggio. Perché gli Extraliscio, di cui il film narra in maniera visionaria la storia, non sono semplicemente una band: sono mondi che si incontrano. Il passato glorioso dell'orchestra di liscio di Secondo Casadei che, con la benedizione della figlia Riccarda, si mette a dialogare con la sperimentazione musicale del multistrumentista e produttore Mirco Mariani (qui potete leggere la sua storia). Bisogna vedere questo film però per capire come si possa realizzare questo inaspettato connùbio tra figure iconiche della tradizione romagnola come Moreno "il Biondo", re del clarinetto e leggendario capo-orchestra di Casadei con l'improvvisazione della chitarra di Mirco. Che a un certo punto è come se dilatasse il tempo e lo spazio, quel deragliamento onirico del "no hay banda" che troviamo nel magico Club Silencio di Mulholland Drive. E allora, mentre tutto è immobile, ecco il raggio di luce che illumina Mauro Ferrara, l'Alain Delon della della Romagna, quando incomincia a cantare: la sua è la voce di Romagna mia nel mondo, parla a parti della nostra memoria che neanche sapevamo di avere.

"I capelli neri, lo sguardo magnetico, Mauro Ferrara incarna talmente la tradizione che in questo contesto diventa punk: è il punk che ha fatto il giro partendo dal liscio e che in questo contesto ritrova la sua essenza", spiega Mirco. Che aggiunge nel film: "Il punk da balera l'ha inventato lui".
E quella del punk da balera è un'essenza sensuale e selvaggia come quella del rock'n'roll e come tutto ciò che è vero: storie di "zingari" che suonano 365 giorni l'anno, sangue romagnolo, storie incredibili, donne straordinarie come Riccarda o come Roberta Cappelletti che guidano orchestre o come la giovane Anna Maria Allegretti "Baby Moira", voce femminile degli Extraliscio di cui "sono tutti innamorati".


"La prima ripresa è una citazione di Shining -con le dovute proporzioni- perché entro in questi corridoi della Cà del ballo di Ravenna rossi, gialli, tutti colorati fino a un balcone stile Hoverlook Hotel dove Ermanno Cavazzoni nomina Mauro e si vede Moreno, dice Moreno e si vede Moira", spiega Elisabetta Sgarbi. "No hai banda, appunto". Musica come mistero, come sensualità, avventura, vita: "Mia mamma era romagnola così tutto questo è diventato centralissimo per me. Ecco perché in questo film, pur non parlando di me, di me c'è molto: nei luoghi, nelle visioni sul delta del fiume, nei racconti di mio padre che mi ha insegnato a ballare il valzer. Io ascoltavo i racconti e mi lasciavo prendere dalla loro poesia".

Ma come è nata l’idea di fare questo film?  
 "Una intuizione. Poi ho passato il resto del tempo a srotolarla e cercare di capirla. Ho iniziato spinta dal desiderio di capire quale storia ci fosse dietro la generosità e la gioia di fare musica di questo gruppo". 
 
Ho visto che nei crediti finali c’è una dedica, credo molto importante: “A mia madre Rina che ha ballato”: quali sono stati i suoi primi ricordi legati al liscio? Che cosa era per lei questa musica?  
"Ricordi personali, nel senso di esperienze vissute, non ne ho. Ma racconti sì, tanti. Di mio padre e di mia madre. Mio padre è uno Sgarbi. Gli Sgarbi, a Stienta, dove lui è cresciuto, erano più d’uno. E, per distinguersi o per vezzo, avevano dei soprannomi: gli Sgarbi di mio padre erano “gli Sgarbi Ballarin”. E mio padre, che era un bel ragazzo, asciutto, elegante e ballava bene. Mia madre aveva molti 'filarini'; cioè di ragazzi che le facevano il filo. 'Il racconto' era che durante la guerra il questore violò il coprifuoco per un ballo con “la Rina” mia madre. Insomma, il ballo, la seduzione hanno nutrito il mio lessico familiare". 
 
All’inizio invece, se non sbaglio, appare Francesco Cattini, manager di Battiato e fa… il manager! Come è nata l’idea di farlo recitare? L’ho trovata una piccola chicca molto divertente…  
 "Franz Cattini lo conosco da tanti anni, ha questa aria generalesca, occhi di ghiaccio, castiganti. Fa il paio con Mario Andreose (curatore delle opere di Umberto eco e presidente de La nave di Teseo), altro paio di occhi azzurri, severissimi. Erano perfetti nella parte del manager e del discografico che, con scetticismo, conducono l'audizione. E poi hanno già recitato: Battiato nei suoi film amava far fare dei camei a persone con cui aveva uno stretto rapporto. Io per esempio in Perduto amor ho interpretato l’editrice del giovane Battiato. È importante, almeno per me, avere nel set dei punti fermi, sapere che c’è qualcuno di cui puoi anticipare una reazione, perché lo conosci bene".

Come ha conosciuto il gruppo su cui è incentrato il film, gli Extraliscio?  
"Non ricordo dove, ma era previsto che fossi a un concerto di Ermanno Cavazzoni con questo gruppo musicale, che non conoscevo. Mi spiacque molto non essere presente: e siccome per me La Milanesiana è anche un motivo di conoscenza, li ho invitatilì, incuriosita da questo strano intreccio. Poi, non convinta di avere capito bene, la stessa edizione, ho aggiunto una data in coda, ad Alessandria e ho chiesto loro di fare un concerto in omaggio a Umberto Eco e alle canzoni degli anni 30, 40, 50 che Umberto racconta ne La misteriosa fiamma della Regina Loana. E lì è scattato qualcosa. Ermanno mi ha indicato una strada: che dietro tanta gioia di fare musica c’è una storia, una tradizione, una conoscenza profonda della tecnica, un reticolo di radici musicali che vanno lontano e in molte direzioni. La musica ha codici propri, si parla da latitutidini impensabili, come gli alberi nel romanzo di Richard Powers, Il sussurro del mondo. 'Basta seguirla', come dice Mirco Mariani nel film". 
Ermanno Cavazzoni nel film è una specie di Virgilio giusto? Il poeta che ci conduce nel viaggio nel tempo e nello spazio… Bella la trovata della bevanda, una sorta di elisir, il Saint Jacques, che non esiste: è stata un’idea di Cavazzoni? Potreste davvero crearlo, è affascinante un po’ come gli pseudo-biblia come il Necronomicon o L’enciclopedia galattica: credo che Umberto Eco si sarebbe molto divertito…  
 "Ermanno percorre nel film proprio quel reticolo di radici: in parte biografico, di Moreno il Biondo e Mauro Ferrara che iniziano a lavorare nel momento delle grandi orchestre del liscio, dalla fine degli anni 60 in poi, con Borghesi, Bergamini, Raul Casadei; ma Ermanno va oltre per dare una idea di quale ampio spettro musicale genera questa tradizione. Ma lo fa con una levità, un tocco, una grazia straordinari. Il suo racconto sembra nascere dagli strumenti musicali, lui stesso ha una eleganza di movimenti davvero felice: non mi meraviglia che Fellini lo volesse fare recitare nella Voce della Luna. Il Saint Jacques è una invenzione estemporanea di Ermanno e di Mirco Mariani durante un pranzo. Io l’ho voluta proporre come motivo costante: finge una ebrezza che non è data dall’alcol ma da una gioia di fare musica profonda e abissale come la nebbia". 
 
Una cosa che mi piace molto del film è la fotografia: queste nebbie, questi fumi che gli danno un’atmosfera onirica: mi hanno ricordato le fotografie di Luigi Ghirri. So che a lui ha dedicato un altro suo film, "Deserto rosa". Anche in questo caso è stato un’ispirazione, c’è una sorta di omaggio al suo lavoro?  
"Quello su Ghirri è un lavoro cui sono molto legata. Anche perché le sue fotografie si iniziano a vedere a casa mia dalla fine degli anni 70, quando mio fratello Vittorio che era assistente universitario di Italo Zannier ne iniziò a parlare. Ghirri per me è l’anima geometrica dell’Emilia, un teorema, lo vedo vicino ad Antonioni e sul versante opposto di Fellini. Ma sono mie suggestioni. Comunque lo sguardo di Ghirri penso sia vivo in me nella ricerca di geometrie, che ho dentro peraltro: il mondo della pianura ha riferimenti precisi, tagli definiti, è come l’ordine oltre il quale senti che c’è l’infinito. Ghirri era bravissimo a far sentire l’infinito proprio perché era bravissimo a dare il senso della geometria, del finito. E in quel film ho usato tutte le foto che escludevano l’uomo, ma ne includeva le tracce lasciate un attimo prima di lasciare la scena". 
 

Allo stesso modo all’inizio ho come percepito nella maniera in cui viene presentata la band, un riferimento a "Leningrad Cowboys". E poi alla fine ho visto che ci sono una serie di ringraziamenti tra cui quello a Kaurismaki: è corretta questa mia interpretazione ovvero questa sua volontà di apparentamento tra i nostri cowboy del liscio anch’essi così minimali e stranianti a quelli del regista finlandese?  
"Leningrad Cowboys è stata una delle suggestioni. Ho costruito delle scene ispirandomi ad alcuni film che amo molto, e che avevano una coerenza con quanto andavo girando. Certamente Kaurismaki suggeriva subito una idea di decontestualizzazione degli Extraliscio. Mi interessava spiazzare, non collocarli in una regione benché la loro appartenenza a quella tradizione romagnola fosse così eclatante. Ma, come faccio dire a Franz Cattini, in una battuta del film, proprio all’inizio: “Sono un gruppo romagnolo, ma in Romagna non li vuole nessuno”. Che poi è il cuore del folk: lo vedi in un luogo ma le sue radici e le sue fronde chissà dove sono e dove vanno. E soprattutto - un po’ come ha fatto Kaurismaki - volevo che il film fosse una prova ulteriore della loro esistenza".  
 
Quali sono gli altri riferimenti che vengono espressamente citati alla fine e perché li ha voluti segnalare? Un altro regista che mi viene in mente è il Jim Jarmusch di "Dead Man" ma in questo caso per le atmosfere dilatate di certi momenti della musica, ovvero il sapore che riesce ad aggiungere alla tradizione Mirco Mariani credo…  
 "Il Bertolucci di Novecento, quando Leo Mantovani balla con una bambola e la palpeggia. Il nonno di Amarcord immerso nella nebbia. La scena al bancone dell’Overlook Hotel in Shining. Intendiamoci:  non sono una citazionista e non è niente di postmoderno. È una mia esigenza personale e serve a portare altrove Extraliscio. Sono elementi che sottolineano l’essere sempre altrove di Extraliscio. E Mirco Mariani è l’elemento che porta altrove / extra, che non viene dal liscio ma ne ha capito la profondità e l’ampiezza".  

Ecco a questo proposito, quando ha conosciuto Mirco e che cosa l’ha colpita di lui a tal punto da decidere di dedicare un film agli Extraliscio? Che cosa l’ha colpita di personaggi come Moreno il Biondo o “l’Alain Delon della Romagna” Marco Ferrara? Sembrano avere un grande carisma…  
"Questa generosità, questo essere per il pubblico, questo rispetto per il pubblico. Sono capaci di suonare ovunque e qualunque genere musicale. Potrebbero comporre colonne sonore di film epici. Hanno un rigore 'classico', che salva ogni serata, anche quelle nate male. Non hanno l’ossessione dei clic e delle visualizzazioni, ma solo di suonare e cantare per un pubblico e per se stessi, nel modo più professionale possibile". 
 

Una cosa che mi ha molto colpito è anche questa idea della “vita da zingari” a dimostrazione che davvero questo mondo è uguale al rock’n’roll. E questa cosa in certi momenti dà davvero i brividi.  
"Moreno il Biondo e Mauro Ferrara sono musicisti che hanno fatto oltre 365 concerti l’anno, perché in alcuni giorni ne facevano due. Si muovono ancora tutti insieme, con l’orchestra, con un pulmino, si portano dietro strumenti e scheda tecnica e la scaletta la fanno in base al pubblico che hanno davanti: cioè “sentono” il pubblico e ne seguono gli umori. Come dice il titolo del film: 'Si ballerà finché entra la luce dell’alba' che era la frase che campeggiava sui capannoni in cui si suonava e ballava, alle origini del liscio".  
 
Questo film riesce davvero a tirare fuori tutta la poesia di questo mondo che, non sembra, ma ha il suo wild-side, la sua parte appunto punk…  E le donne! Una più straordinaria dell’altra: sensuali, bellissime, decise. La giovane Anna Maria Allegretti, Roberta Cappelletti, la stessa Riccarda Casadei: qual è secondo lei il rapporto delle donne con il liscio?  
"Il folk romagnolo, il liscio, ha una componente carnale, fisica. Il ballo era il luogo lecito del contatto fisico, e diventava un ponte con l’illecito. Ho ascoltato meravigliosi racconti di seduzioni - parola che è un eufemismo - in questi mesi di lavoro con il gruppo musicale. E le donne nelle orchestre hanno sempre avuto un ruolo centrale, esprimendo l’ampia gamma di valori di cui sono portatrici: oggetti di desiderio, cantanti sublimi, ma anche capi orchestra  e imprenditrici: prenda Riccarda Casadei che nei momenti d’oro del liscio aveva centinaia di orchestre che suonavano pezzi del padre, era un’industria. E Roberta Cappelletti la prima caporchestra donna, straordinaria: Ermanno ne fa un ritratto bellissimo. E quando inizia a cantare Tavola grande nel film, ci si rende conto della potenza di questa donna. D’altra parte io lo sapevo, mia mamma era romagnola, e la sua personalità non ammetteva la minima sottomissione. Regnava".  

Come sono stati scelti gli altri artisti che appaiono nel film? In base a un’affinità?  
"Sono artisti con cui gli Extraliscio avevano collaborato e che ho convocato uno per uno nel film. Perché questo è un capitolo importante del liscio e degli Extraliscio: la loro competenza musicale li ha portati a collaborare con grandi musicisti, e li ha portati in territori molto lontani dal liscio con cui si sono misurati benissimo. Con Lodo e Orietta Berti hanno inciso il singolo Merendine Blu, pubblicato da Garrincha. Con Jovanotti hanno aperto alcune date del Jova Beach Party.  Mirco ha lavorato molto, nel suo laboratorio segreto di suoni e strumenti rari, il "LaBoTron” al nuovo album da solista di Francesco Bianconi. Come anche con Biagio Antonacci. Moreno il biondo con la sua orchestra ha cantato e sono anche nel video di Valzer transgenico di Elio e le Storie tese.  
Parlavo prima di radici e fronde, che non sai dove arrivano: se segui la linea della musica arrivi dove non avresti immaginato. Senza dimenticare il teatro di Rezza e degli Omini e la musica classica, ovviamente: si può riarrangiare al modo di Chopin un pezzo straordinario di Secondo Casadei come Dolore, come hanno fatto nel film con il pianista Michele Sganga. Vasco Brondi è il più lontano da questo mondo, ma piaceva a me e in fondo è un omaggio a Ferrara, la mia città. Ma un punto per me importantissimo è quando gli Extraliscio - con la voce di fanciulla di Gilda Mariani - interpretano Gam Ki Elekh, riarrangiato sulla base di Polka. Senti come la musica si parla a latitudini così distanti. E poi Extraliscio, proprio per questa componente folle, “extra”, si aprono a mondi non solo musicali: oltre al teatro, il disegno. Ho chiesto a Igort di comporre i loro ritratti e le aperture di scena del film, delle vere e proprie animazioni. E d’altra parte, per il video della sigla del Giro d’Italia, hanno lavorato con due grandi disegnatori, Michele Bernardi e Davide Toffolo". 

Alla fine che cosa è per lei il liscio? Come lo definirebbe?  
"Una musica colta, che fortunatamente dimentica sempre di esserlo, e ti guarda con un sorriso di bambina, gioioso, dietro cui, se vuoi, puoi vedere la storia dell’umanità. Io sono felicissima di avere portato questo progetto sin qui, in un momento così difficile per le orchestre e il mondo del liscio che non sanno ancora se e quando reinizierà una normalità. È un omaggio a questo mondo e a mia madre che, io non l’ho vista, ma sono certa che avrà ballato con questa musica, come ho letto nelle pagine di mio papà". 
 
Il film "Si ballerà finché entra la luce dell'alba - Extraliscio, Punk da balera" verrà presentato alla 77sima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nelle rassegna "Giornate degli autori" mercoledì 9 settembre in Sala Perla al Lido alle ore 11,30. È una produzione Betty Wrong in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna eAPT.

I crediti per le foto presenti in queste pagine sono di Manuel Palmieri.