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In questo disegno di Sébastien Verdier si intravedono le molte personalità di George Orwell 

Un graphic novel per riscoprire George Orwell

Un fumetto racconta la storia dello scrittore di "1984": lo cura lo sceneggiatore Pierre Christin. Sua anche la saga di fantascienza più longeva d'Europa che ha ispirato il "Quinto elemento"
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Ottanta gli anni senza George Orwell e già il suo ricordo inizia a sfumare. Per i più è il "maestro della distopia" (1984), qualunque cosa voglia dire, o l'autore di "quella favola" (La fattoria degli animali). Opere che sono sì l'apice di una carriera letteraria, ma non certo la parte per il tutto di una vita intera. Perché Orwell, nato Eric Arthur Blair nel 1903, in India, con un padre nel Dipartimento dell'oppio, è anche quel giovane picchiato al collegio da insegnanti granitici. E poi il poliziotto della polizia imperiale birmana che spara agli elefanti. E ancora, è l'Eric indigente, disgustato dal colonialismo che ha ripudiato, lavapiatti in un albergo in Senza un soldo a Parigi e a Londra, la sua prima "auto-fiction". In seguito, è il giornalista, in prima linea in Spagna de L'omaggio alla Catalogna, e infine il padre con il figlio, che trova riparo dalle bombe naziste nella…
Ottanta gli anni senza George Orwell e già il suo ricordo inizia a sfumare. Per i più è il "maestro della distopia" (1984), qualunque cosa voglia dire, o l'autore di "quella favola" (La fattoria degli animali). Opere che sono sì l'apice di una carriera letteraria, ma non certo la parte per il tutto di una vita intera. Perché Orwell, nato Eric Arthur Blair nel 1903, in India, con un padre nel Dipartimento dell'oppio, è anche quel giovane picchiato al collegio da insegnanti granitici. E poi il poliziotto della polizia imperiale birmana che spara agli elefanti. E ancora, è l'Eric indigente, disgustato dal colonialismo che ha ripudiato, lavapiatti in un albergo in Senza un soldo a Parigi e a Londra, la sua prima "auto-fiction". In seguito, è il giornalista, in prima linea in Spagna de L'omaggio alla Catalogna, e infine il padre con il figlio, che trova riparo dalle bombe naziste nella metropolitana di Londra. È lo sceneggiatore francese Pierre Christin, oggi 82enne, a restituirci un suo ritratto a tutto tondo con l'aiuto dei disegni del quarantenne Sébastien Verdier in Orwell (Ippocampo).

Un compito difficile, anche perché, lo scopriamo proprio nel graphic novel, lo scrittore non amava i comics. Ma Christin, giornalista e autore di reportage a fumetti, non se ne preoccupa: "Orwell era capace di opinioni del tutto inattese: era molto sensibile allo humor e il fumetto di solito - e così spero anche il mio - non ne è sprovvisto".

Orwell non rinuncia alla cerimonia del té nemmeno in trincea. Ricordi dalla Guerra civile spagnola 

Se non lo riconoscete, Christin è uno dei padri della saga di fantascienza più longeva d'Europa, Valérian et Laureline: il duo di agenti spazio-temporali del 28° secolo, che dalla prima uscita nel 1967 sulla rivista Pilote è sempre stato disegnato dall'amico d'infanzia Jean-Claude Mézières. Ha ispirato Il Quinto elemento di Luc Besson, il film del 1997, e nel 2017 lo stesso regista si è dedicato all'adattamento per il cinema di Valérian. Ma torniamo a Orwell.

Perché ha deciso di scrivere proprio ora una sua biografia?
"Volevo rendere omaggio a uno dei miei maître à penser. Ma fino ad oggi non mi ero mai sentito pronto. Bisognava forse che io stesso raggiungessi una certa età per osare lanciarmi in una biografia".

George Orwell alla macchina da scrivere 

Quando lesse Orwell per la prima volta?
"Avevo venti anni. La pressione marxista era allora preponderante nell'Università. Orwell mi aiutò a formarmi in direzione di un socialismo umanista, aprendomi gli occhi sulle perversioni dei regimi leninisti di deriva autoritaria".

E oggi in Francia che aria tira?
"Quando ho iniziato a lavorare su Orwell, in Francia oltre a 1984 e a La fattoria degli animali, la sua vita e le altre sue opere erano poco conosciute. Forse mi ero accorto di qualcosa, perché a mano a mano che lavoravo sulla sua biografia la fama di Orwell non faceva che spegnersi. In tal senso, l'ultimo decennio è stato di gran lunga il più "orwelliano". Fake news, manipolazione mediatica, auto-intossicazione causata dalla rete e leader come Trump hanno segnato l'onnipresenza del Grande Fratello. Per dirla tutta, scegliere un tale soggetto mi ha messo quasi in soggezione".

Nella postfazione al fumetto scrive che "i cattolici tradizionalisti francesi non esitano a tirare in ballo Orwell".
"Parecchi gruppuscoli di destra o di estrema destra tentano disonestamente di tirarlo dal proprio lato, ma era un uomo di sinistra. Questi tentativi di annessione sono grotteschi. Basta leggere i suoi articoli contro le classi dominanti e il conformismo. Detto ciò, c'è in Orwell un patriottismo british convinto, che non fa di lui un internazionalista come gli altri".

Con suo figlio adottivo nei tunnel della metropolitana di Londra, mentre le bombe naziste piovono sulla città 

E quanto c'è di lui in "Valérian e Laureline"?
"La data del cataclisma fondatore di Galaxity, la megalopoli dove si svolgono gran parte delle avventure di Valérian, proviene direttamente da Orwell: ho scelto però il 1986 per pudore. Ma più in generale, la maniera che Orwell ha di scrivere, sempre così centrata sulle realtà sociali, nutre questa sorta di etnologia galattica di Valérian, dove tutte le specie hanno la propria dignità. Vige un certo razzismo contro gli extraterrestri nel fumetto, nello specifico americano. Valérian lo rifiuta, alla maniera in cui Orwell volta le spalle al colonialismo".

Ci sarà una nuova storia?
"Ho scritto un'altra piccola sceneggiatura durante il lockdown, senz'altro l'ultima questa volta. I due protagonisti hanno una decina di anni e sono, all'apparenza, dei piccoli studenti francesi come tutti gli altri. Farà parte di una collezione di storie (sono già usciti altri volumi per altri artisti, ndr). Per la prima volta sarà disegnato da una fumettista - non accade spesso di trovare delle autrici nella fantascienza - e uscirà nel 2022".

A proposito, come sta il suo amico Mézières?
"Jean-Claude ha smesso di disegnare ma sta bene e continuiamo a vederci con regolarità".