La Franca Valeri più importante è stata la nostra, di noi quasi coetanee che, adolescenti, eravamo da poco uscite dalla guerra, affamate, stordite, foruncolose, mal vestite: spaventate, isolate, ignoranti del mondo. Sotto i bombardamenti i momenti di incanto ce li avevano dati le bellissime giovani della Liala, ricche, con ville dorate sul lago, abiti e scarpe e borsetta "da sogno" si direbbe oggi tra i meno alfabetizzati, in quanto dello stesso colore, e le tavole arredate di argenti cristalli e fiandre, uomini belli e severi, possibilmente eroi di guerra, che le volevano. Era il lusso fiabesco, bugiardo, della Cenerentola autarchica. Ma fu la Signorina Snob alla radio, poi in libro, poi in televisione, accanto a Cesira la Manicure e alla Signora Cecioni, a mostrarci quale destino potevamo aspettarci, o evitare, nel furore degli anni '50 e '60. E quindi a insegnarci a riderne, e soprattutto a ridere di noi.
Non era la superiorità degli uomini a…
Non era la superiorità degli uomini a…
La Franca Valeri più importante è stata la nostra, di noi quasi coetanee che, adolescenti, eravamo da poco uscite dalla guerra, affamate, stordite, foruncolose, mal vestite: spaventate, isolate, ignoranti del mondo. Sotto i bombardamenti i momenti di incanto ce li avevano dati le bellissime giovani della Liala, ricche, con ville dorate sul lago, abiti e scarpe e borsetta "da sogno" si direbbe oggi tra i meno alfabetizzati, in quanto dello stesso colore, e le tavole arredate di argenti cristalli e fiandre, uomini belli e severi, possibilmente eroi di guerra, che le volevano. Era il lusso fiabesco, bugiardo, della Cenerentola autarchica. Ma fu la Signorina Snob alla radio, poi in libro, poi in televisione, accanto a Cesira la Manicure e alla Signora Cecioni, a mostrarci quale destino potevamo aspettarci, o evitare, nel furore degli anni '50 e '60. E quindi a insegnarci a riderne, e soprattutto a ridere di noi.
Non era la superiorità degli uomini a giudicarci e a irriderci, ma la grazia di un'amica, di una sorella: siamo bruttine, sprovvedute, illuse, non abbiamo il fidanzato, dobbiamo tenercela stretta se no guai, ci sono i democristiani e pure i comunisti che ci sorvegliano; comunque con la Valeri si viveva in un mondo femminile tutto nostro, senza ingombri maschili che non avevano parola e scivolavano via, pur costantemente sognati; a ripensarci quello è stato un tentativo di protofemminismo adeguato ai tempi di sudditanza, che insegnando a prenderci in giro, ci dava conforto e coscienza di noi.
Erano anni in cui le ragazze belle erano poche, però bellissime, come Sophia Loren e come oggi non ce ne sono più nell'uniformità dell'immagine imposta dalla paura della diversità. Franca Valeri rientrava nella categoria delle bruttine evitate dal cinema se non in ruoli comici, dovendo l'aspetto stesso indurre al riso. Franca era piccola (nel film Il segno di Venere di Dino Risi, 1955, è la metà della Loren), ma aveva occhi belli ed era carina: però per il cinema e per i suoi personaggi di sfigate o di imbroglione e altro, con i suoi modi alteri o difensivi, quella parlantina inarrestabile, quel musino severo o quella bocca spalancata in un riso esagerato, sapeva essere più che brutta, ridicola, in quel modo commovente che ti esclude dalla vita ma non dai desideri. L'aggettivo per quel tipo di donna era "racchia". Noi ragazze milanesi andavamo davanti alla pasticceria Sant Ambroeus per vedere le vere signorine snob, naturalmente belle eleganti e con cane, che c'erano davvero, non erano una invenzione della Valeri, solo che quelle vere erano antipatiche.
Ma bastava il suo tocco perché nei meravigliosi film in bianco nero di quegli anni, (con i nostri meravigliosi attori, Sordi Mastroianni De Sica, De Filippo e anche Loren, e i nostri registi non autorevoli ma ce ne fossero ancora così il nostro cinema trionferebbe) le sue donne fossero indimenticabili nella loro decorativa banalità: chi si dimentica la dispotica Elvira Almiraghi vestita da cavallerizza che umilia il marito cretinetti, Alberto Sordi ne Il vedovo? Oppure la prostituta senza clienti in fuga dalla polizia in Villa Borghese? E Lady Eva che si spaccia per una contessa polacca e di nome fa invece Filumena Cangiullo, con caschetto ossigenato, sigaretta col bocchino nel film "dedicato alle anime semplici, alle cassiere solitarie, alle zitelle di 50 anni ancora convinte di trovare l'anima gemella" del film Piccola posta?
Adesso che anch'io faticosamente mi trascino da decenni come una muffa Lady Eva, sono contenta di poter dire che la parola "zitella" non esiste più. Indicava con spregio le femmine che spesso la Valeri interpretava, disgraziate derise in quanto sole e senza l'indispensabile marito.
Oggi le single che mi scrivono si dicono finalmente contente, liberate dai fastidi del maschio. Però mi spiace e la Franca lo sapeva e negli ultimi anni scuoteva la testa preoccupata, qualche passo indietro noi donne, signorine snob o altro, l'abbiamo fatto. Abbiamo ottenuto è vero conquiste epocali però sempre in pericolo, ma non siamo contente. Siamo in paranoia se uno ci dice culona, abbiamo perso la libertà di prenderci in giro e prendere in giro gli altri; noi coetanee della Valeri guardiamo con pena le ragazze private non tanto della manata sul sedere quanto del flirt aziendale che tanto alleviava la noia del lavoro. Siamo sempre all'erta, musone, diffidiamo degli uomini ma temiamo le donne. Non ci sono più bruttine sfigate eppure tante sono molto sole. E cosa terribile, non sappiamo più ridere.
Non era la superiorità degli uomini a giudicarci e a irriderci, ma la grazia di un'amica, di una sorella: siamo bruttine, sprovvedute, illuse, non abbiamo il fidanzato, dobbiamo tenercela stretta se no guai, ci sono i democristiani e pure i comunisti che ci sorvegliano; comunque con la Valeri si viveva in un mondo femminile tutto nostro, senza ingombri maschili che non avevano parola e scivolavano via, pur costantemente sognati; a ripensarci quello è stato un tentativo di protofemminismo adeguato ai tempi di sudditanza, che insegnando a prenderci in giro, ci dava conforto e coscienza di noi.
Erano anni in cui le ragazze belle erano poche, però bellissime, come Sophia Loren e come oggi non ce ne sono più nell'uniformità dell'immagine imposta dalla paura della diversità. Franca Valeri rientrava nella categoria delle bruttine evitate dal cinema se non in ruoli comici, dovendo l'aspetto stesso indurre al riso. Franca era piccola (nel film Il segno di Venere di Dino Risi, 1955, è la metà della Loren), ma aveva occhi belli ed era carina: però per il cinema e per i suoi personaggi di sfigate o di imbroglione e altro, con i suoi modi alteri o difensivi, quella parlantina inarrestabile, quel musino severo o quella bocca spalancata in un riso esagerato, sapeva essere più che brutta, ridicola, in quel modo commovente che ti esclude dalla vita ma non dai desideri. L'aggettivo per quel tipo di donna era "racchia". Noi ragazze milanesi andavamo davanti alla pasticceria Sant Ambroeus per vedere le vere signorine snob, naturalmente belle eleganti e con cane, che c'erano davvero, non erano una invenzione della Valeri, solo che quelle vere erano antipatiche.
Ma bastava il suo tocco perché nei meravigliosi film in bianco nero di quegli anni, (con i nostri meravigliosi attori, Sordi Mastroianni De Sica, De Filippo e anche Loren, e i nostri registi non autorevoli ma ce ne fossero ancora così il nostro cinema trionferebbe) le sue donne fossero indimenticabili nella loro decorativa banalità: chi si dimentica la dispotica Elvira Almiraghi vestita da cavallerizza che umilia il marito cretinetti, Alberto Sordi ne Il vedovo? Oppure la prostituta senza clienti in fuga dalla polizia in Villa Borghese? E Lady Eva che si spaccia per una contessa polacca e di nome fa invece Filumena Cangiullo, con caschetto ossigenato, sigaretta col bocchino nel film "dedicato alle anime semplici, alle cassiere solitarie, alle zitelle di 50 anni ancora convinte di trovare l'anima gemella" del film Piccola posta?
Adesso che anch'io faticosamente mi trascino da decenni come una muffa Lady Eva, sono contenta di poter dire che la parola "zitella" non esiste più. Indicava con spregio le femmine che spesso la Valeri interpretava, disgraziate derise in quanto sole e senza l'indispensabile marito.
Oggi le single che mi scrivono si dicono finalmente contente, liberate dai fastidi del maschio. Però mi spiace e la Franca lo sapeva e negli ultimi anni scuoteva la testa preoccupata, qualche passo indietro noi donne, signorine snob o altro, l'abbiamo fatto. Abbiamo ottenuto è vero conquiste epocali però sempre in pericolo, ma non siamo contente. Siamo in paranoia se uno ci dice culona, abbiamo perso la libertà di prenderci in giro e prendere in giro gli altri; noi coetanee della Valeri guardiamo con pena le ragazze private non tanto della manata sul sedere quanto del flirt aziendale che tanto alleviava la noia del lavoro. Siamo sempre all'erta, musone, diffidiamo degli uomini ma temiamo le donne. Non ci sono più bruttine sfigate eppure tante sono molto sole. E cosa terribile, non sappiamo più ridere.