La vera meglio gioventù
Filippo Ceccarelli , di FILIPPO CECCARELLIFranca Valeri e i suoi coetanei erano ragazzi nel dopoguerra. Con il loro talento hanno fatto la storia d’Italia. E la nostra
E però: deve essere stato bellissimo avere vent'anni nella primavera del 1945, o anche del 1946, quando in Italia cominciava tutto, la libertà, la Repubblica, il futuro, la bellezza, l'inquietudine creativa, insomma la vita senza troppi freni e senza guardarsi indietro...
Con la scomparsa quasi in simultanea di Ennio Morricone, 93 anni, Sergio Zavoli, 96, e Franca Valeri, 100, va perdendosi una generazione tanto rocciosa quanto ammirevole nella sua sorprendente e autorevole originalità. E allora, anche al netto dell'enfasi e della lezione che trasmettono, per pura curiosità viene voglia di ripercorrere, più che i motivi del successo, le radici, gli sforzi e il comune percorso di questi e di altri ultranovantenni ancora felicemente ed energicamente in vita che la tempra e il destino hanno reso patriarchi e matriarche di un'Italia divenuta forse irriconoscibile ai loro occhi, ma pazienza, così funziona la storia. Bambini e ragaz…
Con la scomparsa quasi in simultanea di Ennio Morricone, 93 anni, Sergio Zavoli, 96, e Franca Valeri, 100, va perdendosi una generazione tanto rocciosa quanto ammirevole nella sua sorprendente e autorevole originalità. E allora, anche al netto dell'enfasi e della lezione che trasmettono, per pura curiosità viene voglia di ripercorrere, più che i motivi del successo, le radici, gli sforzi e il comune percorso di questi e di altri ultranovantenni ancora felicemente ed energicamente in vita che la tempra e il destino hanno reso patriarchi e matriarche di un'Italia divenuta forse irriconoscibile ai loro occhi, ma pazienza, così funziona la storia. Bambini e ragaz…
E però: deve essere stato bellissimo avere vent'anni nella primavera del 1945, o anche del 1946, quando in Italia cominciava tutto, la libertà, la Repubblica, il futuro, la bellezza, l'inquietudine creativa, insomma la vita senza troppi freni e senza guardarsi indietro...
Con la scomparsa quasi in simultanea di Ennio Morricone, 93 anni, Sergio Zavoli, 96, e Franca Valeri, 100, va perdendosi una generazione tanto rocciosa quanto ammirevole nella sua sorprendente e autorevole originalità. E allora, anche al netto dell'enfasi e della lezione che trasmettono, per pura curiosità viene voglia di ripercorrere, più che i motivi del successo, le radici, gli sforzi e il comune percorso di questi e di altri ultranovantenni ancora felicemente ed energicamente in vita che la tempra e il destino hanno reso patriarchi e matriarche di un'Italia divenuta forse irriconoscibile ai loro occhi, ma pazienza, così funziona la storia. Bambini e ragazzetti durante il fascismo e la guerra, anche civile, noiosissime parate, lutti in famiglia, fame nera e fughe nei rifugi sotto i bombardamenti, ma tutto vissuto con l'allegra innocenza dell'infanzia e dell'adolescenza. E poi, osservati dal vero eserciti vittoriosi e sconfitti, risucchiati da quel formidabile dopoguerra che presto, prestissimo, si tramutò per loro in passioni, ideali, sperimentazioni, arte, viaggi, avventure.
Come ogni elenco si rischiano colpevoli forzature e omissioni, ma nessuno meglio di chi è over 90 saprà perdonare le une e gli altri, magari con il rinforzo di una caritatevole indifferenza. Il recordman dei vegliardi è comunque un saggio cittadino di confine, Boris Pahor, nato 106 anni orsono, poco dopo che l'Italia di Giolitti aveva mosso guerra all'impero ottomano. Anche a lui si deve, il mese scorso, quel processo di riconciliazione con il mondo slavo che sa di piccola grande speranza lungo un orizzonte davvero poco segnato dall'ottimismo.
Altri nonni sono ancora magnificamente in servizio, per se stessi e per quanti li apprezzano, si può dire da una vita. Novantasei anni hanno Emanuele Macaluso e "la ragazza del secolo scorso", Rossana Rossanda; 95 ne ha compiuti a giugno Giorgio Napolitano: biografie più che impegnative, in realtà, proprio perché ormai saldamente innestate nel nuovo millennio.
Ancora: 95 anni di dignitoso riserbo può vantare Arnaldo Forlani, mentre Rino Formica, 93, e Ciriaco De Mita, 92, pure sindaco di Nusco, si possono permettere il lusso di impartire lezioni di lucidità e compostezza a qualsiasi leader della post-politica - chiederne conferma a Matteo Renzi. Proprio a De Mita risale peraltro la più gagliarda battuta inflitta a suo tempo a uno scalpitante fautore del ricambio generazionale: "Per voi - lo ammutolì - stiamo facendo il massimo: invecchiamo".
Il punto è che c'è modo e modo di assecondare quel fatale, inarrestabile processo anagrafico, ma evidentemente i sacrifici e le difficoltà aiutano, anche a trasmettere una sorta di magistero di cui è parte indispensabile una indubbia carica di vitalità.
Maestri, d'altra parte, pur nell'ambiguità del termine, erano già tanti anni orsono Giampiero Boniperti, 92, Piero Angela, 91, Giuliano Montaldo, 90, applauditissimo l'altra settimana alla proiezione di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni organizzata a piazza San Cosimato dai ragazzi del cinema America. Inutile poi dire ai lettori di questo quotidiano che gli ultranovantenni scrivono davvero meglio di tutti.
Con Gina Lollobrigida, 93, il censimento offre una sorpresa meta-coniugale a mezza strada fra il giudiziario e il gossip, cioè in pieno mainstream; e se l'altro giorno Giancarlo Gentilini, 91, lo Sceriffo vetero leghista ha dato in pratica del mentecatto a Salvini, a 90 anni don Mazzi ha addirittura proposto di sbaraccare il Vaticano. A riprova che il fatto di aver poco o nulla da guadagnare o da perdere, non solo salva dalla retorica, ma incoraggia tratti di anticonformismo.
E tuttavia è anche questo eterno, sterile e intorpidito presente, questo presente "senza passato né futuro", come l'ha definito il grande psichiatra Eugenio Borgna, 91, che un po' gioca a favore degli anziani sapienti e del loro prestigio, da vivi come da morti.
Nell'Italia della decadenza volgare e della insignificante ripetitività sembra perfino di cogliere un alito di poesia nella scomparsa degli antenati positivi di un paese che ha smarrito se stesso: "Dov'era l'ombra, or sé la quercia spande/ morta, né più coi fulmini tenzona./ La gente dice: or vedo, era pur grande!". Sono versi di Pascoli, anch'essi rimasti in testa come una cantilena proveniente da un tempo ormai lontanissimo.
Con la scomparsa quasi in simultanea di Ennio Morricone, 93 anni, Sergio Zavoli, 96, e Franca Valeri, 100, va perdendosi una generazione tanto rocciosa quanto ammirevole nella sua sorprendente e autorevole originalità. E allora, anche al netto dell'enfasi e della lezione che trasmettono, per pura curiosità viene voglia di ripercorrere, più che i motivi del successo, le radici, gli sforzi e il comune percorso di questi e di altri ultranovantenni ancora felicemente ed energicamente in vita che la tempra e il destino hanno reso patriarchi e matriarche di un'Italia divenuta forse irriconoscibile ai loro occhi, ma pazienza, così funziona la storia. Bambini e ragazzetti durante il fascismo e la guerra, anche civile, noiosissime parate, lutti in famiglia, fame nera e fughe nei rifugi sotto i bombardamenti, ma tutto vissuto con l'allegra innocenza dell'infanzia e dell'adolescenza. E poi, osservati dal vero eserciti vittoriosi e sconfitti, risucchiati da quel formidabile dopoguerra che presto, prestissimo, si tramutò per loro in passioni, ideali, sperimentazioni, arte, viaggi, avventure.
Come ogni elenco si rischiano colpevoli forzature e omissioni, ma nessuno meglio di chi è over 90 saprà perdonare le une e gli altri, magari con il rinforzo di una caritatevole indifferenza. Il recordman dei vegliardi è comunque un saggio cittadino di confine, Boris Pahor, nato 106 anni orsono, poco dopo che l'Italia di Giolitti aveva mosso guerra all'impero ottomano. Anche a lui si deve, il mese scorso, quel processo di riconciliazione con il mondo slavo che sa di piccola grande speranza lungo un orizzonte davvero poco segnato dall'ottimismo.
Altri nonni sono ancora magnificamente in servizio, per se stessi e per quanti li apprezzano, si può dire da una vita. Novantasei anni hanno Emanuele Macaluso e "la ragazza del secolo scorso", Rossana Rossanda; 95 ne ha compiuti a giugno Giorgio Napolitano: biografie più che impegnative, in realtà, proprio perché ormai saldamente innestate nel nuovo millennio.
Ancora: 95 anni di dignitoso riserbo può vantare Arnaldo Forlani, mentre Rino Formica, 93, e Ciriaco De Mita, 92, pure sindaco di Nusco, si possono permettere il lusso di impartire lezioni di lucidità e compostezza a qualsiasi leader della post-politica - chiederne conferma a Matteo Renzi. Proprio a De Mita risale peraltro la più gagliarda battuta inflitta a suo tempo a uno scalpitante fautore del ricambio generazionale: "Per voi - lo ammutolì - stiamo facendo il massimo: invecchiamo".
Il punto è che c'è modo e modo di assecondare quel fatale, inarrestabile processo anagrafico, ma evidentemente i sacrifici e le difficoltà aiutano, anche a trasmettere una sorta di magistero di cui è parte indispensabile una indubbia carica di vitalità.
Maestri, d'altra parte, pur nell'ambiguità del termine, erano già tanti anni orsono Giampiero Boniperti, 92, Piero Angela, 91, Giuliano Montaldo, 90, applauditissimo l'altra settimana alla proiezione di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni organizzata a piazza San Cosimato dai ragazzi del cinema America. Inutile poi dire ai lettori di questo quotidiano che gli ultranovantenni scrivono davvero meglio di tutti.
Con Gina Lollobrigida, 93, il censimento offre una sorpresa meta-coniugale a mezza strada fra il giudiziario e il gossip, cioè in pieno mainstream; e se l'altro giorno Giancarlo Gentilini, 91, lo Sceriffo vetero leghista ha dato in pratica del mentecatto a Salvini, a 90 anni don Mazzi ha addirittura proposto di sbaraccare il Vaticano. A riprova che il fatto di aver poco o nulla da guadagnare o da perdere, non solo salva dalla retorica, ma incoraggia tratti di anticonformismo.
E tuttavia è anche questo eterno, sterile e intorpidito presente, questo presente "senza passato né futuro", come l'ha definito il grande psichiatra Eugenio Borgna, 91, che un po' gioca a favore degli anziani sapienti e del loro prestigio, da vivi come da morti.
Nell'Italia della decadenza volgare e della insignificante ripetitività sembra perfino di cogliere un alito di poesia nella scomparsa degli antenati positivi di un paese che ha smarrito se stesso: "Dov'era l'ombra, or sé la quercia spande/ morta, né più coi fulmini tenzona./ La gente dice: or vedo, era pur grande!". Sono versi di Pascoli, anch'essi rimasti in testa come una cantilena proveniente da un tempo ormai lontanissimo.