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(ansa)

Il difficile compito delle scuole di architettura

Cosa è accaduto all'Italia? Perché abbiamo perso la capacità di realizzare l’equivalente odierno del Colosseo o della Torre di Pisa? La riflessione di un artista su istruzione, ricerca e innovazione
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Quando avevo 18 anni abitavo a Padova ed ero pronto a frequentare la facoltà di Architettura di Venezia. Questa scuola era considerata la più avanzata tra le simili in Italia. La sua storia è curiosa e unica: nacque negli anni Cinquanta da una pensata di Giuseppe Samonà, un architetto con un’intelligenza amministrativa molto vivace. Non so come gli venne l’idea di creare una scuola di architettura (a Venezia che allora aveva una facoltà di lingue e una scuola di Belle Arti) chiamando a insegnare gli architetti (questo era quello che si diceva) rifiutati dai concorsi del ministero della Pubblica istruzione. Questi, guarda caso, erano tra i migliori progettisti del momento e ricordo Carlo Scarpa, Ignazio Gardella, Belgioioso, De Carlo, Astengo, Zevi, Piccinato, Tafuri, Calabi, Albini e altri che ora non ho più in mente. Fin dai primi anni di frequentazione sentivo l’insegnamento che ricevevo un po’ ristretto. L’unic…
Quando avevo 18 anni abitavo a Padova ed ero pronto a frequentare la facoltà di Architettura di Venezia. Questa scuola era considerata la più avanzata tra le simili in Italia. La sua storia è curiosa e unica: nacque negli anni Cinquanta da una pensata di Giuseppe Samonà, un architetto con un’intelligenza amministrativa molto vivace. Non so come gli venne l’idea di creare una scuola di architettura (a Venezia che allora aveva una facoltà di lingue e una scuola di Belle Arti) chiamando a insegnare gli architetti (questo era quello che si diceva) rifiutati dai concorsi del ministero della Pubblica istruzione. Questi, guarda caso, erano tra i migliori progettisti del momento e ricordo Carlo Scarpa, Ignazio Gardella, Belgioioso, De Carlo, Astengo, Zevi, Piccinato, Tafuri, Calabi, Albini e altri che ora non ho più in mente. Fin dai primi anni di frequentazione sentivo l’insegnamento che ricevevo un po’ ristretto. L’unico spirito vivo e progressista veniva dal giovane insegnante di Storia dell’architettura, Bruno Zevi. Il resto dei professori di progettazione erano a mio avviso lievemente provinciali e li criticavo per insegnare a noi studenti non l’attualità della cultura architettonica, ma quello che avevano imparato quando avevano la nostra età. Evidentemente non ricevevamo la conoscenza del presente, o meglio, del futuro, di cui eravamo ingordi. Ricordo che Carlo Scarpa mi chiamava l’uomo di gomma, perché i progetti che facevo suggerivano l’uso di materiali contemporanei e non quelli tradizionali come cemento, ferro, mattoni, pietre, legno, ecc.

L’incongruenza che spiegava il ritardo della cultura architettonica italiana era dovuta al controllo dell’informazione stabilito dal governo fascista. Le nuove idee non circolavano liberamente, non si poteva sapere cosa facessero Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Alvar Aalto, Miss Van Der Rohe e molti altri. Non si conoscevano i loro lavori, forse perché non considerati all’altezza della cultura dei “telefoni bianchi”. Un aneddoto che mi raccontò Scarpa nei tempi rappacificati che seguirono fu di un suo genero che lavorava su un mercantile che navigava in diversi paesi e da questi gli portava libri sull’architettura contemporanea che non circolavano nel nostro Paese.

Questi sono i miei ricordi della Scuola. Curioso come ero e sono, un giorno scrissi tre lettere a tre grandi industrie chimiche europee alle quali chiedevo di poter visitare il loro reparto nuovi materiali. Due mi invitarono a scoprire delle meraviglie sintetiche che al momento mi sembrarono dei miracoli. Allora cominciai a capire l’importanza della ricerca e della sperimentazione, anche nel campo architettonico. La scuola veneziana era a quei tempi considerata la migliore, anche se di innovazione non si parlava. Ora mi chiedo: l’educazione e l’apprendimento degli studenti di architettura sono oggi cambiati? L’importantissima arte del costruire riceve in Italia la giusta attenzione che merita? Gli studenti sanno evitare di ripetere i progetti fuori tempo dei loro insegnanti? In ultimo, cosa ci è successo che ci ha fatto perdere la capacità di realizzare l’equivalente odierno del Colosseo, il Pantheon, il Palazzo Ducale di Venezia, il Duomo di Milano, la Torre di Pisa, il Ponte Vecchio, la Cappella Pazzi, la Cupola di Santa Maria del Fiore, Santa Croce, Sant’Ivo alla Sapienza, la Mole Antonelliana e molte altre opere che il mondo ci invidia e copiava, dandoci di ritorno il prestigio che ancora oggi attira e fa vivere il nostro turismo?