✕
Laura Mazzi mentre legge Venere e Adone agli abitanti di un caseggiato di via della Lega Lombarda, nel quartiere Tiburtino 

Il teatro sul tetto che scotta

ConDominio, il progetto di Concita De Gregorio e Sandra Toffolatti è andato in scena nei cortili e sulle terrazze di Roma, dal Mandrione a Rebibbia. Ecco cosa accade quando la bellezza si riappropria dei luoghi del lockdown
3 minuti di lettura
C'è chi arriva con un seggiolino sotto il braccio, chi con un telo da mare. C'è chi ha messo un filo di rossetto, chi si presenta in flip flop. La scenografia è essenziale: un lenzuolo al vento ricorda un sipario. E di colpo il quotidiano si fa sacro, il vociare si mescola alle parole di Adone, i morti ai vivi. Sei tappe, il teatro portato nelle case in diversi quartieri di Roma: Salario, Rebibbia, Tor Pignattara, Mandrione, Esquilino, Tiburtino.

L'idea di uno spettacolo itinerante sui tetti o nei cortili dei condomini è venuta a Concita De Gregorio: "Durante la quarantena abbiamo cantato e ballato sui balconi. Mi sono detta, perché non portare l'arte a casa della gente? perché non riappropriarsi dei luoghi del lockdown, di quegli spazi inevitabili che erano i soli in cui ci era permesso stare? Per dominarli finalmente e non lasciarci dominare". Il progetto nasce discutendone insieme all'attrice Sandra Toffolatti…
C'è chi arriva con un seggiolino sotto il braccio, chi con un telo da mare. C'è chi ha messo un filo di rossetto, chi si presenta in flip flop. La scenografia è essenziale: un lenzuolo al vento ricorda un sipario. E di colpo il quotidiano si fa sacro, il vociare si mescola alle parole di Adone, i morti ai vivi. Sei tappe, il teatro portato nelle case in diversi quartieri di Roma: Salario, Rebibbia, Tor Pignattara, Mandrione, Esquilino, Tiburtino.

L'idea di uno spettacolo itinerante sui tetti o nei cortili dei condomini è venuta a Concita De Gregorio: "Durante la quarantena abbiamo cantato e ballato sui balconi. Mi sono detta, perché non portare l'arte a casa della gente? perché non riappropriarsi dei luoghi del lockdown, di quegli spazi inevitabili che erano i soli in cui ci era permesso stare? Per dominarli finalmente e non lasciarci dominare". Il progetto nasce discutendone insieme all'attrice Sandra Toffolatti: si poteva dare vita a un teatro domestico, piantare un seme artistico e politico, immaginifico e sociale. Lo hanno chiamato ConDominio - con la "D" maiuscola - perché il dominio non è mai una questione individuale ma un modo collettivo di governare la ripresa. Ed ha ragione Concita quando dice che "possiamo ricostruire lo spazio inaridito dalla pandemia con la bellezza", perché l'arte serve soprattutto a questo, "a ricucire il tessuto strappato delle relazioni sociali". L'altro elemento da non trascurare è che per attori e maestranze questo è un modo per riprendere a lavorare in un momento difficile.

È antica e nuovissima l'idea di un teatro viaggiante che regali alla gente una giornata particolare di svago e cultura. Tutti e sei gli spettacoli sono andati in scena dal 17 al 30 luglio, gratuiti e riservati solo ai condomini (prodotti da Festa di Teatro Eco Logico e 369 gradi, con il sostegno del Teatro di Roma e Artisti 7607). Tutti e sei a spina staccata, nel tardo pomeriggio, alla luce naturale del tramonto. Senza amplificazioni, fari, microfoni. E senza diretta streaming. Per chi vuole però ora sul sito e sui canali social del Teatro di Roma ci sono i documentari montati da Lorenzo Letizia. Sul futuro si sa intanto che ci saranno due serate a Bari e due a Palermo fra fine settembre e primi di ottobre.

Ogni sera un piccolo miracolo: storie vere e miti antichi s'intrecciano con i commenti del pubblico. C'è chi timidamente spia dalla finestra. "Ma di chi sono queste parole d'amore?", chiede un signore che passa per rincasare. "È Shakespeare". "Addirittura". Si ride, si riflette, a volte sale un po' di rabbia come per la storia delle ragazze travolte nel crollo di una palazzina mentre erano in fila sulle scale per un colloquio da segretaria. Succedeva proprio di fronte alla terrazza di via Savoia dove la compagnia Mitipretese ha fatto rivivere il testo di Elio Petri dedicato a quella tragedia, Roma ore 11. Era il 1951, strette nei loro cappottini 300 ragazze si erano presentate in via Savoia 31 dopo aver letto un annuncio sul Messaggero: "Signorina giovane intelligente volenterosissima, attiva conoscenza dattilografia, miti pretese per primo impiego, cercasi". Alle ore 11 crollano le scale, muore una ventiseienne, Anna Maria Baraldi.

"Che lingua è questa? Non la conosco ma non so perché riesco a capire tutto...", commenta ad alta voce un anziano signore tra il pubblico. Quartiere Rebibbia, zona Casal de' pazzi. Ugo Dighero recita Mistero Buffo di Dario Fo al centro di uno spiazzo tra i palazzoni che sembra una cavea in miniatura. Più in là un murale di Blu s'inerpica su una facciata. Ci si accomoda sul muretto o a terra. Bambini sui pattini e in bicicletta continuano a giocare.

A questi inattesi rituali di fine giornata si partecipa senza formalità ma con rispetto, abbassando la voce. Maurizio Rippa, attore e cantante, apre il cancello di una ex carrozzeria a Tor Pignattara. La navata spoglia dell'officina dismessa accoglie la cerimonia dei Piccoli funerali, una spoon river ispirata a Edgar Lee Masters e Franco Arminio. Parlano i morti e fanno anche sorridere, intervallati da canzoni struggenti O Danny Boy, Moon River, Over the Rainbow, Cucurrucucu Paloma, Alfonsina y el mar... L'atto finale coinvolge il pubblico: si può scrivere su un foglietto il nome di un proprio morto e consegnarlo all'attore-officiante. Qualcuno si commuove: "Tornerete qui, vero?". È andata così, a pochi passi dall'acquedotto alessandrino, in quella Roma intricata di razze che somiglia un po' a Shangai e che piaceva a Pasolini. Una serata poetica come pure al Mandrione dove Vittorio Continelli ha ambientato il suo Discorso sul mito dedicato a Dioniso, ospitando gli Dei olimpici nel giardino di una carrozzeria.

Ma è sulla terrazza dello Spin Time Labs, un palazzo occupato che ospita molti stranieri in via di Santa Croce in Gerusalemme, quartiere Esquilino, che l'arte e la vita diventano tutt'uno, su un tetto pieno di antenne e fili e bambini africani. Grazie alla voce di Roberta Sferzi che legge L'ambasciata americana di Chimamanda Ngozi Adichie, storia di una donna di Lagos che dopo aver perso un figlio chiede asilo negli Stati Uniti. Con lei tre bravissime attrici nigeriane del collettivo teatrale migrante Women Crossing nato all'interno della scuola Di Donato, diretto da Alessandra Cutolo. L'ultima tappa è in via della Lega Lombarda, quartiere Tiburtino, nel cortile di un vecchio caseggiato popolare, la Casa del Sole: 89 alloggi, sempre illuminati. La sera dello spettacolo le finestre diventano palchetti mentre l'attrice Laura Mazza vestita d'oro legge Venere e Adone di Shakespeare. Da un piano alto qualcuno grida "Bravi!". Una signora con le buste della spesa passa e sfiora Venere mentre Raffaella Misiti intona Besame mucho.

L'altro segreto di ConDominio è aver fatto riscoprire luoghi bellissimi della città, un aspetto che ha conquistato il direttore del Teatro di Roma Giorgio Barberio Corsetti: "Questi spettacoli al tramonto in paesaggi urbani incredibili sono piccole meraviglie. Trasformano la situazione dura del dopo-lockdown in un momento poetico". Mascherine, gel disinfettanti, distanze di sicurezza ci sono ma si dimenticano: "somewhere over the rainbow, blue birds fly...".