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L'eros grottesco di Guido Buzzelli

Caldo, mare, sesso: ma non solo. Il disegnatore romano, autore di uno dei primi graphic novel della storia e riscoperto di recente, rivela attraverso i suoi disegni un’Italia volgare e decadente. Per questo è stato definito “il Michelangelo dei mostri”
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I romanzi a fumetti non si poteva vivere negli anni Sessanta, quando il romanzo a fumetti ancora non c'era. Guido Buzzelli è vissuto in tempi sbagliati, anticipando temi e modalità che sarebbero diventati una consuetudine solo negli ultimi vent'anni. Lui, nato nel 1927, a quarant'anni ha realizzato La rivolta dei racchi, uno dei primi fumetti senza personaggio fisso, pensato per la libreria. Ma nel 1967 nessun editore lo voleva pubblicare, e per questo doveva inventarsi tante altre maniere per sbarcare il lunario. Era questo il suo destino, e quello di quasi tutti i suoi colleghi fumettisti: trovare la maniera di far uscire il proprio mondo d'artista comunque, lavorando tosto e mediando. Ed eccolo qui l'altro Buzzelli: dopo aver pubblicato La trilogia (con i suoi primi romanzi a fumetti, tra cui La Rivolta, I Labirinti e Zil Zelub), Coconino Press - Fandango propone Buzzelliade, il Buzzelli delle grandi pagine e dei fumetti brevi.

Il titolo è …
I romanzi a fumetti non si poteva vivere negli anni Sessanta, quando il romanzo a fumetti ancora non c'era. Guido Buzzelli è vissuto in tempi sbagliati, anticipando temi e modalità che sarebbero diventati una consuetudine solo negli ultimi vent'anni. Lui, nato nel 1927, a quarant'anni ha realizzato La rivolta dei racchi, uno dei primi fumetti senza personaggio fisso, pensato per la libreria. Ma nel 1967 nessun editore lo voleva pubblicare, e per questo doveva inventarsi tante altre maniere per sbarcare il lunario. Era questo il suo destino, e quello di quasi tutti i suoi colleghi fumettisti: trovare la maniera di far uscire il proprio mondo d'artista comunque, lavorando tosto e mediando. Ed eccolo qui l'altro Buzzelli: dopo aver pubblicato La trilogia (con i suoi primi romanzi a fumetti, tra cui La Rivolta, I Labirinti e Zil Zelub), Coconino Press - Fandango propone Buzzelliade, il Buzzelli delle grandi pagine e dei fumetti brevi.

Il titolo è ripreso da un libro uscito solo in Francia nel 1980 (Buzzelliades, appunto) in cui sono state pubblicate con grande successo queste tavole in cui l'artista romano si prende gioco di tutto. Per esempio dei miti fumettistici, da Flash Gordon a Mandrake, da Diabolik a Tarzan. E poi delle attese all'aeroporto, della televisione (Rischiatutto e Carosello), degli spaghetti western, e anche di gite e vacanze di diversi tipi, come Il Ferragosto che si può vedere qui a fianco. Buzzelli carica la sua forza grottesca e mostra un mondo decadente e volgare, destinato alla perdizione (spesso, per sottolinearla, i personaggi parlano in romanesco: e lui era romano). Sembra automatico l'accostamento di queste pagine di Buzzelli con le panoramiche di Jacovitti: anche lì situazioni surreali, corpi martoriati e visioni apocalittiche: solo che "Jac" con il suo stile umoristico rendeva tutto divertente. Buzzelli no. Buzzelli è proprio pungente, sprezzante, derisorio. La sua cattiveria da noi era capita solo in parte e spesso si faceva riferimento a lui come a un emulo di Achille Beltrame o di Walter Molino, i grandi disegnatori della Domenica del Corriere, che certo sapevano cogliere l'attimo con uno stile raffinatissimo, ma senza esprimere giudizi.

In seguito Buzzelli è stato definito il "Michelangelo dei mostri" ma, come si vede anche dai disegni di questo libro, non è certo la maestosità dei corpi che lui vuole mettere in risalto, piuttosto la loro goffaggine: sembrano morbidi involucri senz'anima. E non a caso spesso li mette in posizioni precarie e imbarazzanti. In tante pagine del volume si può andare a cercare Buzzelli tra la folla, perché lui si dipingeva come una sorta di Lucifero (in una tavola è un "povero diavolo", in un'altra c'è solo il suo volto che offre uno sguardo pieno di disgusto).

Si ritraeva com'era, piccolo e mingherlino, tutt'altro che maestoso, qualche volta accanto al fratello minore Raoul, anche lui disegnatore. In Belli si diventa, la panoramica di Buzzelli è ancora più horror. Nella parte superiore ecco gli effetti nefasti di chirurghi estetici improvvisati o distratti, insieme alle richieste di chi vuole diventare come Raffaella Carrà o Marlon Brando. In basso, una striscia con una sequenza da brividi che sarebbe piaciuta ai Monty Python: una ragazza in costume da bagno ha il volto totalmente coperto da una benda. Accanto a lei il marito eccitato in attesa di vedere l'esito dell'operazione e il chirurgo che sbenda la paziente. Ma nelle sei vignette successive del volto non c'è più traccia. Quello che rimane è solo una poltiglia sanguinolenta, e toccandola il marito domanda: "Mi dice che ci faccio io adesso? La butto?". E allora il chirurgo risponde: "Mica tutto viene bene! Questa è venuta male, e basta!". Il finale è lieto, con i due che ormai ci hanno preso gusto a mettere le mani in quell'impasto.

Eccoli "i racchi" di Buzzelli, quest'umanità zotica e inconsapevole, priva di ogni etica o saggezza, che nel La Rivolta fa la rivoluzione perché il mondo possa finalmente toccare il suo fondo. Umberto Eco, allora alla Bompiani, trovò inopportuna la pubblicazione del La Rivolta proprio perché era il 1968 e una rivoluzione non poteva finire così. Anche quel primo romanzo a fumetti venne proposto su Menelik, dopo essere stata pubblicato, grazie a Rinaldo Traini, ne L'Almanacco dell'allora Salone di Lucca del 1967.

Ai francesi invece il mondo di Buzzelli è sempre piaciuto tanto. Ma loro amavano l'umorismo estremo, il grottesco, tanto da scrivere nel sottotitolo di Hara Kiri che quel giornale era stupido e malvagio. Fu Wolinski, a far pubblicare Buzzelli su Charlie (il Linus francese), lui che sarebbe stato ucciso nell'infernale tragedia di Charlie Hebdo (da non confondere) di cinque anni fa. Buzzelli se n'era andato assai prima, nel 1992, per un tumore causato anche dall'uso continuo di quei fissatori spray che tanto servivano ai suoi disegni fatti a carboncino. I fissatori spray li ricorda anche Riccardo Mannelli nella sua bellissima introduzione al volume, nella quale ripensa anche a quando Buzzelli realizzava per Repubblica i suoi disegni per Satyricon: "L'ossessione artistica primigenia di sporcare e riempire qualsiasi superficie vuota. Di farlo senza motivo, senza decisione razionale. Bestialmente". Buzzelli riempiva i fogli con il suo mondo, che si ritrova in tutto quello che faceva. Anche nelle storie che completano questo volume, tra cui quel I love you, Helga! che dal 1980 venne pubblicato (però a colori) su Playmen, l'altro periodico della Tattilo. In quelle pagine, tra un nudo femminile e l'altro, sarebbero state ospitate anche tavole di Jacovitti e di Wolinski. Tanto per chiudere il cerchio.