Negazionisti e messianici, così il virus mette a nudo la natura umana
Maurizio Ferraris , di MAURIZIO FERRARISChi considera il Covid uno strumento di dominio e chi crede sia una emergenza che minaccia l'umanità. Due visioni contrapposte che riflettono anche due filosofie della storia
Come sappiamo, sul Virus ci sono due visioni contrapposte, che riflettono due diverse concezioni del mondo e, soprattutto, anche se non ci riflettiamo, due filosofie della storia. La prima vorrebbe che l’umanità va verso il peggio, ed è quella abbracciata esplicitamente dai negazionisti: il Virus è un nuovo strumento di dominio, dopo il Web e il Kapitale, per imporre uno stato di eccezione e abolire le libertà fondamentali. La seconda, prevalente, vede nel Virus una emergenza sanitaria reale che minaccia l’umanità e che va scongiurata a ogni costo, affinché la vita possa riprendere il suo corso normale. Qui non c’è esplicitamente una filosofia della storia, ma implicitamente sì: l’umanità va verso il meglio, il Virus ha interrotto il corso del progresso, speriamo di ripartire al più presto. Visto che le credenze umane, come è naturale e giusto che sia, non sono coerenti fra loro, nulla…
Come sappiamo, sul Virus ci sono due visioni contrapposte, che riflettono due diverse concezioni del mondo e, soprattutto, anche se non ci riflettiamo, due filosofie della storia. La prima vorrebbe che l’umanità va verso il peggio, ed è quella abbracciata esplicitamente dai negazionisti: il Virus è un nuovo strumento di dominio, dopo il Web e il Kapitale, per imporre uno stato di eccezione e abolire le libertà fondamentali. La seconda, prevalente, vede nel Virus una emergenza sanitaria reale che minaccia l’umanità e che va scongiurata a ogni costo, affinché la vita possa riprendere il suo corso normale. Qui non c’è esplicitamente una filosofia della storia, ma implicitamente sì: l’umanità va verso il meglio, il Virus ha interrotto il corso del progresso, speriamo di ripartire al più presto. Visto che le credenze umane, come è naturale e giusto che sia, non sono coerenti fra loro, nulla esclude (anzi, è il caso più frequente) che coloro stessi che in fatto di Virus abbracciano una filosofia della storia positiva aderiscano a quella negativa in altri ambiti. Per esempio osservando che l’umanità va verso il peggio perché i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri (affermazione controversa e generica, ma non è questo il punto). Il che ovviamente introduce una contraddizione: se le cose vanno davvero così male, ben venga il Virus e ci porti via tutti quanti, togliendo ai ricchi i loro privilegi e ai poveri i loro stenti, e restituendo l’ambiente alla purezza precedente l’antropocene.
In tutto questo, vien fatto di riflettere a un punto non sempre considerato. Il Virus c’è, non è stato inventato da nessuno per opprimerci (questa, almeno, la mia persuasione: già i gas sono stati abbandonati in guerra perché incontrollabili, figuriamoci i virus) e il suo impatto sull’economia e sulla vita civile prova che l’umanità va verso il meglio. Ai tempi della Spagnola non c’era il problema delle unità di terapia intensiva negli ospedali; non c’era il problema di testare i turisti di ritorno dalle vacanze; non c’era il problema di un mercato mondiale messo in ginocchio dalla crisi, eccetera. E, soprattutto, c’era un problema molto più grosso, la Prima Guerra mondiale (non la seconda, come crede il Presidente Trump). Uno sterminio organizzato di giovani tale per cui in una giornata a Verdun e sulla Somme moriva un numero di giovani infinitamente superiore a tutti gli anziani morti in Lombardia durante la crisi e, cosa più grave, i giovani morivano perché qualcuno li mandava a morire (qualcuno direbbe che questo vale anche per i vecchi lombardi ma non è esattamente così).
Oggi questo sarebbe inconcepibile, altra prova del fatto che l’umanità va verso il meglio, ma questa è un’altra storia. Ciò su cui vorrei focalizzare l’attenzione è un’altra questione. I numeri dei morti di Covid è altissimo e destinato a crescere, ma non sarà mai così alto quanto quello dei morti di cancro, di malattie cardiache, di alcolismo, tabagismo o altre forme di dipendenza. Perché prima di arrivare a quella soglia il famoso effetto gregge (che ha portato l’impaziente Boris Johnson all’ospedale), si sarà davvero realizzato. Si cerca un vaccino per il Covid, è sperabile che lo si trovi, ma se così non fosse non sarebbe la fine di tutte le cose (dopotutto, non si è trovato il vaccino per l’Aids ma oggi abbiamo terapie efficaci). Resta che, proprio come la maggioranza dei morti dipende da altre cause (e la totalità dei morti dipende dal fatto che ogni uomo è mortale, Socrate è uomo, dunque Socrate è mortale), ci sono tantissimi vaccini perfettamente testati ed efficaci per tantissime malattie anche più gravi del Covid che non vengono somministrati perché in molti Paesi non si hanno le strutture per farlo e i soldi per pagarli.
Allora perché questa centralità del Covid, che sta monopolizzando l’interesse, e soprattutto la preoccupazione, del mondo intero da quasi un anno? E che, ancor più, da quasi un anno ha cambiato la vita di tutti noi? Suggerisco una risposta. Da quando è finita la Seconda Guerra Mondiale l’umanità è vissuta sotto l’incubo della Terza Guerra Mondiale. Sono passati settantacinque anni è non è successo niente. Ovvio, c’è stato il crollo del muro, varie guerre locali, magari con decine di migliaia di morti ma poco seguite mediaticamente, c’è stata Cernobyl… Ma come paragonare tutto questo al timore che migliaia di testate nucleari distruggessero il pianeta tutto intero lasciando in piedi pochi ruderi incongrui, come a Hiroshima? Il senso di attesa di un Evento che introducesse una discontinuità nella storia umana, come è regolarmente avvenuto ogni mezzo secolo o poco più, si è manifestato sulle prime in negativo, con la dottrina di Kojève ripresa da Fukuyama della fine della storia (anche lì c’è da riflettere: Kojève parlava di “fine della storia” negli anni Trenta, ma la storia è ricominciata non senza energia alla fine del decennio, com’è che Fukuyama non ci ha pensato?). Dopo il modesto evento della caduta del muro, che allontanava lo spettro della Terza Guerra Mondiale, non c’era più niente da aspettarsi, calma piatta dell’umanità, bonaccia totale della storia. Un po’ noioso ma rassicurante, perché gli Eventi portano con sé sempre qualcosa di catastrofico, che siano le guerre di conquista, i genocidi e la colonizzazione successivi alle scoperte geografiche, le guerre di religione. Ma la calma piatta porta con sé un’angoscia messianica: qualcosa deve arrivare (non si spiega diversamente la diffusione del cristianesimo nell’epoca della pax romana), deve arrivare da fuori, e cambiare, rimescolare, spezzare e ricostruire, per il meglio o per il peggio, non importa. Sembra un atteggiamento sciocco, e in effetti lo è, ma è umano, e ci sono stati dei filosofi che hanno avuto il coraggio di teorizzarlo, come Badiou, quando ha scritto “Mieux vaut un désastre qu’un désêtre”. Altri, più alla buona, come il mitragliere di coda di Saint-Exupéry durante uno scontro coi caccia tedeschi “Si ha un bel dire, ma nella vita civile queste cose non succedono”.
Dunque, eravamo in attesa di una catastrofe e di un miracolo. E questa è venuta, sotto la forma di un Virus. Che è venuto e ha rimescolato e terremotato tutto, nella vita, nell’economia, nella politica, esattamente come le guerre, e in particolare come la Guerra che (per fortuna) non c’è stata. Con questo non voglio in alcun modo minimizzare il Covid, vorrei dare un contributo per metterlo in prospettiva. Ciò di cui abbiamo bisogno sono certamente i vaccini, se si troveranno, e la remissione del male, che prima o poi verrà, ma dopo troppi morti. Così come abbiamo bisogno di un’economia che non tracolli sotto il peso dell’Evento. Ma abbiamo bisogno, anche, di una riflessione più ampia che collochi il Covid nel quadro dei grandi problemi dell’umanità, sia quelli irrisolvibili (siamo mortali) sia quelli risolvibili (basti pensare al divario tra la vita media di un europeo e di un africano). E che capisca che l’angoscia è tale perché non ha oggetto, e, per paradossale che sia, trova pace quando ne individua uno, nel nostro caso il Covid, che si prestava molto bene, perché incideva sulle nostre vite in modo molto più imperioso dell’Ambiente, l’angoscia precedente, e di altre angosce come il Terrorismo o (curiosissimo, a guardarlo retrospettivamente), l’11 settembre, che hanno cercato di riempire il vuoto lasciato aperto – e per fortuna! – dalla catastrofe nucleare che non c’è stata. Quale il vantaggio di una simile riflessione? Da una parte, una conoscenza migliore della natura umana, ma questa è teoria. Dall’altra una comprensione della vera portata delle esigenze di giustizia, equità, ridistribuzione, sicurezza, e soprattutto convinzione di andare da qualche parte, che affliggono il genere umano da sempre, e che adesso si sentono molto di più perché rimbalzano ogni giorno sul Web in un mondo che, finalmente, è diventato anche socialmente il globo che fisicamente è sempre stato. Era il suo destino anche se ci sono voluti migliaia di anni di storia umana. E dentro a questo destino, che è progressivo e cosmopolitico, dobbiamo pensare il futuro, con lo stesso sguardo speranzoso di chi è uscito dalla guerra e insieme con la consapevolezza che, per quanto terribile, questa guerra tra l’uomo e il Virus non è così letale come quella tra l’uomo e l’uomo.
In tutto questo, vien fatto di riflettere a un punto non sempre considerato. Il Virus c’è, non è stato inventato da nessuno per opprimerci (questa, almeno, la mia persuasione: già i gas sono stati abbandonati in guerra perché incontrollabili, figuriamoci i virus) e il suo impatto sull’economia e sulla vita civile prova che l’umanità va verso il meglio. Ai tempi della Spagnola non c’era il problema delle unità di terapia intensiva negli ospedali; non c’era il problema di testare i turisti di ritorno dalle vacanze; non c’era il problema di un mercato mondiale messo in ginocchio dalla crisi, eccetera. E, soprattutto, c’era un problema molto più grosso, la Prima Guerra mondiale (non la seconda, come crede il Presidente Trump). Uno sterminio organizzato di giovani tale per cui in una giornata a Verdun e sulla Somme moriva un numero di giovani infinitamente superiore a tutti gli anziani morti in Lombardia durante la crisi e, cosa più grave, i giovani morivano perché qualcuno li mandava a morire (qualcuno direbbe che questo vale anche per i vecchi lombardi ma non è esattamente così).
Oggi questo sarebbe inconcepibile, altra prova del fatto che l’umanità va verso il meglio, ma questa è un’altra storia. Ciò su cui vorrei focalizzare l’attenzione è un’altra questione. I numeri dei morti di Covid è altissimo e destinato a crescere, ma non sarà mai così alto quanto quello dei morti di cancro, di malattie cardiache, di alcolismo, tabagismo o altre forme di dipendenza. Perché prima di arrivare a quella soglia il famoso effetto gregge (che ha portato l’impaziente Boris Johnson all’ospedale), si sarà davvero realizzato. Si cerca un vaccino per il Covid, è sperabile che lo si trovi, ma se così non fosse non sarebbe la fine di tutte le cose (dopotutto, non si è trovato il vaccino per l’Aids ma oggi abbiamo terapie efficaci). Resta che, proprio come la maggioranza dei morti dipende da altre cause (e la totalità dei morti dipende dal fatto che ogni uomo è mortale, Socrate è uomo, dunque Socrate è mortale), ci sono tantissimi vaccini perfettamente testati ed efficaci per tantissime malattie anche più gravi del Covid che non vengono somministrati perché in molti Paesi non si hanno le strutture per farlo e i soldi per pagarli.
Allora perché questa centralità del Covid, che sta monopolizzando l’interesse, e soprattutto la preoccupazione, del mondo intero da quasi un anno? E che, ancor più, da quasi un anno ha cambiato la vita di tutti noi? Suggerisco una risposta. Da quando è finita la Seconda Guerra Mondiale l’umanità è vissuta sotto l’incubo della Terza Guerra Mondiale. Sono passati settantacinque anni è non è successo niente. Ovvio, c’è stato il crollo del muro, varie guerre locali, magari con decine di migliaia di morti ma poco seguite mediaticamente, c’è stata Cernobyl… Ma come paragonare tutto questo al timore che migliaia di testate nucleari distruggessero il pianeta tutto intero lasciando in piedi pochi ruderi incongrui, come a Hiroshima? Il senso di attesa di un Evento che introducesse una discontinuità nella storia umana, come è regolarmente avvenuto ogni mezzo secolo o poco più, si è manifestato sulle prime in negativo, con la dottrina di Kojève ripresa da Fukuyama della fine della storia (anche lì c’è da riflettere: Kojève parlava di “fine della storia” negli anni Trenta, ma la storia è ricominciata non senza energia alla fine del decennio, com’è che Fukuyama non ci ha pensato?). Dopo il modesto evento della caduta del muro, che allontanava lo spettro della Terza Guerra Mondiale, non c’era più niente da aspettarsi, calma piatta dell’umanità, bonaccia totale della storia. Un po’ noioso ma rassicurante, perché gli Eventi portano con sé sempre qualcosa di catastrofico, che siano le guerre di conquista, i genocidi e la colonizzazione successivi alle scoperte geografiche, le guerre di religione. Ma la calma piatta porta con sé un’angoscia messianica: qualcosa deve arrivare (non si spiega diversamente la diffusione del cristianesimo nell’epoca della pax romana), deve arrivare da fuori, e cambiare, rimescolare, spezzare e ricostruire, per il meglio o per il peggio, non importa. Sembra un atteggiamento sciocco, e in effetti lo è, ma è umano, e ci sono stati dei filosofi che hanno avuto il coraggio di teorizzarlo, come Badiou, quando ha scritto “Mieux vaut un désastre qu’un désêtre”. Altri, più alla buona, come il mitragliere di coda di Saint-Exupéry durante uno scontro coi caccia tedeschi “Si ha un bel dire, ma nella vita civile queste cose non succedono”.
Dunque, eravamo in attesa di una catastrofe e di un miracolo. E questa è venuta, sotto la forma di un Virus. Che è venuto e ha rimescolato e terremotato tutto, nella vita, nell’economia, nella politica, esattamente come le guerre, e in particolare come la Guerra che (per fortuna) non c’è stata. Con questo non voglio in alcun modo minimizzare il Covid, vorrei dare un contributo per metterlo in prospettiva. Ciò di cui abbiamo bisogno sono certamente i vaccini, se si troveranno, e la remissione del male, che prima o poi verrà, ma dopo troppi morti. Così come abbiamo bisogno di un’economia che non tracolli sotto il peso dell’Evento. Ma abbiamo bisogno, anche, di una riflessione più ampia che collochi il Covid nel quadro dei grandi problemi dell’umanità, sia quelli irrisolvibili (siamo mortali) sia quelli risolvibili (basti pensare al divario tra la vita media di un europeo e di un africano). E che capisca che l’angoscia è tale perché non ha oggetto, e, per paradossale che sia, trova pace quando ne individua uno, nel nostro caso il Covid, che si prestava molto bene, perché incideva sulle nostre vite in modo molto più imperioso dell’Ambiente, l’angoscia precedente, e di altre angosce come il Terrorismo o (curiosissimo, a guardarlo retrospettivamente), l’11 settembre, che hanno cercato di riempire il vuoto lasciato aperto – e per fortuna! – dalla catastrofe nucleare che non c’è stata. Quale il vantaggio di una simile riflessione? Da una parte, una conoscenza migliore della natura umana, ma questa è teoria. Dall’altra una comprensione della vera portata delle esigenze di giustizia, equità, ridistribuzione, sicurezza, e soprattutto convinzione di andare da qualche parte, che affliggono il genere umano da sempre, e che adesso si sentono molto di più perché rimbalzano ogni giorno sul Web in un mondo che, finalmente, è diventato anche socialmente il globo che fisicamente è sempre stato. Era il suo destino anche se ci sono voluti migliaia di anni di storia umana. E dentro a questo destino, che è progressivo e cosmopolitico, dobbiamo pensare il futuro, con lo stesso sguardo speranzoso di chi è uscito dalla guerra e insieme con la consapevolezza che, per quanto terribile, questa guerra tra l’uomo e il Virus non è così letale come quella tra l’uomo e l’uomo.