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Jack King, il cacciatore di nazisti al servizio di Sua Maestà

Eric Roberts era un anonimo impiegato di banca. Poi i servizi segreti lo reclutarono e lui si infiltrò tra i fiancheggiatori di Hitler in Inghilterra sabotandone piani e attentati
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LONDRA. Una svastica sul Big Ben di Londra? Tra gli anni Trenta e Quaranta era un’eventualità meno impossibile di quanto si pensi oggi. E non solo per l’offensiva nazista e l’ora più buia del Regno Unito, soprattutto dopo la ritirata di Dunkirk e le prime gravissime difficoltà del premier e comandante in capo Winston Churchill. Ma anche perché oltremanica c’erano tante “quinte colonne” e insospettabili fiancheggiatori del Terzo Reich, che fecero di tutto per raggiungere un “appeasement” con Adolf Hitler e riservare a Londra lo stesso destino della Cecoslovacchia, della Polonia, della Francia di Vichy e, conseguentemente, dell’Europa intera. Ma i servizi segreti di Sua Maestà, in questo caso l’MI5, misero in atto una controffensiva interna di altissimo livello contro i “traditori della patria”. Molto spesso, di questi agenti sotto copertura, che sfilacciarono e troncarono le trame…
LONDRA. Una svastica sul Big Ben di Londra? Tra gli anni Trenta e Quaranta era un’eventualità meno impossibile di quanto si pensi oggi. E non solo per l’offensiva nazista e l’ora più buia del Regno Unito, soprattutto dopo la ritirata di Dunkirk e le prime gravissime difficoltà del premier e comandante in capo Winston Churchill. Ma anche perché oltremanica c’erano tante “quinte colonne” e insospettabili fiancheggiatori del Terzo Reich, che fecero di tutto per raggiungere un “appeasement” con Adolf Hitler e riservare a Londra lo stesso destino della Cecoslovacchia, della Polonia, della Francia di Vichy e, conseguentemente, dell’Europa intera. Ma i servizi segreti di Sua Maestà, in questo caso l’MI5, misero in atto una controffensiva interna di altissimo livello contro i “traditori della patria”. Molto spesso, di questi agenti sotto copertura, che sfilacciarono e troncarono le trame dei fascisti inglesi alleati della Germania nazista, si hanno pochissime tracce, per varie ragioni, dalla segretezza degli 007 britannici alla mancanza di documentazione. Uno di questi silenti eroi nazionali, però, ora viene alla luce. Eric Roberts, apparentemente un calvo e tranquillo impiegato di banca, e in realtà l' agente “Jack King”, dopo esser stato reclutato dall’MI5.
 
La storia di Roberts è raccontata da Robert Hutton, scrittore inglese e corrispondente politico da Westminster per l’agenzia di stampa “Bloomberg”, nel libro “L’uomo che fece perdere la guerra ai nazisti. Nome in codice Jack King: l’agente segreto inglese che sconfisse Adolf Hitler”. Titolo della versione italiana francamente esagerato, soprattutto se comparato all’originale e più sobrio “Agent Jack: The True Story of Mi5's Secret Nazi Hunter”. Roberts non ha sconfitto Adolf Hitler, né fece perdere la guerra ai nazisti. Ma ciò non inficia la sua storia straordinaria da “cacciatore di nazisti” sul suolo inglese. Una falange, antisemita e hitleriana, ben più pericolosa di quanto si pensi. Perché andava oltre le simpatie naziste di Sir Oswald Mosley e la sua “British Union of Fascists”, ma anche per esempio quelle del re Eduardo VIII, che per fortuna nel 1936 abdicò per il fratello - e padre della regnante Elisabetta - Giorgio VI, il re balbuziente e vincente immortalato da Colin Firth. Centinaia di inglesi pensavano che fosse logico e conveniente scendere a patti con Hitler.
 
Qui scende in campo l’apparentemente anonimo Eric Roberts, poco più che trentenne, grigio impiegato presso la Westminster Bank e spia per caso. Tanto che i suoi superiori chiesero ai servizi segreti: “Ma perché volete uno come questo qui?”. Eppure gli 007 britannici, in primis Maxwell Knight cui si ispirerà “M” della saga di James Bond di Ian Fleming e Victor Rotschild a capo della sezione antisabotaggio, lo volevano a tutti i costi. Perché affidabile e insospettabile. Nato a Wivelsfield nel 1907 e poi infanzia in Cornovaglia, Roberts studia il tedesco in gioventù e andando in vacanza in Germania un paio di volte nei primi anni Trenta. Hutton ha ricostruito la storia di Roberts proprio studiando una marea di file declassificati nel 2014: “Non è stato un collage affatto facile”, annota nella postfazione, “perché questi come Roberts sono personaggi di cui spesso rimane poco o nulla”. Spesso sorridente e dai nervi di acciaio, nel 1940 Roberts si infiltra in una cellula di simpatizzanti inglesi nazisti di Leeds e poi diventa il riferimento principale della “Gestapo” a Londra, per lo meno secondo gli adepti del Terzo Reich oltremanica. Il suo compito è semplice, ma estremamente delicato e pericoloso: sabotare tutti i piani dei nazi-fiancheggiatori inglesi, soprattutto le informazioni segrete e sensibili che questi recuperavano e passavano - o almeno cosi credevano - agli scagnozzi di Hitler, oltre a mini attentati o imboscate intimidatorie o tattiche.
 
Quinte colonne naziste come l’informatrice Nancy Brown, o la reclutatrice Marita Perigoe, una delle più sospettose (non a torto) nei confronti di Roberts, o l’austriaco Hans Kohout, che era riuscito ad ottenere segreti militari e che voleva spacciarli a Berlino. Per fortuna, Roberts riuscì a catalizzare tutti questi informatori - che come rivela Hutton non furono neanche puniti o perseguiti dopo la Guerra. come spesso accadde con molti fascisti anche in Italia - e a vanificare e affondare i loro sforzi. Ma la morale di questa storia vera è il cuore dell’opera. Perché smentisce il falso mito che il Regno Unito non avrebbe mai potuto soccombere al fascismo in quanto, come convenzione vuole, in un certo senso immune al virus diffuso in tutta Europa da Adolf Hitler. Non è vero, spiega Hutton, e anzi, il contesto e le pulsioni degli anni Trenta non sono molto diverse da quelle aizzate da vari leader populisti. Ecco perché Eric Roberts è un silenzioso eroe contemporaneo. Oltre che un esempio, seppur invisibile, almeno fino a qualche tempo fa.
 
 
“L’uomo che fece perdere la guerra ai nazisti. Nome in codice Jack King: l’agente segreto inglese che sconfisse Adolf Hitler”  di Robert Hutton (Newton Compton, 296 pagine)