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Chiama la scrittrice col suo vero nome

Per secoli le donne sono state costrette a firmare i loro libri nascondendosi sotto pseudonimi maschili Ora il "Women's prize for fiction" rende loro giustizia: nuove copertine e ebook scaricabili gratis
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A. M. Barnard era Louisa May Alcott, l'autrice di Piccole donne, che continua a formare generazioni di lettori. Currer Bell, Ellis Bell e Acton Bell erano le sorelle Brontë. Jane Austen si firmava "A Lady", per non rovinare la reputazione della sua famiglia svelando al mondo che la loro figlia si dedicava a un mestiere che era considerato prerogativa degli uomini: scrivere. Oriana Fallaci ed Elsa Morante parlavano di se stesse al maschile, si definivano scrittori. La prima diceva: "Sono nata per essere uno scrittore e sarei stata uno scrittore anche se non avessi avuto le mani per scrivere". Alda Merini voleva essere chiamata poeta, e non poetessa, al maschile, per sfidare un ambiente come quello della poesia italiana del Novecento, dominato dagli uomini. J. K. Rowling si chiama così perché un editore le consigliò di rendere il suo nome meno femminile.

Loro le conosciamo bene, ma ci sono tante altre scrittrici che sono state costrette…
A. M. Barnard era Louisa May Alcott, l'autrice di Piccole donne, che continua a formare generazioni di lettori. Currer Bell, Ellis Bell e Acton Bell erano le sorelle Brontë. Jane Austen si firmava "A Lady", per non rovinare la reputazione della sua famiglia svelando al mondo che la loro figlia si dedicava a un mestiere che era considerato prerogativa degli uomini: scrivere. Oriana Fallaci ed Elsa Morante parlavano di se stesse al maschile, si definivano scrittori. La prima diceva: "Sono nata per essere uno scrittore e sarei stata uno scrittore anche se non avessi avuto le mani per scrivere". Alda Merini voleva essere chiamata poeta, e non poetessa, al maschile, per sfidare un ambiente come quello della poesia italiana del Novecento, dominato dagli uomini. J. K. Rowling si chiama così perché un editore le consigliò di rendere il suo nome meno femminile.

Loro le conosciamo bene, ma ci sono tante altre scrittrici che sono state costrette a pubblicare con uno pseudonimo maschile e che rischiano di essere dimenticate. Il Women's prize for fiction - il più importante premio inglese per la fiction scritta da donne in questa lingua - , come racconta il Guardian, ne ha individuate più di 3000, ottocentesche e novecentesche, e tra queste ne ha selezionate 25, che ha ripubblicato con il loro vero nome nell'ambito del progetto "Reclaim Her Name", Reclama il suo nome ovvero Chiamiamole con il loro nome.

Romanzi, storie horror, commedie romantiche, poesie, testi femministi che potrebbero essere stati scritti oggi e saggi disponibili in 25 ebook scaricabili gratuitamente dal sito dello sponsor dell'iniziativa, Baileys. "Lo scopo di questo progetto è rendere le donne visibili sugli scaffali perché se la loro vera identità continuasse a restare nascosta è come se queste autrici non avessero mai scritto i loro libri e la storia della letteratura sembrerebbe una sequenza interminabile di barbe con qualche donna ogni tanto. Questi 25 libri celebrano scrittrici fantastiche del passato, che non hanno mai avuto quello che meritavano in quanto donne" dichiara la scrittrice Kate Mosse, che ha fondato il Women's prize for fiction dopo che i finalisti di un Booker Prize erano stati tutti uomini.

Splendide e colorate le nuove copertine, con i nomi e i cognomi delle autrici finalmente scritti in maiuscolo, facilissimo accedere a queste opere - ci vuole un attimo per scaricarle e c'è anche l'opzione download per leggerle direttamente sul sito - , notevole la selezione, dalla più famosa di tutte, Mary Ann Evans con il suo Middlemarch, che nella letteratura inglese è un classico - contro la società conservatrice - , uscito inizialmente a firma di George Eliot, a Doris Boake Kerr, che anche se lavorava in una biblioteca non ha mai visto il suo nome sugli scaffali. Il suo pseudonimo era Capel Boake.

Middlemarch, originariamente uscito in otto parti nel 1871-72, non era mai stato pubblicato con il vero nome di Evans, che voleva restare in incognito sia perché temeva il pregiudizio della critica e dei lettori nei confronti di un'autrice donna sia perché era la compagna di un uomo sposato, il filosofo e critico George Henry Lewes. "Uno pseudonimo maschile permette tutti i vantaggi della pubblicazione senza rischi per la propria reputazione" sosteneva, condizionata dalla sua epoca, questa big della letteratura dell'età vittoriana, vissuta nell'Ottocento in Inghilterra.

Stessa epoca della parigina Amantine Aurore Dupin, che ha firmato il suo romanzo Indiana, sempre incluso in questa iniziativa, come George Sand e scandalizzava la società dell'epoca vestendosi da uomo e fumando sigari in pubblico. "Cosa dovrebbero fare le donne, se gli uomini hanno già scritto tutto? Parlare di quell'argomento misterioso che è essere donne, ma non come gli uomini le immaginano" sosteneva nel 1893 la femminista Mary Bright, pure inclusa il Reclama il suo nome, che scriveva i suoi pamphlet come George Egerton.

Spazio in questa operazione di recupero anche per la letteratura afroamericana. Frances Rollin Whipper ha pubblicato The Life of Martin R Delaney nel 1868 con lo pseudonimo di Frank A Rollin ed è stata la prima scrittrice afroamericana a pubblicare una biografia, mentre Ann Petry, che scriveva come Arnold Petri, novecentesca, è stata la prima autrice afroamericana a vendere più di un milione di copie. "Quando mi hanno chiesto d'includere il lavoro di mia madre in una collana così bella, insieme ad altre formidabili scrittrici, ne sono stata onorata. Sono incredibilmente fiera del lavoro di mia madre ed entusiasta del fatto che raggiunga un nuovo pubblico grazie a questa collana. So che anche a lei avrebbe fatto piacere esserci. Mia madre credeva in un mondo nel quale condividere umanità e questo progetto rispecchia i suoi ideali" afferma Liz Petry, figlia di Ann Petry.

"Dobbiamo conoscere le scrittrici che ci hanno preceduto e le sfide che hanno dovuto affrontare per la pubblicazione" ricorda Mosse, e il dibattito, sul genere, è aperto. La scrittura non ha sesso, abbiamo tutti parti femminili e parti maschili. Lo pseudonimo più famoso della letteratura contemporanea è un nome da donna, Elena Ferrante. Il concetto stesso di genere si sta evolvendo. E soprattutto, non parliamo più di "scrittura al femminile", che non vuol dire davvero niente, oppure, per par condicio, introduciamo l'espressione "scrittura al maschile".