Chiamatemi Banksy
Chiara Gatti , di CHIARA GATTIEsce per Corraini un albo illustrato sull'artista misterioso. Porta la firma di Fausto Gilberti, pittore, disegnatore, autore di testi per bambini, che ha già raccontato le vite dei maestri d'avanguardia
C'è un omino incappucciato. Volti la pagina, c’è un ratto spelacchiato. «Tranquilli, non sono un rapinatore!» dice, armato di bomboletta spray, mentre dipinge un esercito di topi sui muri sbrecciati della Bristol underground. Fatto il misfatto, Banksy si guarda intorno furtivo, fa spallucce e scappa via. Occhi grandi, gambe secche, mani da ragnetto, il misterioso re della Street Art, il ribelle inglese che ha conquistato il mondo dell’arte senza mai svelare la sua identità, scivola silenzioso fra le pagine del nuovo libro (Corraini) di Fausto Gilberti, pittore, disegnatore e autore di testi per bambini che ha già raccontato vite dei maestri d’avanguardia; geniali, scanzonati, provocatori e insieme poetici.
Come Piero Manzoni impegnato a inscatolare la sua “merda d’artista” o Lucio Fontana che infila un braccio nel suo “taglio”, per spiegare ai ragazzi come si possa andare oltre la superficie d…
Come Piero Manzoni impegnato a inscatolare la sua “merda d’artista” o Lucio Fontana che infila un braccio nel suo “taglio”, per spiegare ai ragazzi come si possa andare oltre la superficie d…
C'è un omino incappucciato. Volti la pagina, c’è un ratto spelacchiato. «Tranquilli, non sono un rapinatore!» dice, armato di bomboletta spray, mentre dipinge un esercito di topi sui muri sbrecciati della Bristol underground. Fatto il misfatto, Banksy si guarda intorno furtivo, fa spallucce e scappa via. Occhi grandi, gambe secche, mani da ragnetto, il misterioso re della Street Art, il ribelle inglese che ha conquistato il mondo dell’arte senza mai svelare la sua identità, scivola silenzioso fra le pagine del nuovo libro (Corraini) di Fausto Gilberti, pittore, disegnatore e autore di testi per bambini che ha già raccontato vite dei maestri d’avanguardia; geniali, scanzonati, provocatori e insieme poetici.
Come Piero Manzoni impegnato a inscatolare la sua “merda d’artista” o Lucio Fontana che infila un braccio nel suo “taglio”, per spiegare ai ragazzi come si possa andare oltre la superficie delle cose, con un gesto e l’immaginazione. E così Banksy, vestito da ninja, snocciola le sue imprese leggendarie: sguinzaglia, nel panico generale, duecento roditori in una galleria d’arte, vara pinne di squali in un laghetto di Londra (coi turisti terrorizzati e le anatre indifferenti), ritrae una bimba che perquisisce un soldato sul muro fra Israele e Palestina, tinteggia alcune mucche al pascolo (con colori rigorosamente bio), fonda in Inghilterra un parco dei “non” divertimenti, un Luna Park alla rovescia dove, nonostante le attrazioni sbilenche, la gente si diverte lo stesso. Paradossi della notorietà.
In punta di pennino, Gilberti conferma il talento dei grandi disegnatori: condensare una storia in un’immagine. Nel suo caso, abbinata a poche frasi dense. «Dipingo per strada, sui muri della città, è proibito dalla legge. Per questo mi nascondo». E, infatti, Scotland Yard è stata a lungo sulle sue tracce. Invano. Alla fine ha desistito e accettato il fatto che la sua arte sovversiva, la controcultura del graffito, fosse amata dal pubblico che ha consacrato Banksy come una star del contemporaneo. Con tutte le caratteristiche tipiche del guerrilla artist. Ecco allora il bandito gentiluomo che tratteggia scene ironiche ma anche tenerissime sui cavalcavia dell’autostrada. Il pacifista che bacchetta e seduce i militari: «Ho scoperto che ai soldati piacciono i miei graffiti».
L’impertinente che entra al Louvre e «senza chiedere il permesso, ho attaccato un mio quadro alla parete». Il castigatore dell’establishment che prende per il naso i suoi acquirenti: «Ho fatto un quadro che si è auto-distrutto nel momento in cui è stato acquistato da una ricca signora che voleva diventare ancora più ricca». È successo a un’asta di Sotheby’s due anni fa, dove il dipinto Girl with a Balloon, appena aggiudicato per oltre un milione di sterline, è scivolato fuori della cornice, fatto a fette da un tritadocumenti.
A confermare l’assurdità del mercato dell’arte è il valore dell’opera sminuzzata, che invece di costare meno, è schizzata alle stelle. Un brillante sfruttamento dei media nutre il mito. Complice il suo irrisolto anonimato. «C’è chi dice sono una signora. C’è chi dice sono un musicista. C’è chi dice non sono una persona sola». Senza spoilerare l’allegro finale, la storia raccontata da Gilberti assorbe lo humour dark del re dei topi e ne usciamo tutti banksyzzati dalla sua ironia.
Il libro
Banksy di Fausto Gilberti è pubblicato da Corraini (pagg. 44, euro 12, età: 7+, con testi in italiano affiancati dalla traduzione inglese)
Come Piero Manzoni impegnato a inscatolare la sua “merda d’artista” o Lucio Fontana che infila un braccio nel suo “taglio”, per spiegare ai ragazzi come si possa andare oltre la superficie delle cose, con un gesto e l’immaginazione. E così Banksy, vestito da ninja, snocciola le sue imprese leggendarie: sguinzaglia, nel panico generale, duecento roditori in una galleria d’arte, vara pinne di squali in un laghetto di Londra (coi turisti terrorizzati e le anatre indifferenti), ritrae una bimba che perquisisce un soldato sul muro fra Israele e Palestina, tinteggia alcune mucche al pascolo (con colori rigorosamente bio), fonda in Inghilterra un parco dei “non” divertimenti, un Luna Park alla rovescia dove, nonostante le attrazioni sbilenche, la gente si diverte lo stesso. Paradossi della notorietà.
In punta di pennino, Gilberti conferma il talento dei grandi disegnatori: condensare una storia in un’immagine. Nel suo caso, abbinata a poche frasi dense. «Dipingo per strada, sui muri della città, è proibito dalla legge. Per questo mi nascondo». E, infatti, Scotland Yard è stata a lungo sulle sue tracce. Invano. Alla fine ha desistito e accettato il fatto che la sua arte sovversiva, la controcultura del graffito, fosse amata dal pubblico che ha consacrato Banksy come una star del contemporaneo. Con tutte le caratteristiche tipiche del guerrilla artist. Ecco allora il bandito gentiluomo che tratteggia scene ironiche ma anche tenerissime sui cavalcavia dell’autostrada. Il pacifista che bacchetta e seduce i militari: «Ho scoperto che ai soldati piacciono i miei graffiti».
L’impertinente che entra al Louvre e «senza chiedere il permesso, ho attaccato un mio quadro alla parete». Il castigatore dell’establishment che prende per il naso i suoi acquirenti: «Ho fatto un quadro che si è auto-distrutto nel momento in cui è stato acquistato da una ricca signora che voleva diventare ancora più ricca». È successo a un’asta di Sotheby’s due anni fa, dove il dipinto Girl with a Balloon, appena aggiudicato per oltre un milione di sterline, è scivolato fuori della cornice, fatto a fette da un tritadocumenti.
A confermare l’assurdità del mercato dell’arte è il valore dell’opera sminuzzata, che invece di costare meno, è schizzata alle stelle. Un brillante sfruttamento dei media nutre il mito. Complice il suo irrisolto anonimato. «C’è chi dice sono una signora. C’è chi dice sono un musicista. C’è chi dice non sono una persona sola». Senza spoilerare l’allegro finale, la storia raccontata da Gilberti assorbe lo humour dark del re dei topi e ne usciamo tutti banksyzzati dalla sua ironia.
Il libro
Banksy di Fausto Gilberti è pubblicato da Corraini (pagg. 44, euro 12, età: 7+, con testi in italiano affiancati dalla traduzione inglese)