Il canto libero di Sepúlveda
Stefania Parmeggiani , di STEFANIA PARMEGGIANIA UlisseFest l’omaggio di Ginevra Di Marco allo scrittore cileno scomparso ad aprile. Uno spettacolo di musica e poesia, un incontro tra Italia e Sudamerica iniziato sulle chiatte dei pescatori lungo i fiumi della Patagonia
«Quel viaggio tra Cile e Argentina avrei voluto farlo anch’io. Zaino in spalla, alla ricerca della frontiera scomparsa che ognuno di noi ha dentro di sé. Un amore, una terra lontana, il luogo natio, una storia». Ginevra Di Marco non lo sapeva. Fu Luis Sepúlveda a dirglielo: la sua voce era già scivolata lungo gli immensi fiumi della Patagonia, fino alla fine del mondo. Si era alzata, limpida e fiera, dalle chiatte dei pescatori. Il Canto dei Sanfedisti riempiva l’aria. Insieme alla voce di Ginevra, quella dei pescatori. L’avevano imparata a memoria e pur nulla sapendo dei giacobini e dei movimenti controrivoluzionari nati nel nostro meridione alla fine del XVIII secolo, forse nemmeno dell’Italia, qualcuno li aveva spinti a cantare. Sepúlveda il narratore, il combattente, l’ultimo dei sognatori, aveva portato tra loro quella voce che sembrava arrivare dalle viscere della terra. Lotta e libertà. Tanto gli basta…
«Quel viaggio tra Cile e Argentina avrei voluto farlo anch’io. Zaino in spalla, alla ricerca della frontiera scomparsa che ognuno di noi ha dentro di sé. Un amore, una terra lontana, il luogo natio, una storia». Ginevra Di Marco non lo sapeva. Fu Luis Sepúlveda a dirglielo: la sua voce era già scivolata lungo gli immensi fiumi della Patagonia, fino alla fine del mondo. Si era alzata, limpida e fiera, dalle chiatte dei pescatori. Il Canto dei Sanfedisti riempiva l’aria. Insieme alla voce di Ginevra, quella dei pescatori. L’avevano imparata a memoria e pur nulla sapendo dei giacobini e dei movimenti controrivoluzionari nati nel nostro meridione alla fine del XVIII secolo, forse nemmeno dell’Italia, qualcuno li aveva spinti a cantare. Sepúlveda il narratore, il combattente, l’ultimo dei sognatori, aveva portato tra loro quella voce che sembrava arrivare dalle viscere della terra. Lotta e libertà. Tanto gli bastava.
«Quando me lo raccontò quasi non ci credevo - dice oggi Ginevra Di Marco - Quel viaggio non l’ho ancora fatto, ma sapere di esserci stata in musica, accanto a lui, ispirando anche la sua scrittura, è un pensiero che cullerà e consolerà il mio cuore per lungo tempo ancora». Sepúlveda se ne è andato il 16 aprile, ma le sue parole non hanno smesso di accompagnarci. In questo tempo sospeso molti le hanno lette ad alta voce, ricordate, citate. I suoi lettori, i compagni di viaggio, gli amici di sempre, gli hanno reso omaggio in tanti diversi modi.
Tra i più toccanti “Lucho e noi” spettacolo di musica, poesie, racconti e letture che Ginevra Di Marco, una delle artiste più intense della musica italiana, a lungo voce femminile dei Csi, accompagnata da Francesco Magnelli e Andrea Salvadori, depositari di melodie e suoni del mondo, ha creato per rendere possibile, ancora una volta, quegli incontri senza confini che Sepúlveda praticava con costante ostinazione. Europa e Sudamerica, musica e poesia, racconto e canto… Dopo il debutto alla rassegna Occit’amo, lo spettacolo arriva all’UlisseFest, festa del viaggio che a Rimini dal 28 al 30 agosto propone una riflessione sulla ricerca dell’ignoto e la speranza.
«Conobbi Sepùlveda nel 2015 quando mi cercò per costruire uno spettacolo - continua Di Marco - che poi avrebbe debuttato a Dedica di Pordenone, titolo Poesie senza patria. Appena lo vidi lui mi abbracciò e ringraziò perché si era innamorato di un mio disco, Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre. Quell’album lo aveva accompagnato in un lungo viaggio in Patagonia. Lo aveva fatto suonare sulle chiatte dei pescatori e un brano in particolare, quello dei Sanfedisti, era diventata la loro musica. Lo cantavano insieme, ad alta voce». Fu un incontro spontaneo, dettato dalla magia della musica.
«Lavorammo insieme allo spettacolo, unendo le nostre musiche a quelle del suo mondo: Mercedes Sosa, Violeta Parra, il Sudamerica a cui apparteneva. E poi le parole di Sepúlveda e quelle di sua moglie, la poetessa Carmen Yáñez». Un viaggio che parlava del loro impegno politico, degli anni dell’utopia e di quelli dell’esilio, dell’amore e della nostalgia per chi fu inghiottito dalle carceri di Pinochet». All’inizio Cile, poesia dedicata ad Angel Parra, amico e compagno sopravvissuto al campo di concentramento di Chacabuco. Alla fine Le donne della mia generazione, omaggio a Carmen e alle compagne che sfidarono la dittatura.
«Dopo la morte di Sepúlveda ho pensato a lungo se fosse il caso di trasformare quel nostro spettacolo in omaggio. Poi ho deciso che sì, l’avrei fatto con tutto l’amore possibile perché anche se lui è volato via, la bellezza e l’intensità delle sue parole sono rimaste tra noi. Visto il periodo che abbiamo vissuto – la paura, l’incertezza, l’isolamento, il sangue che si è fermato nelle vene – ho pensato che avevamo bisogno del coraggio e della coerenza con cui ha sempre affrontato la vita».
Sul palco di Rimini salirà anche Massimo Zamboni, che con Ginevra ha condiviso un lungo cammino musicale. E dopo il tramonto del sole, alla fine di questo viaggio tra Europa e Sudamerica, l’invocazione dei Sanfedisti riempirà piazzale Cavour. Chiudete gli occhi, da qualche parte nel mondo alla fine del mondo, lungo un immenso fiume, un pescatore si unirà allo stesso canto: lotta e libertà.
«Quando me lo raccontò quasi non ci credevo - dice oggi Ginevra Di Marco - Quel viaggio non l’ho ancora fatto, ma sapere di esserci stata in musica, accanto a lui, ispirando anche la sua scrittura, è un pensiero che cullerà e consolerà il mio cuore per lungo tempo ancora». Sepúlveda se ne è andato il 16 aprile, ma le sue parole non hanno smesso di accompagnarci. In questo tempo sospeso molti le hanno lette ad alta voce, ricordate, citate. I suoi lettori, i compagni di viaggio, gli amici di sempre, gli hanno reso omaggio in tanti diversi modi.
Tra i più toccanti “Lucho e noi” spettacolo di musica, poesie, racconti e letture che Ginevra Di Marco, una delle artiste più intense della musica italiana, a lungo voce femminile dei Csi, accompagnata da Francesco Magnelli e Andrea Salvadori, depositari di melodie e suoni del mondo, ha creato per rendere possibile, ancora una volta, quegli incontri senza confini che Sepúlveda praticava con costante ostinazione. Europa e Sudamerica, musica e poesia, racconto e canto… Dopo il debutto alla rassegna Occit’amo, lo spettacolo arriva all’UlisseFest, festa del viaggio che a Rimini dal 28 al 30 agosto propone una riflessione sulla ricerca dell’ignoto e la speranza.
«Conobbi Sepùlveda nel 2015 quando mi cercò per costruire uno spettacolo - continua Di Marco - che poi avrebbe debuttato a Dedica di Pordenone, titolo Poesie senza patria. Appena lo vidi lui mi abbracciò e ringraziò perché si era innamorato di un mio disco, Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre. Quell’album lo aveva accompagnato in un lungo viaggio in Patagonia. Lo aveva fatto suonare sulle chiatte dei pescatori e un brano in particolare, quello dei Sanfedisti, era diventata la loro musica. Lo cantavano insieme, ad alta voce». Fu un incontro spontaneo, dettato dalla magia della musica.
«Lavorammo insieme allo spettacolo, unendo le nostre musiche a quelle del suo mondo: Mercedes Sosa, Violeta Parra, il Sudamerica a cui apparteneva. E poi le parole di Sepúlveda e quelle di sua moglie, la poetessa Carmen Yáñez». Un viaggio che parlava del loro impegno politico, degli anni dell’utopia e di quelli dell’esilio, dell’amore e della nostalgia per chi fu inghiottito dalle carceri di Pinochet». All’inizio Cile, poesia dedicata ad Angel Parra, amico e compagno sopravvissuto al campo di concentramento di Chacabuco. Alla fine Le donne della mia generazione, omaggio a Carmen e alle compagne che sfidarono la dittatura.
«Dopo la morte di Sepúlveda ho pensato a lungo se fosse il caso di trasformare quel nostro spettacolo in omaggio. Poi ho deciso che sì, l’avrei fatto con tutto l’amore possibile perché anche se lui è volato via, la bellezza e l’intensità delle sue parole sono rimaste tra noi. Visto il periodo che abbiamo vissuto – la paura, l’incertezza, l’isolamento, il sangue che si è fermato nelle vene – ho pensato che avevamo bisogno del coraggio e della coerenza con cui ha sempre affrontato la vita».
Sul palco di Rimini salirà anche Massimo Zamboni, che con Ginevra ha condiviso un lungo cammino musicale. E dopo il tramonto del sole, alla fine di questo viaggio tra Europa e Sudamerica, l’invocazione dei Sanfedisti riempirà piazzale Cavour. Chiudete gli occhi, da qualche parte nel mondo alla fine del mondo, lungo un immenso fiume, un pescatore si unirà allo stesso canto: lotta e libertà.