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Siamo noi i ragazzi della nuova Liberazione

Gli studenti dell'Università IUAV di Venezia hanno raccolto l'appello lanciato il 25 aprile da Paolo Rumis sul Robinson. Realizzando una serie di tavole dedicate ai mali di cui ci dobbiamo disfare. Un lavoro che attende di essere esposto
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In piena quarantena hanno risposto a un messaggio trovato in una speciale bottiglia e l’urgenza di comunicare con il mondo si è risvegliata in loro. La domanda era: da che cosa vi volete liberare? Sono bastati penne, colori, una docente entusiasta come Paola Fortuna e uno scrittore aperto ai giovani come Paolo Rumiz, per sprigionare la creatività di una sessantina di studenti dell’Università IUAV di Venezia. Liberiamoci dal rifiuto della nostra fragilità e dei nostri limiti è diventato il disegno del volto di ogni studente associato a una parola che esprime una propria paura. Liberiamoci dalla bestia che ci spinge contro il diverso un operaio che pulisce un grande occhio appannato. Liberiamoci dall’essere spettatori della propria vita il tuffo spensierato in una pellicola e tanti altri.
 
Gli studenti dell'Università Iuav di Venezia 
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In piena quarantena hanno risposto a un messaggio trovato in una speciale bottiglia e l’urgenza di comunicare con il mondo si è risvegliata in loro. La domanda era: da che cosa vi volete liberare? Sono bastati penne, colori, una docente entusiasta come Paola Fortuna e uno scrittore aperto ai giovani come Paolo Rumiz, per sprigionare la creatività di una sessantina di studenti dell’Università IUAV di Venezia. Liberiamoci dal rifiuto della nostra fragilità e dei nostri limiti è diventato il disegno del volto di ogni studente associato a una parola che esprime una propria paura. Liberiamoci dalla bestia che ci spinge contro il diverso un operaio che pulisce un grande occhio appannato. Liberiamoci dall’essere spettatori della propria vita il tuffo spensierato in una pellicola e tanti altri.
 
Gli studenti dell'Università Iuav di Venezia 

Grazie a un’idea dell’architetta e designer Fortuna, docente al primo anno di Fondamenti di Design e della Comunicazione, e all’intervento di Rumiz su Robinson dello scorso 25 aprile, giorno della Liberazione, i ventenni hanno raccontato di volersi liberare dal superfluo, dalle indiscriminazioni, dal pregiudizio che le donne siano deboli e che siano le differenze a dividerci e tanto altro. Il risultato del corso è un libro di disegni e pensieri, realizzato utilizzando il materiale che i ragazzi avevano a casa: dai ritagli di giornale ai colori di riserva perché, ricordiamoci, durante il lockdown tutto era chiuso e perfino i fogli erano diventati un lusso. Le tavole presto potrebbero essere esposte nello spazio di Emergency dell’isola della Giudecca a Venezia.
Paolo e Mara Rumiz con la professoressa Paola Fortuna dell'Università Iuav di Venezia 

 
La storia di questo singolare corso universitario nasce qualche mese fa, in piena quarantena. La docente triestina Paola Fortuna ama il suo lavoro e sa che il motore principale per vincere le grandi sfide è la passione. Lo scopo del corso rivolto ai promessi designer è spronare i giovani a costruire un progetto, ma per farlo bisogna sentire l’urgenza di dire qualcosa e il desiderio di comunicarlo. «Ogni anno propongo dei temi di attualità, come ho fatto per esempio in occasione dell'allunaggio o dei 50 anni dal 1968, ma quest’anno mi sono ritrovata spiazzata perché avrei iniziato a insegnare in piena quarantena - racconta Fortuna - Da un lato non potevo fare finta di nulla, ma dall’altro non avevo ancora trovato la giusta ispirazione per dare loro una forte motivazione».
Una fase del lavoro sulla Liberazione 

 
L’idea arriva inaspettatamente leggendo l’articolo È il momento di rifare la Liberazione del giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz, pubblicato nel numero di Robinson del 25 aprile. La riflessione sull’impatto del virus sulle nostre vite, la domanda su quale umanità avremmo trovato alla fine dell’emergenza, il riferimento alla Resistenza silenziosa di cittadini che dimostrano di aver un senso civico ammirevole, porta Rumiz a scrivere una preghiera laica che esprima la speranza in una rinascita: «Non un Liberaci o Signore (...), ma un “liberiamoci” da soli, ma da cosa?». Lo scrittore elenca alcuni mali come il nemico interno o il chissenefrega o il vizio dell'auto assoluzione e, prima di scrivere la preghiera Dobbiamo liberarci da…, conclude: «Ci sono tanti giovani di buona volontà, ora senza voce, che sognano di rifondare un’etica dello sviluppo e della vita civile. Ascoltiamoli. È questo il messaggio in bottiglia che butto in mare nella speranza che qualcuno, chissà quando è chissà dove, sappia ritrovarlo».
 
Una studentessa al lavoro 

Et voilà, la bottiglia appena gettata in mare viene raccolta subito, proprio a Trieste. Fortuna rimane molto colpita dallo scritto e ne parla con l’amica Mara Rumiz, già assessora a Venezia per la giunta Cacciari e oggi responsabile dello sviluppo dei progetti di Emergency. Pochi mesi prima infatti, Fortuna, insieme al docente di Design della Comunicazione Luciano Perondi, aveva realizzato il progetto Dueminuti. Atlante storico di Emergency, vincitore del Silver Award all’International Institute for Information Design Awards 2020. In quell’occasione Fortuna e Rumiz si erano conosciute, stringendo un rapporto di amicizia e collaborazione. «Dopo aver chiamato ed essermi confrontata con Mara, ho sentito che questo poteva essere il progetto giusto per il corso perché era attuale e dava la possibilità ai giovani di guardarsi dentro ed esprimersi - spiega Fortuna - Grazie a Mara siamo riusciti a contattare lo scrittore che è venuto una volta in studio da me a Trieste per una lezione su Meet con gli studenti. Il 25 giugno, dopo il lockdown, ha incontrato quei ragazzi che, desiderosi di conoscere me e Rumiz dal vivo, hanno preso un treno e sono venuti a Trieste. È stata una bellissima esperienza per tutti».
Uno dei lavori realizzati dagli studenti sulla nuova Liberazione 

 
Lo scorso febbraio Fortuna propone l’articolo ai 55 studenti che incontra per la prima volta sulla piattaforma Meet e illustra l’idea del progetto, accolta con entusiasmo. Il corso si basa sulla progettazione e sul disegno, quindi sull'interazione continua tra compagni e docente. In una condizione normale la presenza fisica sarebbe stata necessaria, ma Fortuna cerca di compensare raccogliendo a ogni lezione (due volte alla settimana) bozze e schizzi dei giovani. Li raccoglie in un unico file per poi spedirlo a tutti, in modo che ognuno sappia quello che sta facendo la classe. «È stato un lavoro molto intenso e complesso, soprattutto perché chi lavorava in coppia doveva disegnare, spedire al compagno e trovare il modo di unire i disegni - spiega Fortuna - Tuttavia è stato un grande stimolo per tutti perché i ragazzi durante la quarantena non hanno potuto vivere la socialità come erano abituati. Lavorare sul concetto Liberiamoci da…ha permesso di guardarsi dentro e di esprimere le proprie emozioni». La domanda ha così spalancato le porte alla fantasia e alla condivisione di un momento di grande difficoltà per i giovani che, attraverso carta, pennarelli e immaginazione, hanno iniziato a esprimere le proprie paure, ma anche le proprie speranze.
 
«Ho trovato in questi ragazzi gli interlocutori giusti perché la preghiera laica non era rivolta agli adulti ed era stata scritta proprio per i giovani - ha raccontato Rumiz - Li ho incontrati una volta online e poi dal vivo e c’è stata una grande empatia. Mi ha colpito la voglia che questi ragazzi avevano accumulato di un contatto fisico, reale e non mediato da uno schermo. Non eravamo più degli ectoplasmi, ma avevamo bisogno dell’incontro». In occasione della lezione online Rumiz aveva parlato dell’importanza di esserci come comunità, dicendo che l’assenza corporea scatena una nostalgia dello stare insieme e che, proprio per questo, il lavoro che stavano facendo i ragazzi esprimeva il bisogno di esserci come comunità. «Ho vissuto molto male la quarantena. Sono sempre stata abituata a passare le mie giornate fuori casa perché trovavo molta più ispirazione di quanto pensassi di trovare a casa - racconta Elisa Marzotto, una delle studentesse del corso che con Sara Brescacin ha realizzato il disegno Liberiamoci dalla paura di una nuova immaginazione del possibile - Poi compare Rumiz e mi dice ma chi ti ha detto che si può vagabondare solo con i piedi? Hai mai provato con la mente? Ci ho provato e ho riscoperto il grande potere dell’immaginazione, uno strumento che tutti abbiamo, ma che pochi sanno usare. Così la mia casa è diventata un veliero, anzi, un gigantesco dirigibile, con strane creature che svolazzavano nell’aria e io ero là, a volare con loro».
 
A fine lockdown, il 25 giugno, una ventina di ragazzi ha deciso di intraprendere il primo viaggio fuori dalla propria città, andando di persona a Trieste a incontrare Fortuna e Rumiz. «In questo periodo mi sono ritrovato davanti a tre categorie di adolescenti: una è quella di chi chi si è rintanato in un mondo virtuale e faticano a uscirne perché sono impauriti dalla realtà, l’altra è quella di chi fa finta di nulla e se ne frega, rischiando di provocare contagi e, infine, ci sono quelli che hanno coltivato un guardingo desiderio di incontro, pur restando all’interno delle regole, e questi giovani che ho conosciuto mi sono sembrati così - prosegue lo scrittore - Il loro bisogno di comunicare si rivolgeva al mondo esterno e non stava chiuso in un mondo circoscritto. Era proprio la generazione a cui mi ero rivolto, quella della speranza, quella che vorrei prendesse le redini del Paese al posto degli onorevoli attuali».
 
Con l’inizio del nuovo anno universitario Paola Fortuna si sta già preparando a nuove sfide. Quest’anno lavorerà con i ragazzi più grandi della magistrale nel laboratorio di Design del prodotto e della comunicazione con la collega Raffaella Fagnoni e nel corso di perfezionamento in Comunicazione sostenibile e Circular design con Laura Badalucco. «Nell’insegnamento la presenza fisica è molto importante, soprattutto per questo tipo di laboratori - conclude Fortuna - L’esperienza del corso durante la quarantena è stata molto intensa perché coinvolgere gli studenti in quello che sta accadendo significa vivere con i loro occhi e dare voce a quello che sentono e che spesso non viene ascoltato».
 
In effetti si è parlato molto di scuola, ma poco di quello che hanno provato bambini, adolescenti, studenti liceali e universitari durante la pandemia. «L’essere obbligati a una sorta di prigionia nelle nostre case ci ha portato a modificare i nostri ritmi, le modalità di contatto, privandoci della nostra libertà» ha raccontato la studentessa Marta Boldrin che, insieme ad Alice Morico, è autrice di Liberiamoci dal frastuono che stordisce gli uomini e uccide il silenzio, padre dell’armonia «Rumiz ci ha detto: una catastrofe ha senso se diventa opportunità e insegnamento è così abbiamo fatto. A nostro modo noi studenti abbiamo manifestato la nostra voglia di liberarci traducendo in un’immagine il nostro pensiero e il nostro sguardo critico».