Riparte dal centro il manifesto contro i populismi
Stefano Cappellini , di STEFANO CAPPELLINIIl saggio di Alessandro Barbano è un'analisi sui mali che infettano la politica con uno sguardo al futuro e alle possibili soluzioni
Dalle crisi strutturali non si esce senza la politica. È un comandamento ovvio ma tutt'altro che condiviso nel nostro Paese, da sempre preda della tentazione di scorciatoie populiste, qualunquiste e plebiscitarie. In un parola, anti-politiche. Il merito principale de La visione, l'ultimo libro di Alessandro Barbano, ex direttore del Mattino, condirettore del Corriere dello sport, da anni attentissimo osservatore della cosa pubblica italiana, è metterci davanti all'evidenza della nostra malattia nazionale e al rischio che l'altra malattia, quella letterale portata dal Covid, ne amplifichi e peggiori le conseguenze strutturali sulla già fragile democrazia.
L'ambizione di Barbano è la stesura di un manifesto politico - il testo ne ha l'agilità e la sintesi - per un'area neocentrista che si proponga di scardinare il consunto bipolarismo all'italiana, infettato dai populismi dell'una e dell'altra parte. La vi…
L'ambizione di Barbano è la stesura di un manifesto politico - il testo ne ha l'agilità e la sintesi - per un'area neocentrista che si proponga di scardinare il consunto bipolarismo all'italiana, infettato dai populismi dell'una e dell'altra parte. La vi…
Dalle crisi strutturali non si esce senza la politica. È un comandamento ovvio ma tutt'altro che condiviso nel nostro Paese, da sempre preda della tentazione di scorciatoie populiste, qualunquiste e plebiscitarie. In un parola, anti-politiche. Il merito principale de La visione, l'ultimo libro di Alessandro Barbano, ex direttore del Mattino, condirettore del Corriere dello sport, da anni attentissimo osservatore della cosa pubblica italiana, è metterci davanti all'evidenza della nostra malattia nazionale e al rischio che l'altra malattia, quella letterale portata dal Covid, ne amplifichi e peggiori le conseguenze strutturali sulla già fragile democrazia.
L'ambizione di Barbano è la stesura di un manifesto politico - il testo ne ha l'agilità e la sintesi - per un'area neocentrista che si proponga di scardinare il consunto bipolarismo all'italiana, infettato dai populismi dell'una e dell'altra parte. La visione di Barbano, appunto, è ispirata a un liberalismo pieno e mai davvero maggioritario nel Paese. Convince molto quando è (solo) apparentemente venata di conservatorismo, come nel bel capitolo sulla scuola, nella rivalutazione dei saperi di base (la conoscenza) contro la deriva pedagogista (le competenze): un passaggio chiave, negletto a sinistra da tanti anni, per il rilancio della formazione come ascensore sociale e unica vera possibilità per chi parte più indietro nella gerarchia sociale di compensare lo svantaggio, senza essere inchiodato alla propria "casta" da una scuola tesa solo a formare mestieri.
Convince meno quando rilancia ideologicamente un anti-statalismo anni Novanta, un'idea auto-salvifica del mercato smentita ormai da tre lustri di crisi internazionali, sebbene sia evidente che alcune vicende nostrane, vedi Alitalia, paiono sceneggiate apposta per denigrare i tentativi neo-dirigisti. Molto dritte, e largamente condivisibili, le riflessioni sulla giustizia e sul complicato rapporto con la politica, un groviglio che negli anni si è dimostrato forse il più grave vulnus del nostro sistema istituzionale, un arretramento su tutti i fronti, dallo Stato di diritto alla separazione dei poteri, senza che nessuna forza abbia cercato seriamente di mettervi mano. La giustizia italiana paga l'incompiuto passaggio al rito accusatorio, mai davvero approdato a una piena terzietà del giudice e responsabilità (anche civile) della pubblica accusa, ma più ancora l'opportunismo dei partiti, perlopiù sospesi tra la rivendicazione di un peloso garantismo per sé e per i propri amici e l'applicazione di uno sbrigativo giustizialismo per gli avversari (disciplina schizofrenica nella quale ha brillato in questi anni soprattutto il Movimento 5 Stelle).
C'è, infine, la questione non proprio irrilevante di chi e come può incarnare la svolta liberale e anti-populista. Barbano non crede alle virtù dell'alleanza Pd-M5S, ed è difficile dargli torto. Ma deve fare i conti con la debolezza e il velleitarismo delle forze che, a parole, risultano più vicine al suo modello politico alternativo alla destra e alla sinistra. Il problema non è rappresentato solo dalla percentuali modeste che oggi i sondaggi attribuiscono a Matteo Renzi e Carlo Calenda e persino a Forza Italia, se la si vuole considerare nella partita. Barbano ne è consapevole, soprattutto quando ammette che l'idea del partito personale (Renzi, Calenda e Berlusconi), la tentazione del frontmam in tv e (Renzi, Calenda e Berlusconi), la ricerca forsennata del consenso (Renzi, Calenda e Berlusconi) rischiano di "duplicare le semplificazioni del populismo". Serve, dunque, un progetto nuovo. Ma c'è da riflettere bene su un punto: spesso in Italia sono stati proprio gli alfieri del nuovismo (i tre citati poco fa ne sono ciascuno a suo modo un esempio) a rilanciare e talvolta sdoganare le leggi dell'anti-politica. Non è certo solo una coincidenza. E può bastare per trasformare la visione in un miraggio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro
La visione di Alessandro Barbano (Mondadori, pagg. 112, 17 euro)
L'ambizione di Barbano è la stesura di un manifesto politico - il testo ne ha l'agilità e la sintesi - per un'area neocentrista che si proponga di scardinare il consunto bipolarismo all'italiana, infettato dai populismi dell'una e dell'altra parte. La visione di Barbano, appunto, è ispirata a un liberalismo pieno e mai davvero maggioritario nel Paese. Convince molto quando è (solo) apparentemente venata di conservatorismo, come nel bel capitolo sulla scuola, nella rivalutazione dei saperi di base (la conoscenza) contro la deriva pedagogista (le competenze): un passaggio chiave, negletto a sinistra da tanti anni, per il rilancio della formazione come ascensore sociale e unica vera possibilità per chi parte più indietro nella gerarchia sociale di compensare lo svantaggio, senza essere inchiodato alla propria "casta" da una scuola tesa solo a formare mestieri.
Convince meno quando rilancia ideologicamente un anti-statalismo anni Novanta, un'idea auto-salvifica del mercato smentita ormai da tre lustri di crisi internazionali, sebbene sia evidente che alcune vicende nostrane, vedi Alitalia, paiono sceneggiate apposta per denigrare i tentativi neo-dirigisti. Molto dritte, e largamente condivisibili, le riflessioni sulla giustizia e sul complicato rapporto con la politica, un groviglio che negli anni si è dimostrato forse il più grave vulnus del nostro sistema istituzionale, un arretramento su tutti i fronti, dallo Stato di diritto alla separazione dei poteri, senza che nessuna forza abbia cercato seriamente di mettervi mano. La giustizia italiana paga l'incompiuto passaggio al rito accusatorio, mai davvero approdato a una piena terzietà del giudice e responsabilità (anche civile) della pubblica accusa, ma più ancora l'opportunismo dei partiti, perlopiù sospesi tra la rivendicazione di un peloso garantismo per sé e per i propri amici e l'applicazione di uno sbrigativo giustizialismo per gli avversari (disciplina schizofrenica nella quale ha brillato in questi anni soprattutto il Movimento 5 Stelle).
C'è, infine, la questione non proprio irrilevante di chi e come può incarnare la svolta liberale e anti-populista. Barbano non crede alle virtù dell'alleanza Pd-M5S, ed è difficile dargli torto. Ma deve fare i conti con la debolezza e il velleitarismo delle forze che, a parole, risultano più vicine al suo modello politico alternativo alla destra e alla sinistra. Il problema non è rappresentato solo dalla percentuali modeste che oggi i sondaggi attribuiscono a Matteo Renzi e Carlo Calenda e persino a Forza Italia, se la si vuole considerare nella partita. Barbano ne è consapevole, soprattutto quando ammette che l'idea del partito personale (Renzi, Calenda e Berlusconi), la tentazione del frontmam in tv e (Renzi, Calenda e Berlusconi), la ricerca forsennata del consenso (Renzi, Calenda e Berlusconi) rischiano di "duplicare le semplificazioni del populismo". Serve, dunque, un progetto nuovo. Ma c'è da riflettere bene su un punto: spesso in Italia sono stati proprio gli alfieri del nuovismo (i tre citati poco fa ne sono ciascuno a suo modo un esempio) a rilanciare e talvolta sdoganare le leggi dell'anti-politica. Non è certo solo una coincidenza. E può bastare per trasformare la visione in un miraggio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro
La visione di Alessandro Barbano (Mondadori, pagg. 112, 17 euro)