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La scrittrice britannica Hilary Mantel vincitrice di due Booker Prize 

Hilary Mantel: non scriverò più sui Tudor

La regina del romanzo storico, la scrittrice due volte Booker Prize per i suoi libri sui sovrani britannici, si racconta. Da Elisabetta alla Brexit, da Shakespeare a Boris Johnson fino a una vita cambiata dalla popolarità
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Non sapremo mai se la carriera di Hilary Mantel avrebbe raggiunto i vertici mondiali del romanzo storico senza quel cumulo di problemi di salute che le hanno progressivamente impedito un lavoro quotidiano regolare, e hanno reso la scrittura la sua ancora di salvezza. Non sapremo mai se, in altre circostanze, la donna che alla fine degli anni Settanta cercava senza molto successo di vendere un romanzo di oltre 700 pagine sulla Rivoluzione Francese avrebbe avuto, all'inizio del XXI secolo, sette anni per ultimare la sua opera su Thomas Cromwell, più di 2.000 pagine di romanzo storico sul regno di Enrico VIII e sull'uomo che lo mantenne al potere.

Ora esce in Spagna El trueno en el reino (The Mirror and the Light, uscito in Gran Bretagna il 5 marzo, sarà pubblicato in autunno da Fazi Editore con il titolo Lo Specchio e la Luce), gemma finale della trilogia iniziata nel 2009 con Wolf Hall e proseguita tre anni dopo con Anna Bolena, una questione di famiglia, libri c…
Non sapremo mai se la carriera di Hilary Mantel avrebbe raggiunto i vertici mondiali del romanzo storico senza quel cumulo di problemi di salute che le hanno progressivamente impedito un lavoro quotidiano regolare, e hanno reso la scrittura la sua ancora di salvezza. Non sapremo mai se, in altre circostanze, la donna che alla fine degli anni Settanta cercava senza molto successo di vendere un romanzo di oltre 700 pagine sulla Rivoluzione Francese avrebbe avuto, all'inizio del XXI secolo, sette anni per ultimare la sua opera su Thomas Cromwell, più di 2.000 pagine di romanzo storico sul regno di Enrico VIII e sull'uomo che lo mantenne al potere.

Ora esce in Spagna El trueno en el reino (The Mirror and the Light, uscito in Gran Bretagna il 5 marzo, sarà pubblicato in autunno da Fazi Editore con il titolo Lo Specchio e la Luce), gemma finale della trilogia iniziata nel 2009 con Wolf Hall e proseguita tre anni dopo con Anna Bolena, una questione di famiglia, libri che le sono valsi il rispetto reverenziale della critica e un enorme successo di vendite, oltre a farle vincere per ben due volte –unica donna - il Booker Prize, il prestigioso premio letterario assegnato ogni anno al miglior romanzo scritto in inglese, che aspira a vincere ancora con quest’ultima opera.
 
“Vincere tanti premi e vendere tanti libri mi ha cambiato la vita, anche se con effetti contrapposti. Da un lato, mi mantengo con il mio lavoro, non ho bisogno di altri redditi supplementari. E questo aiuta. D'altra parte, la promozione e l'attenzione dedicata ai media è diventata una parte più importante nella mia vita. Ma qualunque cosa accada, il mio meccanismo interiore è determinato dalla mia missione. Sono sempre alla ricerca della frase successiva e mi sento assorbita da ciò che creo giorno per giorno”. Mantel (Derbyshire, 68 anni) risponde a Babelia dalla sua casa nel sud-ovest dell'Inghilterra, un appartamento che si affaccia sul mare, in una tempestosa mattinata di fine luglio. “Oh, il vento ha infuriato tutta la notte. Fa un tempo quasi invernale, ma in questo periodo dell'anno cambia drasticamente ogni dieci minuti”, dice divertita e con la credibilità di qualsiasi britannico che si rispetti sulle questioni meteorologiche.
 
Verità, pettegolezzi e fake news
The Mirror and the Light è un'epopea monumentale sugli ultimi anni di Thomas Cromwell (1485-1540), un libro luminoso e ossessivo che si legge come un thriller letterario ben architettato. Ormai cinquantenne, perseguitato dai suoi fantasmi e dagli errori commessi, il figlio del fabbro, l'uomo che si è fatto da sé, il soldato di ventura, l'eccezionale funzionario pubblico rimane al servizio dei capricci di Enrico VIII. Con lui ha raggiunto la vetta, dalla sua mano sarà decapitato.

Nei libri di Mantel nessuno può guastarvi il finale: la trama è fedele a quanto accaduto. “Uso la mia immaginazione solo quando non abbiamo dei fatti documentati e quando sono sicura di aver esaurito le ricerche. Leggo assiduamente i documenti e mi dedico a interrogarli. Devo sapere che cosa dicono, come li interpretano gli storici, quali sono i loro pregiudizi e i loro presupposti, e cosa dicono gli altri storici sulle loro interpretazioni. Alla fine devo saperne abbastanza da poter esprimere il mio giudizio. Faccio tutto questo lavoro perché sono sinceramente interessata ad approssimarmi il più possibile alla verità, e la storia è importante quanto la finzione. Questo spiega perché mi ci vuole tanto tempo per scrivere i miei libri”, dice, prima di raccontare, molto seriamente, quello che è successo negli anni tra un libro e l'altro.

“Quest’ultimo ha rappresentato la sfida più grande e più complessa della mia carriera. Ho dovuto rispondere alla crescente complessità della vita e del lavoro di Cromwell. È come se la storia fosse più densa e le fonti si moltiplicassero. Più Cromwell si aggrappa al potere, più sembra essere ovunque e la mia risposta a tutto questo è diventata più complessa”, spiega.

Sette anni sono anche “una vera e propria era in una vita in cui sono successe tante cose”, prosegue, tra cui centinaia di ore di ricerche, viaggi promozionali, migliaia di appunti, un soggiorno negli Stati Uniti come co-sceneggiatrice dell'adattamento teatrale dei primi due romanzi, una serie sulla BBC, una nomina ai Tony, la morte della madre e il lutto per la figura che aveva sostenuto la famiglia in altri tempi difficili ormai passati, e infine tre anni di pura scrittura. “Uno scrittore non è una macchina, ha una vita personale”, precisa.

Insieme alla verità storica, nella trilogia che si conclude con The Mirror and the Light, sono già molto presenti i pettegolezzi e le menzogne fabbricate ad arte. Chiedetelo ad Anna Bolena. “Mentre scrivevo il terzo libro, è scoppiato il caso delle fake news. Sono sempre stato affascinata dalla disinformazione, dalla diffusione di pettegolezzi, dalla credulità e da come la gente scelga cosa credere. Ho vissuto in Arabia Saudita negli anni Ottanta [esperienza su cui si basa Otto mesi a Ghazzah Street] e quel tipo di ambiente chiuso e dominato dalla censura è molto distruttivo”.
 
“Prova a capire quello che vorresti dire. Poi dillo nel modo più forte e più immediato possibile. Mangia carne. Bevi sangue. (...). Alzati nel silenzio della notte, pungiti un dito e usa il sangue come inchiostro. Questo ti toglierà il gusto per le lungaggini”. Così l'autrice spiega nel suo libro di memorie I fantasmi di una vita come stringere, come arrivare all'essenza di una storia. Poco dopo ammette di trasgredire i suoi consigli, ma libri di 900 pagine come The Mirror and the Light dimostrano il contrario e lo riconosce durante la conversazione: “Qualcuno, vedendo che si tratta di un libro lungo, può pensare che poteva essere più breve. Ma non credo che la lunghezza del libro sia importante. Ciò che influisce sul lettore è il ritmo di ogni capitolo. Penso all'azione per scene piuttosto che per capitoli e all'interno di ogni scena cerco di sapere dov’è il climax. Vedo e ascolto tutto”.
 
Mantel non coltiva solo il romanzo storico di ampio raggio. Ha fatto scandalo anche con il libro di racconti L'assassinio di Margaret Thatcher, in cui, tra le altre storie, include la ricostruzione di un attentato al primo ministro, poco più di 30 pagine per scrivere le quali ha impiegato quasi trent’anni. “Il romanzo so che posso farlo funzionare. Ma un racconto breve ha un meccanismo più delicato, per me dipende da una rivelazione improvvisa. La storia della signora Thatcher mi sono varie volte convinta che potesse funzionare... ma poi cominciavo a scrivere e mi sembrava di forzare qualcosa”, dice.
 
Boris Johnson e Shakespeare
Quando entra in scena l’attualità le risposte diventano più dirette e concise. I Tudor sono un ottimo materiale per la narrativa. Che cosa pensa della regina Elisabetta II e della sua famiglia? “Offrono un bel po' di mistero, ma credo che ci voglia più distanza per farne un romanzo. Con l’inestimabile aiuto di Cromwell, Enrico VIII cercò di staccarsi dalla tutela del Vaticano e di creare una chiesa sovrana. Questo sentimento torna di attualità con la Brexit? “La Brexit affonda in parte le sue radici nell’ostinata e velenosa nostalgia di un Paese che non è riuscito a immaginarsi come parte del mondo moderno”. Il mondo dei Tudor è minacciato dalla peste, Cromwell si sottopone a una quarantena essenzialmente simile a quelle di oggi dopo la morte della moglie e delle figlie, i ricchi si salvano, il re ignora il male. Boris Johnson è il cattivo del film? “Non credo si possa definirlo un personaggio diabolico. Forse sarebbe meglio etichettarlo come moralmente inadeguato”, afferma.
 
Se avete avuto tra le mani un libro di Hilary Mantel e avete pensato a Shakespeare, avevate ragione. “È il padre della mia immaginazione”, dice, esaltando la sua grande influenza letteraria. “A 13 anni, sapevo a memoria i drammi storici. Da lui abbiamo imparato a infondere dei problemi universali nella vita di singoli individui. Lui è Dio. Vede tutto”.
 
La trilogia dà vita ad alcuni personaggi inventati (il cuoco di Cromwell, per esempio) ma è piena soprattutto di personaggi storici complessi, oscuri e amanti del potere nei suoi diversi aspetti. Tommaso Moro e il cardinale Wolsey sono solo due esempi che il lettore, Mantel e lo stesso Cromwell rimpiangono quando escono di scena. “Sono due fantasmi molto vivi e intervengono spesso nella narrazione”, dice un'autrice che ha dedicato parte delle sue memorie ai fantasmi della sua vita. “Sento che i morti sono molto vicini, ma su una frequenza diversa. Il più delle volte sono completamente inaccessibili, ma non si può mai esserne del tutto sicuri”, spiega.
 
Dopo il successo degli adattamenti teatrali e della serie prodotta dalla BBC con Damien Lewis e Claire Foy - di cui si sta preparando la terza parte, con la partecipazione dell'autrice stessa come consulente - Mantel non pensa di continuare a lavorare sui Tudor. Anche se la cronologia la spingerebbe nei terribili e a loro modo grandiosi anni di Maria I d'Inghilterra. “Ne ho avuto abbastanza. Maria è tremendamente interessante, ma la mia immaginazione non è tanto devota a coloro che sono nati nelle famiglie reali quanto lo è a coloro che sono nati nell’oscurità”.

Uomini crudeli, donne potenti nonostante tutto
Nella sua trilogia, Mantel descrive un mondo guidato e dominato dagli uomini e dalla loro violenza, un mondo di guerra, di abusi e di tradimenti. “Enrico aveva una grande fame di potere, ma non più di altri sovrani europei dell'epoca. Non era più crudele o arbitrario di Carlo I o di Francesco I. Noi lo riteniamo tale solo a causa dei suoi disastri familiari”, spiega l'autrice di An Experiment in Love. Nell'Inghilterra dei Tudor, tuttavia, le donne non sempre hanno svolto il ruolo secondario che era loro riservato. Caterina d'Aragona, la prima moglie di Enrico VIII, appare distante e potente. Sua figlia Maria si trasforma da bambina irritante e irritabile in un personaggio machiavellico. Anna Bolena è immensa nel secondo libro della trilogia e all'inizio del terzo, con il collo già alla mercé del boia. I  personaggi femminili secondari che circondano e fanno innamorare Cromwell formano un cast straordinario. La figlia Jenneke, un altro dei personaggi inventati, e la moglie Anselma, poco presente ma determinante per la vita interiore del protagonista, sono modelli di donne indipendenti e personaggi solidi.
 
Mantel vede un'altra dimensione del potere femminile quando il corpo della donna diventa un mero contenitore per la riproduzione e in questo processo si concentravano tanto le alleanze internazionali che gli aneliti e i pettegolezzi di tutto il Paese. “È triste, ma è qualcosa su cui bisogna lavorare. È interessante vedere come nell'epoca di Enrico il corpo delle donne diventò un elemento centrale. Solo una donna poteva dare al Paese ciò di cui aveva più bisogno, un erede. Ma quale donna e quando? Il clero doveva arrendersi alla forza misteriosa del femminile. Doveva imparare ad avere pazienza e a rassegnarsi”.
 
In Anna Bolena, una questione di famiglia e in The Mirror and the Light, con le più insulse terza e quarta moglie di Enrico, Mantel traccia i profili di grandi personaggi femminili per rendere più complesso quello di Cromwell, il più grande dei suoi personaggi. La seconda moglie di Enrico VIII è un personaggio affascinante per qualsiasi narratore, perché è quella su cui abbiamo meno notizie certe. Non sappiamo, ad esempio, che cosa abbia detto prima di morire. E Mantel sa come giocarci, ma rimane fedele a Cromwell come protagonista di tutto. “Penso che la differenza stia nel fatto che molti scrittori, nel corso dei secoli, si sono dedicati a reinventarsi Anna, mentre io sono stata l'unica ad aver fatto la cosa meno ovvia: reinventarmi Cromwell”.

traduzione di Luis E. Moriones
© El País / LENA, Leading European Newspaper Alliance