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Illustrazione di Olimpia Zagnoli 

Le grandi speranze degli anni Novanta

I diritti delle donne (1995-2020). Il 4 settembre di 25 anni fa, a Pechino, venne lanciata da 40 mila attiviste, tra cui Hillary Clinton e Benazir Bhutto, una grande sfida alle discriminazioni di genere
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Pechino, settembre 1995. Questa data rappresenta per il femminismo internazionale l’apice e insieme la svolta di un processo iniziato 20 anni prima, quando a Città del Messico l’Onu organizza la prima Conferenza mondiale delle donne all’insegna di tre parole: eguaglianza, sviluppo e pace. Eguaglianza sulla spinta del movimento femminista occidentale, sviluppo per volere dei paesi del Terzo Mondo e pace, il leitmotiv del Blocco sovietico.

Da allora le attiviste hanno iniziato una dialettica proficua con i governi, facilitata dalla cornice offerta dalle Nazioni Unite. Passando per le Conferenze di Copenaghen e di Nairobi, fino agli anni 90, il “decennio d’oro del femminismo internazionale” che iniziò nel 1992 a Rio de Janeiro, alla prima Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo: la voce delle donne fu determinante e da lì non ha mai smesso di farsi sentire. Nel 1993, furono raccolte via fax più di un milione di firme p…
Pechino, settembre 1995. Questa data rappresenta per il femminismo internazionale l’apice e insieme la svolta di un processo iniziato 20 anni prima, quando a Città del Messico l’Onu organizza la prima Conferenza mondiale delle donne all’insegna di tre parole: eguaglianza, sviluppo e pace. Eguaglianza sulla spinta del movimento femminista occidentale, sviluppo per volere dei paesi del Terzo Mondo e pace, il leitmotiv del Blocco sovietico.

Da allora le attiviste hanno iniziato una dialettica proficua con i governi, facilitata dalla cornice offerta dalle Nazioni Unite. Passando per le Conferenze di Copenaghen e di Nairobi, fino agli anni 90, il “decennio d’oro del femminismo internazionale” che iniziò nel 1992 a Rio de Janeiro, alla prima Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo: la voce delle donne fu determinante e da lì non ha mai smesso di farsi sentire. Nel 1993, furono raccolte via fax più di un milione di firme per una petizione che chiedeva agli Stati impegnati nella Conferenza di Vienna sui diritti umani di agire contro la violenza sulle donne e approvare leggi che assicurassero alle donne “i loro diritti umani”. Richieste che furono accolte.

Nel 1994 la conferenza al Cairo si era conclusa con l’approvazione di un Piano di azione sulla salute sessuale e riproduttiva. Infine a Pechino è stata lanciata una nuova strategia basata su gender, empowerment e mainstreaming.
Tutto questo perché gli anni 90 sono stati un periodo storico di grandi speranze: era caduto il muro di Berlino; in Sudafrica era cessato l’apartheid; in America Latina molti paesi si aprivano alla democrazia. La Cina iniziava un nuovo percorso e il Presidente degli Usa era un democratico. La scena cambiò radicalmente dopo l’attacco alle Torri Gemelle e la guerra in Iraq. Sono seguiti conflitti armati, rivoluzioni fallite, crisi economiche e finanziarie, disastri climatici che hanno aumentato le diseguaglianze, impedendo di fatto il progresso delle donne, tranne che in pochi Paesi.

A spegnere lo slancio per l’anniversario di Pechino ci ha pensato il Covid 19 che ha fatto cancellare eventi e forum. La “Dichiarazione politica”, approvata all’Onu il 9 marzo, è un documento debole, frutto di troppi compromessi. Eppure il movimento femminista è diventato ancora più dinamico e dialettico, unito da una critica forte al capitalismo globale, accusato di accelerare disuguaglianze storiche, a cominciare da quella di genere, e di sfruttare corpi e ambiente. Anche se declinato in mille sigle, rilancia parole come cura e accoglienza, e mette al centro la questione della violenza maschile e patriarcale, al grido di “Me Too”.

Il 9 marzo è stata lanciata la Feminist Declaration, alla quale si è ispirato un documento redatto da 45 reti e organizzazioni italiane. Ma il movimento femminista ha imparato a sfruttare le opportunità che si aprono nel momento in cui si aprono. Oggi le opportunità sono il Mes e il Recovery Fund. Le donne non si accontenteranno delle briciole.©RIPRODUZIONE RISERVATA